Comunicare attraverso gli oggetti è diventato uno dei metodi più utilizzati dalle aziende per le proprie azioni di marketing o campagne di comunicazione.

Il Gadget è una forma di comunicazione diretta che raggiunge in poco tempo l’obbiettivo per cui è stato creato e permette allo stesso tempo la fidelizzazione del cliente.

È una forma di comunicazione non verbale, infatti nel momento in cui lo riceviamo le prime domande che ci si pone è: Perché l’azienda me lo ha donato? Cosa posso fare per ringraziare? Cosa significa?

Senza volere, pertanto, si sta già creando un’interazione con il brand.

Lo scopo del gadget è proprio trasmettere un messaggio comunicativo attraverso il regalo.

Il PTO:

I gadget sono definiti PTO (pubblicità tramite oggetto) e si possono dividere in:

  1. Oggetti utilizzati tutti i giorni: permettono di raggiungere un pubblico elevato con un costo basso
  2. Prodotti di cancelleria: fungono da promemoria (block notes, penne, agende…)
  3. Magneti personalizzati
  4. Qualsiasi oggetto di uso comune

 

Potremmo riassumere il tutto con un semplice meccanismo win-to-win, in cui tutti vincono: l’azienda cattura l’attenzione e la fiducia del consumatore, che si vede premiato, diventando a tutti gli effetti il primo “ambasciatore” di questa azienda attraverso il potere del passaparola.

GLI OBBIETTIVI E GLI ERRORI DA EVITARE:

Puntare su un oggetto per raccontare il proprio brand o per promuovere un nuovo servizio o prodotto è funzionale per diversi aspetti:

  1. Creare Engagement: crea nell’utilizzatore un senso di coinvolgimento e di interazione sia con il gadget in sè che con il logo che lo identifica
  2. Rappresentare il cambiamento dell’azienda: un oggetto alla moda, permette di far capire al cliente quanto il brand sia in grado di seguire l’evoluzione del mercato
  3. Costruire e mantenere la fiducia: offrire un gadget annualmente in occasione di fiere o meeting crea nel cliente l’attesa

 

Dopo aver definito quali sono gli obbiettivi da seguire o ricercare per comunicare nel migliore dei modi, vediamo anche quali sono gli errori più comuni da evitare:

  1. Voler stupire a ogni costo
  2. Non deve essere volgare
  3. Non deve essere eccentrico
  4. Non deve essere di scarsa qualità: se lo fosse passerebbe un messaggio di poca stabilità dell’azienda

IN CONCLUSIONE:

Si può, quindi, affermare che grazie alle ampie possibilità di personalizzazione, il gadget conferisce all’azienda una grande visibilità, permettendo di ottenere un’adeguata brand awareness che nella maggior parte dei casi comporterà l’azione finale ovvero l’acquisto.

 

Infinite sono le possibilità di scelta di un gadget aziendale, ma quel che conta infatti non è in fin dei conti nè la dimensione nè il valore dell’oggetto ma bensì la percezione complessiva del destinatario finale, ovvero ricevere gratuitamente un gadget, dà a chi lo riceve la sensazione di essere stato “premiato”, portandolo ad avvicinarsi sempre di più verso quell’ azienda che non conosceva, stimolandolo a capirla meglio.

Fonti: https://www.europence.com/comunicare-con-un-gadget/

https://www.gestalteventi.it/blog/comunicare-e-promuovere-tramite-oggetto-brandizzato/

“Un giorno senza sorriso è un giorno perso”
(Charlie Chaplin)

Il sorriso, di per sé, è una forma di comunicazione non verbale attraverso la quale esprimiamo il nostro benessere, il piacere di stare con la persona che abbiamo davanti.

Secondo diversi ed approfonditi studi, la comunicazione non verbale ha un ruolo fondamentale: se solo le parole riescono a trasmettere un 7% del messaggio, tutto il resto è legato alle nostre espressioni, allo sguardo, al tono della voce e ai gesti, incluso il sorriso.

Quest’ultimo ha un significato molto importante anche se sembra essere un gesto apparentemente semplice. Il sorriso è il nostro biglietto da visita, è un elemento sia estetico, sia di natura sociale, perché rafforza i legami e dona una sensazione di benessere sia a noi che agli altri.

“Chi ride vive più a lungo”.

È proprio vero: a dimostrarlo sono state ben due università: la Wayne University negli Stati Uniti e l’Università di Trondheim (Istituto norvegese di scienza e tecnologia). Hanno analizzato ben 55.556 soggetti per 15 anni. Ne è risultato che coloro che sono in grado di cogliere il lato allegro delle cose, non solo stanno meglio in quel preciso momento, ma anche vivranno più a lungo. Ridere rallenta davvero i processi di invecchiamento e aiuta a vivere meglio.

BENEFICI DEL SORRISO

Esiste un’ampia letteratura sulla “terapia del sorriso”. Il sorriso spontaneo, incorporato in una frase, in una domanda, in un saluto, tutti piccoli gesti quotidiani, espande, con un effetto virale, un senso di serenità, di tranquillità, e dunque di benessere.

Sorridere e far sorridere, attiva risposte neurologiche molto potenti e funziona da antidepressivo e antidolorifico, stimolando persino il sistema immunitario. Genera un rilassamento muscolare.

Quando la mattina entriamo in un bar e sorridiamo al cameriere che ci prepara il caffè, all’edicolante che ci allunga i giornali, altro non facciamo che distribuire benessere ed energia.

Il rabbino e teologo tedesco Samson Raphael Hirsch, diceva una cosa tanto semplice quanto essenziale: «Un sorriso non costa nulla, ma dà tanto». E allora perché non lo regaliamo con generosità?
COME RICONOSCERE UN SORRISO FALSO?

Anche il sorriso, con la sua potenza, può essere un veicolo di ipocrisia e falsità. 

Come possiamo distinguere un sorriso vero da uno falso? Richard Wiseman, psicologo dell’università di Hertfordshire, in Gran Bretagna, ha fatto molti studi, anche sul campo, per individuare i connotati del falso sorriso. Si è conquistato così il soprannome di “detective del sorriso“. La sua conclusione è semplice: nel sorriso autentico si contraggono più muscoli facciali e ciò lo si vede nelle rughe che si formano attorno agli occhi di chi sorride. I sorrisi falsi non contraggono così tanti muscoli.

E’ IMPORTANTE PER LA NOSTRA AUTOSTIMA?

Sorridere aumenta l’autostima, ci fa sentire più sicuri di noi stessi, influenzando il modo in cui ci rapportiamo con gli altri. Essere consapevoli di poter sorridere senza imbarazzo, come fanno i bambini che sorridono alla vita e sono felici, e mostrare a tutti la bellezza del sorriso è un buon punto di partenza per il raggiungimento di piccoli e grandi traguardi di ogni giorno.

Diversi studi da parte di psicologi, hanno dimostrato come già dal primo incontro si classifica e si giudica una persona dal suo aspetto fisico. Per primo si guarda il viso, poi si passa al taglio di capelli e successivamente il resto del corpo.  La faccia è la prima cosa che guardiamo in una persona, e, quando iniziamo una conversazione ravvicinata o quando ci scambiamo un semplice sorriso, guardiamo i denti.

I denti non perfettamente allineati possono frenarci dal mostrare il nostro sorriso davanti a persone sconosciute o con cui non siamo in totale confidenza. Denti storti e irregolari comportano complessi e insicurezza. Trattenersi dal sorridere con naturalezza per paura di mostrare i denti, provoca a livello nervoso un’indecisione e ci scoraggia.

Se non credi in te stesso, è molto difficile avere un buon livello di benessere psico fisico. Ecco perché non dovremmo mai dimenticare di prenderci cura del nostro aspetto esteriore.

Lo psicologo José Elías sostiene che ridere rafforza il cuore, perché quando ridiamo muoviamo 420 muscoli del nostro corpo, tra cui appunto il cuore. Quindi imparare a ridere aiuta anche a vivere la vita in modo migliore.

Fonte: studioferman.it ; nonsprecare.it