Una volta arrivate le vacanze, tra bagagli da preparare e itinerari da pianificare, la salute del nostro sorriso passa in secondo piano.

Durante le vacanze solitamente la nostra routine cambia, si mangia fuori orario, ci si concede qualche aperitivo o gelato in più e tutto questo può mettere a dura prova la salute della nostra bocca.

Per evitare che un improvviso mal di denti rovini la tua serenità ecco una guida per mantenere denti e gengive sani anche in vacanza.

IL KIT DEL SORRISO 

Prima di chiudere la valigia, assicurati di avere tutto il necessario per una corretta igiene orale:

  • Spazzolino compatto: uno spazzolino da viaggio pieghevole o con custodia protettiva è l’ideale.
  • Dentifricio in formato da viaggio: tubetti da 50 o 75 ml sono perfetti nel caso in cui dovessi prendere l’aereo
  • Filo interdentale o scovolino: indispensabile fuori casa quando non si ha la possibilità di lavarsi i denti
  • Mini collutorio: essenziale per avere quella sensazione di freschezza anche in vacanza

LE REGOLE DA RISPETTARE 

Dopo aver preparato il kit perfetto non resta che partire, ma in viaggio rimangono alcune semplici regole da seguire per evitare una visita dal dentista o spiacevoli inconvenienti durante la vacanza:

  • Mantieni la routine, anche se cambiano gli orari: cerca comunque di lavare i denti almeno 2 volte al giorno, mattina e sera
  • Attenzione a zuccheri e bevande acide: gelati, bibite e cocktail sono molto zuccherini, quindi se possibile usa una cannuccia quando bevi per evitare il contatto diretto del liquido sullo smalto, inoltre, evita di lavare i denti subito dopo aver consumato cibi o bevande molto acide perché lo smalto risulta più fragile
  • Attenzione all’acqua che si beve: all’ estero  in alcuni Paesi è consigliabile bere acqua direttamente dalla bottiglia, pertanto anche lavarsi i denti con quest’ultima risulta essenziale
  • Proteggi i denti durante le attività sportive
  • Prepara un piccolo kit di emergenza: un mal di denti improvviso o un piccolo incidente (come un dente scheggiato) possono rovinare la vacanza, pertanto può essere utile portare con sé un analgesico o il contatto del proprio dentista di fiducia in casi di elevata emergenza
  • In casi di viaggi lunghi, pianifica un controllo prima di partire: prenota una visita di controllo o una pulizia dei denti un paio di settimane prima della partenza, il tuo dentista potrà individuare eventuali carie iniziali o problemi alle gengive prima che si facciano sentire nei momenti meno opportuni

IN CONCLUSIONE 

Prendersi cura dei propri denti in vacanza non è difficile, basta portare con sé gli strumenti giusti, mantenere un’igiene orale regolare e prestare un po’ di attenzione a cibi e bevande che solitamente non sono caratterizzanti della nostra dieta. Piccoli accorgimenti che ti permettono di goderti le meritate vacanze.

Buon viaggio e buon sorriso.

I Crediti ECM rappresentano un parametro di misurazione della formazione continua in medicina. Questo valore, espresso sotto forma numerica, rappresenta il sistema con il quale medici (medicina generale e/o specializzati), farmacisti, infermieri, operatori sanitari e assistenti sanitari devono provvedere al proprio bisogno di aggiornamento sotto l’aspetto clinico, organizzativo o riguardante la sanità pubblica.

I professionisti sanitari devono acquisire 150 crediti ECM per ogni triennio formativo

LE TIPOLOGIE DI FORMAZIONE ECM 

Le modalità di formazione indicate dal programma di Educazione Continua in Medicina approvato da Governo, Regioni e Province autonome sono di quattro tipi:

  • Formazione Residenziale: basato sulla didattica frontale come per esempio congressi, convegni, seminari, simposi; all’ interno di questa tipologia, vi è anche la modalità RES – videoconferenza, ovvero attività formative residenziali che prevedono la trasmissione a distanza in simultanea in sedi definite.
  • Formazione a distanza (FAD): attività formative svolte a distanza attraverso l’utilizzo di supporti durevoli (cartacei, audio, video) che consentono la reperibilità illimitata. Viene prevista anche la modalità FAD, ovvero la partecipazione a sessioni formative fruibili in diretta da remoto tramite piattaforma web
  • Formazione sul campo (FSC): il cui obbiettivo è sviluppare conoscenza, competenze, abilità e capacità razionali sfruttando le capacità didattiche degli operatori sanitari; per esempio il training in sala operatoria, le attività di ricerca, i gruppi studio.
  • I progetti blended: le diverse tipologie di formazione possono essere integrate tra loro alternandosi

L’ASSEGNAZIONE DEI CREDITI ECM 

Secondo la legge Italiana, il professionista sanitario ha l’obbligo di aggiornare le proprie competenze, l’obbligatorietà di questa formazione regolata attraverso il programma ECM, è stabilita dal d.lgs 502/1992. Il 40% dei crediti formativi deve derivare dalla partecipazione come discenti ad attività di formazione erogate dl provider, mentre il 60% può essere acquisito tramite attività di docenza in eventi ECM oppure come attività di formazione individuale. La partecipazione ad un singolo evento può erogare fino a un massimo di 50 crediti. Il sistema prevede degli esoneri, per chi frequenta corsi universitari o equivalenti. I crediti vengono assegnati dai provider accreditati.

IN CONCLUSIONE 

Ne risulta quindi che l’ECM è l’unico strumento di aggiornamento professionale e di formazione permanente che consente la verifica periodica del mantenimento della abilitazione professionale, qualsiasi sia l’inquadramento della figura sanitaria

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 62

E’ online il 62esimo numero gratuito della nostra rivista: “La formazione ECM”.

Il termine comunicazione deriva dal latino communicatio e sta ad indicare l’atto di “mettere in comune con altri”, “trasmettere a” e consiste in un processo basato sullo scambio di messaggi attraverso un canale, secondo un preciso codice, tra sistemi della stessa natura o diversa.

La comunicazione è, quindi, un processo durante il quale due o più soggetti interagiscono, attuando azioni per la produzione, la trasmissione, l’interpretazione e la comprensione di messaggi che si basano su un codice condiviso.  Questo processo può avvenire attraverso suoni, parole, gesti, espressioni facciali, toni di voce e silenzi. I tre tipi di comunicazione in grado di riassumere tutte le principali forme di linguaggio sono la comunicazione verbale, la comunicazione non verbale e quella paraverbale.

Non si tratta di entità separate, ma piuttosto di aspetti integrati di un unico processo comunicativo che avviene continuamente nelle nostre interazioni quotidiane.

Secondo Jakobson, la comunicazione è la trasmissione di un messaggio da parte di un mittente a un destinatario.

GLI ELEMENTI DELLA COMUNICAZIONE 

Come già detto in precedenza, gli elementi della comunicazione possono essere riassunti in:

  • Il mittente: colui che trasmette il messaggio
  • Il contesto
  • Il messaggio: l’insieme delle informazioni trasmesse dal mittente
  • Il canale di trasmissione: mezzo attraverso il quale il messaggio viene trasmesso
  • Il codice: tipo di linguaggio utilizzato per la comunicazione, può essere sia verbale, sia non verbale
  • Il destinatario: colui che riceve il messaggio

In tutti questi elementi va tenuto conto che ogni interazione è influenzata da vari fattori che la rendono un’interazione continua tra più persone.

I 4 STILI DI COMUNICAZIONE

Lo stile comunicativo che viene adottato ha un ruolo fondamentale nel determinare l’efficacia dell’interazione. Gli stili di comunicazione si riferiscono al modo in cui il soggetto esprime i propri pensieri, idee e sentimenti durante una conversazione.

Vi sono 4 stili principali:

  1. Comunicazione passiva: alla base vi è un atteggiamento di indifferenza apparente verso l’argomento oggetto della comunicazione. Le persone che adottano questo stile tendono ad essere d’accordo su tutte le opinioni, anche se queste vanno contro i loro valori o pensieri. È una comunicazione che limita la conversazione, in quanto non vengono inseriti nuovi stimoli
  2. Comunicazione aggressiva: in questo caso un soggetto domina la conversazione con i propri pensieri, senza prendere in considerazione quelli altrui. È uno stile di comunicazione unidirezionale e poco collaborativa.
  3. Comunicazione passivo-aggressiva: le persone che comunicano in questo modo sembrano non essere interessate o coinvolte, ma esprimono indirettamente rabbia o frustrazione attraverso atteggiamenti e commenti ambigui.
  4. Comunicazione assertiva: è lo stile più efficace, in quanto i soggetti esprimono liberamente i loro pensieri e sentimenti, rispettando le opinioni altrui. Viene incoraggiato un dialogo aperto ed equilibrato. Questo stile promuove la collaborazione, l’innovazione e il rispetto

LO SCOPO DELLA COMUNICAZIONE 

Capire il motivo per cui comunichiamo aiuta a scegliere il tono, il registro e lo stile più appropriati per ogni situazione. Le funzioni della comunicazione, come teorizzato da Roman Jakobson, offrono un quadro utile per comprendere i vari scopi della comunicazione e come essi influenzano il processo comunicativo:

  • Funzione referenziale: trasmette informazioni chiare e dirette, focalizzandosi su dati e fatti precisi. Prevalente in contesti scientifici, educativi e giornalistici.
  • Funzione emotiva: viene espresso lo stato d’animo del comunicatore, creando delle connessioni empatiche. Importante nelle relazioni personali e professionali.
  • Funzione conativa: l’obbiettivo è quello di influenzare il comportamento o le decisioni dell’interlocutore, attraverso comandi o richieste. Tipico nelle pubblicità, vendite o leadership.
  • Funzione fatica: serve a mantenere aperto il canale in cui viene trasmesso il messaggio. Essenziale nelle comunicazioni telefoniche
  • Funzione poetica: si concentra nell’ estetica del messaggio, tramite parole ritmi e suoni che abbiano un impatto emotivo.
  • Funzione metalinguistica: usa il linguaggio per spiegare se stesso, come definire parole o discutere regole grammaticali. Importante nell’insegnamento delle lingue e nella precisione terminologica

CONCLUSIONI

La comunicazione è alla base della vita socio-relazionale di ciascun individuo, essa ci permette di entrare in relazione con l’altro. In sintesi, la capacità di comunicazione abbraccia una serie di qualità e competenze fondamentali che tutti possiamo sviluppare. Questi aspetti sono essenziali sia nella comunicazione interpersonale che in quella istituzionale e di impresa.

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 61

E’ online il 61esimo numero gratuito della nostra rivista: “La corretta igiene orale”.

Come già detto in precedenza il Team Building costituisce un insieme di attività formative, definite come team game, team experience, team wellbeing il cui scopo è la valorizzazione del senso di appartenenza ad un gruppo. Quindi, un insieme di pratiche e di attività mirate a trasformare un gruppo di individui in un team coeso, in modo da rafforzare le relazioni e migliorare la comunicazione per avere una maggiore motivazione e produttività.

TEAM BUILDING ESTIVO 

L’estate è la stagione delle ferie, ma anche delle scadenze in ambito lavorativo, pertanto diventa la stagione perfetta per le attività all’aria aperta. Stando a numerosi studi, le attività all’aria aperta aiutano a tutelare il benessere fisico e mentale, elementi chiave per avere una maggiore produttività e una vita più serena.

Tra i vantaggi che può apportare l’attività di Team building all’ aria aperta abbiamo:

  • Riduzione dello stress, il contatto con la natura e la luce del sole permettono di regolare al meglio i livelli di stress
  • Miglioramento della comunicazione, le gerarchie aziendali in un contesto diverso vengono meno e questo migliora lo scambio di interazioni tra colleghi
  • Fiducia e risoluzione dei problemi, attività sfidanti come i percorsi avventura o le escape room possono aiutare e incoraggiare il supporto nella risoluzione del problema
  • Crescita della motivazione, svolgere esperienze fuori dalla zona di comfort possono aumentare il senso di squadra e l’attaccamento all’azienda

ALCUNE ATTIVITA’ ESTIVE DI TEAM BUILDING 

Tra le attività più consigliate abbiamo:

  • L’avventura del rafting: in questa attività il team deve navigare un fiume a bordo di un gommone, in questo caso viene fatto un vero e proprio test sul coordinamento, sulla comunicazione e sulla fiducia dei componenti del gruppo.
  • Ice Building: in questa prova il team dovrà edificare una struttura interamente fatta di ghiaccio, questo renderà più stimolante la collaborazione e la capacità progettuale
  • Carton Boat:  consiste nel costruire barche con pezzi di cartone e nastro adesivo per poi salire a bordo e percorrere un breve tratto navigabile
  • Ice Cooking: si tratta di creare un ottimo gelato artigianale
  • Giochi senza frontiere: in questo caso i membri del team verranno suddivisi in squadre e affronteranno una serie di sfide personalizzate anche in base alle persone coinvolte. Le prove saranno sia fisiche, sia creative, permettendo di mettere in campo varie abilità individuali per rafforzare la coesione interna.
  • Cocktail challenge: il team building perfetto per la sera, in questa attività la parola chiave è la sperimentazione con cui dare vita ad accostamenti originali per un cocktail unico e irripetibile
  • Team radio: crea la radio aziendale perfetta per accompagnare altre attività come il family day.
  • Orienteering: mette alla prova le attività di orientamento, ma anche la capacità di agire prontamente e aguzzare il pensiero
  • Survival: in questo gioco vengono simulate delle situazioni di sopravvivenza per migliorare le capacità di problem solving dei partecipanti attraverso il ragionamento e il lavoro di gruppo
  • Lip dub: permette di esprimere la propria personalità, attraverso la creazione di un videoclip musicale
  • Barca a vela: per coloro che amano il mare, l’adrenalina e l’avventura

IN CONCLUSIONE 

Lo scopo di un evento aziendale è quello di costruire la squadra, ovvero di creare dinamiche positive che permettono il raggiungimento di obbiettivi aziendali senza perdere il benessere di tutti i membri del team. Il team building aiuta e creare ed esercitare una comunicazione efficace

A chi non è capitato di avere all’improvviso un fortissimo mal di denti? la maggior parte delle volte accade nel weekend, ad agosto, nelle feste natalizie… insomma, sempre quando trovare il proprio dentista risulta complicato.

Proprio per questo motivo, esistono ormai molti farmaci per automedicazione, ma non sempre bastano. La prima cosa che si dovrebbe fare è contattare il proprio dentista di fiducia, in modo da verificarne la causa o avere qualche consiglio sui farmaci migliori da prendere per attenuare il dolore.

I dolori molto acuti, potrebbero essere causati da carie, denti del giudizio o paradontiti acute, i quali necessitano dell’intervento immediato del dentista. Il dolore origina dalle terminazioni nervose della polpa dentaria (il tessuto interno del dente ricco di vasi e nervi), oppure dai tessuti circostanti (gengiva, osso alveolare, legamenti). Un’infiammazione o un’infezione di queste strutture provoca una risposta dolorosa spesso acuta e improvvisa.

In linea generale il consiglio è di assumere, in caso di forte dolore, solamente degli antinfiammatori, associando un collutorio.

CAUSE DEL MAL DI DENTI IMPROVVISO

Tra le cause che abbiamo elencato (vedi sopra) tra le più comuni ci sono:

  • Carie dentaria: è una delle cause più comuni, è dovuta a dei batteri della placca che producono acidi e impattano sullo smalto e sulla dentina del dente, creando delle cavità che espongono la polpa dentaria, provocando dolore acuto
  • Pulpite: ovvero, l’infiammazione della polpa dentaria che si manifesta con un dolore intenso, continuo e pulsante. Può derivare da una carie non trattata, da traumi o da lavori dentali profondi
  • Ascesso dentale: infezione acuta causata da batteri che si accumulano nel tessuto gengivale o nella radice del dente. Provoca un dolore acuto e pulsante, accompagnato da gonfiore del viso, febbre e linfonodi ingrossati
  • Gengivite e parodontite: se la placca non viene rimossa, i batteri possono irritare le gengive causando rossore e gonfiore; se trascurata può evolvere in parodontite con perdita del tessuto e supporto osseo e dolore ai denti
  • Sensibilità dentinale: dolore che compare in modo breve causato dalla somministrazione di bevande molto fredde o cibi acidi. Può derivare da recessione gengivale, erosione dello smalto o uso eccessivo di spazzolini rigidi.
  • Bruxismo e disturbi dell’articolazione temporo – mandibolare: il digrignamento dei denti durante la notte può provocare dolore diffuso al risveglio, irradiandosi in alcuni casi a mandibola, orecchio e tempie
  • Sinusite mascellare: in questo caso il dolore ai denti è dovuto a un’infezione dei seni peranasali

ALCUNI RIMEDI AL MAL DI DENTI

Va premesso, che questi rimedi sono pensati per dare sollievo temporaneo, pertanto funzionano meglio se accompagnati da una visita specialistica presso il proprio Dentista di fiducia.

  1. Risciacquo con acqua tiepida e sale: è uno dei rimedi più antichi per diminuire l’infiammazione, in quanto il sale ha proprietà antisettiche naturali e aiuta a ridurre il gonfiore dei tessuti molli
  2. Impacco freddo sulla guancia: avvolgi del ghiaccio in un panno e applicalo nella zona interessata, mantienilo per circa 10/15 minuti, facendo una pausa di 10. In questo modo ridurrai il flusso sanguigno, e di conseguenza il gonfiore e il dolore
  3. Paracetamolo (solo su prescrizione): il paracetamolo è indicato per il dolore lieve-moderato ed è generalmente ben tollerato
  4. Ibuprofene: permette di ridurre il dolore e di agire direttamente sull’ infiammazione
  5. Tenere la testa sollevata: tenere la testa leggermente rialzata riduce l’afflusso di sangue alla zona infiammata
  6. Evitare cibi o bevande molto fredde o calde: se il dente è sensibile o cariato, gli stimoli termici possono scatenare fitte dolorose
  7. Evitare di masticare dal lato dolorante: meglio optare per alimenti con poca masticazione
  8. Continuare l’igiene orale con delicatezza: trascurare spazzolino e filo interdentale durante un mal di denti può peggiorare le cose. Usa uno spazzolino a setole morbide, evita paste dentifricie troppo abrasive e sii delicato nella zona dolorante
  9. Evitare l’automedicazione prolungata: assumere antidolorifici per più giorni consecutivi significa evitare un problema che potrebbe andare ad aggravarsi
  10. Non applicare aspirina direttamente sul dente: l’aspirina va assunta per bocca e non appoggiata in punti dolenti, in quanto l’acido acetilsalicilico al suo interno potrebbe causare ustioni chimiche alla gengiva

I rimedi sopra elencati, servono a gestire l’attesa prima della visita con lo specialista, ma vi sono dei casi in cui non bisogna aspettare:

  • Se è presente la febbre oltre i 38°, in questi casi il dolore ai denti accompagnato da alterazione indica un’infezione in corso
  • Gonfiore evidente a viso e collo, l’infezione in questi casi potrebbe espandersi in zone molto più pericolose
  • Difficoltà a respirare o deglutire
  • Dolore che non si placa nemmeno con antidolorifici o ibuprofene
  • Trauma con frattura o mobilità del dente
  • Fuoriuscita di pus dalla gengiva, segno di ascesso, in questi casi verrà prescritto un antibiotico
  • Perdita della sensibilità improvvisa, un intorpidimento al labbro, alla lingua o alla guancia può indicare un coinvolgimento nervoso

IN CONCLUSIONE

Il mal di denti improvviso, non deve essere sottovalutato, in quanto può essere il primo sintomo per qualcosa di più grave che richiede un intervento immediato. L’intervento dell’odontoiatra è quindi fondamentale per ottenere una corretta diagnosi e un trattamento mirato.

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 60

E’ online il 60esimo numero gratuito della nostra rivista: “Il Team Building che cos’è e come lo si può organizzare al meglio”.

Prima di iniziare dobbiamo fare una distinzione tra urgenza ed emergenza.

L’urgenza è un’assoluta necessità di dover intraprendere un trattamento immediato, mentre l’emergenza è un momento critico che comporta rischio. Alcuni esempi di urgenza possono essere: ictus, attacco epilettico, infarto del miocardio. Mentre per emergenza possiamo indicare: una reazione allergica, un arresto respiratorio o l’inalazione di un corpo estraneo.

LE URGENZE MEDICHE NELLO STUDIO ODONTOIATRICO

Dopo aver definito cosa si intende per urgenza, possiamo fare una lista di quelle peggiori che si possono verificare all’interno dello studio Odontoiatrico:

  • La sincope vasovagale: perdita di coscienza improvvisa e transitoria
  • Infarto del miocardio: sindrome coronarica acuta che porta a circa il 90% degli infarti a causa di trombosi acuta
  • Attacco epilettico: tendenza ricorrente ad attività elettrica spontanea, intermittente ed anomala in una parte del cervello. Le principali cause sono date da ipoglicemia, ictus o tumori celebrali.
  • Ipoglicemia: più comune nei pazienti diabetici. Normalmente causata da squilibrio tra la dose di insulina richiesta e quella somministrata
  • Attacco asmatico: l’asma è caratterizzata da attacchi ricorrenti ma reversibili di dispnea, tosse e sibili causati da ostruzione respiratoria reversibile.
  • Ostruzione da corpo estraneo: può essere lieve o grave, lieve se il paziente parla e tossisce, respira ed è cosciente. Grave se non è cosciente, tossisce ed è cianotico.
  • Arresto cardiaco: sindrome clinica improvvisa e repentina caratterizzata da perdita inattesa della funzione cardiaca, respiratoria e dello stato di coscienza
  • Arresto respiratorio

L’APPROCCIO AL PAZIENTE 

Tra le attrezzature fondamentali che si devono avere all’ interno di uno studio Odontoiatrico, ci sono:

  • Il defibrillatore automatico
  • La bombola d’ossigeno
  • Le maschere facciali per l’ossigeno con il connettore
  • Le cannule di Mayo
  • Siringhe ed aghi sterili
  • Monitor e saturimetro
  • Spaziatore per broncodilatatori
  • Glucometro portatile

Oltre a tutti questi strumenti il Medico deve ricordare di rimanere calmo e di utilizzare la regola ABCDE, ovvero:

  • Airways: ovvero deve cercare di mantenere le vie respiratorie libere da qualsiasi impedimento
  • Breathing: il paziente deve sempre continuare a respirare e nel caso faccia difficoltà deve essere aiutato da strumenti quali, l’ossigeno o le maschere
  • Circulation: tutto deve circolare nel verso giusto, sia l’ossigeno sia il sangue; in questi casi vanno valutati il battito cardiaco, il colore della cute, la pressione sanguigna ed eventuali emorragie
  • Disability: vanno valutati lo stato di coscienza e la reattività degli stimoli
  • Exposure: va scoperto il corpo del paziente per poter valutare ulteriori lesioni o traumi mantenendo sempre una temperatura corporea adeguata

IN CONCLUSIONE

In conclusione per mantenere una buona gestione dello Studio Odontoiatrico e del paziente, bisogna sempre considerare quanto detto in precedenza, predisporre lo studio nel migliore dei modi e soprattutto mantenersi aggiornati tramite corsi per saper agire sull’ emergenza. Proprio per questo motivo offriamo corsi ad Hoc per venire incontro a tutte le esigenze, partendo dal benessere del paziente.

INTRODUZIONE 

L’igiene orale ci aiuta a prevenire diverse patologie e problematiche legate al cavo orale, infatti se i nostri denti non sono ben puliti, si rischia di andare incontro a carie, infezioni gengivali e in casi estremi si potrebbe incorrere nella perdita totale dei denti. Quindi tramite una corretta igiene orale teniamo lontani i batteri e garantiamo una migliore salute ai nostri denti e alla nostra bocca.

Un’igiene preventiva giornaliera, che include l’uso dello spazzolino, del filo interdentale e del collutorio, aiuta a tenere sotto controllo i problemi dentali prima che questi peggiorino.

6 CONSIGLI PER UNA CORRETTA IGIENE ORALE 

La quotidiana igiene orale è fondamentale per la salute di denti e cavo orale e il solo lavare i denti spesso non è sufficiente, scopriamo insieme i 6 consigli per mantenere una corretta igiene dentale:

  1. Lavare i denti almeno due volte al giorno: questo ci permette di impedire l’accumularsi della placca, in questi casi è importante raggiungere tutte le aree della bocca e non spazzolare aggressivamente perché si potrebbero andare ad irritare le gengive.
  2. Trovare il giusto spazzolino: per scegliere lo spazzolino adatto, questo deve avere almeno uno di questi elementi: setole morbide per pulire i denti senza danneggiare le gengive  e testina piccola per raggiungere facilmente ogni area della bocca
  3. Sostituire lo spazzolino con regolarità: generalmente andrebbe cambiato ogni 3/4 mesi, ma se le setole non sono più dritte e cominciano a separarsi, è bene sostituirlo prima del tempo previsto
  4. Fare attenzione all’alimentazione: se si ha una dieta ricca di zuccheri, quest’ultima può influire in modo negativo nella nostra salute orale, pertanto sarebbe meglio non eccedere nella consumazione di snack e merendine confezionate e bevande gassate o zuccherate
  5. Usare il filo interdentale: non sempre lo spazzolino consente di raggiungere tutti gli spazi all’ interno della bocca, pertanto bisogna avvalersi del filo interdentale
  6. Regolari visite di controllo dal dentista: è importante fissare un appuntamento dal dentista almeno una volta all’anno, durante il controllo verranno controllati lo stato di salute di denti, bocca e gengive e nel caso, identificati e trattati rapidamente eventuali problematiche

ERRORI DA EVITARE 

Come detto in precedenza, spazzolare semplicemente i denti non basta e non garantisce di liberarsi la bocca dai batteri, ma vi sono altri errori comuni che la gente compie giornalmente:

  • Non spazzolare abbastanza a lungo: il consiglio solitamente è di lavarsi i denti per almeno due minuti per due volte al giorno
  • Usare un dentifricio sbagliato: bisognerebbe assicurarsi che quest’ultimo contenga il fluoro, per gli adulti la quantità è tra 1.350 e 1.500 unità per milione, quest’ultimo è fondamentale per evitare la creazione di carie
  • Spazzolare al momento sbagliato: la pulizia notturna è la più indicata
  • Spazzolare troppo forte: questo potrebbe causare l’usura dei denti e portare alla recessione gengivale
  • Usare lo spazzolino sbagliato: lo spazzolino elettrico permette di raggiungere meglio tutta la bocca, ma anche le dimensioni dello spazzolino e la forma delle setole sono importanti.
  • Usare uno spazzolino o una testina vecchi: se sono consumati non permettono di avere una pulizia efficace
  • Usare il filo interdentale solo nella parte anteriore dei denti o non usarlo usarlo proprio
  • Sostituire il filo interdentale con il collutorio

IN CONCLUSIONE:

I Consigli sull’igiene orale possono differire da persona a persona in quanto dipendono da una serie di fattori relativi all’individuo (come il suo stile di vita, la genetica e l’attuale salute orale). È meglio vedere regolarmente un igienista dentale che sarà in grado di fornirti consigli su misura per la tua igiene orale a casa.

Fonte: https://www.humanitas.it/news/i-consigli-per-ligiene-orale-quotidiana/https://www.riceputi.it/9-errori-comuni-nella-pulizia-dei-denti/https://www.centridentisticiprimo.it/igiene-orale-3-regole-per-avere-una-bocca-sana/

Il cioccolato originario dell’America Centrale era considerato fin dall’ antichità “il cibo degli dei”. Ritenuto così prezioso da essere utilizzato come valuta e consumato solo dal ceto più rilevante della comunità.

La sua introduzione nel vecchio continente avvenne grazie a Hernan Cortès che portò in Spagna un carico di cacao donatogli dall’imperatore azteco Montezuma.

Da quel momento cominciò l’importazione dell’alimento in tutta Europa.

Conosciuto per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

Da sempre il cioccolato ha goduto di una cattiva reputazione, non solo per l’effetto calorico ma anche per l’effetto che ha sui nostri denti.

Ma contrariamente a ciò che si crede sempre più ricerche affermano il contrario, secondo il Collegio dei Docenti Universitari di Odontoiatria il cioccolato aiuta a prevenire le carie e fa bene alla salute.

Ma attenzione, c’è un però: il cioccolato si può gustare nella giusta misura ma per avere un apporto positivo deve contenere una percentuale di cacao pari o superiore all’ 80%.

I BENEFICI DEL CIOCCOLATO FONDENTE 

Come già riportato in precedenza, oltre ad avere importanti proprietà, possiamo elencare anche un’altra serie di benefici che offre al corpo:

  • Previene carie e alitosi: i tannini presenti nel cioccolato fondente hanno una capacità anti-adesiva che inibisce il batterio Streptococcus Mutans, ovvero il principale responsabile delle carie. Riduce la formazione della placca e contrasta la demineralizzazione dello smalto. Oltre ai tannini, vi sono anche i polifenoli che aiutano a eliminare l’alitosi e prevengono le infezioni gengivali.
  • Aumenta il colesterolo buono: i polifenoli agiscono nell’aumento del colesterolo HDL.
  • Aumenta il buon umore ed è un alleato per lo sport: questo perché favorisce la creazione di endorfine e seratonina che sono gli ormoni del buon umore e del benessere psico -fisico.
  • Migliora le funzioni celebrali: grazie alla presenza di caffeina e teobromina che favoriscono un aumento della concentrazione e della memoria
  • Azione anti – age: rappresenta un valido alleato nei trattamenti di bellezza grazie alle catechine
  • Riduce l’ipertensione: i flavonoidi tra cui l’epicatechina agiscono sulle fibre muscolari delle arterie mantenendole flessibili e favorendo il flusso di sangue.
  • Antianemico naturale: favorisce l’ossigenazione del sangue
  • Afrodisiaco: agisce sugli ormoni aumentando la libido

IN CONCLUSIONE: 

Nonostante tutti i benefici elencati qui sopra, va ricordato che bisogna mantenere una corretta igiene orale, essendo l’unica vera soluzione per contrastare la comparsa delle carie o di altre patologie del cavo orale. Dopo il consumo del cioccolato, pertanto, è consigliato lavare accuratamente i denti ed è buona prassi monitorare la salute della propria bocca con sedute periodiche di igiene orale professionale.

Ma per ora godetevi il periodo Pasquale e un consiglio, fatevi regalare un uovo con almeno l’80% di cioccolato fondente

Comunicare attraverso gli oggetti è diventato uno dei metodi più utilizzati dalle aziende per le proprie azioni di marketing o campagne di comunicazione.

Il Gadget è una forma di comunicazione diretta che raggiunge in poco tempo l’obbiettivo per cui è stato creato e permette allo stesso tempo la fidelizzazione del cliente.

È una forma di comunicazione non verbale, infatti nel momento in cui lo riceviamo le prime domande che ci si pone è: Perché l’azienda me lo ha donato? Cosa posso fare per ringraziare? Cosa significa?

Senza volere, pertanto, si sta già creando un’interazione con il brand.

Lo scopo del gadget è proprio trasmettere un messaggio comunicativo attraverso il regalo.

Il PTO:

I gadget sono definiti PTO (pubblicità tramite oggetto) e si possono dividere in:

  1. Oggetti utilizzati tutti i giorni: permettono di raggiungere un pubblico elevato con un costo basso
  2. Prodotti di cancelleria: fungono da promemoria (block notes, penne, agende…)
  3. Magneti personalizzati
  4. Qualsiasi oggetto di uso comune

 

Potremmo riassumere il tutto con un semplice meccanismo win-to-win, in cui tutti vincono: l’azienda cattura l’attenzione e la fiducia del consumatore, che si vede premiato, diventando a tutti gli effetti il primo “ambasciatore” di questa azienda attraverso il potere del passaparola.

GLI OBBIETTIVI E GLI ERRORI DA EVITARE:

Puntare su un oggetto per raccontare il proprio brand o per promuovere un nuovo servizio o prodotto è funzionale per diversi aspetti:

  1. Creare Engagement: crea nell’utilizzatore un senso di coinvolgimento e di interazione sia con il gadget in sè che con il logo che lo identifica
  2. Rappresentare il cambiamento dell’azienda: un oggetto alla moda, permette di far capire al cliente quanto il brand sia in grado di seguire l’evoluzione del mercato
  3. Costruire e mantenere la fiducia: offrire un gadget annualmente in occasione di fiere o meeting crea nel cliente l’attesa

 

Dopo aver definito quali sono gli obbiettivi da seguire o ricercare per comunicare nel migliore dei modi, vediamo anche quali sono gli errori più comuni da evitare:

  1. Voler stupire a ogni costo
  2. Non deve essere volgare
  3. Non deve essere eccentrico
  4. Non deve essere di scarsa qualità: se lo fosse passerebbe un messaggio di poca stabilità dell’azienda

IN CONCLUSIONE:

Si può, quindi, affermare che grazie alle ampie possibilità di personalizzazione, il gadget conferisce all’azienda una grande visibilità, permettendo di ottenere un’adeguata brand awareness che nella maggior parte dei casi comporterà l’azione finale ovvero l’acquisto.

 

Infinite sono le possibilità di scelta di un gadget aziendale, ma quel che conta infatti non è in fin dei conti nè la dimensione nè il valore dell’oggetto ma bensì la percezione complessiva del destinatario finale, ovvero ricevere gratuitamente un gadget, dà a chi lo riceve la sensazione di essere stato “premiato”, portandolo ad avvicinarsi sempre di più verso quell’ azienda che non conosceva, stimolandolo a capirla meglio.

Fonti: https://www.europence.com/comunicare-con-un-gadget/

https://www.gestalteventi.it/blog/comunicare-e-promuovere-tramite-oggetto-brandizzato/

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 59

E’ online il 59esimo numero gratuito della nostra rivista: “Come organizzare un evento esperienziale”

In un mondo di noiosi webinar e presentazioni generiche, si stanno facendo strada gli eventi esperienziali.

In un contesto B2B, gli eventi esperienziali creano una connessione emotiva che il marketing tradizionale semplicemente non può raggiungere, si tratta di creare incontri coinvolgenti e indimenticabili tra un brand e il suo pubblico.

Questi eventi permettono di immergersi nelle realtà dei brand suscitando emozioni e creando relazioni più stabili. Ci sono molti modi per realizzarli: potrebbe trattarsi di una dimostrazione dal vivo con realtà virtuale, di un’esperienza pop-up unica sul tetto di un hotel o di un evento completamente a tema.

COSA SI INTENDE PER EVENTO ESPERIENZIALE ?

Gli eventi esperienziali sono un’esperienza dal vivo legata al brand che invita i partecipanti non solo a “essere presenti”, ma anche a partecipare attivamente. Consentono al pubblico di vedere, ascoltare, toccare e soprattutto sentire ciò che rappresenta la tua azienda. Non si limitano a trasmettere un messaggio, ma creano un ricordo.

A questo punto la domanda che potrebbe sorgere è: ma cosa rende davvero speciale un evento?

la risposta è che un evento esperienziale permette di abbattere la barriera tra brand e pubblico, rendendolo parte integrante della storia. Ecco la chiave di un evento esperienziale: il suo potere di trasmettere emozioni.

Nel marketing B2B, questo cambiamento è particolarmente significativo. Vendere la propria attività ad altri richiede molto più che illustrare funzionalità e listini prezzi. Richiede fiducia e una profonda comprensione di come funzionano le emozioni. Quindi, tutto si riduce a una cosa: l’intenzione. Mentre gli eventi tradizionali, mirano a informare, gli eventi esperienziali mirano a trasformare e a creare connessioni.

COME ORGANIZZARE QUESTA TIPOLOGIA DI EVENTI: 

Innanzitutto per cominciare è necessario avere chiari i nostri punti chiave e obbiettivi di marketing, sia per individuare il tipo di esperienza che voglio valorizzare, sia per mettere in chiaro il messaggio che voglio trasmettere.

Secondo Schmitt, l’ideatore del marketing esperienziale, esistono 5 tipi di esperienza, denominati SEMS o Strategic Esperential Modules:

  1. Sense Experience, che coinvolge i sensi
  2. Feel Experience, che coinvolge sentimenti ed emozioni
  3. Think Experience, che coinvolge i pensieri e le attività cognitive
  4. Act Experience, che coinvolge le attività fisiche
  5. Relate Experience, che coinvolge la relazione che si viene a creare nel gruppo

 

Questi tipi di esperienze possono anche essere mixati per ottenere un’esperienza “memorabile”. Questa deve, a sua volta, essere impostata secondo 4 direzioni:

  1. Intrattenimento attraverso i 5 sensi
  2. Educativo, tramite la partecipazione attiva
  3. Estetico
  4. Evasione, tramite il coinvolgimento attivo

 

Una volta definita la tipologia di esperienza che voglio applicare, vi sono 4 step da seguire per la creazione definitiva dell’evento:

  • Definire una strategia da seguire, partendo dal colloquio con il cliente in cui verranno definiti gli obbiettivi principali, individuate le modalità di comunicazione, il target e i punti di forza e di debolezza.
  • Individuare il tema creativo da seguire
  • Verificare la concreta fattibilità dell’evento, quindi verranno individuati di conseguenza la location, gli allestimenti, il catering, i gadget e l’animazione. Questo è il momento in cui verrà fatta un’analisi dettagliata dei costi e dei profitti, e verranno definite le corrette tempistiche di realizzazione
  • Infine, verrà misurato l’evento per valutare nel suo insieme il progetto, misurando i risultati rispetto agli obbiettivi in precedenza definiti, con la conseguente redazione di un report per dimostrare al cliente in modo concreto i risultati raggiunti

I VANTAGGI DEGLI EVENTI ESPERIENZIALI: 

Gli eventi esperienziali sono un modo intelligente per distinguersi dalla concorrenza.

Inoltre, con l’aiuto della tecnologia, i brand possono monitorare il coinvolgimento del proprio pubblico e raccogliere feedback per ottenere informazioni sul comportamento. Questi dati possono poi essere trasformati in strategie, con messaggi ridefiniti e risultati tangibili.

Tutto questo ha un chiaro esito: la fidelizzazione dei clienti.

Essi, si fideranno del tuo marchio e si sentiranno parte di esso, non solo come fornitori o usufruitori, ma come un partner

IN CONCLUSIONE 

L’evento esperienziale perfetto non si basa solo su idee brillanti e tecnologie innovative, ma anche sulla creazione di momenti significativi, capaci di suscitare emozioni uniche e ricordi indimenticabili. Gli eventi di maggiore impatto non si limitano trasmettono ai partecipanti emozioni autentiche che li porterà a scegliere sempre il brand in cui si sono sentiti capiti.

Fonti:

Asap ovvero come organizzare un evento esperienziale

https://www.minorhotels.com/it/minor-pro/blog/consigli-eventi/eventi-esperienziali

Per pianificare l’anno nuovo ci vuole impegno, si basti pensare a quante volte non abbiamo raggiunto gli obbiettivi che erano stati predisposti o semplicemente quante volte si pensa che l’anno che verrà sarà l’anno della svolta e dei nuovi inizi, ma poi non accade.

Pertanto, se si vogliono raggiungere davvero i propri obbiettivi si deve iniziare a fare una pianificazione strategica dell’anno intero.

Ecco le fasi da seguire:

Prima fase: riflessione sull’anno passato

Seconda fase: fase preparatoria

Terza fase: organizzazione annuale

PRIMA FASE: RIFLESSIONE SULL’ANNO PASSATO

In questo momento le domande principali da porsi sono le seguenti:

  • Quali abitudini mantenere e quali lasciare dell’anno appena passato?
  • Quali obbiettivi sono stati raggiunti e come?
  • Quali sono le cose che mi hanno reso felice e quali triste? Come replicare o come evitarle?

La risposta a questi quesiti ti permetterà di essere più consapevole e di pianificare in modo flessibile l’anno che verrà.

SECONDA FASE: FASE PREPARATORIA

In questa fase analizziamo gli ambiti da pianificare e per ognuno di essi definiamo degli obbiettivi che vogliamo conseguire.

Alcuni esempi di ambiti da poter prendere in considerazione:

  • Lavoro (quali progetti vuoi realizzare e quanto tempo vuoi dedicarci)
  • Viaggi (organizzarli in anticipo permette di avere un riscontro positivo sia dal lato economico, sia dal lato emotivo)
  • Vita privata (pianificare il tempo da dedicare alle persone a cui si vuole bene)
  • Salute fisica o mentale (essere positivi e avere fiducia in se stessi, sono le basi per cominciare in modo positivo)

TERZA FASE: ORGANIZZAZIONE ANNUALE

In quest’ultima fase vanno ricordati tutti gli eventi pianificati, che andranno messi per iscritto con tutti gli step da compiere per raggiungere l’obbiettivo o gli obbiettivi finali.

Questa fase serve per avere una visione d’insieme e per individuare tutte le tappe da seguire.

GLI STRUMENTI DA UTILIZZARE:

Pianificare è la capacità di organizzare al meglio le proprie attività.

Tra gli strumenti essenziali per la pianificazione possiamo elencare:

  • Agende e planner cartacei
  • Agende e planner digitali
  • Vision board (permette di trasformare gli obbiettivi in realtà tramite immagini e foto che rispecchiano ciò che si vuole raggiungere)

IN SINTESI: 

Ora che abbiamo elencato tutti gli strumenti e i metodi di organizzazione necessari, possiamo iniziare l’anno con sicurezza e consapevolezza, ricordando che se non si raggiunge ciò che è stato definito ci sarà sempre l’anno che verrà.

 

Buon 2026