MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 32

E’ online il XXXII numero gratuito della nostra rivista: “INVERNO: una stagione difficile per i DENTI”.

” La persuasione, alla fine, consiste nell’indurre a prendere una decisione… “

” La persuasione non riguarda il potere, la coercizione o la forza. Parla di comprensione, esplorazione e, infine, scelta.

Kevin Eikenberry

Come da citazione, la persuasione è una scelta attraverso cui chiediamo agli osservatori di adottare il nostro punto di vista, che può essere un prodotto, un’idea, un cambiamento sociale o qualcosa che vogliamo che i destinatari facciano al nostro posto.

 

Persuadere quindi non significa forzare poiché noi non abbiamo alcun potere sul nostro pubblico. Ciò a cui mira la persuasione è di indurre i nostri destinatari ad agire nel loro interesse, traendone un vantaggio personale. In parole povere, significa essere in grado di influenzare.

LA PERSUASIONE ONLINE

È sempre più chiaro che nella comunicazione visiva e mobile di oggi tutti noi dobbiamo imparare a persuadere. La comunicazione visiva e la narrazione sono ora competenze aziendali e sociali indispensabili, perché servono a farsi strada attraverso il rumore per far sentire il nostro messaggio.

Per questo le immagini persuasive non sono più appannaggio esclusivo del designer professionista, ma piuttosto una capacità di comunicazione necessaria per tutti (soprattutto per chi crea e gestisce i contenuti che approdano nel web).

Un’immagine è quindi molto più di una semplice figura, è una vera e propria rappresentazione visiva di un messaggio e di un’emozione. Le immagini quindi devono essere efficaci, per toccare mente e cuore e persuadere i nostri destinatari.

L’obiettivo della persuasione è mettere in moto il pubblico.

Per farlo dobbiamo far si che veda il nostro messaggio, lo comprenda e desideri passare all’azione (call to action).

Persuadere rappresenta quindi l’obiettivo di chiunque offra/venda i suoi prodotti e servizio online. È la conversazione attiva che si vuole instaurare con i nostri destinatari, affinché si fidino di noi e passino all’azione.

La persuasione è positiva o negativa?

“Persuasione” è una parola neutra.

Il suo carattere dipende dall’onestà intellettuale del mittente, dalla scelta, dallo scopo e dal risultato.

Cap I: “Il Potere della persuasione”

storytelling (story-telling), s. m. inv. Affabulazione, arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico. [Treccani]

Lo storytelling è una forma di comunicazione che ha origini antichissime, nasce infatti dall’arte della narrazione che da millenni il genere umano utilizza per tramandare conoscenze, memorie e storie di vario tipo.

Di fatto è una metodo comunicativo molto efficace perchè è basato su un’abitudine ben radicata.

Il principale obiettivo dello storytelling è quello di colpire l’emotività del proprio target, per farlo affezionare e fare in modo che gli rimanga ben impressa la nostra storia, il nostro brand.

Non si tratta semplicemente di trasmettere un messaggio, ma di raccontare una storia capace di catturare e persuadere.

LO STORYTELLING
STORYTELLING ONLINE

Quando parliamo di storytelling online, ci rivolgiamo a tutte le forme di narrazione che possiamo diffondere tramite il web, attraverso svariati canali: social media, siti web, blog, video, email commerciali, etc.

In questi casi, risulta molto importante fare in modo che tutti i messaggi siano immediati, coerenti e in sinergia tra loro, di modo da trasmettere la propria storia in modo coordinato e congruo.

Per questo è necessario utilizzare e seguire un metodo, composto da regole chiare che conducano a risultati certi. Ad esempio:

  • è indispensabile conoscere a fondo l’oggetto dello storytelling e il target a cui destiniamo la storia;
  • è importante prendere le 5W del giornalismo come riferimento (who, what, when, where, why);
  • è necessario prestare attenzione ai dettagli e agli elementi peculiari della trama per immergere il proprio target in un’esperienza sensoriale.
LO STORYTELLING

Lo storytelling è quindi una vera e propria arte che implica sforzo, ricerca, pianificazione e competenze. I contenuti infatti non devono mai essere lasciati al caso.

Comunicazione d’impresa

Insieme di attività a carattere prevalentemente persuasivo, opportunamente pianificate da un’organizzazione per il perseguimento di obiettivi commerciali, organizzativi o istituzionali, che sono rivolte in modo consapevole e strutturato – attraverso strumenti e modalità dirette e non – ai vari pubblici interni ed esterni dell’impresa. [Glossariomarketing.it]

Quando si discute di corporale communication, si deve per forza fare riferimento alle novantacinque tesi del Cluetrain Manifesto, che si possono sintetizzare: “i mercati sono conversazioni”.

Fatta tale premessa è chiaro che ogni azienda/impresa deve essere valutata nel suo insieme, pertanto non può essere considerata un sistema chiuso ed isolato, ma piuttosto come un sistema di relazioni con soggetti vari, spesso molto diversi da loro.

A CHI SI RIVOLGE LA COMUNICAZIONE D’IMPRESA?

L’elenco degli individui e delle entità a cui si rivolge la corporale communication è davvero vasto, ma possiamo elencarli in:

  • pubblico interno all’azienda (forza lavoro, dirigenti, manager, etc)
  • clienti e potenziali clienti;
  • mass media, istituzioni e opinione pubblica.
la comunicazione d'impresa

Possiamo quindi suddividere la comunicazioni d’impresa in tre macro aree, costantemente integrate e in sinergia tra loro:

  1. comunicazione interna;
  2. comunicazione estrena;
  3. pubbliche relazioni.

 

Di fatto, tale suddivisione è un vero e proprio paradosso, ma distingue tempi e modi di comunicare.

QUALI SONO GLI OBIETTIVI DELLA COMUNICAZIONE D’IMPRESA?

Risulta chiaro come lo scopo di ogni azienda sia quello di migliorare le proprie relazioni (sia esse interne che esterne), diffondere e aumentare la notorietà della propria immagine/identità, del proprio brand e creare valore d’impresa.

Per questo la comunicazione aziendale si concentra in:

  • marketing communication;
  • comunicazione gestionale;
  • comunicazione economico-finanziaria;
  • comunicazione istituzionale.
la comunicazione d' impresa

Le strategie d’impresa dovranno quindi concentrarsi su di una comunicazione efficace che sia diretta a stabilire relazioni valide e durature con i clienti (consolidati e potenziali), far conoscere l’organizzazione e creare goodwill (inteso come valore intangibile dell’azienda) e sviluppare coinvolgimento e cooperazione nei collaboratori (sia interni che esterni).

Ecco un veloce riassunto degli eventi realizzati durante quest’ultimo anno.

Un caloroso ringraziamento ai relatori che hanno aderito alle nostre proposte, alle aziende sponsor che ci hanno supportato ma soprattutto a tutti i partecipanti che ci hanno scelto.

E’ stato un bellissimo 2022, colmo di soddisfazione e ricco di traguardi raggiunti, che ora salutiamo con l’augurio che il nuovo anno sia altrettanto positivo.

La devitalizzazione è un intervento chirurgico tramite il quale è possibile riparare denti compromessi da carie o traumi che hanno leso gravemente la polpa dentale.

Questa operazione ha un grandissimo vantaggio: permette di salvare il dente senza estrarlo.

L’intervento di devitalizzazione inizia con un radiografia e si struttura in due sedute. Di seguito gli step principali:

  • esecuzione dell’anestesia locale,
  • posizionamento della diga,
  • foratura del dente,
  • si rimuove la polpa dentale e il materiale infetto depositato all’interno del dente,
  • si disinfetta il canale radicolare,
  • si riempie il canale con guttaperca (una resina naturale che si trasforma in idrossido di calcio)
  • si sigilla il dente con un’otturazione.
DEVITALIZZAZIONE

Eseguita la prima seduta, si procede con la seconda con:

  • la rimozione dell’otturazione temporanea,
  • la ricostruzione del dente,
  • la copertura del dente con una capsula.
I VANTAGGI DELLA DEVITALIZZAZIONE

Questa procedura ha molti vantaggi, tra i principali:

  • permette di salvare il dente;
  • l’intervento è quasi indolore;
  • cura l’infezione;
  • fa passare il dolore.

Va però ricordato che un dente devitalizzato è più fragile di un dente “vivo” o meglio, dotato di polpa.

Fonte: centridentisticiprimo.it

La parodontite è l’infiammazione del parodonto, l’insieme di strutture che circondano e sostengono il dente, rappresentate dall’osso alveolare, dalle gengive, dal cemento radicolare e dal legamento parodontale.

L’origine è batterica e causa:

  • sanguinamento,
  • recessione gengivale,
  • riassorbimento osseo,
  • maggiore sensibilità,
  • mobilità dei denti,
  • caduta dei denti.
FUMO E PARODONTITE

La malattia parodontale è causata dai batteri della placca e ad alcuni fattori di rischio, primi fra tutti IL FUMO e la scarsa igiene orale.

I fumatori sono di fatto soggetti ad alto rischio parodontite e, solitamente, il rischio dipende dalla quantità di tabacco fumata quotidianamente. Fondamentale poi, la durata del vizio (più aumentano gli anni, maggiore sarà il rischio).

PERCHÈ IL FUMO È COLPEVOLE?

Il fumo irrita le mucose rendendole vulnerabili.

Fumare causa:

  • alitosi,
  • danni antiestetici (denti macchiati e colorazioni anomale),
  • formazione e il deposito di tartaro,
  • diminuzione delle probabilità di successo degli interventi di implantologia.

 

Tutto questo poiché ciò che è contenuto nelle sigarette:

  • altera la microflora gengivale,
  • riduce l’entità della risposta immunitaria a livello del cavo orale,
  • causa vasocostrizione periferica.

 

Ne consegue una moltiplicazione dei batteri sotto al solco gengivale, privo di gran parte dell’ossigeno, e così si genera una veloce proliferazione di germi aggressivi.

FUMO E PARODONTITE
INOLTRE…

A causa del fumo l’organismo produce un minor numero di anticorpi e la stessa quantità di batteri genera più danni nella bocca di un fumatore che in quella di un non-fumatore.

I vasi sanguigni poi si restringono e le gengive diventano deboli e facilmente bersaglio di germi. La guarigione inoltre è più lenta e soggetta a sanguinamento.

La prevenzione della parodontite prende il via tra le mura domestiche e fondamentale sarà:

  • una corretta e sana alimentazione,
  • un’accurata igiene orale,
  • periodiche visite dal proprio dentista di fiducia,
  • una costante attività fisica.

 

Non dimentichiamo però che smettere di fumare rappresenta la prevenzione più efficace, sotto tutti i punti di vista!

Fonte: dentalcoop.it

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 31

E’ online il XXXI numero gratuito della nostra rivista: “ODONTOIATRIA SPORTIVA”.

MW Magazine - Dicembre 2022

Il sogno di chi ha portato l’apparecchio fisso per anni è quello di liberarsene una volta per tutte e non pensarci più. In realtà però per mantenere i risultati ottenuti una volta finita una terapia ortodontica, è necessario un altro piccolo sforzo da parte dei pazienti che dovranno portare per un certo periodo di tempo un altro tipo di apparecchio, quello di contenzione.

APPARECCHIO DI CONTENZIONE

La fase successiva alla fine della terapia ortodontica infatti è estremamente delicata perché se non si seguono alla lettera tutte le direttive dell’ortodontista rispetto alla fase di contenzione, il rischio che si verifichi una recidiva ortodontica è molto alto.

Insomma, meglio mettersi l’animo in pace e portare questo apparecchio di contenzione che vedere vanificati tutti gli sforzi fatti fino a quel momento.

Tipi di apparecchio di contenzione

L’apparecchio di contenzione può essere di due tipi:

  • Rimovibile, si tratta di una mascherina trasparente o una placca in resina e filo metallico. Viene realizzato in laboratorio in base alla nuova posizione dei denti allineati dal trattamento ortodontico. L’efficacia dell’apparecchio di contenzione rimovibile nel prevenire una recidiva ortodontica è strettamente collegata alla collaborazione del paziente.
  • Fisso, si realizza con retainer passivo cioè un archetto metallico attaccato sulla parte interna dei denti. Viene applicato da canino a canino passando per gli incisivi, il settore anteriore è quello infatti più predisposto alla recidiva. Se da un lato ha il vantaggio di non richiedere la collaborazione del paziente, dall’altro la contenzione fissa può rendere le manovre di igiene orale più complicate soprattutto perché impedisce l’uso del filo interdentale.
Per quanto tempo portare la contenzione

La fase di contenzione non ha breve durata, in ogni caso il tempo per cui il paziente dovrà portare questo tipo di apparecchio viene stabilito dall’ortodontista. In base alla situazione di partenza e alla presenza di eventuali abitudini viziate che possono incidere sul mantenimento del risultato.

In linea generale, dura almeno 2 o 3 anni durante i quali il paziente dovrà recarsi a periodiche visite di controllo per valutare la situazione. Inoltre sarebbe opportuno continuare queste visite di controllo, ogni 6 o 12 mesi, anche alla fine della fase di contenzione così da poter riscontrare subito eventuali piccoli movimenti e correggerli semplicemente rimettendo l’apparecchio di contenzione.

Fonte: studiodentisticocozzolino.it

Lo scovolino è un presidio medico, utilizzato per l’igiene orale, studiato appositamente per rimuovere la placca ed i residui di cibo incastrati tra i denti.

Lo scovolino è composto principalmente da due parti:

  • la testina: formata da un’anima centrale in metallo semiflessibile su cui sono inserite, a forma di cono, le setole in fibra artificiale.
  • il manico: la cui lunghezza è paragonabile a quella di un comune spazzolino da denti.

 

È importante scegliere lo scovolino in base alle caratteristiche della propria bocca.

In commercio è possibile trovare diversi tipi di scovolino, in base alla lunghezza del manico e delle setole. Ci sono setole di lunghezza variabile da 1,9 mm a 2,7 mm.

Alcuni scovolini presentano un manico lungo quanto quello di uno spazzolino tradizionale ed altri, invece, hanno manici retrattili, da viaggio.

Esistono, inoltre, gli scovolini usa-getta, facili da trovare ed utilizzare in qualsiasi momento. Ma i più venduti in assoluto restano gli scovolini con la testina intercambiabile, che possono essere riutilizzati fino a 10 volte.

LO SCOVOLINO
Ma come si utilizza uno scovolino?

Basterà passare lo scovolino prima dello spazzolamento con il dentifricio, in modo da agevolare l’azione pulente dello spazzolino e permettere ai principi attivi del dentifricio di raggiungere anche le fessure interdentali più strette.

Si deve far scorrere orizzontalmente (avanti-indietro) lo scovolino tra le singole fessure dei denti, almeno per 3 volte di seguito, con un movimento delicato e ritmato. Nell’arcata superiore va sospinto dall’alto verso il basso, mentre in quella inferiore dal basso verso l’alto. Una volta terminata l’operazione, è consigliabile risciacquare energicamente la bocca con un collutorio adeguato, non troppo aggressivo, per favorire l’eliminazione dei frammenti di cibo, precedentemente rimossi con lo scovolino.

Il collutorio serve a rinfrescare la bocca, a rinforzare lo smalto e ad eliminare placca e il cibo.

È bene utilizzare lo scovolino almeno una volta al giorno, prima di andare a dormire.

I 4 vantaggi dello scovolino
  • Rimuove la placca ed i residui di cibo presenti nelle zone della bocca, inaccessibili allo spazzolino;
  • Massaggia dolcemente le gengive, favorendo la circolazione sanguigna dei denti;
  • Previene la formazione di placca e tartaro;
  • Riduce il rischio di infezioni dentarie, come ad esempio le gengiviti e gli ascessi.

Fonte: studiodentisticocasella.it

La cisti dentaria è una cavità patologica ben circoscritta, normalmente provvista di un epitelio di rivestimento ed infarcita di fluido sieroso, mucoso o gassoso.

Quelle non rivestite (prive di capsula) sono denominate pseudocisti, mentre quelle ripiene di pus sono considerate ascessi dentali.

Molto simile al granuloma, è una complicanza tipica della necrosi pulpare, a sua volta indotta da traumi, carie profonde o pulpiti.

Esistono numerosissime varianti di cisti dentarie, distinte sia in base alla natura del contenuto sia alla sede precisa da cui originano.

Esistono tre diverse tipologie:

  • Le cisti radicolari, che derivano dal granuloma e sono localizzate all’apice di un dente che presenta polpa necrotica e canale radicolare infetto.
  • Le cisti follicolari, che si formano attorno alla corona prima che il dente completi la sua eruzione dalla gengiva.
  • Le cisti paradentarie, che crescono in posizione laterale rispetto alla radice del dente, in particolare sui premolari della mandibola.
CISTI DENTALE
I SINTOMI

Le cisti dentali sono asintomatiche nella stragrande maggioranza dei casi, a meno che non diventino tanto grandi da arrivare a compromettere la stabilità dei denti da cui originano o da intaccare i tessuti molli. La diagnosi quindi è quasi involontaria, visto che è individuabile soltanto attraverso un controllo radiologico, una panoramica o una tac 3D.

COSA FARE?

Possono essere trattate in modo diverso in base al loro stadio e alla loro dimensione.

Le cisti dentali più piccole vengono generalmente trattate con l’endodonzia: questo approccio prevede che venga effettuata la cosiddetta terapia canalare, in cui il canale dentale viene riempito con pasta disinfettante per favorire il riassorbimento. Il successo della terapia viene poi valutato a distanza di qualche mese attraverso esame radiologico.

 

Nel caso di cisti più gravi o nei casi in cui la terapia canalare non abbia avuto esito positivo si procede con trattamento chirurgico. Questa procedura prevede l’estrazione del dente per poter poi arrivare alla cisti, in modo da poterla rimuovere insieme alla capsula che la contiene con l’utilizzo di precisissimi strumenti di piezosurgery. È importante assicurarsi che la cisti venga rimossa del tutto per evitare che residui cistici possano interferire con la completa guarigione.

A distanza di circa tre o quattro mesi, sarà poi possibile procedere con l’impianto di un nuovo dente al fine di ripristinare completamente il sorriso.

Fonte: zenadent.itpersonaltrainer.it

I piercing sono parte della moda da diversi anni. Applicati in qualsiasi parte del corpo sono accessori colorati e decorativi.

Ne esistono di vari tipi ma i più comuni sono sicuramente quelli che vengono indossati su: orecchie, naso, bocca e pancia.

DENTI E PIERCING

Di fatto però, va considerato che l’inserimento di un oggetto metallico può comportare l’insorgere di infezioni più o meno gravi.

Quando il piercing viene applicato su parti del corpo delicate, come le labbra e la lingua, occorre quindi fare molta attenzione e affidarsi a professionisti seri.

Come prima cosa, bisogna prestare attenzione alla corretta sterilizzazione degli strumenti utilizzati dal “piercer”. Di seguito, ci si dovrà accertare che quest’ultimo abbia le conoscenze e competenze necessarie per effettuare un intervento privo di rischi.

MA COSA FARE UNA VOLTA EFFETTUATO?

Sarà importantissimo intensificare i controlli.

La presenza di un corpo estraneo all’interno della nostra bocca potrebbe infatti danneggiare i denti o provocare infezioni alle gengive.

Secondo alcune ricerche condotte dalla Dental School dell’Università di Buffalo, ad esempio, il continuo movimento del piercing contro i denti dell’arcata superiore, mentre si parla o si mangia, finirebbe per spingere e allontanare tra loro gli incisivi.

Il piercing potrebbe quindi scheggiare o spostare i denti, creando spazi anomali che prendono il nome di diastema. Inoltre, senza un’adeguata igiene orale, il piercing può provocare infezioni alle gengive. Ne consegue un aumento di rischio di recessione o di formazione di tasche parodontali.

DENTI E PIERCING

In presenza di piercing, è perciò consigliato intensificare i controlli dal dentista di fiducia e curare maggiormente l’igiene orale.

Fonte: freesmile.com

Il bite dentale è un’apparecchio che permette di risolvere diversi problemi e di prevenirne altri. Ne esistono diversi tipi e va indossato per un certo numero di ore ogni giorno, di solito di notte, a seconda del problema da risolvere.

Che cos’è il bite dentale

Il bite dentale è una mascherina, una placca realizzata in resina acrilica che si applica sui denti. L’apparecchio deve essere messo tra i denti in modo da correggere la chiusura delle arcate: in questo modo risolve i problemi che derivano dalla malocclusione, ovvero dal fatto che mandibola e mascella non combacino perfettamente, condizione molto diffusa.

Il bite per i denti può essere indossato solo di notte oppure anche di giorno, a seconda del difetto che si deve correggere e sempre in base alle indicazioni del dentista.

IL BITE DENTALE
A cosa serve il bite dentale

Il bite dentale è uno strumento importante per risolvere alcune situazioni che possono diventare invalidanti o mettere a rischio la salute dei denti. Ecco alcuni casi in cui il bite dentale rappresenta la soluzione migliore:

RUSSAMENTO

Russare la notte è un problema che affligge molte più persone di quanto si crede: ne soffrono in modo cronico circa il 40-45% degli uomini e il 25-28% delle donne, soprattutto dopo una certa età.

Una delle cause più comuni che provoca il russamento notturno deriva proprio dalla malocclusione dentale: il bite è lo strumento migliore per risolvere il problema in questi casi. Se mandibola e mascella si chiudono male, possono creare ostruzioni dei flussi d’aria tra naso e laringe. I bite dentali specifici per combattere il russamento sono composti da due mascherine che portano la mandibola in posizione tale da eliminare l’ostruzione di aria.

Bruxismo

Il bite dentale rappresenta la soluzione privilegiata per risolvere i problemi legati al bruxismo. Chi soffre di questa patologia, durante la notte (in alcuni casi anche di giorno) serra e digrigna involontariamente i denti: questo ha molte conseguenze negative per la salute orale. Lo smalto si rovina, aumenta la sensibilità a caldo e freddo, la predisposizione alla carie e, nei casi più gravi, si arriva perfino a fratture e perdita dei denti.

Per evitare tutto ciò il bite dentale è un valido strumento.

Il bite dentale specifico per il bruxismo è una placca per l’arcata superiore, che rilassa i muscoli mandibolari ed evita il frizionamento tra i denti di sopra e di sotto.

Mal di testa e mal di schiena

L’apparato masticatorio è molto legato al sistema posturale: problematiche come malocclusione dentale e bruxismo possono quindi avere conseguenze dirette sulle articolazioni e provocare mal di schiena e mal di testa.

Chi soffre di queste problematiche in modo cronico dovrebbe quindi prendere in considerazione anche l’aspetto odontoiatrico. Sebbene si tratti di sintomi molto frequenti, che sono comuni a tante patologie diverse, sarà la specialista ad individuare la causa del mal di testa e del mal di schiena. Una volta capito se i problemi dipendono dalla malocclusione dentale o da bruxismo, sarà possibile scegliere il migliore percorso di intervento, eventualmente il bite dentale.

IL BITE DENTALE
Bite dentale e prestazioni sportive

Il bite dentale può diventare un valido alleato anche per chi pratica sport: è dimostrato infatti che ha una serie di effetti positivi sulle prestazioni sportive.

  • Riequilibra la postura perché garantisce un migliore bilanciamento del carico sulle piante dei piedi.
  • Assorbe le vibrazioni a cui è sottoposto il corpo durante lo sport, prevenendo così microtraumi dovuti all’impatto.
  • Previene le contratture perché diminuisce la contrazione massima dei muscoli masticatori, permettendo una migliore respirazione.
  • Migliora la concentrazione in quanto consente un maggiore apporto di ossigeno al cervello.

 

Ovviamente, anche se si sceglie di utilizzare un bite dentale per migliorare le prestazioni sportive, è indispensabile farsi seguire da uno specialista.

Fonte: ilgiustosorriso.it

Cos’è la sinusite?

A nessuno è mai capitato di avere un mal di testa localizzato in alcune aree del viso come fronte, occhi, o addirittura alla base del naso? Potrebbe trattarsi di sinusite.

Si tratta di una patologia che non ha niente a che vedere con un semplice raffreddore.

La sinusite è infatti un’infiammazione dei seni paranasali che può avere origine virale, batterica o fungina. 

denti e sinusite
Sinusite mascellare odontogena

Non tutti sanno che questa patologia può avere anche origine da una problematica dentale.

In questo caso si parla di mascellare odontogena. Questa infiammazione è legata a un’infezione dei denti premolari e primo molare superiore, poiché le radici sono molto vicine al seno mascellare.

Viceversa, anche la sinusite può essere causa di mal di denti

Cure naturali per la sinusite
1) Lavaggi nasali con soluzione salina

Mescolando acqua ossigenata ad un cucchiaino di sale da cucina, possiamo creare una soluzione salina molto efficace, utile per effettuare dei lavaggi nasali.

Si procederà pulendo una narice e poi successivamente l’altra, aiutandoci inclinando la testa. Non è una pratica piacevolissima, ma di grande efficacia per la capacità dell’acqua ossigenata e del sale di: disinfiammare, disinfettare e sciogliere il muco.

2) Aromaterapia

I suffumigi, meglio conosciuti come vapori caldi, sono rimedi per attenuare il fastidio della sinusite.

Possiamo allora creare un mix di oli essenziali atti a liberare le vie respiratorie, a disinfettare e a sciogliere il muco. Sciogliamo nell’acqua bollente 2 gocce di olio essenziale (olio di eucalipto o malva) e ne respiriamo i preziosi effluvi.

Sinusite e mal di denti a volte possono quindi essere correlati ed essere l’una la diretta conseguenza dell’altro.

La presenza batterica è la vera causa che deve essere curata e debellata. Pratiche igieniche e una sana alimentazione possono essere un corretto approccio per prevenire questi disturbi.

Fonte: cure-naturali.it