Per alcune persone, durante la bella stagione, le giornate di sole e una passeggiata in un parco possono trasformarsi in un incubo. Per chi soffre delle allergie di stagione, infatti, il periodo che va da aprile a giugno è decisamente quello più critico.

Sappiamo che esistono alcuni rimedi naturali che, se non sostituiscono i farmaci nei casi più complessi, aiutano lo stesso a contenere il rilascio di istamina da parte del nostro corpo. Che cos’è l’istamina? Si tratta di una proteina che si comporta da mediatore chimico dell’infiammazione, il nostro organismo la produce nel momento in cui si trova a contatto con un allergene scatenando i conosciuti sintomi.

Tra i sintomi più comuni troviamo, infatti, prurito a varie zone del corpo come naso, gola, occhi e pelle; naso chiuso; starnuti; lacrimazione; in alcuni casi anche tosse e asma. Sono queste le reazioni corporee più diffuse alla penetrazione per via aerea di pollini e polveri nelle persone allergiche ad essi.

Di seguito illustriamo alcuni consigli e accorgimenti per non farci trovare impreparati quando alberi e piante cominciano a fiorire!

Prevenzione e alimentazione

Entrare nella mentalità di una buona prevenzione nei mesi che precedono la primavera è sicuramente di aiuto. Dall’articolo che abbiamo preso come fonte apprendiamo che i rimedi omeopatici più diffusi, soprattutto in presenza di allergia da polline, sono Allium cepa 5 CH, in caso di starnuti e naso che cola; Ipeca 5 CH, in caso di tosse profonda e secca; Euphrasia 5 CH nel caso in cui lacrimino gli occhi. È altrettanto importante anche agire consapevolmente a livello alimentare evitando o limitando nei periodi critici i cibi che liberano istamina.

Tra questi troviamo:

• Formaggi

• Salumi

• Pesce

• Pomodori

• Fragole

• Cioccolato

È invece molto consigliata l’assunzione di quei cibi che inibiscono il rilascio di istamina, tra cui troviamo:

• Mele

• Carote

• Uva

• Alimenti ricchi di omega 3

• Cereali senza glutine

Gli acidi grassi omega 3 sono contenuti in diversi alimenti, alcuni dei quali però possono spesso risultare essi stessi causa di allergie come ad esempio il salmone e le noci. Altri, invece, possono essere considerati come fonti di omega 3 più sicure come ad esempio i semi di canapa e l’olio di semi di lino.

La Natura ci fornisce, a questo proposito, anche i cosiddetti adattogeni, ovvero sostanze che consentono in generale di aumentare la resistenza e la capacità di adattamento del nostro organismo agli agenti stressanti e alle condizioni sfavorevoli agendo così non sui sintomi ma sulle cause che possono dare origine a squilibri. Tra gli adattogeni più efficaci troviamo ginkgo, rodiola, guaranà, eleuterococco.

Antistaminici naturali per combattere le allergie primaverili

Mettere una barriera naturale alle allergie primaverili vuol dire anche fare spazio ad alcuni alimenti che sono considerati dei veri e propri antistaminici naturali. Di seguito elechiamo le principale caratteristiche di ognuno:

Ribes nero: è una pianta dalle mille proprietà benefiche, tra cui quella di contrastare il rilascio di istamina. Ha un’azione antinfiammatoria, è ricco di vitamina C e rafforza il sistema immunitario. Si può assumere diluendo in acqua alcune gocce di estratto o tramite infusione.

Tè verde: riduce l’impatto dell’istamina grazie al suo contenuto di quercitina e di catechina, che contrastano l’insorgere delle infiammazioni. Sono buone fonti di quercitina anche gli agrumi, le mele, il prezzemolo, le cipolle, i legumi, i pomodori, la lattuga e i broccoli.

Vitamina C: dalla frutta e dalla verdura arriva il contributo più importante in caso di allergie. In particolare è buona abitudini preferire gli alimenti ricchi di vitamina C come arance, limoni, pompelmo, carote, kiwi, ecc, che in primavera sono dei buoni antistaminici naturali e aiutano a rinforzare l’organismo debilitato da asma e tosse.

Zenzero, basilico e spezie: tra le piante utili in caso di allergia troviamo lo zenzero, la camomilla, l’echinacea, il basilico, il finocchio, l’aglio, la radice di liquirizia, il ginkgo biloba e l’alga spirulina. Si utilizzano foglie di basilico essiccate da lasciare in immersione in acqua bollente fino a quando non si saranno raffreddate. Il preparato può essere bevuto o anche utilizzato sulle eventuali eruzioni cutanee.

Ortica: contiene quercitina, perciò anche l’ortica è considerata un antistaminico naturale in grado di agire molto rapidamente. Si può assumere come decotto oppure in capsule.

Aceto di mele: è ritenuto particolarmente efficace contro le allergie stagionali, due cucchiaini di aceto di mele possono essere diluiti in un bicchiere d’acqua da assumere per pochi giorni, tre volte nell’arco delle 24 ore.

Ecco come alcuni alimenti sono in tutto e per tutto considerati dei veri e propri antistaminici naturali, che risultano molto utili per chi soffre di allergie primaverili.

Fonte: https://www.paginemediche.it/benessere/cura-e-automedicazione/rimedi-naturali-contro-le-allergie-primaverili

Per glossite si intende l’infiammazione acuta o cronica della lingua. Le persone affette da questo problema notano un’alterazione del colore della lingua, che può rappresentare la glossopirosi (bruciore della lingua), desquamazione, ispessimento o atrofia, esistono varie forme di questa condizione. Generalmente la glossite si presenta nelle persone anziane che effettuano delle terapie farmacologiche a base di antibiotici che intaccano il microbiota umano creando delle alterazioni della flora batterica intestinale.

Durante il processo infiammatorio la superficie della lingua diventa arrossata e si hanno difficoltà nella masticazione, nella deglutizione e spesso anche nel parlare.  La glossite acuta si presenta quando i disturbi tipici si presentano improvvisamente e senza una causa apparente.

SINTOMI DELLA GLOSSITE

I principali sintomi che possono rivelare la presenza di glossite sono diversi e possono insorgere improvvisamente o gradualmente, vediamone alcuni:

• Bruciore e dolore alla lingua al contatto con cibi soprattutto speziati, molto caldi o freddi;

• Gonfiore della lingua con conseguente difficoltà nel masticare e nel parlare;

• Colore della lingua, molto rossa oppure pallida;

• Riduzione del benessere e del senso del gusto, dovuto a delle infiammazioni croniche che possono portare alla perdita delle papille

• Formicolio, prurito e  afte.

CAUSE DELLA GLOSSITE

Cause della glossite Le cause della glossite sono diverse e dipendono da molti fattori, fra cui l’alimentazione, l’assunzione di antibiotici o reazioni allergiche. Le possibili cause sono:

• abuso di fumo, alcool, cibi e alimenti speziati

• Infezionei causate dall’eccessiva presenza di batteri in bocca

• Carenza di ferro, acido folico, vitamina B12

• Piercing alla lingua

• Allergia a farmaci antibiotici

• Reazioni allergiche ad alimenti

• Reflusso gastroesofageo

• Ustioni e lesioni Si può dire, quindi, che la glossite più che una malattia è un sintomo comune a molte altre patologie.

È da considerare un avvertimento che il nostro organismo manda per avvisare che qualcosa non sta funzionando.

Le possibili cause scatenanti della glossite sono molte, ed è indispensabile che il medico o il dentista di fiducia esegua una diagnosi differenziale in cui si possano ricondurre tutti i valori non normali a questa malattia e non ad altre. Solo dopo aver scoperto l’agente scatenante della glossite, la lingua potrà ritornare alle sue condizioni fisiologiche originali. La diagnosi inizia con la raccolta dei sintomi e dei dolori che il paziente riferisce al medico o dentista. Successivamente verrà analizzata la lingua e l’aspetto: colore, consistenza, presenza di desquamazioni, macchie e pupille gustative. Il medico può anche decidere di prescrivere una serie di analisi del sangue per escludere altre patologie legate alla glossite.

RIMEDI PER LA GLOSSITE

Esistono vari rimedi per la glossite che comprendono sia l’impiego di semplici collutori per effettuare degli sciacqui, sia terapie farmacologiche mirate.

A prescindere dalla condizione, è sconsigliata l’assunzione di cibi e alimenti speziati, alcol e il fumo e si preferisce incrementare il consumo di frutta. Alcuni rimedi efficaci per la glossite sono, dunque, collutori specifici, integratori alimentari e gli antibiotici. L’obiettivo principale della terapia è quello di fermare l’infiammazione della lingua indipendentemente dalla causa. Solamente dopo un’attenta diagnosi differenziale effettuata dal medico si potrà prescrivere una terapia efficace.

Il trattamento tipico della glossite prevede degli sciacqui con dei collutori specifici ma il medico può prescrivere anche dei farmaci antinfiammatori e degli integratori alimentari quando la glossite è causata da carenze di vitamine.

COME PREVENIRE LA GLOSSITE

Alcuni piccoli suggerimenti che possono aiutare a prevenire la glossite sono elencati di seguito:

• mantenere una corretta alimentazione, evitando l’assunzione di cibi molto speziati, bevande acide o irritanti, che costituiscono un fattore di rischio per la comparsa della glossite

• usare molto spesso il collutorio, effettuando gargarismi e mantenendo una costante cura orale utilizzando spazzolino e filo interdentale

• non fumare e non bere alcolici

• prestare attenzione a un’eventuale alterazione della mucosa linguale e alla formazione di macchie bianche.

Fonte: https://www.sunstargum.com/it-it/salute-orale/glossite-sintomi-cause-e-rimedi.html

In questo blog vedremo qual è la relazione tra salute orale e salute generale, arrivando ad indicare gli organi maggiormente coinvolti.

La prima porta di accesso di batteri e agenti patogeni è la bocca, e questi possono poi facilmente diradarsi all’interno dell’organismo: questo si può tradurre, tendenzialmente, in malattie generali che possono essere condizionate da una cattiva salute orale. Vero è che alcune malattie del cavo orale possono essere anche influenzate da malattie sistemiche. Affermiamo quindi che esiste uno scambio tra le due entità, tra salute orale e salute generale del corpo. Alcuni studi hanno dimostrato che una scarsa salute orale, in particolare riferita alla perdita dei denti, provoca il peggioramento della salute sistemica delle persone, con una conseguente possibile predisposizione alla mortalità.

Iniziamo la nostra analisi della correlazione tra salute orale e salute generale dell’organismo parlando di ossa. Infatti, l’eventuale dolore alla schiena sofferto da alcuni soggetti può trovare una causa anche nella salute orale: questi dolori, infatti, possono essere legati ad una malocclusione dentale, ovvero il disallineamento tra l’arcata superiore e quella inferiore. Questo fattore può portare i denti a lavorare e utilizzare le forze in modo scorretto, sovraccaricando determinati muscoli e articolazioni che diventano la causa di mal di schiena e scompenso posturale.

Correlazione tra la bocca e il cuore

Come sono collegati? Dobbiamo sapere che gli agenti esterni che entrano nella cavità orale possono arrivare fino al cuore, innescando infiammazioni. Qui introduciamo la parodontite, ovvero la malattia dentale la cui componente batterica e infiammatoria può portare alla perdita denti. Questa, tramite la proliferazione di batteri all’interno di ‘tasche’, aumenta l’infiammazione generale rendendo meno fluido il sangue, portando ad una predisposizione alle malattie cardiovascolari e cardiache, come la sindrome coronarica acuta, ma anche ictus e aterosclerosi. Questa correlazione è stata dimostrata dalla scoperta di batteri parodontali negli ateromi coronarici che si formano nelle arterie, il che dimostra che con una salute orale migliore si potrebbe evitare la diffusione di questi batteri.

Polmoni e intestino: come sono legati alla salute orale?

Altrettanto molto importante è il legame tra cavo orale e strutture respiratorie, le quali rappresentano la prima stazione in cui si fermano i batteri che arrivano dalla bocca provocando possibili patologie respiratorie o l’abbassamento delle difese immunitarie (oltre alla frequente compromissione parodontale, che aumenta la quantità di microbi in circolo). Anche in questo contesto la malattia parodontale può avere un forte impatto, tanto da essere inserita nella lista delle patologie da evitare in ottica preventiva per la formazione del cancro al polmone.

Da alcuni studi è stato rilevato che una scarsa salute della bocca è associata ad una maggiore incidenza di broncopolmonite. Anche la salute dell’intestino è collegata in modo diretto a quella della bocca: i soggetti con malattie infiammatore intestinali, come la colite ulcerosa, hanno maggiore probabilità di sviluppare parodontiti e incidere sulla condizione del cavo orale. La diffusione dei microbi che arrivano dalla bocca all’intestino aggravano diverse malattie gastrointestinali, tra cui la sindrome dell’intestino irritabile, la malattia infiammatoria intestinale e il cancro del colon-retto.

E il mal di testa?

Una salute orale piuttosto precaria può portare anche a mal di testa, cefalee e cervicali. Questo perché il disallineamento dentale, carie, perdita di denti o denti del giudizio mal posizionati possono creare disturbi sull’equilibrio e sul tono muscolare tanto da affaticare alcuni muscoli specifici che portano alle cefalee cosiddette muscolo-tensive.

Conclusioni

Considerando il ruolo centrale dei tessuti che sostengono i denti, è importante sottolineare il ruolo delle cure odontoiatriche e del dentista. Anche se è vero che alcuni soggetti sono predisposti per natura alla malattia parodontale, non va mai sottovalutata la prevenzione. È bene seguire un’igiene orale adeguata, con lavaggi dei denti dopo ogni pasto pulendo non solo le superfici interne ed esterne del dente ma soprattutto quelle interdentali attraverso fili e scovolini. Lo spazzolamento deve essere accurato e raggiungere tutte le superfici dentali, anche quelle più posteriori. Senza mai dimenticarsi di recarsi dal proprio dentista almeno due volte l’anno, così da intercettare eventuali patologie parodontali che, come dimostrato, possono essere un rischio da un punto di vista cardiovascolare, polmonare e intestinale.

 Fonte: https://www.odontoiatria33.it/approfondimenti/23450/salute-orale-vs-salute-generale-ecco-la-mappa-delle-correlazioni.html

In questo blog scopriremo gli effetti e benefici della gomma da masticare sulla salute. Vedremo come il chewing gum può diventare un grande alleato della nostra salute se scegliamo quello giusto senza zucchero e con lo xilitolo.

Gomma da masticare senza zucchero: alleato della nostra igiene orale

Il chewing gum senza zucchero ha importanti benefici per la salute dei nostri denti, soprattutto quando si presenta il rischio di carie. Secondo gli esperti, infatti, quando non ci è possibile lavare i denti con spazzolino e dentifricio il pH della placca può diminuire fino a valori pericolosi per la salute dello smalto e della dentina, aumentando il rischio di carie. In che modo la gomma da masticare riesce a risolvere questo problema? La masticazione del chewing gum senza zucchero stimola la produzione di saliva, che riporta pH della placca a valori normali, favorendo la corretta mineralizzazione dello smalto e diminuendo, in questo modo, il rischio di carie.

La saliva stimolata dalla masticazione ha anche altre proprietà molto importanti:

• Deterge le superfici dei denti

• Ha un effetto antibatterico naturale esercitato dagli enzimi ed anticorpi in essa contenuti

• Apporta minerali utili alla mineralizzazione dei denti

Combattere il rischio carie: il ruolo delle Gomme da masticare con xilitolo

I chewing gum senza zucchero sono ancora più efficaci contro il rischio carie se contengono un rilevante quantitativo di xilitolo. Lo xilitolo è un dolcificante derivato da fonti vegetali, sostituto dello zucchero con un gusto gradevole e fresco appartenente alla famiglia dei polioli. Diversi studi clinici hanno ormai stabilito la sua capacità di inibire la crescita dei batteri che, causando la demineralizzazione di smalto e dentina, favoriscono l’insorgenza della carie. Secondo alcuni studi, il consumo di chewing gum con xilitolo con regolarità e per periodi di tempo prolungati, è in grado di diminuire la concentrazione orale dei batteri cariogeni.

Benefici della gomma da masticare senza zucchero

Sono stati individuati tutti i benefici che il chewing gum ha sulla nostra salute, li riportiamo qui sotto:

1. MIGLIORA LA CONCENTRAZIONE. Alcuni studi dimostrano che la masticazione di chewing gum gioca un ruolo importante nel mantenere le performance cognitive e dunque gli stati di attenzion. Si ipotizza che questi effetti siano generati da un lieve incremento della frequenza del battito cardiaco e del flusso sanguigno al cervello, ma anche da un effetto di controllo dell’ansia.

2. RIDUCE LO STRESS. Masticare chewing gum ha un effetto calmante ad esempio prima di un intervento chirurgico: sempre secondo alcune ricerche, chi ha fatto uso del prodotto è risultato meno ansioso rispetto a chi non masticava chewing gum. Inoltre, volume ed acidità dei succhi gastrici sono indistinguibili tra chi ha masticato e chi no. Questo studio, e altri, evidenziano quindi che la masticazione di chewing gum non porta ad acidità di stomaco.

3. AUMENTA LA PERFORMANCE SPORTIVA. L’utilizzo del chewing gum durante un’attività sportiva leggera, come ad esempio una camminata o una corsa, porta a percorrere in media distanze leggermente più lunghe e a bruciare fino al 5% di energia in più.

4. RIDUCE I SINTOMI DELLA CYBERSICKNESS. La cybersickness è quella sensazione di nausea da movimento spesso provocata dall’utilizzo del visore per la realtà virtuale. Un recente studio ha dimostrato che il chewing gum è in grado di ridurre questo fastidio. Questo accade presumibilmente perché l’esperienza gradevole della masticazione di qualcosa di buono si opporrebbe alla sensazione sgradevole della nausea, in un certo senso arrivando a “distrarre” il cervello.

5. CONTROLLA IL DOLORE POST-APPARECCHIO ORTODONTICO. Per controllare la sensazione di fastidio o addirittura dolore causato dall’installazione dell’apparecchio ortodontico, le due strategie più comunemente usate sono l’uso di antidolorifici o di “bite” da mordere al bisogno. Recenti studi scientifici hanno predisposto una terza strategia, ovvero proprio la masticazione di chewing gum senza zucchero. Si è concluso che il chewing gum riduce meglio il dolore rispetto ad un trattamento placebo, in termini comparabili al bite e meglio degli antidolorifici

Fonte: https://www.menshealth.com/it/salute/benessere-psicofisico/a45387154/gomma-da-masticare-senza-zucchero-benefici-chewing-gum/

Lo sappiamo, lo stress non è altro che una reazione fisiologica del nostro organismo a eventi esterni particolari. Si può dire, però, che di per sé non è totalmente una condizione negativa perché se ci pensiamo, in diverse occasioni lo stress ci permette di reagire a determinate situazioni vissute come potenziali pericoli o fastidi. Può rappresentare, quindi, anche uno stimolo a fare meglio, una specie di carica personale. Questo indica che il nostro corpo è in grado di provare stress e di reagire in modo funzionale. Lo stress, però, può diventare eccessivo e portare con sé sintomi fastidiosi come mal di testa, disturbi allo stomaco o problemi a dormire. Uno stress eccessivo può anche andare a peggiorare patologie già presenti. Lo stress diventa una condizione che ci influenza sia da lato psichico che da quello fisico, e può arrivare a creare veri e propri danni. Il nostro organismo ci avvisa che il livello di stress è divenuto troppo alto in diversi modi: unghie, pelle, capelli, denti. In questo blog vediamo quali sono i fattori di rischio che possono portare alla parodontite e i segnali da non sottovalutare.

Sappiamo che lo stress può avere infinite e svariate cause. C’è, però, da prestare attenzione alle emozioni che si vivono: di recente è stato evidenziato da alcuni studi come la parodontite sia strettamente legata ai momenti più intensi e carichi di ansia e nervosismo. È risaputo che lo stress eccessivo ha un importante impatto negativo sulla salute dell’uomo. Uno studio riporta che a seguito dei periodi di grandi problematiche sociali (come disastri ambientali o fasi belliche) 1 soggetto su 3 ha riportato disturbi ansiosi, depressione e insonnia. Soprattutto nel corso di questo periodo storico, la popolazione italiana ha raggiunto livelli di stress molto elevati: i mesi di lockdown durante la pandemia così come la disoccupazione e le tensioni legate ai conflitti europei e mondiali hanno portato disturbi del sonno, di ansia e danni anche a livello del parodonto.

STRESS E DENTI: COME REAGISCE IL CORTISOLO?

 

Il cortisolo è conosciuto come “l’ormone dello stress” che, nella popolazione affetta da ansia, causa spesso gonfiore addominale e accumulo. Può anche avere effetti negativi sul parodonto, e conferma la correlazione stress, denti e parodontite insieme a stanchezza cronica, insonnia e acidosi (che causa un danneggiamento dello smalto dentale.) L’abbassamento delle barriere immunitarie nel nostro organismo causa infatti una minor difesa dalle infezioni, rendendoci più propensi ad esserne affetti. La conseguenza si sviluppa direttamente sul parodonto che, una volta infiammato, inizia a causare dolori dentali, sanguinamento gengivale, maggior produzione di placca e alitosi. Di conseguenza, una maggiore quantità di placca corrisponde ad un maggior accumulo di tartaro, il che si traduce in carie.

COME RIDURRE LO STRESS?

 

Come spezzare il binomio stress-denti malati? Nonostante siano state cercate molte risposte, l’unica valida sembra essere la più banale: riappropriarsi del proprio tempo e regalarci dello spazio per noi stessi. È importante che nonostante la fretta, lo stress e l’ansia non si tolga mai del tempo all’igiene orale, ricordandosi di dedicare il giusto spazio anche alla salute della bocca.

Alcune tra le attività utili a combattere lo stress, che portano a ripristinare anche la salute del proprio cavo orale, sono:

• L’esercizio fisico;

• La meditazione e le tecniche di rilassamento;

• L’igiene del sonno;

• Il mantenimento delle relazioni sociali.

Fonte: www.clinicadeldente.com/stress-e-denti/

I momenti più difficili da affrontare lungo la carriera del dentista sono molteplici, ma possiamo dire che i più critici sono soprattutto due: l’apertura dello studio e la cessione/vendita dello studio. È sì un passaggio generazionale, ma è comunque una fase delicata che coinvolge sia la parte emotiva che la parte economica.

Lo studio dentistico è considerato oggi come una vera e propria impresa, è bene aprire gli occhi su quanto sia necessario valorizzarlo anche se in procinto di una vendita, al fine di determinare quella solidità e fondatezza di cui ha bisogno per durare nel tempo.

Come generare questo valore? Circondandosi dei giusti collaboratori, del giusto staff e trasferire quel valore sia nelle prestazioni di qualità offerte al paziente, sia nei rapporti umani che ne derivano.

Una delle preoccupazioni più grandi sta nell’eventuale discontinuità tra chi vende/cede e chi subentra, mentre deve essere un passaggio di consegne pensato e programmato nel tempo.

Prendiamo in riferimento l’intervista a Moyra Girelli (formatrice, coach strategica, business designer, founder di aula41) pubblicata su Odontoiatria33.

È molto difficile pensare di cedere uno studio odontoiatrico, dove il valore reale non è dato dall’attrezzature presenti, ma dal rapporto dentista-paziente che si è cementato negli anni.

Pensare di vendere è il primo errore che si può fare, anche se quello ovviamente è l’obiettivo. Non si deve pensare alla cessione dello studio come un momento di discontinuità, esco io entra l’acquirente, la fine di un’era e inizio di una successiva. Affinché abbia successo e sia garanzia di sopravvivenza e prosperità per il proprio studio dentistico, invece, l’operazione deve essere vissuta come un vero e proprio passaggio generazionale, quindi pensato, programmato e vissuto come un momento di continuità, di integrazione tra tradizione e innovazione, di dialogo e sinergia intergenerazionale”.

Solo se tutte la parti coinvolte daranno il meglio di sé, coniugando storia ed esperienza a cambiamento e innovazione, lo studio sarà in grado di affrontare meglio l’incertezza del futuro e di adattarsi più rapidamente e più efficacemente alle turbolenze del mercato”.

Poi servirà rivedere il modello di business e l’organizzazione perché quello tradizionale, che pur ha funzionato per lunghi decenni, oggi magari non è più adatto a rispondere alle complesse e sempre mutevoli richieste dei pazienti. E non si tratta solo delle prestazioni odontoiatriche, sempre più specialistiche, occorre ragionare anche in termini organizzativi, di comunicazione e di strategia di sviluppo”.

Il passaggio dello studio, inoltre, non può essere immediato, consumarsi in pochi giorni e neppure in pochi mesi.

L’esperta identifica, inoltre, gli aspetti operativi da pianificare almeno 3/5 anni prima, vist la complessita del processo:

  • Selezione e formazione dei successori;
  • Valutazione dello studio;
  • Scelta e realizzazione della forma di aggregazione più indicata;
  • Affiancamento;
  • Uscita del dentista senior.

 

“Si può partire analizzando la situazione attuale, si definiscono gli obiettivi e si costruiscono le strategie più funzionali allo scopo. Del resto, se c’è un problema, c’è una soluzione”.

L’esperta continua identificando gli errori più comuni compiuti dai dentisti quando arriva il momento di pianificare il passaggio generazionale:

 

  • Non preoccuparsi del fenomeno, il che porta il professionista ad occuparsene, in tutta fretta, alla soglia della pensione.
  • Pensare che sia un evento che accade una sola volta nella vita, e che non necessiti di un’adeguata pianificazione.
  • Considerare il passaggio solo nei suoi aspetti economico-finanziari e societari, trascurando completamente il portato emotivo della transizione.
  • Avere la “sindrome di Dolly”, ovvero cercare nei successori dei “cloni” di sé stessi, con la stessa visione e filosofia della professione, con gli stessi identici metodi, con lo stesso identico approccio alle cure, ai pazienti e al gruppo di lavoro.
  • Credere che i giovani abbianoo debbano avere gli stessi valori dei dentisti senior
  • Fare stonewalling, ovvero costruire un muro intorno ai propri dati e strategie di gestione per proteggere tutto ciò che si è costruito, temendo che la condivisione e la trasparenza possano accelerare quel processo di cambiamento che tanto si teme.

Fonte: https://www.odontoiatria33.it/gestione-dello-studio/23233/cedere-il-proprio-studio-questi-i-7-errori-piu-frequenti.html

Grazie alla continua evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, le sue applicazioni si stanno estendendo a moltissimi settori, compreso quello dei meeting e degli eventi. Vediamo nel dettaglio.

 

Qual è l’impatto che l’IA sta avendo su questo settore?

I sistemi di intelligenza artificiale (tra cui ad esempio i chatbot, gli assistenti virtuali e le tecnologie ad attivazione vocale) stanno rivoluzionando il modo in cui gli organizzatori di eventi raccolgono dati e coinvolgono il pubblico. 

Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e del machine learning, anche i team che lavorano su eventi di piccole e medie dimensioni possono accedere a potenti intuizioni sulla pianificazione degli eventi stessi e sulle ricerche di mercato, non solo le grandi multinazionali.

L’intero settore sta iniziando a capire quanto l’intelligenza artificiale possa essere preziosa per la pianificazione degli eventi che, da qui in avanti, diventerà sempre più popolare.

Cosa può fare l’AI per gli eventi virtuali?

Con l’aumento del numero di eventi virtuali e digitali organizzati ogni anno, i partecipanti si aspettano esperienze sempre più sorprendenti e interessanti. I professionisti degli eventi potranno quindi usare l’intelligenza artificiale per creare eventi più coinvolgenti e visivamente attraenti.

L’intelligenza artificiale contemporanea consente di creare ambienti virtuali immersivi in cui le persone possono incontrarsi a distanza e interagire tra loro virtualmente, rendendo l’esperienza molto più coinvolgente di quanto potrebbe essere altrimenti. Inoltre, le capacità di apprendimento ed evoluzione dell’IA consentiranno agli organizzatori di eventi di analizzare le interazioni e individuare le best practice sulla base di enormi quantità di dati per rendere le esperienze più personalizzate.

Capiamo quindi che l’intelligenza artificiale è una parte importante nel processo di miglioramento dell’esperienza dell’utente, che aiuta a sviluppare modi per offrire in modo più facile ciò che cercano i partecipanti.

L’organizzazione di eventi è un’attività talvolta complessa e spesso gran parte del lavoro consiste nel cercare di capire cosa si aspettano i partecipanti da un evento.

Più dati hanno gli organizzatori sulle preferenze e le necessità specifiche del loro settore, meglio possono creare eventi che soddisfino questi criteri. I partecipanti avranno la possibilità di usare i canali offerti dall’AI per comunicare più direttamente con gli organizzatori di eventi su ciò che desiderano, il che può indubbiamente portare a risultati migliori per ambo le parti.

Marketing degli eventi con l’AI

Con il progredire della tecnologia in questione, l’Intelligenza Artificiale svolgerà un ruolo sempre più importante anche nel marketing digitale e nei social media per gli organizzatori di eventi. Quali sono i vantaggi principali che apporterà nel settore?

  • Consentirà esperienze di brand più personalizzate;
  • Fornirà un servizio migliore per i clienti;
  • Faciliterà il processo di Targeting utilizzando l’analisi dei big data e la modellazione predittiva per facilitare la scelta dei target e il loro raggiungimento.

 

Per concludere affermiamo, dunque, che gli organizzatori di eventi dovranno sempre continuare a informarsi sugli strumenti a loro disposizione, in modo da poter sfruttare a pieno le capacità offerte dall’Intelligenza Artificiale e affrontare il futuro restando sempre aggiornati sull’evolversi delle tecnologie digitali contemporanee.

Fonte: www.blog.smarteventi.it/come-lintelligenza-artificiale-sta-cambiando-il-mondo-degli-eventi

ZUCCHERI E ZUCCHERI NASCOSTI

Quando parliamo di zuccheri intendiamo una determinata tipologia di carboidrati a rapido assorbimento, detti anche “carboidrati semplici”. Gli alimenti che solitamente associamo a questa categoria di nutrienti sono i dolci, le torte, i gelati, le bevande gassate, gli snack, i biscotti e i cioccolatini, oltre al classico zucchero da tavola.

In aggiunta a questa, possiamo definire una vera e propria categoria di alimenti che raramente sono percepiti come zuccherini, che chiamiamo quindi zuccheri nascosti, ovvero quelli che non associamo immediatamente all’assunzione di zucchero nonostante il loro effetto metabolico sia paragonabile a quello di una caramella o di una Coca Cola. Tra questi troviamo alimenti come i cereali da prima colazione, miele, bevande vegetali, ketchup, yogurt, eccetera.

A COSA E’ DOVUTA QUESTA PERCEZIONE?

Possiamo rispondere in due modi.

Come prima cosa, è comune avere difficoltà oggettive nel leggere le etichette e riconoscere i diversi ingredienti, spesso “camuffati” attraverso l’utilizzo di diciture poco chiare. È importante sapere e ricordare che esistono nomi diversi dello zucchero anche se di fatto la sostanza è la stessa, come ad esempio lo sciroppo di glucosio/fruttosio, melassa, malto d’orzo, sciroppo di mais, lattosio… Esistono anche alimenti che possono apparire o venire percepiti più sani grazie all’accurata scelta dei termini con cui lo zucchero è inserito nelle etichette: possiamo pensare a miele, zucchero di canna, zucchero della frutta, fruttosio…

Inoltre, ci sono alimenti che di fatto sono dolci, ma che in etichetta dichiarano termini nutrizionali accattivanti (e spesso fuorvianti) come ad esempio “a ridotto contenuto in zuccheri”, “ con il 40% di zuccheri in meno”, “tanto gusto, poche calorie”, “light”.

DOLCIFICANTI

Come fa un alimento con la metà dello zucchero a essere dolce come la sua controparte zuccherata? La risposta sta nei dolcificanti. Infatti, esiste una classe di nutrienti, detta polioli, definita come “carboidrati con un ridotto apporto calorico ma con un potere dolcificante equiparabile o superiore allo zucchero comune”.

I polioli non hanno un effetto immediato sull’aumento degli zuccheri nel sangue (glicemia) ma comunque agiscono in maniera indiretta sulla insulino-resistenza – fenomeno per il quale l’organismo riuscirà sempre meno a gestire i carboidrati.

La conseguenza più comune nel breve periodo può essere l’incremento di grasso, cui si vanno ad associare seri dismetabolismi e patologie, tra cui il diabete, se non si interviene con un deciso cambio di abitudini alimentari e stile di vita.

IL MONDO DELLA FRUTTA

Nonostante la frutta sia un alimento benefico e ricco in vitamine e sali minerali, se assunta in modo eccessivo può avere lo stesso effetto di un alimento zuccherino classico.

Il fruttosio, zucchero naturalmente presente nei frutti, viene assorbito tramite una via metabolica differente rispetto al glucosio: questo, infatti, non incide in modo significativo su glicemia ma agisce sull’incremento di metigliossale. L’effetto sarà amplificato nel caso di assunzione di centrifugati o di succhi, perché si va a perdere la preziosa componente fibrosa, che rallenta la velocità di assorbimento dello zucchero. Per fare un esempio, un centrifugato con 2-3 frutti piccoli (come 2 mandarini e 1 mela) contiene l’equivalente di ben 7 cucchiaini di zucchero.

Esistono anche degli alimenti che non assoceremmo immediatamente alla categoria “zucchero o affini”, come ad esempio le salse come il ketchup, la frutta disidratata, le marmellate 100% frutta (il succo di uva è zucchero), i cereali per la prima colazione, lo yogurt alla frutta (in media 15 g di zuccheri per vasetto, ovvero l’equivalente di 3 cucchiaini), gli energy drink o le barrette per sportivi.

COSA POSSIAMO FARE

È chiaro che non è possibile arrivare a eliminare definitivamente l’assunzione di zucchero.  Un’alimentazione totalmente priva di zuccheri è controproducente, anche per la sua gestione nel lungo periodo.

È utile, però, essere informati e seguire poche regole base:

  • Inserendo l’assunzione di zuccheri in modo intelligente nel pasto, ovvero associandolo a proteine, fibre e grassi “buoni” (tale associazione permette di rallentare l’assorbimento dello zucchero, modulando il fenomeno della glicazione). Ad esempio possiamo pensare a: frutta con frutta secca, una fetta di torta al cioccolato accompagnata da uno yogurt greco, uno spritz con pezzetti di verdure crude e pezzetti di grana;
  • Conoscere le proprie caratteristiche metaboliche, infiammatorie e genetiche;
  • Misurare eventuali danni da zucchero in modo preciso è sicuramente meglio che supporre. Esistono test che consentono di identificare eventuali eccessi individuali di zuccheri e impostare una dieta personalizzata, con la giusta varietà alimentare (dolci compresi!).

Fonte: https://www.eurosalus.com/diabete/Zuccheri-semplici-invisibili-nascosti-dove-si-trovano-e-come-ridurne-gli-effetti/

Il rimodellamento dentale rappresenta una nuova tecnica ortodontica di carattere estetico che consiste nel sottoporre i denti a limatura per modificarne la forma o dimensioni.

La presenza di denti più larghi, più lunghi o che terminano a punta non dà luogo a particolari problemi dal punto di vista funzionale, tuttavia l’aspetto disarmonico che si crea può ingenerare imbarazzo in pazienti che vorrebbero mostrare un sorriso esteticamente più gradevole.

Per limatura, o stripping, si intende l’azione di limare una piccola quantità di smalto dentale per cambiarne la forma e affinare il dente, che però determina una riduzione dello spessore dello smalto e che quindi non è sempre consigliata dagli specialisti.

Lo stripping si realizza solitamente durante un trattamento ortodontico quando si è in presenza di denti dall’aspetto sproporzionato a livello di larghezza, denti troppo vicini (mancanza di spazio tra i denti), oppure per evitare il cosiddetto “triangolo nero” gengivale, ossia il piccolo spazio che appare tra i due incisivi superiori centrali.

La persona più indicata per consigliare o meno di effettuare questo trattamento rimane sempre il dentista.

La tecnica della limatura dei denti

Come viene eseguito il rimodellamento dei denti? Principalmente in due modi:

  • Meccanicamente (grazie ad una fresa diamantata o un disco; questa tecnica è usata soprattutto quando occorre rimuovere una notevole quantità di smalto);
  • Manualmente (utilizzando una lima e della carta abrasiva con granulometria decrescente, anche chiamata strip).

Normalmente la quantità di smalto limato è compresa tra 0,1 e 0,5 mm ma può variare a seconda delle caratteristiche e dello spessore del dente. In entrambi questi casi, comunque, si agisce sulle aree del dente dove lo smalto ha maggiore spessore. La tecnica è totalmente indolore perchè lo smalto non è innervato.

Vantaggi e svantaggi dello stripping dentale

Il rimodellamento o stripping dentale permette di ripristinare l’armonia del sorriso e di ritrovare la piena funzionalità dei denti senza dover per forza ricorrere a procedere troppo invasive. Questo procedimento può portare anche altri vantaggi, vediamo quali.

In alcuni casi, lo stripping può fare in modo di non doversi sottoporre ad un’estrazione dentaria quando si è in presenza di denti accavallati o quando non c’è spazio sufficiente sull’arcata.

È una tecnica che permette, inoltre, di ristabilire una migliore omogeneità nell’aspetto dei denti, soprattutto quando i denti frontali appaiono asimmetrici in termini di larghezza o dimensione orizzontale.

La riduzione laterale dei denti può eliminare le macchie che si sono formate per effetto dei denti mal posizionati, al termine di un trattamento ortodontico.

Quali sono gli svantaggi e i rischi dello stripping dentale?

Bisogna sempre ricordare che la limatura dentale non è una procedura completamente priva di rischi e che è irreversibile (una volta limato il dente, non sarà più possibile riportarlo alla sua forma precedente). Quando si esegue lo stripping si devono rispettare delle regole e dei protocolli rigorosi che permettono di minimizzare il rischio di complicazioni, in particolare riguardo alla quantità di smalto da eliminare.

I principali rischi e svantaggi comportati dalla limatura dentale sono:

  • Un’accresciuta sensibilità dentale al caldo e al freddo, proprio per il fatto che si va a ridurre la quantità di smalto che riveste il dente.
  • Vulnerabilità alla comparsa di macchie e all’ingiallimento (se non si effettua un’adeguata e scrupolosa igiene orale).

Dopo aver limato i denti

Come ci si comporta dopo lo stripping dentale? In seguito al rimodellamento è consigliabile:

  • Utilizzare un dentifricio al fluoro per rinforzare lo smalto dei dentie per rimineralizzarli.
  • Dedicarsi con attenzione alla propria igiene orale per evitare il rischio che si formino carie o macchie sui denti.

 

Possiamo concludere, dunque, affermando che la riduzione laterale o stripping dei denti è uno degli interventi possibili e consigliabili per perfezionare l’allineamento dentale senza doversi sottoporre a interventi invasivi o ad estrazioni dentali.

Fonte: https://dottordentista.com/limatura-dei-denti

Tra i disturbi e le malattie del cavo orale che coinvolgono le gengive esistono anche le recessioni gengivali, o ritiri gengivali, un problema piuttosto comune che interessa soprattutto le persone anziane e i fumatori. Il ritiro gengivale è un’alterazione anatomica caratterizzata dallo spostamento della gengiva verso l’apice della radice ed è irreversibile, ma è possibile ricorrere ad un innesto gengivale per coprire le parti scoperti delle radici e ripristinare l’estetica dei denti interessati.

Quando una parte delle radici dei denti è scoperta (ovvero quando la gengiva si è ritirata e si lasciano intravedere le radici), generalmente, è un segnale che si prospetta l’operazione. Questo è perché la condizione delle gengive ritirate può far sorgere diversi problemi: le radici dei denti non più coperte sono maggiormente soggette alle carie e all’ipersensibilità dentale, oltre a rappresentare un aspetto antiestetico.

 

Quando si parla di denti scoperti si utilizza il termine di retrazione gengivale o parodontale, poiché generalmente rappresenta l’insieme dei tessuti di supporto del dente che viene interessato e non solamente la gengiva.

CAUSE

Le cause possono essere diverse, ad esempio:

  • L’età.
  • Occlusione traumatica a causa di malocclusione.
  • Un trauma.
  • La conseguenza di un trattamento ortodontico troppo aggressivo.
  • Una scarsa igiene orale che determina una gengivite cronica.
  • Il fumo.
LA RICOSTRUZIONE

 

Prima di consigliare un’operazione gengivale e di eseguire l’intervento, il dentista esaminerà il grado di recesione gengivale e la sua possibile evoluzione nel tempo.

Nei casi in cui attorno al dente si verifichi una recessione gengivale si ricorre ad interventi chirurgici che includono le seguenti procedure:

 

  • Copertura radicolare;
  • Aumento gengivale;
  • Aumento della cresta ossea edentula;
  • Rimozione del frenulo labiale;
  • Prevenzione del collasso della cresta ossea associato all’estrazione dentale;
  • Allungamento della corona clinica;
  • Perdita della papilla interdentale che presenta un problema estetico e/o fonetico.
CI SONO CONTROINDICAZIONI ALL’INNESTO GENGIVALE?

 

Per questo tipo di intervento valgono le stesse controindicazioni relative ad ogni operazione chirurgica, ovvero possiamo stabilire che l’intervento è sconsigliato alle persone che soffrono di diabete non in cura, ipertensione e altri problemi cardiovascolari non in cura, insufficienza respiratoria. Anche il fumo rappresenta una controindicazione rilevante per questo tipo di intervento.

Questo tipo di chirurgia gengivale si svolge in anestesia locale e l’intervento è suddiviso in tre fasi:

  • Preparazione della gengiva che riceverà l’innesto, in cui il chirurgo separa la gengiva con un bisturi;
  • Prelievo del tessuto da innestare, nel caso di autoinnesto;
  • Posizionamento dell’innesto e la sutura.
  • Applicazione di una medicazione per evitare infezioni e stabilizzare i tessuti.

(Teniamo sempre presente che le tecniche sono in continua evoluzione e che gli specialisti utilizzano sempre più innesti di tessuto connettivo e cellule di biomateriale che assicurano risultati esteticamente ineccepibili e duraturi.)

E DOPO L’OPERAZIONE?

 

Dopo un intervento di questo tipo è consigliato restare a riposo, evitare gli sport violenti e assumere degli antidolorifici e/o degli antinfiammatori qualora il dolore fosse più intenso. Se la guancia dovesse apparire gonfia vi si può anche applicare del ghiaccio.

Inoltre, dopo l’intervento, il sanguinamento delle gengive è molto comune e nei giorni seguenti è necessario continuare a proteggere l’innesto evitando di mangiare e di spazzolarsi i denti dalla parte dell’intervento, ed è molto importante evitare alimenti acidi e cibi/bevande troppo calde o fredde.

Verranno programmate, infine, visite di controllo a partire da una settimana dopo l’intervento per accertarsi che l’innesto gengivale stia attecchendo correttamente e che i tessuti stiano guarendo. È bene sapere che serviranno dai tre ai quattro mesi prima che la nuova gengiva sia completamente guarita.

Fonte: https://dottordentista.com/trapianto-di-gengiva/?utm_content=cmp-true

Quando si parla si ascesso dentale si intende un accumulo di pus nei tessuti che circondano la radice di un dente, principalmente causato dalla diffusione di batteri in seguito a delle carie o delle malattie gengivali. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono le cause, i sintomi e i trattamenti.

COS’E’ L’ASCESSO DENTALE?

Come abbiamo detto, l’ascesso dentale è un accumulo di pus nei tessuti che circondano la radice di un dente. Le infezioni batteriche sono la causa di questo accumulo e arrivano a propagarsi nei tessuti come conseguenza di carie complicate, denti scheggiati o rotti.

Possiamo distinguere diversi tipi di ascessi in base alla loro sede di origine:

• Ascesso parodontale: causato da un’infezione della gengiva ma anche di tutto l’apparato di sostegno del dente come l’osso alveolare, cemento radicolare e legamenti. Questo tipo di ascesso può essere causato anche da un’infezione all’interno di una tasca parodontale (solco gengivale);

• Ascesso periapicale: questa infezione ha origine nella parte vitale del dente, cioè la polpa, come conseguenza di una carie complicata. Può essere causato anche da gravi traumi ai denti che causano necrosi della polpa dentale.

• Ascesso gengivale: esso si sviluppa nella gengiva ed è causato da processi infettivi che potrebbero seguire un ascesso periapicale.

Cause di ascesso dentale

 

Cosa causa l’ascesso dentale? La risposta è: i batteri che si diffondono alla gengiva che circonda il dente o alla polpa del dente in seguito a carie o malattie gengivali, i quali sviluppano l’infezione. Quali fattori di rischio per lo sviluppo di un ascesso dentale? Ecco elencati i principali:

• Scarsa igiene orale;

• Consumo elevato di cibi e bevande zuccherate;

• Problemi preesistenti ai denti;

• Interventi ai denti non riusciti bene (devitalizzazione, impianto, otturazione);

• Alcolismo;

• Sistema immunitario indebolito;

• Alcune patologie come diabete, cellulite batterica, reflusso gastroesofageo, ecc…;

• Fumo.

Sintomi e trattamenti dell’ascesso dentale

 

Generalmente l’ascesso dentale si presenta con:

• Dolore intenso ai denti o alle gengive, il quale è il sintomo principale e può manifestarsi improvvisamente tendendo a peggiorare;

• Gengive gonfie, infiammate e rosse;

• Gonfiore del viso;

• Ipersensibilità al freddo/caldo;

• Alitosi;

• Febbre;

• Tendenza alla caduta del dente;

• Gonfiore dei linfonodi del collo.

Il trattamento dell’ascesso dentale si basa sull’utilizzo di antibiotici, proprio per debellare i patogeni che lo hanno causato, e/o di antidolorifici per il dolore. L’intervento del dentista è importante per cercare di salvare il dente dall’estrazione attraverso la devitalizzazione (verificata in caso di ascesso periapicale). La rimozione di tartaro e placca dal dente malato può essere sufficiente, unitamente alla terapia antibiotica e antidolorifica, in caso di ascesso parodontale.

Può essere molto utile anche evitare cibi troppo caldi o troppo freddi, masticare cibi morbidi utilizzando la parte opposta della bocca, e infine utilizzare uno spazzolino morbido.

È importante prevenire e curare l’ascesso dentale dai primi sintomi. Nel caso in cui l’ascesso colpisca soggetti particolarmente fragili, se non curato, può evolvere in osteomielite, trombosi del seno cavernoso, infezione del pavimento della bocca e sepsi. Evitare la carie è essenziale per prevenire un ascesso dentale mediante una corretta igiene orale.

Ad ogni modo, la prognosi di un ascesso dentale è eccellente quando l’infezione viene immediatamente trattata attraverso drenaggio e terapia antibiotica.

Fonte: https://www.nurse24.it/studenti/patologia/ascesso-dentale.html

Il mucocele orale è un disturbo comune, benigno e trattabile che può verificarsi nella cavità orale. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, le cause  e i rimedi per prevenirlo.

COS’E’ IL MUCOCELE ORALE?

Quando si parla di mucocele orale si parla di una piccola escrescenza piena di liquido che si forma nella cavità orale, solitamente sulle labbra o sulle gengive, che appare normalmente come una pallina traslucida o biancastra generalmente indolore.  Può, però, diventare fastidiosa quando si parla o si mastica.

LE CAUSE

Il mucocele orale si può sviluppare a causa di un’ostruzione o di un trauma ai dotti salivari presenti nella bocca, i quali sono responsabili della secrezione della saliva, indispensabile per la lubrificazione e la digestione degli alimenti.

Quando uno di questi dotti viene ostruito o danneggiato, la saliva si accumula al suo interno e si crea una cisti.

Vediamo quali sono le principali cause della mucocele orale:

  1. Traumi diretti alla bocca, come ad esempio mordere ripetutamente le labbra o le guance, o grattare con i denti una zona delicata.
  2. Irritazioni croniche causate da protesi dentali mal adattate o ripetuti sfregamenti contro i tessuti orali.
  3. Blocchi del dotto salivare dovuti ad un ostacolo fisico, come un calcolo salivare o una cicatrice.
SINTOMI

Abbiamo visto che il mucocele orale può presentarsi in diverse forme e dimensioni. I sintomi più comuni per riconoscerlo includono:

  • Presenza di una piccola escrescenza traslucida o biancastra sulla bocca, generalmente sulle labbra o sulle gengive.
  • Sensazione di gonfiore nella zona interessata.
  • Fastidio durante la masticazione o a parlare, soprattutto se la cisti viene schiacciata o irritata.
  • Lieve sanguinamento, sempre se la cisti viene perforata o danneggiata.
TRATTAMENTO E CURE

Il mucocele orale è un problema temporaneo che può risolversi nel corso di alcune settimane o mesi. Nonostante questo, se il mucocele persiste o causa ulteriore disagi, è consigliabile consultare il proprio dentista.

Alcune opzioni di trattamento includono:

  1. Aspirazione o incisione: Se il mucocele è grande o causa fastidio, il dentista può decidere di aspirare il liquido dalla cisti o di praticare un’incisione per rimuoverla. (procedimento generalmente eseguito con anestesia locale);
  2. Laser o crioterapia: Il professionista può decidere di utilizzare un laser o il freddo attraverso la crioterapia per rimuovere il mucocele. Questo tipo di trattamento aiuta a distruggere la cisti e a stimolare la guarigione dei tessuti circostanti;
  3. Rimozione chirurgica: Se il mucocele continua a ricomparire o è di dimensioni considerevoli, il medico può raccomandare una rimozione chirurgica più invasiva. Questo intervento viene eseguito in anestesia locale o generale, a seconda della
PREVENZIONE

Per prevenire la comparsa del mucocele si possono adottare dei piccoli accorgimenti quotidiani: 

  • Evitare di mordere o grattare labbra, guance o lingua, specialmente in situazioni di stress;
  • Proteggere la bocca da traumi o lesioni (ad esempio utilizzando un bite durante l’attività sportiva);
  • Mantenere una corretta igiene orale per evitare l’accumulo di batteri nel cavo orale.

 

 

Come abbiamo visto, il mucocele orale può essere molto fastidioso ma nella maggior parte dei casi è una condizione benigna che scompare nel tempo. Con le giuste precauzioni e cure, esso può essere gestito in modo efficace per ripristinare il benessere orale

Fonte: https://www.zenadent.it/blog/disturbi-dentali/cosa-ce-da-sapere-sul-mucocele-orale-cause-sintomi-e-soluzioni-efficaci

MEDICINA ESTETICA: NUOVE OPPORTUNITA’ PER L’ODONTOIATRA

Orientamenti e disposizioni normative

In questo blog tratteremo dei cambiamenti e novità previste per gli odontoiatri illustrate nel Decreto Bollette pubblicato il 30 marzo 2023 in Gazzetta Ufficiale e operative da maggio 2023.

Parliamo del Decreto Legge approvato dal Consiglio Dei Ministri, il quale ha allargato il campo d’azione dei dentisti nel campo estetico poiché prevede che i professionisti della cura dei denti possano effettuare anche le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva per specifiche parti del viso. Vediamo nel dettaglio.

Questo il testo dell’Articolo 15 ter pubblicato in Gazzetta Ufficiale: 

“Alla legge 24 luglio 1985, n. 409, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 2, secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «l’odontoiatra può esercitare le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso».”

 

Riportiamo, quindi, il testo completo dell’Articolo 2 della legge 24 luglio 1985, n. 409:

Art. 2.: “Formano oggetto della professione di odontoiatra le attività inerenti alla diagnosi ed alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche.
Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all’esercizio della loro professione e possono esercitare le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso (4).
________________________________________

(4) Comma così modificato dall’art. 15-ter, comma 4, lett. a), D.L. 30 marzo 2023, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 maggio 2023, n. 56.”

Cosa cambia, quindi?

Nello studio di un odontoiatra era già possibile eseguire dei micro interventi estetici ma con precisi limiti. I dentisti potevano, infatti, intervenire sia sulla parte centrale che su quella inferiore del viso, che comprende bocca, naso e zigomi. Il nuovo decreto amplia l’area d’intervento e con la nuova misura si potranno levigare sia le parti attorno alle labbra e sia la fronte e le palpebre presso gli studi odontoiatrici.

 

Nello specifico, prima dell’introduzione del Decreto Bollette i dentisti in possesso di una laurea in medicina e una successiva specializzazione in odontoiatria potevano praticare tutti i trattamenti di medicina estetica, mentre i laureati in odontoiatria avevano precisi limiti stabiliti dalla legge. A questo proposito, il Consiglio Superiore di Sanità aveva stabilito, infatti, che gli odontoiatri potevano effettuare le sole terapie che avessero finalità estetiche correlate alle cure dentali e trattamenti estetici limitati alle zone perilabiali (intorno alle labbra) e dei mascellari inferiore e superiore fino all’area sottozigomatica; un’altra limitazione era rappresentata dalle tipologie di materiali da loro utilizzati negli interventi di medicina estetica.

“L’ampliamento all’intero volto delle zone di competenza dell’odontoiatra per quanto riguarda gli interventi di medicina estetica, apre un nuovo mondo di intendere l’odontoiatria. Perché denti e sorriso incidono sull’estetica del viso, ma è anche vero che migliorare labbra, zigomi ed altre parti del viso migliorano il sorriso del paziente. Fisicamente e moralmente.”*

*Michele Cassetta (medico chirurgo, odontoiatra, responsabile scientifico Corso MEO Medicina Estetica Odontoiatrica) in occasione di un colloquio con il direttore di Odontoiatria33.

Cosa si intende con “attività di medicina estetica mininvasiva?”

Tra gli interventi di medicina estetica che più di frequente si incontrano nella routine odontoiatrica troviamo: migliorare il gummy smile, un mento retroposizionato, un profilo piatto o un mascellare appiattito, e naturalmente tutte le correzioni di forma e volume delle labbra. Con l’ampliamento all’intero volto degli ambiti di intervento dell’odontoiatra in medicina estetica si sono creati dei dibattiti su alcuni temi, tra cui quello degli interventi specifici che potranno essere praticati dagli odontoiatri, in attesa di chiarimenti sulla questione “mininvasività”.

La dottoressa Milvia Di Gioia, odontoiatra, professoressa presso il Master di Medicina e Terapie Estetiche del viso dell’Università di Camerino e Torino, ha fornito diverse opinioni su quali siano gli interventi possibili da parte dell’odontoiatra:

“Direi tutte le terapie non chirurgiche per l’armonizzazione del viso e del sorriso. Con l’impiego di un filler, un dispositivo medico di classe III ad impianto cutaneo o sottocutaneo che apporta volume, o della tossina botulinica, un farmaco ad effetto miomodulatore, solo per citare le due tecniche più diffuse, l’odontoiatra aumenta il potenziale di strumenti terapeutici a propria disposizione per trattare efficacemente, e in maniera mininvasiva le disarmonie estetiche del viso”.

Per quanto riguarda le eventuali limitazioni sull’utilizzo dei farmaci utilizzati in medicina estetica ed in particolare della tossina botulinica, la dottoressa spiega:

“Occorre […] rifarci alla legge 409/85, dove il legislatore indica chiaramente che gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all’esercizio della loro professione. Nello specifico, la tossina botulinica è un farmaco che viene usato in medicina estetica per ridurre la visibilità delle rughe dinamiche in quanto agisce ottenendo una paralisi flaccida delle fibre muscolari inoculate. È impiegato da lungo tempo in medicina, e più recentemente, con indicazioni specificamente estetiche, autorizzato soltanto per le rughe glabellari, della fronte e perioculari.”

 

 Si conclude, quindi, che le nuove disposizioni aumentano il raggio di azione per gli odontoiatri ma ampliano anche le possibilità da parte dei pazienti che, per ritocchi estetici al viso, potranno rivolgersi al chirurgo estetico, plastico o al dentista, scegliendo il medico di fiducia che preferiscono in base alle loro preferenze.

Fonti

https://www.gazzettaufficiale.it/

https://www.odontoiatria33.it/

https://www.partitaiva.it/dentisti-medicina-estetica/

Custumer Churn rate: cos’è, come si calcola e come gestirlo

Il customer churn rate rappresenta il “tasso di abbandono dei clienti”, ovvero la cifra che indica la percentuale di acquirenti che cessa di utilizzare un prodotto/servizio nell’arco di un determinato periodo di tempo. Ma vediamo nello specifico di cosa si tratta e quali sono le sue caratteristiche.

 

Iniziamo dal principio: quali sono le cause di abbandono da parte dei clienti più ricorrenti? Possiamo elencarle in questo modo:

  • Il prezzo: il criterio più frequente al quale i consumatori/clienti fanno riferimento. È sempre più facile che un cliente si affidi ad un prodotto più economico sul mercato, soprattutto quando l’alternativa soddisfa allo stesso modo il prodotto sostitutito;
  • La scarsa qualità: un prodotto difettato o non perfettamente funzionante/prestante scoraggia l’utilizzo e non fa altro che incentivare la ricerca di alternative;
  • Una scarsa customer experience: Anche i prodotti validi possono incontrare problemi quando emergono dei limiti nei reparti marketing, vendite e soprattutto customer care.

Come si calcola il Custumer Churn rate?

 

Chiariamo che non esiste una modalità standard per descrivere il Customer Churn Rate. Oltre a “indicatore percentuale” possiamo definirlo come il numero assoluto di acquirenti persi, oppure possiamo riferirci ad un periodo specifico di riferimento nel quale si è verificata la perdita di clienti.

 

Tendenzialmente il calcolo del Churn Rate, espresso in termini percentuali, può essere subordinato a questa formula:

(clienti persi in un periodo / clienti totali a inizio periodo) /100

 

E’, quindi, fondamentale conoscere tutti gli strumenti che sono in grado di automatizzare la raccolta e l’analisi di questi dati attraverso i seguenti fattori:

 

  • Numero clienti all’inizio del dato arco temporale;
  • Numero clienti alla fine del dato arco temporale;
  • Conseguente numero dei clienti persi.

 

Per quanto riguarda la definizione dell’arco temporale, ci sono diversi aspetti da considerare: i parametri più adottati, in genere, sono su base mensile, trimestrale, quadrimestrale o annuale, anche se non sono esclusi periodi più ampi. La scelta dipende dall’arco di tempo che viene usato per misurare i parametri in ogni specifico contesto di business.

Perché il Costumer Churn Rate è importante per il business?

 

L’analisi e la comprensione del Customer Churn Rate è di fondamentale importanza principalmente perché consente di individuare le misure necessarie a contrastare fenomeni pericolosi per la sopravvivenza dell’azienda. Vediamo nel dettaglio.

Nel caso in cui si verificasse un calo di clienti, si verrebbero a collegare diversi fattori negativi:

 

  • Riduzione dei ricavi: indicato attraverso il Revenue Churn (riduzione dei ricavi); esso è un indicatore parallelo al Customer Churn Rate, che coincide con la minor disponibilità da parte dei clienti a spendere per il prodotto / servizio. Ciò accade soprattutto quando il cliente si rende conto dell’esistenza di una soluzione di prezzo inferiore che garantisce lo st esso livello di servizio.
  • Mancanza di personalizzazione: anche se un’offerta ha una buona base, potrebbe incontrare dei problemi quando i clienti si rendono conto che alcune funzioni non risultano particolarmente efficaci nel soddisfare le loro esigenze.
  • Variazione dell’offerta: sotto diversi aspetti, accontentare tutti è quasi impossibile, per cui occorre effettuare delle scelte il più possibile coerenti e consapevoli del fatto che acquisire molti nuovi clienti può generare un malcontento e il conseguente abbandono di una parte di clienti acquisiti.
  • Crescente valore dei competitor: ogni brand investe per migliorare il proprio prodotto cercando di sottrarre utenti ai propri concorrenti. Quindi, è possibile che un competitor possa introdurre sul mercato un prodotto migliore o magari più indicato a risolvere le esigenze specifiche di un nostro cliente.

Come fare, dunque, per ridurre il Costumer Churn Rate?

 

Abbiamo visto che le possibili cause dell’abbandono da parte dei clienti sono molteplici, come la velocità e qualità del servizio offerto, fluidità dell’esperienza, quantità di contenuti, prodotti e relativi dettagli per garantire una navigazione ed acquisti più consapevoli, supporto clienti pre e post vendita, ecc. Da qui capiamo che un accurato processo analitico diventa fondamentale per individuare i fattori che contribuiscono alla creazione di un Churn Rate elevato, offrendo anche delle visioni più efficaci riguardo possibili interventi e soluzioni.

Le attività cosiddette Anti Churn vengono identificate nelle seguenti modalità:

  • Ascoltare e coinvolgere i clienti (ad esempio investendo sui reparti marketing, vendite e customer care);
  • Favorire l’onboarding dei nuovi clienti: (come predisporre attività volte a confermare la fiducia dimostrata nel momento dell’acquisto);
  • Anticipare la richiesta del cliente: (svolgendo analisi frequenti ai fini di migliorare l’offerta nella direzione attesa dagli utenti finali);
  • Individuare e curare i clienti più profittevoli (ad esempio incoraggiando condizioni esclusive e strategie premiali per gli utenti più fedeli e collaborativi nel garantire feedback utili a migliorare i servizi);
  • Investire sulla qualità del prodotto/servizio (aspetto che può sembrare banale ma risulta fondamentale per soddisfare i clienti in un contesto in cui la concorrenza potrebbe rivelarsi molto aggressiva, ad esempio dal punto di vista tecnologico).

Fonte: https://www.bnova.it/analytics/churn-rate