L’estate è il periodo dell’anno durante il quale possiamo seguire una dieta ricca di alimenti alleati della salute orale. E’ stato stimato che, grazie a una dieta corretta, in un mese è possibile ridurre di ben il 40% l’infiammazione gengivale. Numerosi cibi tipicamente estivi contengono vitamine, antiossidanti e grassi insaturi e sono dunque fondamentali nella prevenzione di una problematica dalla quale possono originare patologie gravi come parodontite e perdita dei denti. Vediamo nel dettaglio.

Il ruolo delle vitamine

I dentisti consigliano un’alimentazione varia, ricca di frutta e verdura. In estate è indubbiamente più facile reperire alimenti contenenti vitamine in quantità come per esempio se parliamo di Vitamina C, abbiamo peperoni, rucola, kiwi, ribes e ananas. La Vitamina C è un vero e proprio antiossidante e protegge le cellule favorendo il rinnovamento del tessuto connettivo il cui ruolo nel cavo orale è importante perché è proprio grazie a esso che dentina e polpa dentale si formano e si mantengono in buona salute. Anche le verdure a foglia verde contengono Vitamina C. Altri alimenti molto diffusi e apprezzati nel periodo estivo, buoni e contestualmente benefici per la salute orale, sono quelli contenenti la Vitamina D. Gli esperti consigliano, in particolare, di introdurre nel proprio piano alimentare tonno, salmone, sgombri, gamberi, ostriche e funghi. La Vitamina D favorisce la salute delle ossa, dei denti e ha proprietà antibatteriche e di modulazione della risposta immunitaria.

Anche la Vitamina A e Vitamina B sono fondamentali per il benessere della nostra bocca. In particolare, la Vitamina A contribuisce a mantenere sani i tessuti epiteliali che rivestono il cavo orale e la gengiva e aiuta la produzione di saliva utile per pulire i denti dai batteri e dai residui di cibo ed è anche coinvolta nella crescita delle ossa (e quindi dei denti). Questa si trova in diversi alimenti di origine animale, come latticini, fegato, pesce e tuorlo d’uovo. Precursori della vitamina A si trovano anche nei vegetali di colore arancione o verde scuro, come carote, zucca, spinaci o mango.

Passando al gruppo vitaminico B, numerosi studi hanno evidenziato come esso svolga diverse funzioni importanti per la salute orale. Queste vitamine aiutano l’organismo a tenere sotto controllo lo stress, che può influire negativamente sulla salute dei denti e delle gengive, migliorano la salute delle mucose orali riducendo l’infiammazione della lingua e combattendo le afte. La Vitamina B12 si trovano in alimenti di origine animale come la carne, il latte e il pollame (chi è vegetariano dovrebbe assumere appositi integratori), mentre le altre vitamine del gruppo B sono invece presenti anche in alimenti di origine vegetale come i fagioli, i legumi in generale e le verdure verdi, oltre che nel lievito di birra.

Il resveratrolo è una sostanza contenuta nell’uva, nel vino, nelle mele e nelle arachidi e ricopre un ruolo importante nella prevenzione della malattia parodontale. Nel dettaglio, può contrastare l’azione dei batteri e ridurre l’infiammazione, proteggendo così i denti e contribuendo a mantenere in piena salute tutta la bocca.

Quali alimenti vanno, invece, evitati?

In linea di massima sarebbe meglio ridurre al minimo i grassi che favoriscono l’infiammazione e, di conseguenza, l’insorgenza della parodontite. Anche gli zuccheri sono negativi, poichè favoriscono la formazione della placca batterica e accelerano l’erosione dello smalto.

Soprattutto d’estate è facile alimentarsi con gusto, proteggendo i propri denti. Con piccoli accorgimenti nella propria dieta quotidiana è possibile assicurarsi una buona salute orale per tanti e lunghi anni nel futuro.

Fonte: https://primamonza.it/attualita/la-dieta-della-estate-che-fa-bene-ai-denti

Per bruxismo si intende l’atto involontario di digrignare o sfregare i denti in maniera abitudinaria e ripetuta, specialmente mentre si dorme. Questa caratteristica fa sì che la patologia sia stata inserita tra i disturbi del sonno, ma esiste anche una forma di bruxismo che si manifesta da svegli, fenomeno conosciuto come bruxismo diurno e molto più frequente. Il bruxismo nel sonno è molto comune soprattutto in giovane età. Sono, infatti, principalmente i bambini e gli adolescenti ad essere maggiormente soggetti a questo disturbo.

SINTOMI 

Spesso le persone che ne soffrono non se ne accorgono e per questo non è facile diagnosticare il bruxismo. Una persona mentre dorme non riesce a rendersi conto di digrignare i denti ma è una condizione che rischia di provocare danni irreversibili alla dentatura e alla mandibola. Spesso sono le persone che dormono accanto a chi presenta bruxismo a notare il problema, mentre in alcuni casi ci si rende conto del disturbo solo durante una visita odontoiatrica, poiché il dentista riesce a individuare l’abrasione dei denti. I principali sintomi del bruxismo possono essere quindi sintetizzati così:

• Intenso dolore a livello mandibolare

• Indolenzimento dei muscoli masticatori

• Aumento di sensibilità dei denti dovuto alla perdita dello strato di smalto

• Lesioni a uno o più denti

• Secchezza delle fauci

• Emicrania e in genere dolori diffusi al capo

Oltre alle domande sulle proprie abitudini e oltre ad esaminare la bocca del paziente alla ricerca di segni fisici di bruxismo (come denti usurati o una linea di frattura sulle superfici dentali) potrebbe essere necessario effettuare degli esami stumentali ed in particolare una radiografia per verificare eventuali danni ai denti o alla mandibola. Per diagnosticare con esattezza il bruxismo notturno può essere utile eseguire un esame specifico come la polisonnografia, che riesce a rilevare tutti i disturbi del sonno.

CAUSE

Nella maggioranza dei casi non esiste un’unica causa scatenante il bruxismo ma questo disturbo spesso è favorito dalla concomitanza di più fattori, come lo stress, il nervosismo e l’ansia. Disturbi come l’apnea ostruttiva del sonno sembrano avere una correlazione con il bruxismo poiché il digrignamento dei denti è spesso preceduto da un aumento dell’attività cerebrale e cardiovascolare.

Tra le altre cause del bruxismo troviamo le malocclusioni dentarie, alcune malattie neurodegenerative ma anche il consumo di alcol, il fumo da sigaretta, l’assunzione di caffeina e di sostanze stupefacenti.

EFFETTI E CONSEGUENZE

Le conseguenze più comuni e visibili sono indubbiamente i danni alla dentatura, questo perchè digrignare continuamente i denti provoca l’erosione dello smalto che diventa sempre più sottile, oltre al fatto che i denti possono incrinarsi o scheggiarsi. Il bruxismo provoca anche problemi a livello articolare, poiché il continuo digrignare dei denti sollecita anche le articolazioni mandibolari, causando anche mal di testa e dolori cervicali.

CURARE E PREVENIRE

La terapia per il bruxismo dipende solitamente dalle cause e dalla gravità del disturbo. Il trattamento mira a ridurre l’attività muscolare durante il sonno e a prevenire ulteriori danni ai denti e alle articolazioni. La terapia comprende l’utilizzo di dispositivi protettivi notturni, terapia cognitivo-comportamentale, trattamenti per risolvere i problemi dentari o mandibolari e terapia farmacologica.

Di solito, si vuole iniziare il trattamento per salvaguardare la salute dei denti e dell’apparato masticatorio facendo indossare un bite, che va ad impedire il contatto tra le due arcate dentarie nel momento in cui si digrignano i denti. Chiaramente andrà personalizzato per adattarsi alle esigenze di ogni paziente. Nei casi più gravi, però, può essere necessario un intervento chirurgico per correggere eventuali malocclusioni.

In alcuni casi, anche la terapia psicologica può essere utile per ridurre lo stress e l’ansia che possono contribuire al bruxismo. In queste situazioni può essere utile ricorrere a pratiche come meditazione, yoga, massaggi o esercizi per respirare meglio.

Concludiamo con alcuni consigli utili a prevenire il bruxismo, oltre ad affermare che effettuare controlli regolari dall’odontoiatra è sempre la soluzione prima e la più indicata.

• Gestione dell’ansia

• Attività fisica

• Ridurre il consumo di alcol e di bevande eccitanti

• Dormire in un ambiente confortevole

• Controlli periodici e regolari

Fonte: https://www.sonnocare.it/bruxismo-cause-sintomi-terapie-e-prevenzione/

In questo blog andremo a ripercorrere la storia dell’odontoiatria attraverso le varie curiosità, testimonianze, aneddoti lasciati dai nostri antenati. Iniziamo la nostra ricerca dai primi ritrovamenti che testimoniano segni di cure dentistiche.

È chiaro che nell’Età della Pietra, carie e ascessi erano problemi piuttosto diffusi, e i nostri antenati dovevano fare i conti con un’alimentazione ricca di piante zuccherine. La testimonianza più antica sulla storia dell’igiene orale giunta fino a noi risale a 9000 anni fa: in un villaggio neolitico nell’attuale Pakistan furono rinvenuti diversi scheletri che contenevano alcuni molari che mostrano segni di cure dentistiche e veri e propri “fori da trapano”. Questi fori erano ottenuti dall’utilizzo di “trapani manuali” realizzati in selce, nient’altro che delle punte di dimensioni ridotte (veri e propri manufatti microlitici), ne sono stati trovati diversi resti. Allo stesso periodo risalgono anche le prime testimonianze di otturazioni dentali con composti a base di cera d’api. Alcuni recenti studi hanno rilevato che le cavità presenti nei denti ritrovati erano il frutto dell’asportazione delle parti cariate. I ricercatori hanno, infatti, attestato la presenza di strie all’interno degli incavi per poi verificarne l’origine attraverso una serie di analisi.

Leggende e dentifricio

Insieme alle prime cure, si iniziano a diffondere anche le prime leggende: probabilmente intorno al 5000 a.C. nasce nella civiltà sumera la leggenda del verme dei denti, per poi diffondersi in diverse varianti in tutte le principali civiltà del mondo (India, Egitto, Giappone e Cina).

Una tavoletta babilonese del 1800 a.C. riporta una versione di questa leggenda:

“Venuto al mondo dal fango e con un grande appetito, il verme prega gli dei di dargli la grazia di abitare tra i denti e la gengiva dell’uomo, luogo di grande abbondanza di cibo e bevande; esauditagli tale richiesta, il verme si insedia nella bocca umana dove man mano scava cunicoli e caverne, generando il tormento infernale del mal di denti.”

Tra il 5000 e il 1000 a.C., oltre alle leggende, compare anche l’antenato del dentifricio sotto diverse forme: in Mesopotamia ad esempio era composto da un miscuglio di corteccia, menta e allume, un sale minerale.

Antico Egitto, Grecia e Roma

Il dentista più antico conosciuto è Hesy-Re, medico e scriba egiziano del 2600 a.C. Sulla sua tomba si legge l’incisione: “il più grande di coloro che si interessarono ai denti e di tutti i medici”. Grazie allo sviluppo della scrittura e ritrovamenti di papiri, sappiamo che gli egizi erano a conoscenza di diverse malattie dentali come gengivite, pulpite, mal di denti e anche i rispettivi metodi di guarigione. In diversi papiri vengono raccontate e illustrate molte operazioni di fratture e lussazioni della mandibola e l’utilizzo del forcipe per le estrazioni.

Per quanto riguarda l’antica Grecia, nel 400 a.C. il medico greco Ippocrate esortava a lavarsi denti e gengive ogni giorno. Oltre a lui, anche Aristotele e in seguito Celsus, scrittore medico romano, scrissero di odontoiatria e dai loro scritti sappiamo che in Grecia e a Roma si praticavano diverse cure quasi “moderne”, come l’utilizzo di filo metallico per stabilizzare i denti mobili e le fratture della mascella.

Il Medioevo fu, invece, un periodo di decadenza per la salute dentale. Infatti, non si praticava alcuna igiene orale e il mal di denti era molto diffuso soprattutto tra i nobili, la cui alimentazione era ricca di cibi dolci. Per combattere il dolore si provavano riti magici o preghiere a Sant’Apollonia (santa patrona di dentisti, igienisti dentali e odontotecnici).

Lo spazzolino da denti

La nascita dello spazzolino da denti viene collocata intorno al 1500 in Cina, dove furono creati spazzolini con setole costruite da fibre naturali (che erano però troppo morbide e si deterioravano rapidamente).

L’invenzione dello spazzolino moderno è solitamente attribuita a William Addis nel 1780. Il manico di questo nuovo strumento era costituito da osso, con dei fori che permettevano di inserire le setole (di maiale), utilizzando poi un filamento metallico per tenerle in posizione.

Nel sedicesimo secolo si rincomincia a scrivere di odontoiatria anche in Europa, ma solo nel diciottesimo secolo nascono le cure e gli strumenti moderni e si diffonderà l’igiene orale solo tra le classi abbienti, per diventare un fenomeno di massa solamente nel secolo scorso.

Fonti:

https://mydentalfamily.it/9000-anni-di-igiene-orale-tra-leggende-e-cura-dei-denti/

https://www.focus.it/cultura/storia/lintervento-ai-denti-piu-antico-del-mondo

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 44

E’ online il 44° numero gratuito della nostra rivista: “FACCETTE DENTALI ESTETICHE”.

In questo blog vedremo qual è la relazione tra salute orale e salute generale, arrivando ad indicare gli organi maggiormente coinvolti.

La prima porta di accesso di batteri e agenti patogeni è la bocca, e questi possono poi facilmente diradarsi all’interno dell’organismo: questo si può tradurre, tendenzialmente, in malattie generali che possono essere condizionate da una cattiva salute orale. Vero è che alcune malattie del cavo orale possono essere anche influenzate da malattie sistemiche. Affermiamo quindi che esiste uno scambio tra le due entità, tra salute orale e salute generale del corpo. Alcuni studi hanno dimostrato che una scarsa salute orale, in particolare riferita alla perdita dei denti, provoca il peggioramento della salute sistemica delle persone, con una conseguente possibile predisposizione alla mortalità.

Iniziamo la nostra analisi della correlazione tra salute orale e salute generale dell’organismo parlando di ossa. Infatti, l’eventuale dolore alla schiena sofferto da alcuni soggetti può trovare una causa anche nella salute orale: questi dolori, infatti, possono essere legati ad una malocclusione dentale, ovvero il disallineamento tra l’arcata superiore e quella inferiore. Questo fattore può portare i denti a lavorare e utilizzare le forze in modo scorretto, sovraccaricando determinati muscoli e articolazioni che diventano la causa di mal di schiena e scompenso posturale.

Correlazione tra la bocca e il cuore

Come sono collegati? Dobbiamo sapere che gli agenti esterni che entrano nella cavità orale possono arrivare fino al cuore, innescando infiammazioni. Qui introduciamo la parodontite, ovvero la malattia dentale la cui componente batterica e infiammatoria può portare alla perdita denti. Questa, tramite la proliferazione di batteri all’interno di ‘tasche’, aumenta l’infiammazione generale rendendo meno fluido il sangue, portando ad una predisposizione alle malattie cardiovascolari e cardiache, come la sindrome coronarica acuta, ma anche ictus e aterosclerosi. Questa correlazione è stata dimostrata dalla scoperta di batteri parodontali negli ateromi coronarici che si formano nelle arterie, il che dimostra che con una salute orale migliore si potrebbe evitare la diffusione di questi batteri.

Polmoni e intestino: come sono legati alla salute orale?

Altrettanto molto importante è il legame tra cavo orale e strutture respiratorie, le quali rappresentano la prima stazione in cui si fermano i batteri che arrivano dalla bocca provocando possibili patologie respiratorie o l’abbassamento delle difese immunitarie (oltre alla frequente compromissione parodontale, che aumenta la quantità di microbi in circolo). Anche in questo contesto la malattia parodontale può avere un forte impatto, tanto da essere inserita nella lista delle patologie da evitare in ottica preventiva per la formazione del cancro al polmone.

Da alcuni studi è stato rilevato che una scarsa salute della bocca è associata ad una maggiore incidenza di broncopolmonite. Anche la salute dell’intestino è collegata in modo diretto a quella della bocca: i soggetti con malattie infiammatore intestinali, come la colite ulcerosa, hanno maggiore probabilità di sviluppare parodontiti e incidere sulla condizione del cavo orale. La diffusione dei microbi che arrivano dalla bocca all’intestino aggravano diverse malattie gastrointestinali, tra cui la sindrome dell’intestino irritabile, la malattia infiammatoria intestinale e il cancro del colon-retto.

E il mal di testa?

Una salute orale piuttosto precaria può portare anche a mal di testa, cefalee e cervicali. Questo perché il disallineamento dentale, carie, perdita di denti o denti del giudizio mal posizionati possono creare disturbi sull’equilibrio e sul tono muscolare tanto da affaticare alcuni muscoli specifici che portano alle cefalee cosiddette muscolo-tensive.

Conclusioni

Considerando il ruolo centrale dei tessuti che sostengono i denti, è importante sottolineare il ruolo delle cure odontoiatriche e del dentista. Anche se è vero che alcuni soggetti sono predisposti per natura alla malattia parodontale, non va mai sottovalutata la prevenzione. È bene seguire un’igiene orale adeguata, con lavaggi dei denti dopo ogni pasto pulendo non solo le superfici interne ed esterne del dente ma soprattutto quelle interdentali attraverso fili e scovolini. Lo spazzolamento deve essere accurato e raggiungere tutte le superfici dentali, anche quelle più posteriori. Senza mai dimenticarsi di recarsi dal proprio dentista almeno due volte l’anno, così da intercettare eventuali patologie parodontali che, come dimostrato, possono essere un rischio da un punto di vista cardiovascolare, polmonare e intestinale.

 Fonte: https://www.odontoiatria33.it/approfondimenti/23450/salute-orale-vs-salute-generale-ecco-la-mappa-delle-correlazioni.html

In questo blog scopriremo gli effetti e benefici della gomma da masticare sulla salute. Vedremo come il chewing gum può diventare un grande alleato della nostra salute se scegliamo quello giusto senza zucchero e con lo xilitolo.

Gomma da masticare senza zucchero: alleato della nostra igiene orale

Il chewing gum senza zucchero ha importanti benefici per la salute dei nostri denti, soprattutto quando si presenta il rischio di carie. Secondo gli esperti, infatti, quando non ci è possibile lavare i denti con spazzolino e dentifricio il pH della placca può diminuire fino a valori pericolosi per la salute dello smalto e della dentina, aumentando il rischio di carie. In che modo la gomma da masticare riesce a risolvere questo problema? La masticazione del chewing gum senza zucchero stimola la produzione di saliva, che riporta pH della placca a valori normali, favorendo la corretta mineralizzazione dello smalto e diminuendo, in questo modo, il rischio di carie.

La saliva stimolata dalla masticazione ha anche altre proprietà molto importanti:

• Deterge le superfici dei denti

• Ha un effetto antibatterico naturale esercitato dagli enzimi ed anticorpi in essa contenuti

• Apporta minerali utili alla mineralizzazione dei denti

Combattere il rischio carie: il ruolo delle Gomme da masticare con xilitolo

I chewing gum senza zucchero sono ancora più efficaci contro il rischio carie se contengono un rilevante quantitativo di xilitolo. Lo xilitolo è un dolcificante derivato da fonti vegetali, sostituto dello zucchero con un gusto gradevole e fresco appartenente alla famiglia dei polioli. Diversi studi clinici hanno ormai stabilito la sua capacità di inibire la crescita dei batteri che, causando la demineralizzazione di smalto e dentina, favoriscono l’insorgenza della carie. Secondo alcuni studi, il consumo di chewing gum con xilitolo con regolarità e per periodi di tempo prolungati, è in grado di diminuire la concentrazione orale dei batteri cariogeni.

Benefici della gomma da masticare senza zucchero

Sono stati individuati tutti i benefici che il chewing gum ha sulla nostra salute, li riportiamo qui sotto:

1. MIGLIORA LA CONCENTRAZIONE. Alcuni studi dimostrano che la masticazione di chewing gum gioca un ruolo importante nel mantenere le performance cognitive e dunque gli stati di attenzion. Si ipotizza che questi effetti siano generati da un lieve incremento della frequenza del battito cardiaco e del flusso sanguigno al cervello, ma anche da un effetto di controllo dell’ansia.

2. RIDUCE LO STRESS. Masticare chewing gum ha un effetto calmante ad esempio prima di un intervento chirurgico: sempre secondo alcune ricerche, chi ha fatto uso del prodotto è risultato meno ansioso rispetto a chi non masticava chewing gum. Inoltre, volume ed acidità dei succhi gastrici sono indistinguibili tra chi ha masticato e chi no. Questo studio, e altri, evidenziano quindi che la masticazione di chewing gum non porta ad acidità di stomaco.

3. AUMENTA LA PERFORMANCE SPORTIVA. L’utilizzo del chewing gum durante un’attività sportiva leggera, come ad esempio una camminata o una corsa, porta a percorrere in media distanze leggermente più lunghe e a bruciare fino al 5% di energia in più.

4. RIDUCE I SINTOMI DELLA CYBERSICKNESS. La cybersickness è quella sensazione di nausea da movimento spesso provocata dall’utilizzo del visore per la realtà virtuale. Un recente studio ha dimostrato che il chewing gum è in grado di ridurre questo fastidio. Questo accade presumibilmente perché l’esperienza gradevole della masticazione di qualcosa di buono si opporrebbe alla sensazione sgradevole della nausea, in un certo senso arrivando a “distrarre” il cervello.

5. CONTROLLA IL DOLORE POST-APPARECCHIO ORTODONTICO. Per controllare la sensazione di fastidio o addirittura dolore causato dall’installazione dell’apparecchio ortodontico, le due strategie più comunemente usate sono l’uso di antidolorifici o di “bite” da mordere al bisogno. Recenti studi scientifici hanno predisposto una terza strategia, ovvero proprio la masticazione di chewing gum senza zucchero. Si è concluso che il chewing gum riduce meglio il dolore rispetto ad un trattamento placebo, in termini comparabili al bite e meglio degli antidolorifici

Fonte: https://www.menshealth.com/it/salute/benessere-psicofisico/a45387154/gomma-da-masticare-senza-zucchero-benefici-chewing-gum/

Lo sappiamo, lo stress non è altro che una reazione fisiologica del nostro organismo a eventi esterni particolari. Si può dire, però, che di per sé non è totalmente una condizione negativa perché se ci pensiamo, in diverse occasioni lo stress ci permette di reagire a determinate situazioni vissute come potenziali pericoli o fastidi. Può rappresentare, quindi, anche uno stimolo a fare meglio, una specie di carica personale. Questo indica che il nostro corpo è in grado di provare stress e di reagire in modo funzionale. Lo stress, però, può diventare eccessivo e portare con sé sintomi fastidiosi come mal di testa, disturbi allo stomaco o problemi a dormire. Uno stress eccessivo può anche andare a peggiorare patologie già presenti. Lo stress diventa una condizione che ci influenza sia da lato psichico che da quello fisico, e può arrivare a creare veri e propri danni. Il nostro organismo ci avvisa che il livello di stress è divenuto troppo alto in diversi modi: unghie, pelle, capelli, denti. In questo blog vediamo quali sono i fattori di rischio che possono portare alla parodontite e i segnali da non sottovalutare.

Sappiamo che lo stress può avere infinite e svariate cause. C’è, però, da prestare attenzione alle emozioni che si vivono: di recente è stato evidenziato da alcuni studi come la parodontite sia strettamente legata ai momenti più intensi e carichi di ansia e nervosismo. È risaputo che lo stress eccessivo ha un importante impatto negativo sulla salute dell’uomo. Uno studio riporta che a seguito dei periodi di grandi problematiche sociali (come disastri ambientali o fasi belliche) 1 soggetto su 3 ha riportato disturbi ansiosi, depressione e insonnia. Soprattutto nel corso di questo periodo storico, la popolazione italiana ha raggiunto livelli di stress molto elevati: i mesi di lockdown durante la pandemia così come la disoccupazione e le tensioni legate ai conflitti europei e mondiali hanno portato disturbi del sonno, di ansia e danni anche a livello del parodonto.

STRESS E DENTI: COME REAGISCE IL CORTISOLO?

 

Il cortisolo è conosciuto come “l’ormone dello stress” che, nella popolazione affetta da ansia, causa spesso gonfiore addominale e accumulo. Può anche avere effetti negativi sul parodonto, e conferma la correlazione stress, denti e parodontite insieme a stanchezza cronica, insonnia e acidosi (che causa un danneggiamento dello smalto dentale.) L’abbassamento delle barriere immunitarie nel nostro organismo causa infatti una minor difesa dalle infezioni, rendendoci più propensi ad esserne affetti. La conseguenza si sviluppa direttamente sul parodonto che, una volta infiammato, inizia a causare dolori dentali, sanguinamento gengivale, maggior produzione di placca e alitosi. Di conseguenza, una maggiore quantità di placca corrisponde ad un maggior accumulo di tartaro, il che si traduce in carie.

COME RIDURRE LO STRESS?

 

Come spezzare il binomio stress-denti malati? Nonostante siano state cercate molte risposte, l’unica valida sembra essere la più banale: riappropriarsi del proprio tempo e regalarci dello spazio per noi stessi. È importante che nonostante la fretta, lo stress e l’ansia non si tolga mai del tempo all’igiene orale, ricordandosi di dedicare il giusto spazio anche alla salute della bocca.

Alcune tra le attività utili a combattere lo stress, che portano a ripristinare anche la salute del proprio cavo orale, sono:

• L’esercizio fisico;

• La meditazione e le tecniche di rilassamento;

• L’igiene del sonno;

• Il mantenimento delle relazioni sociali.

Fonte: www.clinicadeldente.com/stress-e-denti/

Il rimodellamento dentale rappresenta una nuova tecnica ortodontica di carattere estetico che consiste nel sottoporre i denti a limatura per modificarne la forma o dimensioni.

La presenza di denti più larghi, più lunghi o che terminano a punta non dà luogo a particolari problemi dal punto di vista funzionale, tuttavia l’aspetto disarmonico che si crea può ingenerare imbarazzo in pazienti che vorrebbero mostrare un sorriso esteticamente più gradevole.

Per limatura, o stripping, si intende l’azione di limare una piccola quantità di smalto dentale per cambiarne la forma e affinare il dente, che però determina una riduzione dello spessore dello smalto e che quindi non è sempre consigliata dagli specialisti.

Lo stripping si realizza solitamente durante un trattamento ortodontico quando si è in presenza di denti dall’aspetto sproporzionato a livello di larghezza, denti troppo vicini (mancanza di spazio tra i denti), oppure per evitare il cosiddetto “triangolo nero” gengivale, ossia il piccolo spazio che appare tra i due incisivi superiori centrali.

La persona più indicata per consigliare o meno di effettuare questo trattamento rimane sempre il dentista.

La tecnica della limatura dei denti

Come viene eseguito il rimodellamento dei denti? Principalmente in due modi:

  • Meccanicamente (grazie ad una fresa diamantata o un disco; questa tecnica è usata soprattutto quando occorre rimuovere una notevole quantità di smalto);
  • Manualmente (utilizzando una lima e della carta abrasiva con granulometria decrescente, anche chiamata strip).

Normalmente la quantità di smalto limato è compresa tra 0,1 e 0,5 mm ma può variare a seconda delle caratteristiche e dello spessore del dente. In entrambi questi casi, comunque, si agisce sulle aree del dente dove lo smalto ha maggiore spessore. La tecnica è totalmente indolore perchè lo smalto non è innervato.

Vantaggi e svantaggi dello stripping dentale

Il rimodellamento o stripping dentale permette di ripristinare l’armonia del sorriso e di ritrovare la piena funzionalità dei denti senza dover per forza ricorrere a procedere troppo invasive. Questo procedimento può portare anche altri vantaggi, vediamo quali.

In alcuni casi, lo stripping può fare in modo di non doversi sottoporre ad un’estrazione dentaria quando si è in presenza di denti accavallati o quando non c’è spazio sufficiente sull’arcata.

È una tecnica che permette, inoltre, di ristabilire una migliore omogeneità nell’aspetto dei denti, soprattutto quando i denti frontali appaiono asimmetrici in termini di larghezza o dimensione orizzontale.

La riduzione laterale dei denti può eliminare le macchie che si sono formate per effetto dei denti mal posizionati, al termine di un trattamento ortodontico.

Quali sono gli svantaggi e i rischi dello stripping dentale?

Bisogna sempre ricordare che la limatura dentale non è una procedura completamente priva di rischi e che è irreversibile (una volta limato il dente, non sarà più possibile riportarlo alla sua forma precedente). Quando si esegue lo stripping si devono rispettare delle regole e dei protocolli rigorosi che permettono di minimizzare il rischio di complicazioni, in particolare riguardo alla quantità di smalto da eliminare.

I principali rischi e svantaggi comportati dalla limatura dentale sono:

  • Un’accresciuta sensibilità dentale al caldo e al freddo, proprio per il fatto che si va a ridurre la quantità di smalto che riveste il dente.
  • Vulnerabilità alla comparsa di macchie e all’ingiallimento (se non si effettua un’adeguata e scrupolosa igiene orale).

Dopo aver limato i denti

Come ci si comporta dopo lo stripping dentale? In seguito al rimodellamento è consigliabile:

  • Utilizzare un dentifricio al fluoro per rinforzare lo smalto dei dentie per rimineralizzarli.
  • Dedicarsi con attenzione alla propria igiene orale per evitare il rischio che si formino carie o macchie sui denti.

 

Possiamo concludere, dunque, affermando che la riduzione laterale o stripping dei denti è uno degli interventi possibili e consigliabili per perfezionare l’allineamento dentale senza doversi sottoporre a interventi invasivi o ad estrazioni dentali.

Fonte: https://dottordentista.com/limatura-dei-denti

Avere le gengive sanguinanti e/o trovare del sangue lavandosi i denti sono indicatori della presenza o dello sviluppo di malattie gengivali, favorite dal progressivo accumulo di placca sul confine tra gengiva e dente che tende a trasformarsi in tartaro, se non periodicamente rimossa con una quotidiana igiene orale.

I batteri normalmente presenti in un delicato ma sano equilibrio in bocca potrebbero iniziare a proliferare in modo eccessivo quando l’alimentazione risulta troppo ricca di carboidrati semplici e fonti raffinate (come zuccheri, pane, pasta, ecc…), arrivando così ad infettare i tessuti che circondano il dente e causando l’infiammazione.

 

Se i batteri rimangono sui denti a lungo arrivano a formare la placca (una sottile pellicola in superficie) che, se non rimossa, finisce per indurirsi e trasformarsi in tartaro.

 

Fin dove può diffondersi l’accumulo di tartaro? Fin sotto il bordo gengivale arrivando a peggiorare lo stato infiammatorio e ad ostacolare sempre di più una corretta pulizia. Esso può causare anche un aumento del sanguinamento ed una forma più avanzata di parodontite (la principale causa di sanguinamento).

Tra le possibili cause del sanguinamento dentale, troviamo anche:

 

  • Spazzolamento troppo energico (o con setole troppo dure);
  • Uso improprio del filo interdentale;
  • Utilizzo di dentiere o altri apparecchi dentali non adatti;
  • Cambiamenti ormonali durante la gravidanza;
  • Infezioni;
  • Carenza di vitamina C;
  • Assunzione di anticoagulanti;
  • Carenza di vitamina K.
RIMEDI

 

È sempre raccomandabile rivolgersi all’odontoiatra e/o igienista dentale per la periodica pulizia dentale specialmente se la causa del sanguinamento gengivale è un’infiammazione delle gengive.

È, tuttavia, possibile alleviare il problema adottando un approccio più attento all’igiene orale, in questi modi:

  • Lavare i denti delicatamente e con uno spazzolino a setole morbide, idealmente mezzora dopo la fine di ogni pasto;
  • Utilizzare un dentifricio che contenga fluoro ed evitare di risciacquare i denti dopo lo spazzolamento, limitandosi a sputare la schiuma in eccesso.
  • Utilizzare regolarmente il filo interdentale per garantire un’adeguata pulizia anche tra gli spazi in mezzo ai denti;
  • Se consigliato dal medico, praticare sciacqui con acqua ossigenata, acqua e sale o specifici collutori prescritti dal medico;
  • Seguire una dieta equilibrata e sana possibilmente povera di zuccheri semplici (come dolci e bibite dolci) e di carboidrati raffinati come pane, pasta, grissini ecc…
COSA FARE IN CASO DI SANGUINAMENTO ABBONDANTE?

 

È consigliabile applicare pressione sull’area interessata con una garza sterile o, se non disponibile, un tampone preparato con un fazzoletto di cotone pulito, arrotolato, leggermente inumidito con acqua pulita e tenerlo in posizione per 30 minuti senza rimuoverlo.

Dopo di che si può controllare se l’emorragia si è fermata e, in caso contrario, ripetere il processo e mantenere il tampone in posizione fino a visita medica. Nel frattempo si raccomanda di

  • Non sciacquare la bocca e non mettere le dita in bocca, soprattutto se non accuratamente lavate;
  • In caso di dolore acuto assumere antidolorifici;
  • Evitare sforzi fisici;
  • Evitare bevande calde e cibi duri.

Fonte: https://healthy.thewom.it/sintomi/gengivorragia/

Quando si parla si ascesso dentale si intende un accumulo di pus nei tessuti che circondano la radice di un dente, principalmente causato dalla diffusione di batteri in seguito a delle carie o delle malattie gengivali. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono le cause, i sintomi e i trattamenti.

COS’E’ L’ASCESSO DENTALE?

Come abbiamo detto, l’ascesso dentale è un accumulo di pus nei tessuti che circondano la radice di un dente. Le infezioni batteriche sono la causa di questo accumulo e arrivano a propagarsi nei tessuti come conseguenza di carie complicate, denti scheggiati o rotti.

Possiamo distinguere diversi tipi di ascessi in base alla loro sede di origine:

• Ascesso parodontale: causato da un’infezione della gengiva ma anche di tutto l’apparato di sostegno del dente come l’osso alveolare, cemento radicolare e legamenti. Questo tipo di ascesso può essere causato anche da un’infezione all’interno di una tasca parodontale (solco gengivale);

• Ascesso periapicale: questa infezione ha origine nella parte vitale del dente, cioè la polpa, come conseguenza di una carie complicata. Può essere causato anche da gravi traumi ai denti che causano necrosi della polpa dentale.

• Ascesso gengivale: esso si sviluppa nella gengiva ed è causato da processi infettivi che potrebbero seguire un ascesso periapicale.

Cause di ascesso dentale

 

Cosa causa l’ascesso dentale? La risposta è: i batteri che si diffondono alla gengiva che circonda il dente o alla polpa del dente in seguito a carie o malattie gengivali, i quali sviluppano l’infezione. Quali fattori di rischio per lo sviluppo di un ascesso dentale? Ecco elencati i principali:

• Scarsa igiene orale;

• Consumo elevato di cibi e bevande zuccherate;

• Problemi preesistenti ai denti;

• Interventi ai denti non riusciti bene (devitalizzazione, impianto, otturazione);

• Alcolismo;

• Sistema immunitario indebolito;

• Alcune patologie come diabete, cellulite batterica, reflusso gastroesofageo, ecc…;

• Fumo.

Sintomi e trattamenti dell’ascesso dentale

 

Generalmente l’ascesso dentale si presenta con:

• Dolore intenso ai denti o alle gengive, il quale è il sintomo principale e può manifestarsi improvvisamente tendendo a peggiorare;

• Gengive gonfie, infiammate e rosse;

• Gonfiore del viso;

• Ipersensibilità al freddo/caldo;

• Alitosi;

• Febbre;

• Tendenza alla caduta del dente;

• Gonfiore dei linfonodi del collo.

Il trattamento dell’ascesso dentale si basa sull’utilizzo di antibiotici, proprio per debellare i patogeni che lo hanno causato, e/o di antidolorifici per il dolore. L’intervento del dentista è importante per cercare di salvare il dente dall’estrazione attraverso la devitalizzazione (verificata in caso di ascesso periapicale). La rimozione di tartaro e placca dal dente malato può essere sufficiente, unitamente alla terapia antibiotica e antidolorifica, in caso di ascesso parodontale.

Può essere molto utile anche evitare cibi troppo caldi o troppo freddi, masticare cibi morbidi utilizzando la parte opposta della bocca, e infine utilizzare uno spazzolino morbido.

È importante prevenire e curare l’ascesso dentale dai primi sintomi. Nel caso in cui l’ascesso colpisca soggetti particolarmente fragili, se non curato, può evolvere in osteomielite, trombosi del seno cavernoso, infezione del pavimento della bocca e sepsi. Evitare la carie è essenziale per prevenire un ascesso dentale mediante una corretta igiene orale.

Ad ogni modo, la prognosi di un ascesso dentale è eccellente quando l’infezione viene immediatamente trattata attraverso drenaggio e terapia antibiotica.

Fonte: https://www.nurse24.it/studenti/patologia/ascesso-dentale.html

CHE COS’ E’ LA PULPITE?

La pulpite è un’infiammazione della polpa dentale, la parte più interna dei denti che contiene i nervi e i vasi sanguigni. I primi sintomi di questa infiammazione possono essere dolore improvviso ai denti e sensibilità dentale.

A seconda della sua gravità la pulpite può essere reversibile o irreversibile. Vedremo più nel dettaglio gli aspetti legati a questo proposito, partendo dalla consapevolezza che i sintomi possono variare da una leggera sensibilità dentale a un dolore acuto e incessante, oltre al manifestarsi di febbre, ascesso dentale, granulomi e/o cisti.

LE CAUSE PRINCIPALI

La causa più comune della pulpite è la carie dentale ma nonostante questo esistono anche altri fattori che possono provocare questa condizione. La pulpite si verifica quando lo smalto e la dentina, gli strati protettivi dei denti, vengono compromessi, lasciando così la polpa dentaria esposta all’azione dei batteri.

Oltre alla presenza di carie, l’altra causa più comune della pulpite è legata a patologie parodontali trascurate, come ad esempio la parodontite, e sono entrambe riconducibili a una cattiva igiene orale.

Tra gli altri fattori che possono favorirne la comparsa troviamo:

• Erosione dentale dovuta a bruxismo

• Malocclusione dentale

• Fratture dei denti dovute a traumi

• Abrasione dentale dovuta all’utilizzo di prodotti troppo aggressivi per lo smalto

• Trattamenti dentali non eseguiti in maniera rigorosa

La pulpite dentale reversibile rappresenta una leggera infiammazione della polpa dentaria localizzata i cui sintomi principali sono dolore e sensibilità dentale avvertiti in risposta a uno stimolo. In questi casi il dolore cessa non appena lo stimolo viene interrotto.

La pulpite dentale irreversibile, invece, è lo stadio più grave dell’infezione e si caratterizza con un’infiammazione pulpare grave accompagnata da un processo degenerativo che evolve progressivamente in necrosi della polpa dentale. I suoi sintomi principali sono dolore acuto, continuo e pulsante, gonfiore e possibile presenza di pus. Il dolore permane anche dopo che lo stimolo è stato interrotto e in questo caso, l’organismo può andare incontro a complicazioni come ascessi dentali, granulomi e cisti.

I TRATTAMENTI PER CURARE LA PULPITE

Il trattamento della pulpite consiste nel minimizzare il dolore e nel rimuovere la causa responsabile del processo infiammatorio, ma questo dipende dalla sua gravità.

Considerato che la maggior parte delle pulpiti è conseguenza di carie, l’adozione di alcuni semplici accorgimenti alimentari, abbinata alla correzione di uno stile di vita scorretto, può prevenire efficacemente l’insorgere della pulpite.

Come agisce il dentista in caso di pulpite reversibile? La procedura consiste prima di tutto nell’eliminare la causa che ha scatenato il problema e poi ricostruendo la parte del dente danneggiata dalla carie.

Nel caso, invece, di pulpite irreversibile il dentista valuterà se procedere con un trattamento di devitalizzazione o di estrazione del dente.

Fonte: https://www.dentalunit.it/20200019/pulpite-cause,-sintomi-e-rimedi

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E’ online il XXXVII numero gratuito della nostra rivista: “I denti ed il rientro dalle VACANZE”.

Cos’è la nevralgia ai denti? 

La nevralgia ai denti è un’infiammazione del nervo facciale che provoca dolori anche lancinanti a tutta l’arcata dentale. Chi soffre di nevralgia ai denti lamenta dei dolori simili a delle vere e proprie scariche elettriche, che possono durare da pochi secondi fino a qualche minuto. Questi dolori possono presentarsi anche con una cadenza temporale quotidiana, settimanale e/o mensile.

Nella concezione popolare la nevralgia ai denti viene intesa come disturbo vero e proprio dei denti, quando in realtà nella maggior parte dei casi si tratta dell’infiammazione del nervo trigemino (il più voluminoso dei nervi cranici, per intenderci).

Il fastidio che provoca la nevralgia ai denti è tale da presentarsi anche dopo la minima stimolazione della zona, legata all’aria che si respira, al tocco della zona o a ad una qualsiasi bevanda che si assume.

Le cause possono essere diverse, in alcuni casi il dolore è frutto della compressione di un vaso su un nervo, ma non sempre è possibile identificare in maniera univoca le cause che scatenano il dolore.

Nei casi in cui il dolore è continuato o comunque intenso, è fondamentale rivolgersi al proprio medico per fare analizzare la situazione in modo approfondito.

Nei casi in cui il dolore è sopportabile o di entità tale da essere tamponato, invece, si possono seguire una serie di piccole accortezze. I rimedi della nonna possono costituire un aiuto valido per arginare un po’ il dolore nell’attesa di rimetterci in sesto e recarci dal dentista.

I migliori rimedi della nonna contro la nevralgia ai denti

La medicina naturale può portare significativi benefici nella cura della nevralgia ai denti.

I principi attivi naturali che riescono a dare maggiore sollievo sono quelli in grado di ridurre la sensibilità del nervo facciale, così come ridurre la contrazione muscolare ed alleviare stress e dolori.

Il rimedio della nonna più utilizzato è l’erba di San Giovanni o iperico (pianta da fiore della famiglia delle Hypericaceae), che viene utilizzata per calmare i nervi. Il suo principio attivo, l’ipericina, ha attività antidepressive e calmanti del tessuto nervoso in generale.

Bisogna fare attenzione a non assumere l’erba di San Giovanni in associazione ad altri tipi di antidepressivi, però, in quanto si possono manifestare fenomeni di potenziamento dell’azione.

Altro rimedio della nonna efficace è la camomilla, classico rilassante, che in queste situazioni può rivelarsi molto utile, come anche il legno di Betonica che aiuta a disinfiammare la zona e la corteccia di Crampo dalle note proprietà miorilassanti.

Altri rimedi efficaci sono: evitare di prendere freddo in viso proteggendosi con foulard o una sciarpa (non solo d’inverno), non abusare dell’aria condizionata, evitare di bere bevande troppo calde o troppo fredde, evitare il contatto tra cibi troppo caldi o freddi e la zona dolorante aiutandosi ad esempio con una cannuccia in caso di cibi liquidi.

Se viene rilevato che la nevralgia ai denti è direttamente collegata alla nevralgia del trigemino, anche l’alimentazione va controllata in modo da assicurare al corpo il giusto apporto di sali minerali e magnesio evitando fumo, alcol e caffè.

 

Ecco illustrati i migliori rimedi della nonna per combattere i dolori lievi da nevralgia! Ad ogni modo, qualora questo fastidio non si risolva e se i dolori diventino molto forti, medico deve essere il principale punto di riferimento.

Fonte: https://www.salutarmente.it/rimedi/nevralgia-denti

Il compito del dentifricio non è solo quello di lucidare i denti, deve anche saper rimuove i batteri responsabili della placca dentale.

Molti dentifrici contengono detergenti che creano un’azione schiumogena per eliminare meglio le particelle alimentari e la placca dentale. Possono avere anche ingredienti abrasivi che aumentano l’efficacia della pulizia; i rinfrescanti sono aggiunti comunemente per dare una sensazione di freschezza alla bocca e all’alito, e dare un po’ di sapore alla pasta che sarebbe del tutto neutra.

Esistono, ovviamente, dentifrici di diverso tipo, a seconda della necessità e del bisogno specifico di ciascuno, ad esempio: dentifrici sbiancanti, che rimuovono le macchie dei denti e danno un effetto brillantante o dentifrici antitartaro, che aiutano a prevenire l’accumulo del tartaro dentale.

Poi vi sono dentifrici specificamente formulati con più fluoro che aiutano a rinforzare i denti contro la formazione delle carie, li remineralizza contro l’attacco degli acidi e rendono l’alito fresco.

 

Ecco elencati qui di seguito alcuni dei migliori dentifrici in commercio:

Betope Dentifricio sbiancante al carbone di cocco attivo: pulizia intensiva per rimuovere le macchie

Il carbone attivo di cocco di cui si compone questo dentifricio risulta maggiormente in grado di assorbire le macchie dalla superficie del dente. È adatto per chi ha denti sensibili e previene l’alitosi, grazie alla sua componente di menta fresca.

Lucida i denti senza graffiarli proteggendo lo smalto e migliora la salute delle gengive, il sorriso e dona risultati in tempi rapidi.

Idefair Dentifricio sbiancante al carbone attivo: detergente multiuso

Questo dentifricio al carbone attivo di bambù svolge la sua principale azione come sbiancante. Previene le infiammazioni orali e viene spesso consigliato per trattare le ulcere orali e le gengive sanguinanti, oltre che per curare per quanto poco tutte le comuni malattie orali.

Maybeau Dentifricio sbiancante al carbone di legna di bambù: per tutti i tipi di denti

Questo dentifricio al carbone di bambù ha una forte capacità di assorbimento, effetto utile per rimuovere tutti i tipi di macchie di tabacco, macchie di tè, macchie fumo, lasciando i denti puliti senza danneggiare lo smalto.

E’ uno dei dentifrici che aiutano anche a prevenire la carie.

Regenerate Dentifricio per rigenerare lo smalto dentale: agisce sugli stadi dell’erosione

Questo dentifricio dalla formulazione avanzata, inverte l’erosione dello smalto dentale: l’82% dello smalto è rigenerato in 3 giorni, rigenera lo smalto e la sua microdurezza con gli stessi minerali di cui sono composti i denti. Il suo obiettivo è quello di ripristinare il bianco naturale dei denti, dunque protegge molto bene i denti ed il sorriso.

Zane Hellas Dentifricio per la protezione dello smalto dentale: azione a lungo termine all’olio di origano

Ideale per chi vuole avere un sorriso bianco. L’azione dell’olio essenziale di origano con altre erbe naturali e xilitolo e sorbitolo possono aiutare a preservare lo smalto, ridurre la placca, le gengiviti, la secchezza della bocca e vi aiutano a mantenere la salute orale nel modo più ottimale.

Optima Dentifricio per denti sensibili e gengive delicate 3 pezzistabilizza il pH del cavo orale

A base di aloe vera in gel e altri ingredienti naturali, questo dentifricio speciale è in grado di equilibrare il pH del cavo orale per almeno cinque ore fra un’applicazione e l’altra. In questo modo protegge i denti dall’attacco degli acidi, da alito cattivo, gengivite, carie, pigmentazione dentale.

Dentifricio Mentadent Maximum Protection
Il migliore per: azione filo interdentale

Grazie alla tecnologia MicroPure, consente di avere una bocca più pulita, fresca e dall’aspetto più sano. Durante lo spazzolamento, la sua formula antiplacca si distribuisce all’interno di tutta la bocca dando una pulizia interdentale.

Offre dieci azioni: protegge dalla carie, rinforza le gengive, lascia i denti lisci e puliti, rinforza lo smalto, rende bianchi i denti, dona freschezza all’alito, è anti tartaro, anti batterico, per denti sensibili, azione filo interdentale.

Mentadent Denti Più Bianchi Subito
Il migliore per: effetto immediato

Grazie all’esclusiva tecnologia Blue Light, dà un effetto immediato: i denti appaiono immediatamente più bianchi dopo il primo utilizzo. Questo effetto di sbiancamento immediato è temporaneo.

Come scegliere il tipo giusto?

Per avere i denti bianchi è opportuno adottare delle buone abitudini, sia in termini di igiene orale, che di vita ordinaria (no al fumo e si ad una sana alimentazione). Certo, sarà anche fondamentale usare dentifrici sbiancanti appositi che proteggono lo smalto, facendo attenzione ad esempio se si hanno gengive sensibili o se i prodotti li usano anche i bambini.

Quanto fluoro dev’esserci?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma che il fluoro svolge un ruolo cruciale nella prevenzione della carie, nei limiti ammessi dalla legge. L’eccesso di fluoro può provocare però la fluorosi, una degenerazione dello smalto dei denti. È un rischio abbastanza remoto, che riguarda principalmente i bambini sotto i 6 anni di età.

Per quanto riguarda la sicurezza del fluoro per i bambini con meno di 6 anni, la Comunità europea afferma che la concentrazione massima di fluoruro autorizzata è di 1500 ppm o 0,15%. I prodotti specifici per bambini ne contengono in genere meno (500 ppm).

Ma i bambini hanno davvero bisogno di un dentifricio specifico e più fruttato?

No. Alcuni dentifrici per bambini che troviamo in commercio non contengono abbastanza fluoro per aiutare a fermare la carie e i piccoli che si abituano ai gusti più fruttati del dentifricio poi spesso trovano difficile passare ai dentifrici che usano gli adulti. Fino ai sei anni, è bene che i bimbi utilizzino un dentifricio a bassa concentrazione di fluoro, oltre i sei anni, possono usare lo stesso dentifricio del resto della famiglia.

Fonte: www.saluteopinioni.it