In questo blog andremo a ripercorrere la storia dell’odontoiatria attraverso le varie curiosità, testimonianze, aneddoti lasciati dai nostri antenati. Iniziamo la nostra ricerca dai primi ritrovamenti che testimoniano segni di cure dentistiche.

È chiaro che nell’Età della Pietra, carie e ascessi erano problemi piuttosto diffusi, e i nostri antenati dovevano fare i conti con un’alimentazione ricca di piante zuccherine. La testimonianza più antica sulla storia dell’igiene orale giunta fino a noi risale a 9000 anni fa: in un villaggio neolitico nell’attuale Pakistan furono rinvenuti diversi scheletri che contenevano alcuni molari che mostrano segni di cure dentistiche e veri e propri “fori da trapano”. Questi fori erano ottenuti dall’utilizzo di “trapani manuali” realizzati in selce, nient’altro che delle punte di dimensioni ridotte (veri e propri manufatti microlitici), ne sono stati trovati diversi resti. Allo stesso periodo risalgono anche le prime testimonianze di otturazioni dentali con composti a base di cera d’api. Alcuni recenti studi hanno rilevato che le cavità presenti nei denti ritrovati erano il frutto dell’asportazione delle parti cariate. I ricercatori hanno, infatti, attestato la presenza di strie all’interno degli incavi per poi verificarne l’origine attraverso una serie di analisi.

Leggende e dentifricio

Insieme alle prime cure, si iniziano a diffondere anche le prime leggende: probabilmente intorno al 5000 a.C. nasce nella civiltà sumera la leggenda del verme dei denti, per poi diffondersi in diverse varianti in tutte le principali civiltà del mondo (India, Egitto, Giappone e Cina).

Una tavoletta babilonese del 1800 a.C. riporta una versione di questa leggenda:

“Venuto al mondo dal fango e con un grande appetito, il verme prega gli dei di dargli la grazia di abitare tra i denti e la gengiva dell’uomo, luogo di grande abbondanza di cibo e bevande; esauditagli tale richiesta, il verme si insedia nella bocca umana dove man mano scava cunicoli e caverne, generando il tormento infernale del mal di denti.”

Tra il 5000 e il 1000 a.C., oltre alle leggende, compare anche l’antenato del dentifricio sotto diverse forme: in Mesopotamia ad esempio era composto da un miscuglio di corteccia, menta e allume, un sale minerale.

Antico Egitto, Grecia e Roma

Il dentista più antico conosciuto è Hesy-Re, medico e scriba egiziano del 2600 a.C. Sulla sua tomba si legge l’incisione: “il più grande di coloro che si interessarono ai denti e di tutti i medici”. Grazie allo sviluppo della scrittura e ritrovamenti di papiri, sappiamo che gli egizi erano a conoscenza di diverse malattie dentali come gengivite, pulpite, mal di denti e anche i rispettivi metodi di guarigione. In diversi papiri vengono raccontate e illustrate molte operazioni di fratture e lussazioni della mandibola e l’utilizzo del forcipe per le estrazioni.

Per quanto riguarda l’antica Grecia, nel 400 a.C. il medico greco Ippocrate esortava a lavarsi denti e gengive ogni giorno. Oltre a lui, anche Aristotele e in seguito Celsus, scrittore medico romano, scrissero di odontoiatria e dai loro scritti sappiamo che in Grecia e a Roma si praticavano diverse cure quasi “moderne”, come l’utilizzo di filo metallico per stabilizzare i denti mobili e le fratture della mascella.

Il Medioevo fu, invece, un periodo di decadenza per la salute dentale. Infatti, non si praticava alcuna igiene orale e il mal di denti era molto diffuso soprattutto tra i nobili, la cui alimentazione era ricca di cibi dolci. Per combattere il dolore si provavano riti magici o preghiere a Sant’Apollonia (santa patrona di dentisti, igienisti dentali e odontotecnici).

Lo spazzolino da denti

La nascita dello spazzolino da denti viene collocata intorno al 1500 in Cina, dove furono creati spazzolini con setole costruite da fibre naturali (che erano però troppo morbide e si deterioravano rapidamente).

L’invenzione dello spazzolino moderno è solitamente attribuita a William Addis nel 1780. Il manico di questo nuovo strumento era costituito da osso, con dei fori che permettevano di inserire le setole (di maiale), utilizzando poi un filamento metallico per tenerle in posizione.

Nel sedicesimo secolo si rincomincia a scrivere di odontoiatria anche in Europa, ma solo nel diciottesimo secolo nascono le cure e gli strumenti moderni e si diffonderà l’igiene orale solo tra le classi abbienti, per diventare un fenomeno di massa solamente nel secolo scorso.

Fonti:

https://mydentalfamily.it/9000-anni-di-igiene-orale-tra-leggende-e-cura-dei-denti/

https://www.focus.it/cultura/storia/lintervento-ai-denti-piu-antico-del-mondo

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 44

E’ online il 44° numero gratuito della nostra rivista: “FACCETTE DENTALI ESTETICHE”.

In questo blog vedremo qual è la relazione tra salute orale e salute generale, arrivando ad indicare gli organi maggiormente coinvolti.

La prima porta di accesso di batteri e agenti patogeni è la bocca, e questi possono poi facilmente diradarsi all’interno dell’organismo: questo si può tradurre, tendenzialmente, in malattie generali che possono essere condizionate da una cattiva salute orale. Vero è che alcune malattie del cavo orale possono essere anche influenzate da malattie sistemiche. Affermiamo quindi che esiste uno scambio tra le due entità, tra salute orale e salute generale del corpo. Alcuni studi hanno dimostrato che una scarsa salute orale, in particolare riferita alla perdita dei denti, provoca il peggioramento della salute sistemica delle persone, con una conseguente possibile predisposizione alla mortalità.

Iniziamo la nostra analisi della correlazione tra salute orale e salute generale dell’organismo parlando di ossa. Infatti, l’eventuale dolore alla schiena sofferto da alcuni soggetti può trovare una causa anche nella salute orale: questi dolori, infatti, possono essere legati ad una malocclusione dentale, ovvero il disallineamento tra l’arcata superiore e quella inferiore. Questo fattore può portare i denti a lavorare e utilizzare le forze in modo scorretto, sovraccaricando determinati muscoli e articolazioni che diventano la causa di mal di schiena e scompenso posturale.

Correlazione tra la bocca e il cuore

Come sono collegati? Dobbiamo sapere che gli agenti esterni che entrano nella cavità orale possono arrivare fino al cuore, innescando infiammazioni. Qui introduciamo la parodontite, ovvero la malattia dentale la cui componente batterica e infiammatoria può portare alla perdita denti. Questa, tramite la proliferazione di batteri all’interno di ‘tasche’, aumenta l’infiammazione generale rendendo meno fluido il sangue, portando ad una predisposizione alle malattie cardiovascolari e cardiache, come la sindrome coronarica acuta, ma anche ictus e aterosclerosi. Questa correlazione è stata dimostrata dalla scoperta di batteri parodontali negli ateromi coronarici che si formano nelle arterie, il che dimostra che con una salute orale migliore si potrebbe evitare la diffusione di questi batteri.

Polmoni e intestino: come sono legati alla salute orale?

Altrettanto molto importante è il legame tra cavo orale e strutture respiratorie, le quali rappresentano la prima stazione in cui si fermano i batteri che arrivano dalla bocca provocando possibili patologie respiratorie o l’abbassamento delle difese immunitarie (oltre alla frequente compromissione parodontale, che aumenta la quantità di microbi in circolo). Anche in questo contesto la malattia parodontale può avere un forte impatto, tanto da essere inserita nella lista delle patologie da evitare in ottica preventiva per la formazione del cancro al polmone.

Da alcuni studi è stato rilevato che una scarsa salute della bocca è associata ad una maggiore incidenza di broncopolmonite. Anche la salute dell’intestino è collegata in modo diretto a quella della bocca: i soggetti con malattie infiammatore intestinali, come la colite ulcerosa, hanno maggiore probabilità di sviluppare parodontiti e incidere sulla condizione del cavo orale. La diffusione dei microbi che arrivano dalla bocca all’intestino aggravano diverse malattie gastrointestinali, tra cui la sindrome dell’intestino irritabile, la malattia infiammatoria intestinale e il cancro del colon-retto.

E il mal di testa?

Una salute orale piuttosto precaria può portare anche a mal di testa, cefalee e cervicali. Questo perché il disallineamento dentale, carie, perdita di denti o denti del giudizio mal posizionati possono creare disturbi sull’equilibrio e sul tono muscolare tanto da affaticare alcuni muscoli specifici che portano alle cefalee cosiddette muscolo-tensive.

Conclusioni

Considerando il ruolo centrale dei tessuti che sostengono i denti, è importante sottolineare il ruolo delle cure odontoiatriche e del dentista. Anche se è vero che alcuni soggetti sono predisposti per natura alla malattia parodontale, non va mai sottovalutata la prevenzione. È bene seguire un’igiene orale adeguata, con lavaggi dei denti dopo ogni pasto pulendo non solo le superfici interne ed esterne del dente ma soprattutto quelle interdentali attraverso fili e scovolini. Lo spazzolamento deve essere accurato e raggiungere tutte le superfici dentali, anche quelle più posteriori. Senza mai dimenticarsi di recarsi dal proprio dentista almeno due volte l’anno, così da intercettare eventuali patologie parodontali che, come dimostrato, possono essere un rischio da un punto di vista cardiovascolare, polmonare e intestinale.

 Fonte: https://www.odontoiatria33.it/approfondimenti/23450/salute-orale-vs-salute-generale-ecco-la-mappa-delle-correlazioni.html

In questo blog scopriremo gli effetti e benefici della gomma da masticare sulla salute. Vedremo come il chewing gum può diventare un grande alleato della nostra salute se scegliamo quello giusto senza zucchero e con lo xilitolo.

Gomma da masticare senza zucchero: alleato della nostra igiene orale

Il chewing gum senza zucchero ha importanti benefici per la salute dei nostri denti, soprattutto quando si presenta il rischio di carie. Secondo gli esperti, infatti, quando non ci è possibile lavare i denti con spazzolino e dentifricio il pH della placca può diminuire fino a valori pericolosi per la salute dello smalto e della dentina, aumentando il rischio di carie. In che modo la gomma da masticare riesce a risolvere questo problema? La masticazione del chewing gum senza zucchero stimola la produzione di saliva, che riporta pH della placca a valori normali, favorendo la corretta mineralizzazione dello smalto e diminuendo, in questo modo, il rischio di carie.

La saliva stimolata dalla masticazione ha anche altre proprietà molto importanti:

• Deterge le superfici dei denti

• Ha un effetto antibatterico naturale esercitato dagli enzimi ed anticorpi in essa contenuti

• Apporta minerali utili alla mineralizzazione dei denti

Combattere il rischio carie: il ruolo delle Gomme da masticare con xilitolo

I chewing gum senza zucchero sono ancora più efficaci contro il rischio carie se contengono un rilevante quantitativo di xilitolo. Lo xilitolo è un dolcificante derivato da fonti vegetali, sostituto dello zucchero con un gusto gradevole e fresco appartenente alla famiglia dei polioli. Diversi studi clinici hanno ormai stabilito la sua capacità di inibire la crescita dei batteri che, causando la demineralizzazione di smalto e dentina, favoriscono l’insorgenza della carie. Secondo alcuni studi, il consumo di chewing gum con xilitolo con regolarità e per periodi di tempo prolungati, è in grado di diminuire la concentrazione orale dei batteri cariogeni.

Benefici della gomma da masticare senza zucchero

Sono stati individuati tutti i benefici che il chewing gum ha sulla nostra salute, li riportiamo qui sotto:

1. MIGLIORA LA CONCENTRAZIONE. Alcuni studi dimostrano che la masticazione di chewing gum gioca un ruolo importante nel mantenere le performance cognitive e dunque gli stati di attenzion. Si ipotizza che questi effetti siano generati da un lieve incremento della frequenza del battito cardiaco e del flusso sanguigno al cervello, ma anche da un effetto di controllo dell’ansia.

2. RIDUCE LO STRESS. Masticare chewing gum ha un effetto calmante ad esempio prima di un intervento chirurgico: sempre secondo alcune ricerche, chi ha fatto uso del prodotto è risultato meno ansioso rispetto a chi non masticava chewing gum. Inoltre, volume ed acidità dei succhi gastrici sono indistinguibili tra chi ha masticato e chi no. Questo studio, e altri, evidenziano quindi che la masticazione di chewing gum non porta ad acidità di stomaco.

3. AUMENTA LA PERFORMANCE SPORTIVA. L’utilizzo del chewing gum durante un’attività sportiva leggera, come ad esempio una camminata o una corsa, porta a percorrere in media distanze leggermente più lunghe e a bruciare fino al 5% di energia in più.

4. RIDUCE I SINTOMI DELLA CYBERSICKNESS. La cybersickness è quella sensazione di nausea da movimento spesso provocata dall’utilizzo del visore per la realtà virtuale. Un recente studio ha dimostrato che il chewing gum è in grado di ridurre questo fastidio. Questo accade presumibilmente perché l’esperienza gradevole della masticazione di qualcosa di buono si opporrebbe alla sensazione sgradevole della nausea, in un certo senso arrivando a “distrarre” il cervello.

5. CONTROLLA IL DOLORE POST-APPARECCHIO ORTODONTICO. Per controllare la sensazione di fastidio o addirittura dolore causato dall’installazione dell’apparecchio ortodontico, le due strategie più comunemente usate sono l’uso di antidolorifici o di “bite” da mordere al bisogno. Recenti studi scientifici hanno predisposto una terza strategia, ovvero proprio la masticazione di chewing gum senza zucchero. Si è concluso che il chewing gum riduce meglio il dolore rispetto ad un trattamento placebo, in termini comparabili al bite e meglio degli antidolorifici

Fonte: https://www.menshealth.com/it/salute/benessere-psicofisico/a45387154/gomma-da-masticare-senza-zucchero-benefici-chewing-gum/

Lo sappiamo, lo stress non è altro che una reazione fisiologica del nostro organismo a eventi esterni particolari. Si può dire, però, che di per sé non è totalmente una condizione negativa perché se ci pensiamo, in diverse occasioni lo stress ci permette di reagire a determinate situazioni vissute come potenziali pericoli o fastidi. Può rappresentare, quindi, anche uno stimolo a fare meglio, una specie di carica personale. Questo indica che il nostro corpo è in grado di provare stress e di reagire in modo funzionale. Lo stress, però, può diventare eccessivo e portare con sé sintomi fastidiosi come mal di testa, disturbi allo stomaco o problemi a dormire. Uno stress eccessivo può anche andare a peggiorare patologie già presenti. Lo stress diventa una condizione che ci influenza sia da lato psichico che da quello fisico, e può arrivare a creare veri e propri danni. Il nostro organismo ci avvisa che il livello di stress è divenuto troppo alto in diversi modi: unghie, pelle, capelli, denti. In questo blog vediamo quali sono i fattori di rischio che possono portare alla parodontite e i segnali da non sottovalutare.

Sappiamo che lo stress può avere infinite e svariate cause. C’è, però, da prestare attenzione alle emozioni che si vivono: di recente è stato evidenziato da alcuni studi come la parodontite sia strettamente legata ai momenti più intensi e carichi di ansia e nervosismo. È risaputo che lo stress eccessivo ha un importante impatto negativo sulla salute dell’uomo. Uno studio riporta che a seguito dei periodi di grandi problematiche sociali (come disastri ambientali o fasi belliche) 1 soggetto su 3 ha riportato disturbi ansiosi, depressione e insonnia. Soprattutto nel corso di questo periodo storico, la popolazione italiana ha raggiunto livelli di stress molto elevati: i mesi di lockdown durante la pandemia così come la disoccupazione e le tensioni legate ai conflitti europei e mondiali hanno portato disturbi del sonno, di ansia e danni anche a livello del parodonto.

STRESS E DENTI: COME REAGISCE IL CORTISOLO?

 

Il cortisolo è conosciuto come “l’ormone dello stress” che, nella popolazione affetta da ansia, causa spesso gonfiore addominale e accumulo. Può anche avere effetti negativi sul parodonto, e conferma la correlazione stress, denti e parodontite insieme a stanchezza cronica, insonnia e acidosi (che causa un danneggiamento dello smalto dentale.) L’abbassamento delle barriere immunitarie nel nostro organismo causa infatti una minor difesa dalle infezioni, rendendoci più propensi ad esserne affetti. La conseguenza si sviluppa direttamente sul parodonto che, una volta infiammato, inizia a causare dolori dentali, sanguinamento gengivale, maggior produzione di placca e alitosi. Di conseguenza, una maggiore quantità di placca corrisponde ad un maggior accumulo di tartaro, il che si traduce in carie.

COME RIDURRE LO STRESS?

 

Come spezzare il binomio stress-denti malati? Nonostante siano state cercate molte risposte, l’unica valida sembra essere la più banale: riappropriarsi del proprio tempo e regalarci dello spazio per noi stessi. È importante che nonostante la fretta, lo stress e l’ansia non si tolga mai del tempo all’igiene orale, ricordandosi di dedicare il giusto spazio anche alla salute della bocca.

Alcune tra le attività utili a combattere lo stress, che portano a ripristinare anche la salute del proprio cavo orale, sono:

• L’esercizio fisico;

• La meditazione e le tecniche di rilassamento;

• L’igiene del sonno;

• Il mantenimento delle relazioni sociali.

Fonte: www.clinicadeldente.com/stress-e-denti/

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 43

E’ online il 43° numero gratuito della nostra rivista: “TELEMEDICINA”.

I momenti più difficili da affrontare lungo la carriera del dentista sono molteplici, ma possiamo dire che i più critici sono soprattutto due: l’apertura dello studio e la cessione/vendita dello studio. È sì un passaggio generazionale, ma è comunque una fase delicata che coinvolge sia la parte emotiva che la parte economica.

Lo studio dentistico è considerato oggi come una vera e propria impresa, è bene aprire gli occhi su quanto sia necessario valorizzarlo anche se in procinto di una vendita, al fine di determinare quella solidità e fondatezza di cui ha bisogno per durare nel tempo.

Come generare questo valore? Circondandosi dei giusti collaboratori, del giusto staff e trasferire quel valore sia nelle prestazioni di qualità offerte al paziente, sia nei rapporti umani che ne derivano.

Una delle preoccupazioni più grandi sta nell’eventuale discontinuità tra chi vende/cede e chi subentra, mentre deve essere un passaggio di consegne pensato e programmato nel tempo.

Prendiamo in riferimento l’intervista a Moyra Girelli (formatrice, coach strategica, business designer, founder di aula41) pubblicata su Odontoiatria33.

È molto difficile pensare di cedere uno studio odontoiatrico, dove il valore reale non è dato dall’attrezzature presenti, ma dal rapporto dentista-paziente che si è cementato negli anni.

Pensare di vendere è il primo errore che si può fare, anche se quello ovviamente è l’obiettivo. Non si deve pensare alla cessione dello studio come un momento di discontinuità, esco io entra l’acquirente, la fine di un’era e inizio di una successiva. Affinché abbia successo e sia garanzia di sopravvivenza e prosperità per il proprio studio dentistico, invece, l’operazione deve essere vissuta come un vero e proprio passaggio generazionale, quindi pensato, programmato e vissuto come un momento di continuità, di integrazione tra tradizione e innovazione, di dialogo e sinergia intergenerazionale”.

Solo se tutte la parti coinvolte daranno il meglio di sé, coniugando storia ed esperienza a cambiamento e innovazione, lo studio sarà in grado di affrontare meglio l’incertezza del futuro e di adattarsi più rapidamente e più efficacemente alle turbolenze del mercato”.

Poi servirà rivedere il modello di business e l’organizzazione perché quello tradizionale, che pur ha funzionato per lunghi decenni, oggi magari non è più adatto a rispondere alle complesse e sempre mutevoli richieste dei pazienti. E non si tratta solo delle prestazioni odontoiatriche, sempre più specialistiche, occorre ragionare anche in termini organizzativi, di comunicazione e di strategia di sviluppo”.

Il passaggio dello studio, inoltre, non può essere immediato, consumarsi in pochi giorni e neppure in pochi mesi.

L’esperta identifica, inoltre, gli aspetti operativi da pianificare almeno 3/5 anni prima, vist la complessita del processo:

  • Selezione e formazione dei successori;
  • Valutazione dello studio;
  • Scelta e realizzazione della forma di aggregazione più indicata;
  • Affiancamento;
  • Uscita del dentista senior.

 

“Si può partire analizzando la situazione attuale, si definiscono gli obiettivi e si costruiscono le strategie più funzionali allo scopo. Del resto, se c’è un problema, c’è una soluzione”.

L’esperta continua identificando gli errori più comuni compiuti dai dentisti quando arriva il momento di pianificare il passaggio generazionale:

 

  • Non preoccuparsi del fenomeno, il che porta il professionista ad occuparsene, in tutta fretta, alla soglia della pensione.
  • Pensare che sia un evento che accade una sola volta nella vita, e che non necessiti di un’adeguata pianificazione.
  • Considerare il passaggio solo nei suoi aspetti economico-finanziari e societari, trascurando completamente il portato emotivo della transizione.
  • Avere la “sindrome di Dolly”, ovvero cercare nei successori dei “cloni” di sé stessi, con la stessa visione e filosofia della professione, con gli stessi identici metodi, con lo stesso identico approccio alle cure, ai pazienti e al gruppo di lavoro.
  • Credere che i giovani abbianoo debbano avere gli stessi valori dei dentisti senior
  • Fare stonewalling, ovvero costruire un muro intorno ai propri dati e strategie di gestione per proteggere tutto ciò che si è costruito, temendo che la condivisione e la trasparenza possano accelerare quel processo di cambiamento che tanto si teme.

Fonte: https://www.odontoiatria33.it/gestione-dello-studio/23233/cedere-il-proprio-studio-questi-i-7-errori-piu-frequenti.html

La digitalizzazione continua a fare progressi nel nostro paese anche se sappiamo che c’è ancora molto da lavorare. Se facciamo riferimento agli indici statistici Europei, vediamo che l’Italia ha fatto dei passi in avanti continui rispetto agli ultimi anni avanzando a ritmi sostenuti nella graduatoria dei paesi Europei. Le questioni digitali hanno acquisito maggiore attenzione sia a livello politico che a livello di mercato. Un elemento chiave per il successo della digitalizzazione è sicuramente la presenza di competenze digitali adeguate nella forza lavoro.

In questo contesto, le aziende sono chiamate ad innovare ed investire in ricerca e sviluppo soprattutto nel contesto dell’internet delle cose (IoT) e l’intelligenza artificiale (AI) e nel 2024 stiamo già assistendo ad un aumento delle startup e delle imprese innovative nel settore tecnologico.

Cos’è la trasformazione digitale?

La trasformazione digitale rappresenta un grande cambiamento per le aziende e per i loro processi interni. Si tratta di un intervento che vede affidare a degli esperti la riorganizzazione dell’azienda partendo dall’utilizzo di nuovi strumenti digitali fino all’implementazione di una vera e propria cultura tecnologica. La trasformazione digitale nel senso più ampio del termine si può definire come il processo di implementazione delle nuove tecnologie digitali in ogni area aziendale. Queste nuove tecnologie portano cambiamenti enormi, non solo nel modo di operare, ma anche a livello culturale. Si tratta in tutto e per tutto di ridare una nuova idea gestionale alla propria azienda.

Per poter restare attivi e competitivi nel mercato del 2024 è importante aggiornarsi e adattarsi alle nuove rivoluzioni tecnologiche per poter mandare avanti un progetto o un’impresa. 

Queste soluzioni permettono di ridurre i costi, aumentare l’efficienza e la produttività, eliminare gli errori manuali e favorire lo sviluppo del talento. Per ottenere il meglio da un processo di trasformazione digitale, un’azienda deve rispettare alcune caratteristiche fondamentali, tra le quali sapersi adattare al futuro, mettere al centro dei propri processi aziendali le nuove conoscenze digitali acquisite, analizzare e tener conto di ogni informazione in suo possesso, avere l’integrità necessaria per gestire con sicurezza ed efficacia questo tipo di cambiamento.

Vediamo quali sono le nuove tendenze nell’ambito dell’innovazione digitale

Reti sempre più veloci – Parliamo della rete 5G, che porterà ad un utilizzo sempre maggiore dei dati che guideranno le imprese nel prendere le decisioni. Così, le tecnologie saranno sempre più accessibili, scalabili e replicabili.

Apprendimento costante – Ogni datore di lavoro sarà tenuto a sostenere la crescita professionale dei lavoratori, offrendo loro la possibilità di continuare ad aggiornarsi.

Intelligenza artificiale – Già presente in molte organizzazioni e in molti dipartimenti. Sappiamo che l’IA trova già applicazione in diversi settori: nel marketing, nella gestione dei talenti, della gestione dei magazzini, nell’utilizzo efficiente delle risorse, ecc…

Migliore sicurezza informatica – Solo investendo in sicurezza è oggi possibile tenere al sicuro un grande quantitativo di dati sensibili.

Più resilienza e sostenibilità – Nel 2024 dobbiamo aspettarci un’attenzione ancor maggiore verso i concetti di resilienza e sostenibilità. La prima si traduce nel mettere i lavoratori nelle migliori condizioni possibili per affrontare e adattarsi i cambiamenti. La seconda consiste nel trovare soluzioni digitali avanzate, innovative e che permettano di venire incontro all’ambiente (garantendo un risparmio energetico, meno emissioni o in generale un uso più efficiente delle risorse)

Lavoro ibrido – Sempre più organizzazioni offrono ai dipendenti la possibilità di lavorare da remoto per alcuni giorni o interamente. Questo è possibile grazie alla tecnologia che ormai permette di svolgere molti lavori a distanza.

La trasformazione digitale sta radicalmente cambiando le aziende in Italia e nel mondo. Come abbiamo visto non mancano soluzioni implementabili anche in modo semplice che permettono di iniziare in tempo brevi a migliorare l’azienda sotto più punti di vista. È solo grazie alla digital transformation che abbiamo la possibilità di affidare alla tecnologia lo svolgimento di operazioni manuali e ripetitive, di seguire al meglio i processi di crescita e di acquisizione delle competenze dei lavoratori, di gestire al meglio il tempo a disposizione e in generale di rimanere competitivi in un mercato in continua evoluzione.

Fonti:

www.factorial.it

www.economyup.it

COSA SIGNIFICA BLEISURE?

Il termine Bleisure travel descrive un viaggio che combina elementi di lavoro con quelli di piacere. Generalmente vede coinvolti viaggiatori d’affari che prolungano il loro viaggio per godersi attività ricreative come visite turistiche, percorsi relax , escursioni, visite a luoghi di intrattenimento o anche partecipazione a eventi.

I vantaggi principali per chi viaggia saranno un aumento del morale e una riduzione dello stress. Consentire viaggi bleisure può aiutare un’azienda ad aumentare il numero di dipendenti disposti a partire per viaggi di lavoro e allo stesso tempo può portare a miglioramenti della produttività. Inoltre, per l’industria del turismo, l’ascesa del turista bleisure significa visitatori disposti a rimanere più a lungo e spendere di più.

Secondo Expedia, oltre il 40% dei viaggi di lavoro include ora una componente di piacere. Questa cifra evidenzia la crescita dei viaggi d’affari nel loro complesso e che il tempo libero sta diventando una parte fondamentale dei moderni viaggi d’affari.

Perché Bleisure Travel è popolare tra i viaggiatori d’affari?

Per i viaggiatori d’affari il viaggio bleisure esercita un forte fascino per diversi motivi. In primis, combinare lavoro e divertimento o attività personali aiuta a creare un equilibrio migliore tra lavoro e vita privata. Questo tende a tradursi in una maggiore soddisfazione, livelli di stress inferiori e a valutare in modo positivo il viaggio di lavoro.

Spesso i viaggi bleisure rappresentano anche un’opportunità per risparmiare sui costi di viaggio associati a un viaggio all’estero, nel caso in cui il datore di lavoro copra parzialmente le spese di viaggio e alloggio.

Solitamente molti viaggiatori d’affari tornano più volte nello stesso luogo, quindi i viaggi bleisure offrono l’opportunità di conoscere meglio il luogo e la sua cultura. Questo, a sua volta, può contribuire a migliorare la qualità del lavoro svolto, consentendo allo stesso tempo di instaurare relazioni commerciali più significative.

Infine, il bleisure offre la possibilità di viaggiare per lavoro con un compagno, come un amico, un partner o un collega e questo può aiutare ad alleviare la noia, prevenire sentimenti di isolamento e favorire il godimento generale del viaggio.

Quali sono le caratteristiche locali che incoraggiano un viaggio bleisure?
  • Località turistiche
  • Spiagge
  • Ristorazione, gastronomia, degustazioni
  • Clima
  • Eventi (come festival, eventi culturali, eventi sportivi e concerti di musica)

Quello che cercano maggiormente i viaggiatori è usufruire di servizi che rendano il viaggio facile e flessibile, e per quanto riguarda l’alloggio, si cercheranno hotel e altre sistemazioni che offrano Internet veloce e affidabile, aree di lavoro/meeting e servizi 24 ore su 24.

Concludiamo affermando che il viaggio bleisure rappresenta l’estensione dei viaggi d’affari per motivi di piacere o la combinazione di lavoro e tempo libero. Questa fascia demografica è sempre più in crescita e farne appello è una priorità assoluta per molti nel settore dei viaggi, quindi diventa fondamentale capire cosa cercano e i fattori che influenzano le loro decisioni.

https://www.revfine.com/it/bleisure-viaggio

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 42

E’ online il numero 42° gratuito della nostra rivista: “ORTODONZIA DIGITALE”.

Grazie alla continua evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, le sue applicazioni si stanno estendendo a moltissimi settori, compreso quello dei meeting e degli eventi. Vediamo nel dettaglio.

 

Qual è l’impatto che l’IA sta avendo su questo settore?

I sistemi di intelligenza artificiale (tra cui ad esempio i chatbot, gli assistenti virtuali e le tecnologie ad attivazione vocale) stanno rivoluzionando il modo in cui gli organizzatori di eventi raccolgono dati e coinvolgono il pubblico. 

Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e del machine learning, anche i team che lavorano su eventi di piccole e medie dimensioni possono accedere a potenti intuizioni sulla pianificazione degli eventi stessi e sulle ricerche di mercato, non solo le grandi multinazionali.

L’intero settore sta iniziando a capire quanto l’intelligenza artificiale possa essere preziosa per la pianificazione degli eventi che, da qui in avanti, diventerà sempre più popolare.

Cosa può fare l’AI per gli eventi virtuali?

Con l’aumento del numero di eventi virtuali e digitali organizzati ogni anno, i partecipanti si aspettano esperienze sempre più sorprendenti e interessanti. I professionisti degli eventi potranno quindi usare l’intelligenza artificiale per creare eventi più coinvolgenti e visivamente attraenti.

L’intelligenza artificiale contemporanea consente di creare ambienti virtuali immersivi in cui le persone possono incontrarsi a distanza e interagire tra loro virtualmente, rendendo l’esperienza molto più coinvolgente di quanto potrebbe essere altrimenti. Inoltre, le capacità di apprendimento ed evoluzione dell’IA consentiranno agli organizzatori di eventi di analizzare le interazioni e individuare le best practice sulla base di enormi quantità di dati per rendere le esperienze più personalizzate.

Capiamo quindi che l’intelligenza artificiale è una parte importante nel processo di miglioramento dell’esperienza dell’utente, che aiuta a sviluppare modi per offrire in modo più facile ciò che cercano i partecipanti.

L’organizzazione di eventi è un’attività talvolta complessa e spesso gran parte del lavoro consiste nel cercare di capire cosa si aspettano i partecipanti da un evento.

Più dati hanno gli organizzatori sulle preferenze e le necessità specifiche del loro settore, meglio possono creare eventi che soddisfino questi criteri. I partecipanti avranno la possibilità di usare i canali offerti dall’AI per comunicare più direttamente con gli organizzatori di eventi su ciò che desiderano, il che può indubbiamente portare a risultati migliori per ambo le parti.

Marketing degli eventi con l’AI

Con il progredire della tecnologia in questione, l’Intelligenza Artificiale svolgerà un ruolo sempre più importante anche nel marketing digitale e nei social media per gli organizzatori di eventi. Quali sono i vantaggi principali che apporterà nel settore?

  • Consentirà esperienze di brand più personalizzate;
  • Fornirà un servizio migliore per i clienti;
  • Faciliterà il processo di Targeting utilizzando l’analisi dei big data e la modellazione predittiva per facilitare la scelta dei target e il loro raggiungimento.

 

Per concludere affermiamo, dunque, che gli organizzatori di eventi dovranno sempre continuare a informarsi sugli strumenti a loro disposizione, in modo da poter sfruttare a pieno le capacità offerte dall’Intelligenza Artificiale e affrontare il futuro restando sempre aggiornati sull’evolversi delle tecnologie digitali contemporanee.

Fonte: www.blog.smarteventi.it/come-lintelligenza-artificiale-sta-cambiando-il-mondo-degli-eventi

Il mondo dell’intrattenimento e degli eventi si sta dirigendo in modo sempre più consistente più verso lo streaming online.

Le piattaforme create appositamente e che offrono questo tipo di servizio, infatti, sono di vario tipo e hanno funzionamenti differenti.

Innanzi tutto, gli eventi in streaming non sono tutti uguali e non sempre si può partecipare semplicemente con un click. Esistono diverse piattaforme che servono per ospitare videoconferenze (come il popolare zoom) e piattaforme che servono per realizzare eventi e replicare la propria diretta su dispositivi diversi. Da alcuni anni anche gli studenti hanno cominciato a seguire le lezioni direttamente online, dalla scuola elementare fino ad arrivare alle lezioni universitarie. Tutto è a portata di click, o quasi.

Possiamo dire che ormai il confronto con l’epoca pre-Covid è inevitabile. L’impulso allo sviluppo di strumenti digitali per poter continuare ad organizzare eventi online è stato causato principalmente dalle restrizioni ai viaggi e all’organizzazione di eventi fieristici imposte dal Covid-19. È evidente che il digitale resterà un elemento chiave nel futuro di questo settore.

Vediamo, allora, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo passaggio al digitale per il settore degli eventi:

ELEMENTI POSITIVI:
  • Annullamento delle distanze e possibilità di raggiungere un pubblico più vasto (rende possibile, infatti, assistere a una conferenza o una fiera che si tiene anche dall’altra parte del mondo senza muoversi dal salotto di casa);
  • Insight su una grande quantità di dati (ovvero la possibilità di rilevare chi ha visitato la postazione virtuale, il comportamento dei visitatori durante l’evento o la fiera, il loro portafoglio di contatti, ecc.).
  • La velocità: un evento virtuale ha una durata minore e un programma completamente diverso rispetto a una classica presentazione aziendale, ad esempio. È quindi più snello e ha dei tempi contingentati che, in alcuni casi, possono diventare un grande vantaggio;
  • Abbattimento dei costi (è chiaro che tutte le spese derivanti dall’organizzazione di un evento fisico in presenza per centinaia di persone sono molto maggiori rispetto alla realizzazione dello stesso evento per un pubblico che assiste da remoto).
ELEMENTI NEGATIVI:
  • Perdita del contatto umano, talvolta cruciale nella costruzione e nel mantenimento delle relazioni commerciali;
  • Possibile calo dell’attenzione da parte dei visitatori;
  • Problemi tecnici  legati alla connessione o alla strumentazione.

Concludiamo affermando che l’organizzare un evento in streaming online può sembrare più semplice, ma in realtà richiede la stessa cura di un evento in presenza. È importante sfruttare al meglio tutti gli strumenti a disposizione per rendere la propria postazione invitante, fissare appuntamenti o videoconferenze con i partecipanti per non perdere il fattore personale

Fonti: www.innovatv.it – www.drgiovannigori.it/2021/03/25/eventi-online-vantaggi-e-svantaggi

In questo blog scopriremo tutti i benefici che porta la frutta secca, quando è meglio consumarla e il perchè è un toccasana per il nostro organismo.

Benefici e proprietà della frutta secca

La frutta secca è un vero e proprio mix di gusto e benefici per il nostro organismo, tanto che spesso viene considerata tra gli alimenti cosiddetti superfood, proprio perché tra le sue proprietà troviamo vitamine, minerali, acidi grassi, ecc.

La frutta secca è adatta ad essere consumata in qualsiasi momento della giornata. Pensiamo alla colazione (magari insieme ad uno yogurt), come spuntino prima di pranzo o cena, o nei pasti principali per arricchire insalate o impanare il carne e pesce.

Consumare regolarmente frutta  secca è molto importante per garantire all’organismo il giusto apporto di nutrienti e migliorare alcune funzioni vitali. Il suo contributo in un’alimentazione sana diventa fondamentale.

Quante e quali tipologie di frutta secca esistono?

La grande categoria di frutta secca comprende due tipologie di alimenti: troviamo la frutta secca (lipidica) e frutta essiccata o disidratata (glucidica). Esse sono facilmente distinguibili per caratteristiche e proprietà, vediamo quali:

  • La frutta secca lipidica è quella oleosa a guscio. Qui troviamo mandorle, pistacchi, noci, nocciole, arachidi, ecc. E’ ricca di grassi acidi monoinsaturi e polinsaturi tra cui Omega 3 e Omega 6, contiene anche un’alta percentuale di fibre insolubili e proteine.

Pur essendo molto nutriente e calorica (parliamo di 600kcal per 100gr di prodotto) si rivela molto adatta ad essere consumata anche da chi segue un regime alimentare ipocalorico perché è priva di colesterolo e ricca di vitamine e minerali. Inoltre, l’alto contenuto di fibre stimola la sensazione di sazietà e permette di arrivare al pasto successivo senza avere crampi della fame.

  • La frutta essiccata o disidratata è, invece, ricca degli zuccheri della frutta (glucosio e fruttosio) e di fibre solubili. Questa categoria comprende albicocche, prugne secche, datteri, uva sultanina, fichi secchi, ecc.

Anche questa tipologia risulta molto calorica e nutriente perché è quasi del tutto priva di acqua. Infatti, l’ideale è consumarla a colazione per fornire il giusto apporto di energia all’organismo o dopo un allenamento per aiutare il fisico a rimettersi in forze.

La frutta disidratata è ricca di fibre che aiutano la regolarità dell’intestino (soprattutto prugne e fichi secchi), vitamine e minerali.

I benefici della frutta secca

A prescindere che sia secca o disidratata, è importante che questa categoria di alimenti sia introdotta nella propria alimentazione perché porta numerosi benefici all’organismo.

È comunque opportuno consumare la frutta secca con moderazione dato l’alto contenuto calorico ed energetico, per non rischiare un effetto controproducente. Proprio per questo motivo gli specialisti ritengono che 30 grammi di mandorle, noci, pistacchi e altre varietà di frutta secca sia la quantità ideale da consumare nell’arco della giornata.

Vediamo nel dettaglio i vari benefici derivati dall’assunzione della dose consigliata:

  • Aiuta a ridurre il colesterolo cattivo, grazie all’azione degli acidi grassi Omega 3 e 6;
  • Favorisce le funzioni cardiovascolari e protegge il cuore;
  • Favorisce la regolarità intestinale grazie alla presenza di fibre solubili e insolubili;
  • Limitare lo stimolo della fame grazie al suo potere saziante;
  • Aiuta a regolare la pressione arteriosa e l’attività nervosa con benefici sulla concentrazione, l’energia e il buonumore grazie alla presenza di sali minerali come zinco, magnesio, ferro, fosforo, calcio e potassio.

Infine, frutta secca e disidratata sono ottimi alleati degli sportivi; questo perché forniscono il giusto carico di energia prima dell’attività fisica e aiutano a reintegrare sali minerali persi con la sudorazione e forniscono gli aminoacidi essenziali per la ricostruzione del tessuto muscolare dopo lo sforzo.

Fonte: https://www.nutridoc.it/articoli/frutta-secca-benefici