In un mondo di noiosi webinar e presentazioni generiche, si stanno facendo strada gli eventi esperienziali.

In un contesto B2B, gli eventi esperienziali creano una connessione emotiva che il marketing tradizionale semplicemente non può raggiungere, si tratta di creare incontri coinvolgenti e indimenticabili tra un brand e il suo pubblico.

Questi eventi permettono di immergersi nelle realtà dei brand suscitando emozioni e creando relazioni più stabili. Ci sono molti modi per realizzarli: potrebbe trattarsi di una dimostrazione dal vivo con realtà virtuale, di un’esperienza pop-up unica sul tetto di un hotel o di un evento completamente a tema.

COSA SI INTENDE PER EVENTO ESPERIENZIALE ?

Gli eventi esperienziali sono un’esperienza dal vivo legata al brand che invita i partecipanti non solo a “essere presenti”, ma anche a partecipare attivamente. Consentono al pubblico di vedere, ascoltare, toccare e soprattutto sentire ciò che rappresenta la tua azienda. Non si limitano a trasmettere un messaggio, ma creano un ricordo.

A questo punto la domanda che potrebbe sorgere è: ma cosa rende davvero speciale un evento?

la risposta è che un evento esperienziale permette di abbattere la barriera tra brand e pubblico, rendendolo parte integrante della storia. Ecco la chiave di un evento esperienziale: il suo potere di trasmettere emozioni.

Nel marketing B2B, questo cambiamento è particolarmente significativo. Vendere la propria attività ad altri richiede molto più che illustrare funzionalità e listini prezzi. Richiede fiducia e una profonda comprensione di come funzionano le emozioni. Quindi, tutto si riduce a una cosa: l’intenzione. Mentre gli eventi tradizionali, mirano a informare, gli eventi esperienziali mirano a trasformare e a creare connessioni.

COME ORGANIZZARE QUESTA TIPOLOGIA DI EVENTI: 

Innanzitutto per cominciare è necessario avere chiari i nostri punti chiave e obbiettivi di marketing, sia per individuare il tipo di esperienza che voglio valorizzare, sia per mettere in chiaro il messaggio che voglio trasmettere.

Secondo Schmitt, l’ideatore del marketing esperienziale, esistono 5 tipi di esperienza, denominati SEMS o Strategic Esperential Modules:

  1. Sense Experience, che coinvolge i sensi
  2. Feel Experience, che coinvolge sentimenti ed emozioni
  3. Think Experience, che coinvolge i pensieri e le attività cognitive
  4. Act Experience, che coinvolge le attività fisiche
  5. Relate Experience, che coinvolge la relazione che si viene a creare nel gruppo

 

Questi tipi di esperienze possono anche essere mixati per ottenere un’esperienza “memorabile”. Questa deve, a sua volta, essere impostata secondo 4 direzioni:

  1. Intrattenimento attraverso i 5 sensi
  2. Educativo, tramite la partecipazione attiva
  3. Estetico
  4. Evasione, tramite il coinvolgimento attivo

 

Una volta definita la tipologia di esperienza che voglio applicare, vi sono 4 step da seguire per la creazione definitiva dell’evento:

  • Definire una strategia da seguire, partendo dal colloquio con il cliente in cui verranno definiti gli obbiettivi principali, individuate le modalità di comunicazione, il target e i punti di forza e di debolezza.
  • Individuare il tema creativo da seguire
  • Verificare la concreta fattibilità dell’evento, quindi verranno individuati di conseguenza la location, gli allestimenti, il catering, i gadget e l’animazione. Questo è il momento in cui verrà fatta un’analisi dettagliata dei costi e dei profitti, e verranno definite le corrette tempistiche di realizzazione
  • Infine, verrà misurato l’evento per valutare nel suo insieme il progetto, misurando i risultati rispetto agli obbiettivi in precedenza definiti, con la conseguente redazione di un report per dimostrare al cliente in modo concreto i risultati raggiunti

I VANTAGGI DEGLI EVENTI ESPERIENZIALI: 

Gli eventi esperienziali sono un modo intelligente per distinguersi dalla concorrenza.

Inoltre, con l’aiuto della tecnologia, i brand possono monitorare il coinvolgimento del proprio pubblico e raccogliere feedback per ottenere informazioni sul comportamento. Questi dati possono poi essere trasformati in strategie, con messaggi ridefiniti e risultati tangibili.

Tutto questo ha un chiaro esito: la fidelizzazione dei clienti.

Essi, si fideranno del tuo marchio e si sentiranno parte di esso, non solo come fornitori o usufruitori, ma come un partner

IN CONCLUSIONE 

L’evento esperienziale perfetto non si basa solo su idee brillanti e tecnologie innovative, ma anche sulla creazione di momenti significativi, capaci di suscitare emozioni uniche e ricordi indimenticabili. Gli eventi di maggiore impatto non si limitano trasmettono ai partecipanti emozioni autentiche che li porterà a scegliere sempre il brand in cui si sono sentiti capiti.

Fonti:

Asap ovvero come organizzare un evento esperienziale

https://www.minorhotels.com/it/minor-pro/blog/consigli-eventi/eventi-esperienziali

La parola Team Building è generalmente usata in moltissimi aspetti della vita quotidiana e aziendale, ma a cosa ci si riferisce veramente quando la si utilizza.

Partiamo dall’origine della parola, per Team Building (letteralmente “costruzione della squadra), si intende l’insieme di attività e procedimenti che servono a far interagire un gruppo di persone allo scopo di migliorarne la capacità di lavorare in squadra.
Le attività possono essere formative ed educative, ma anche esperienziali oppure prettamente ludiche.

In breve, possono essere degli eventi anche molto brevi, della durata di un’ora/un’ora e mezza, che già contengono al loro interno lo stimolo alla costruzione del gruppo e non hanno bisogno di ulteriore riflessione.
Il loro utilizzo si sviluppa in due macro-ambiti principali:
– All’ interno di contesti aziendali per motivare un team di lavoro e migliorarne le prestazioni
– Come un premio per i partecipanti durante un viaggio “incentive”

COME ORGANIZZARE UN TEAM BUILDING

Per prima cosa, per organizzare un buon team building, dobbiamo avere chiari gli obbiettivi che vogliamo raggiungere.
Se vogliamo formare il team, integrarlo, cambiare l’atteggiamento delle persone nei confronti del lavoro di squadra e stimolare comportamenti positivi, allora il nostro sarà un training, che potrà essere svolto in aula, oppure attraverso una formazione cosiddetta esperenziale.
Se, invece, vogliamo premiare i dipendenti si tratterà di un evento incentive, adatto all’occasione di una festa o un Family Day aziendale.

Sulla base di questa prima scelta imposteremo lo stile di tutto quello che accadrà nel corso della nostra esperienza. Ecco dunque le domande alle quali dobbiamo rispondere prima di iniziare a progettare un evento di team building aziendale:

  • Quando?
    – qual è l’occasione a cui si riferisce l’evento? positiva o negativa?
    – qual è la stagione in cui si svolgerà l’evento? sarà, quindi, una location indoor o outdoor?
    – qual è il momento della giornata in cui si svolgerà l’evento
  • Chi sono i partecipanti?
    – membri del medesimo team aziendale
    – membri di più team
    – clienti esterni dell’azienda
  • Quali sono i motivi che spingono l’azienda ad organizzare il team building?
    – crescita troppo rapida dell’azienda che ha causato una crisi di mercato
    – fusione o acquisizione dell’azienda
    – meeting o convention tra diverse task force

Una volta che avremo risposto a tutti questi quesiti, potremmo definire il team building dal punto di vista dell’evento.
I fattori principali da tenere in considerazione sono i seguenti.
1. Definizione della tipologia:
– training di formazione
– azione e avventura per testare la collaborazione tra i membri
– social o creatività per sviluppare lo spirito di squadra
2. La location
– esclusiva e di lusso per impressionare i manager dell’attività
– rustica in campagna per stimolare una comunicazione informale
– un albergo in città o vicino ad un aeroporto per incentivare anche i lavoratori esterni

IN SINTESI

Possiamo quindi affermare che le attività di Team Building sono una parte fondamentale dello sviluppo aziendale, che contribuiscono a sviluppare il benessere dei dipendenti e a creare una forza lavoro più connessa e motivata.
Tra gli aspetti positivi vi sono  la comunicazione, la diminuzione dello stress e del burnout, l’aumento della fidelizzazione e la produttività nell’ ambente aziendale da parte dei dipendenti.

Fonte: https://www.teamworking.it/team-building/

https://empuls.xoxoday.com/it/glossary/team-building-events

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 54

E’ online il 54esimo numero gratuito della nostra rivista: L’Impatto degli Eventi Corporate: Motivazione, Engagement e Innovazione“.

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 50

E’ online il 50esimo numero gratuito della nostra rivista: “MARKETING PREDITTIVO”.

NEUTRALITÀ FISCALE NELLE AGGREGAZIONI FRA PROFESSIONISTI

La neutralità fiscale nelle aggregazioni tra professionisti rappresenta un principio fondamentale volto a garantire che le operazioni di fusione, scissione, o conferimento di attività tra soggetti professionali non producano, di per sé, effetti fiscali distorsivi. Questo principio si applica soprattutto nel contesto di riorganizzazioni che coinvolgono studi professionali, società tra professionisti o associazioni di lavoro autonomo, consentendo di gestire tali operazioni senza creare un aggravio fiscale ingiustificato.

Per neutralità fiscale si intende la possibilità di effettuare operazioni di aggregazione senza che tali operazioni siano immediatamente soggette a tassazione. Ciò consente ai professionisti di organizzare e riorganizzare le proprie attività in modo più efficiente, senza che le necessarie trasformazioni aziendali comportino una penalizzazione fiscale che potrebbe scoraggiarle. In altre parole, le operazioni di ristrutturazione devono essere “neutre” dal punto di vista tributario, rinviando la tassazione al momento in cui si verifichino eventi di realizzo effettivo, come la cessione delle partecipazioni o dei beni conferiti. Questo principio mira a incentivare l’aggregazione tra professionisti e a promuovere una maggiore competitività, efficienza e razionalizzazione dei costi. Attraverso l’aggregazione, i professionisti possono ottenere diversi vantaggi come la condivisione di risorse, l’ampliamento della base clienti e una maggiore capacità di investimento, senza essere gravati da costi fiscali aggiuntivi durante il processo di aggregazione.

Aspetti Fiscali delle Operazioni di Aggregazione

Le operazioni di aggregazione tra professionisti possono avvenire in diverse forme giuridiche, tra cui fusioni tra studi, conferimenti di attività in società tra professionisti o fusioni di società esistenti. In tali contesti, il principio di neutralità fiscale permette di sospendere la tassazione sui plusvalori latenti dei beni trasferiti, fintanto che questi non siano ceduti a terzi. Ad esempio, nel caso di un conferimento di beni da uno studio professionale a una società, la neutralità fiscale prevede che il trasferimento dei beni non venga tassato immediatamente, ma solo in caso di una successiva cessione a terzi da parte della società conferitaria.

Condizioni per l’Applicazione della Neutralità Fiscale

Per garantire la neutralità fiscale nelle operazioni di aggregazione, il legislatore richiede che siano rispettate determinate condizioni. Tra queste, la più importante è che l’operazione non abbia come finalità principale o prevalente quella di eludere il pagamento delle imposte. In altre parole, il vantaggio fiscale non deve costituire il motivo determinante dell’operazione. Inoltre, è necessario che il trasferimento dei beni avvenga a valori contabili e non a valori di mercato, il che consente di evitare l’emersione di plusvalori tassabili. Per quanto riguarda le società tra professionisti, la normativa fiscale prevede, ad esempio, che il conferimento delle attività professionali a tali società non sia immediatamente soggetto a tassazione se rispettate determinate condizioni, come l’iscrizione dei beni conferiti nel bilancio della società al valore di libro e non al valore di mercato.

Vantaggi e Impatti della Neutralità Fiscale

La neutralità fiscale incentiva la crescita e la competitività dei professionisti, favorendo la creazione di strutture più grandi e meglio organizzate. Consente di affrontare sfide economiche più complesse e di competere in modo più efficace sia a livello nazionale che internazionale. Tuttavia, è essenziale che l’uso di tali strumenti sia fatto in maniera trasparente e conforme alle normative fiscali, per evitare abusi che potrebbero comportare conseguenze negative, come l’applicazione di sanzioni o l’annullamento dei benefici fiscali. In conclusione, la neutralità fiscale rappresenta un pilastro fondamentale nelle operazioni di aggregazione tra professionisti, garantendo che la riorganizzazione e la crescita non siano frenate da barriere fiscali inutili, promuovendo al contempo uno sviluppo più sostenibile e competitivo del settore professionale.

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 35

E’ online il XXXV numero gratuito della nostra rivista: “PERSONALIZZAZIONE GADGET”.

Qual è la definizione di Growth Marketing?

 

Il termine Growth Marketing si colloca nel mondo del Digital Marketing e si può definire come uno dei fattori fondamentali che spinge verso la crescita e il successo.

 

Sean Ellis, l’ideatore della definizione di Growth Marketing, infatti, lo ha definito come una rapida sperimentazione per accelerare la crescita di clienti e di fatturato, concentrandosi sull’insieme strutturato di passaggi che permette di individuare un’opportunità e di trasformarla in successo tramite sperimentazioni rapide e continue.

 

Forse non tutti sanno che “Growth Marketing” è sinonimo di “Growth Hacking”. Nella sua accezione originaria, infatti, il termine hacker ha un significato positivo, cioè il fare qualcosa fuori dell’ordinario utilizzando la creatività. Nel marketing questo termine è diventato sinonimo di metodo non convenzionale per la crescita aziendale. A livello collettivo globale, però, il vocabolo viene spesso associato all’attacco pirata a un sistema. Per questo, nel tempo, dall’utilizzo di hacking si è passati al termine marketing.

Come si differenzia dal Marketing tradizionale?

 

Il processo del Growth Marketing mette in costante comunicazione tre aree fondamentali che tradizionalmente vivono in maniera autonoma all’interno di un’azienda: marketing, prodotto e data analysis. Il filo che li unisce è la sperimentazione tramite la quale si concretizzano le idee creative ed è proprio in questo momento che emergono le differenze tra il marketing tradizionale e il Growth Marketing.

  • Il marketing tradizionale si occupa principalmente di prodotto e lavora in maniera settoriale su obiettivi parziali come, ad esempio, acquisire lead (potenziali acquirenti) e aumentare visibilità.
  • Il Growth Marketing, invece, coinvolge l’intero sistema di acquisto e di fidelizzazione del cliente. Quindi studia il mercato, sviluppa il prodotto, lo testa e fa continui aggiustamenti strategici. In definitiva, tutto quello che viene fatto in questo ambito riguarda microazioni continue di adattamento della strategia e viene realizzato utilizzando budget ridotti. Ciò non accade invece nel marketing tradizionale che lavora con grossi budget e con azioni che vengono programmate a lungo termine.

Come funziona il Growth Marketing?

 

Abbiamo visto come alla base ci sia un approccio scientifico e sperimentale, attraverso cui vengono realizzati tanti piccoli esperimenti economici per capire cosa funziona e cosa no. Affinché avvenga l’acquisizione finale del cliente, la strategia del Growth Marketing si sviluppa in quattro passaggi:

  1. Analisi – È la fase di raccolta delle informazioni e dei dati che servono per avere un’immagine completa della situazione. Questi si costituiscono come elementi quantitativi o qualitativi attraverso cui individuare un possibile problema e trarre spunto per un’idea finalizzata al suo superamento.
  2. Ipotesi o Ideazione – È la fase in cui sulla base dei dati raccolti si fanno delle ipotesi e si lanciano delle idee. Si tratta del risultato di un lavoro di brainstorming di un team che coinvolge anche altre figure come il product manager, il responsabile marketing e il software engeneer.
  3. Definizione delle priorità – Questa è la fase in cui una volta varate le varie ipotesi si decide quale potrebbe essere la più indicata da sperimentare e, quindi, quella a cui dare la priorità.
  4. Sperimentazione – È la fase fondamentale che permette di non sprecare tempo e denaro. Facendo continui test su obiettivi misurabili e piccoli si evita di pianificare e costruire grandi progetti che una volta messi sul mercato potrebbero generare feedback negativi.

Qual è il ruolo del Growth Marketer?

 

Il compito del Growth Marketer è quello di gestire tutto il processo di analisi, ideazione, prioritizzazione e sperimentazione. Per fare questo, tra le competenze trasversali, deve possedere la multidisciplinarità, e risulteranno fondamentali altre caratteristiche come: leadership, curiosità, l’ossessione per la crescita e passione per il prodotto; senza tralasciare una conoscenza approfondita del Digital Marketing, una base di data analytics e fondamenti di product management. Il tutto, congiunto ad una formazione continua del settore, non farà altro che ampliare il background di chi si approccia a diventare un Growth Marketing Specialist.

 

 

Fonte: https://www.digital-coach.com/it/blog/case-histories/growth-marketing/

 “Lo Storytelling è l’insieme di tecniche per raccontare e condividere una storia che genera interesse e che trasmette un messaggio al fine di convincere e di far aderire a una conclusione che si presenta come definitiva“.

                                                                                        Georges Lewi

 

La definizione principale di storytelling è: “Affabulazione, arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico”. Negli ultimi anni, questa tecnica di comunicazione è stata utilizzata da moltissimi brand nazionali ed internazionali.

Questa disciplina ha addirittura assunto un nome a sé stante: il Corporate Storytelling  (o Storytelling aziendale).  Il termine si riferisce alla strategia di usare la straordinaria potenza delle storie per creare un collegamento con il cliente target, tramite le emozioni.

Ma perché viene sempre più scelta per la comunicazione aziendale? A suo favore la facilità nel catturare l’attenzione dell’audience, portando al coinvolgimento emotivo e alla condivisione di idee e valori.

Si applica a progetti multimediali,  da diffondere e distribuire su differenti canali per aumentare la popolarità di un brand, far conoscere i valori aziendali, fidelizzare i clienti acquisiti e per attrarne di potenziali. Ogni azienda  ha una visione, ogni imprenditore (piccolo o grande) ha una storia alle spalle, ha esperienze da raccontare, valori da condividere.  Devono sapersi raccontare al meglio creandosi un proprio storytelling che rappresenti la storia del suo brand in tutta la sua unicità.

Questa strategia non solo pubblicizza l’azienda, ma riesce a creare quella “storia” intorno al prodotto che apparentemente non ha nessuna narrazione e nessun’”anima” ma che in realtà può essere ricordato al di là del suo utilizzo.

 È il potere del marketing associato allo storytelling: fa preferire un prodotto della stessa categoria merceologica a un altro, pur presentando caratteristiche simili se non addirittura identiche.

Le neuroscienze spiegano perché lo storytelling è efficace

La ricerca scientifica degli ultimi anni sui processi neurali attivati dalle storie ci danno alcuni indizi in grado di spiegare l’efficacia di questa “nuova” tecnica di comunicazione.

  • Le storie ben raccontate sono in grado di coinvolgere il pubblico attraverso il processo che gli psicologici definiscono di “trasporto narrativo”. La letteratura ha ampiamente dimostrato come le forti emozioni condivise siano in grado di creare empatia con chi ad esempio chi ci racconta la storia.
  • Lo storytelling aumenta la memorizzazione di contenuti. La scienza, ma anche l’esperienza quotidiana di ognuno di noi ha mostrato come le persone processino meglio le informazioni se presentate in forma di storia. In particolare, è provato scientificamente che una storia aiuta la memorizzazione.
  • Le storie sono in grado di catturare l’attenzione. Il cervello umano ha la forte tendenza a perdere il focus attentivo.È stato stimato che le persone si perdano a fantasticare più di 2000 volte al giorno e trascorrano metà del loro tempo a “immaginare”. Tuttavia, più una storia èinteressante, più la mente rimane concentrata.
  • Le storie sono in grado di influenzare i nostri comportamenti. Il neuroeconomista Paul Zak ha dimostrato che le persone sono molto più favorevoli a fare beneficienza per una buona causa dopo aver visto una storia ad alto contenuto emotivo.

Impostare correttamente il messaggio

Per impostare correttamente un progetto di storytelling occorre approfondire una serie di aspetti di seguito a elencati:

  • Definizione degli obiettivi: cosa vuole ottenere dalla narrazione? A seconda dei casi si dovranno utilizzare linguaggi e metafore diverse;
  • Definizione di un pubblico: A chi è indirizzato il messaggio? Un pubblico di teenager implicherà la scelta di un linguaggio diverso rispetto un pubblico adulto: temi popolari e piattaforme digitali più frequentate sono tra gli elementi da considerare ;
  • Definizione dei media: strettamente correlato al punto precedente, bisogna chiedersi  quali sono i media più adatti a ospitare la nostra storia (sito internet, social media, stampa, mostre…). Ogni canale digitale ha, infatti, delle peculiarità che lo rendono più o meno adeguato a certe tematiche o registri comunicativi;
  • Idea di storia/Contenuto: nello storytelling va definito il concetto generale attorno al quale ruoterà la storia, che dovrà essere avvincente e autentica, che sappia andare al di là della retorica autoreferenziale e dell’auto celebrazione;
  • Contenuti Multimediali le immagini hanno un’importanza fondamentale nella narrazione di un brand. Una scelta accorta dei materiali grafici rende infatti più accattivante la lettura di una pagina web. A volte sottovalutata anche la musica contribuisce (come abbiamo visto per le immagini) a intrattenere e coinvolgere gli utenti, che saranno più disposti a dedicare tempo e risorse mentali ai nostri contenuti;
  • Verosimiglianza: essere in grado di narrare una storia che il pubblico accoglie come virtualmente vera, porta ad aumentare il coinvolgimento e l’immedesimazione del potenziale consumatore.
  • Influencer blogger: occorre chiedersi chi racconterà la storia. Le aziende possono raccontarla in prima persona, ma possono anche demandare il compito agli “esperti” (influencers).
  • Tono di voce: è lo stile comunicativo da adottare, che si traduce nell’incarnazione di un personaggio-tipo in grado di rapportarsi efficacemente al pubblico di destinazione;

Lo Storytelling è un alleato strategico in ogni progetto di digital marketing. Permette di:

  • aumentare le visite al tuo sito web o blog
  • far crescere la popolarità del tuo brand sui social network
  • rafforzare la percezione positiva del tuo prodotto/servizio
  • stimolare le vendite