MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 57
E’ online il 57esimo numero gratuito della nostra rivista: “Da studio dentistico a “studio estetico” L’evoluzione della medicina estetica in odontoiatria”

E’ online il 57esimo numero gratuito della nostra rivista: “Da studio dentistico a “studio estetico” L’evoluzione della medicina estetica in odontoiatria”

L’innovazione tecnologica è un elemento chiave per l’organizzazione di congressi medico-scientifici. Oltre ad accrescere l’efficienza operativa, consente di creare eventi più coinvolgenti e inclusivi per i partecipanti. In questo articolo, esploriamo quali sono le tecnologie must have e quelle di ultima generazione.
Le app per congressi rappresentano un punto di contatto per i partecipanti soprattutto durante il congresso. La loro tecnologia viene costantemente implementata – e ora integrata con l’Al – per offrire loro un’esperienza personalizzata e sempre accessibile. Le app possono inoltre funzionare anche senza connessione, o quando il segnale è debole, salvo poi sincronizzarsi automaticamente con gli altri device nel momento in cui la connessione torna disponibile, garantendo la fruibilità dei contenuti in ogni momento ed eliminano la necessità di stampare programmi e materiali.
Gli e-poster sono la versione digitale dei poster tradizionali e offrono diversi vantaggi. Grazie alla tecnologia touch, agli elementi multimediali e alle funzionalità interattive, permettono una presentazione più dinamica e coinvolgente dei contenuti, consentendo ai partecipanti di esplorare dati, guardare video e interagire direttamente con i relatori. Inoltre, questi poster digitali sono facilmente accessibili online, sia durante l’evento che in seguito, su web e app, aumentando la fruibilità dei contenuti e migliorando l’esperienza per i partecipanti remoti e non. L’utilizzo di e-poster permette anche allestimenti più impattanti e attrattivi.

Il bisogno di partecipazione da remoto ha spinto l’organizzazione di congressi verso l’adozione di tecnologie che garantiscono esperienze di alta qualità anche per chi non può essere presente fisicamente. Le tecnologie immersive, come la realtà virtuale (VR), la realtà aumentata (AR) e la realtà mista (MR), offrono l’opportunità di trasformare contenuti scientifici complessi in esperienze pratiche e interattive. Vediamo le differenze.

Realtà Aumentata (AR)
Sovrappone informazioni multimediali al mondo reale. Per esempio, nei congressi medici, gli espositori possono utilizzare marker AR per consentire ai visitatori di visualizzare dati clinici, video dimostrativi o immagini 3D sui loro dispositivi mobili.
Realtà Virtuale (VR)
Consente ai partecipanti di immergersi completamente in ambienti simulati attraverso visori come laboratori virtuali o modelli anatomici esplorabili. È particolarmente utile per la formazione su procedure chirurgiche o l’esplorazione di dati complessi.
Metaverso
Anche se il metaverso non ha ancora raggiunto la diffusione che inizialmente si prevedeva, rimane uno strumento con enormi potenzialità. Si tratta di ambienti popolati da avatar, che rappresentano persone reali, le quali vivono la stessa esperienza o possono esplorare il metaverso in momenti diversi. L’esperienza risulta particolarmente coinvolgente per eventi ibridi, che riescono a replicare fedelmente quelli fisici. Un esempio interessante è la possibilità di creare ambienti separati dall’evento residenziale, ma che lo accompagnano prima e dopo, offrendo un’esperienza più immersiva rispetto alla semplice consultazione di un sito web.
L’approccio data-driven rappresenta un cambio di paradigma nella gestione e ottimizzazione degli eventi. Non si tratta solo di raccogliere dati, ma di strutturare strumenti e strategie che permettano di analizzarli in modo efficace per ottenere insight concreti e influenzare quindi l’intero processo decisionale.
Soluzioni data-driven possono essere per esempio servizi di accredito informatizzato, che permettono di raccogliere, oltre ai dati anagrafici, informazioni mirate attraverso domande strategiche che aiutano a profilare i partecipanti in base ai loro interessi e alla loro specializzazione. Il monitoraggio continua con il controllo accessi e il rilevamento presenze, che permettono di analizzare il flusso del pubblico nelle varie aree del congresso e tracciare il journey dei partecipanti.

In un mondo sempre più connesso, la tecnologia non è più un optional ma una componente essenziale nell’organizzazione di congressi. Dall’efficienza nella gestione degli iscritti alla possibilità di coinvolgere partecipanti da ogni parte del globo, gli strumenti digitali offrono opportunità senza precedenti. Adottare soluzioni tecnologiche non solo migliora l’esperienza dei partecipanti, ma consente anche agli organizzatori di ottimizzare risorse e ampliare la portata dell’evento. Investire nella tecnologia significa, quindi, guardare al futuro e garantire il successo dei propri congressi in un panorama in continua evoluzione.
Fonte: Guida ai congressi medico-scientifici, Edimann
In questo blog parleremo degli strumenti del dentista, descrivendo cosa sono e a cosa servono. Non tutti i pazienti sono a proprio agio quando sono seduti sulla poltrona e uno dei motivi principali è la presenza di tutti quegli strumenti in bella vista! Ma andiamo a conoscerli più da vicino.
Vediamo quali sono gli strumenti più usati prima di cominciare la seduta
• Impianto di aspirazione. Si tratta del tubicino che il dentista inserisce nella bocca del paziente e che collegato appunto ad un aspiratore, che serve per eliminare (cioè aspirare) la saliva che viene prodotta. Il riflesso della salivazione è fisiologico e in alcune situazioni può essere anche abbondante. La visita comincia sempre con l’uso di questo strumento poiché il dentista non può lavorare in modo ottimale se non vede bene nella bocca.
• Rulli in cotone. Si tratta di rulli che servono ad assorbire i pezzetti di denti prodotti ad esempio dalla trapanazione.

Veniamo adesso agli strumenti che generalmente un professionista usa durante la seduta.
• Specchio. Nonostante potrebbe sembrare superfluo, viene usato dal dentista per vedere zone altrimenti in ombra e/o inaccessibili. Potrebbe trattarsi della gengiva, o di una piccola perdita di sangue, o punti difficili da raggiungere con lo spazzolino per vedere se sono ben lavati.
• Sonda. Si tratta di uno strumento in acciaio inossidabile che serve per operare materialmente sui denti o sulle gengive. E’ uno strumento sterilizzato che il dentista poi riutilizza.
• Pinza oppure forcipe. Questa procedura viene effettuata in anestesia e viene praticata con un attrezzo che si adatta perfettamente al dente da estrarre. Si compone, infatti, di una parte che letteralmente circonda il dente ed aderisce in modo da essere utilizzato in tutta sicurezza e senza danni collaterali.
• Trapano. Si tratta di uno degli strumenti che fa più paura ma in realtà è uno dei più utili poiché quando il dentista lo utilizza, il paziente è sotto anestesia quindi non sente nulla. Eppure questo strumento, azionato generalmente con un pedale (perché naturalmente il dentista ha le mani occupate), si rivela un ottimo alleato in quanto è in grado di eliminare con pochi passaggi carie e altre parti del dente che devono essere rimosse. Ne esistono di due tipi:
• A turbina: sono azionati con l’aria compressa. Questo tipo di trapano può raggiungere una velocità di mezzo milione di giri al minuto.
• Elettrici: come dice il nome stesso posseggono all’interno dei piccolissimi motori molto potenti. La loro velocità di rotazione è molto più bassa, non arrivando a più di 50.000 giri al minuto. La scelta dell’uno o dell’altro tipo dipende dall’esperienza del dentista. La turbina è più veloce e si usa per lavori che richiedono più prontezza.

Concludiamo con gli ultimi strumenti usati in seduta. Nel caso in cui il dentista abbia estratto un dente o abbia rimosso solo una parte di esso, si sarà creato uno spazio vuoto che andrà necessariamente riempito per evitare infezioni o che residui di cibo vi finiscano dentro.
In questo caso il professionista userà quelli che si chiamano ‘strumenti per il riempimento‘. Si tratta di strumenti che si presentano come dei cavi con un’estremità appiattita e servono per spingere con delicatezza ma fermezza il materiale con cui il dentista riempirà lo spazio rimasto.
Una conoscenza anche basica di quelli che sono gli strumenti più comunemente usati durante una visita dentistica può aiutare il paziente a sentirsi ancora più sicuro e tutelato, oltre che sempre protetto e sano.
Fonte: https://www.dentalone.it/gli-strumenti-del-dentista
In questo blog scopriamo come misurare la fedeltà dei pazienti per ottenere degli importanti miglioramenti per il proprio studio dentistico.
Parliamo di Brand Loyalty: è un aspetto chiave che permette di misurare quale sia appunto il grado di fedeltà che viene nutrito da parte del proprio target nei confronti di quel brand, nel nostro caso parliamo di quello dentistico. La Brand Loyalty è suddivisa in diverse classi che consentono di capire che tipo di rapporto vi è tra lo studio dentistico e il cliente, quindi quali sono le necessità dei pazienti stessi e allo stesso tempo come procedere affinché sia possibile conquistarli senza compiere degli errori di ogni genere.
Grazie all’analisi dei diversi livelli sarà possibile adottare delle strategie che permettono a tutti gli effetti di ottenere un ottimo risultato.

Come misurare la fedeltà dei pazienti
Il primo step è trovare i pazienti che possono essere definiti come Switchers, ovvero quelli infedeli, che cambiano studio dentistico dopo una sola visita o trattamento. Tale tipologia di clientela tende a essere quella un po’ più complicata da conquistare in quanto si conosce ben poco della loro personalità e delle loro esigenze, pertanto è opportuno capire quali siano gli aspetti del servizio offerto che non sono stati apprezzati, in maniera tale che questo possa subire una modifica e quindi che si abbia l’occasione di riuscire a conquistarli, magari adottando una politica per lo studio dentistico che potrebbe essere più adatta alle loro esigenze.
Troviamo poi i pazienti abituali, ovvero quelli che si trovano bene con i servizi offerti dallo studio dentistico. C’è da considerare, però, che i suddetti sono anche i pazienti maggiormente vulnerabili alle potenziali offerte che possono essere proposte da parte della concorrenza. In questo caso, infatti, una nuova promozione che potrebbe essere maggiormente economica, come un trattamento di sbiancamento dentale a basso costo, potrebbe comportare il cambio di brand da parte di questa clientela, quindi è necessario cercare di studiare sempre la concorrenza affinché sia possibile offrire un servizio consono alle loro esigenze. Bisogna sempre evitare, comunque, di apportare delle modifiche che potrebbero essere talmente pesanti da impedire ai pazienti dei livelli superiori di poter rimanere ancora soddisfatti del servizio proposto dallo studio dentistico.

Troviamo poi i pazienti che sono realmente soddisfatti, in maniera completa, di quel servizio e dei prodotti proposti dallo studio dentistico. Tendenzialmente si tratta di clienti che difficilmente decidono di adottare una politica di cambio repentino verso un altro studio dentistico, perché potrebbe essere difficoltoso da svolgere. Non solo abitudine nell’acquisto di un prodotto o servizio proposto, ma anche soddisfazione da parte di questi pazienti, che quindi sono meno vulnerabili alla concorrenza.
Troviamo poi i pazienti che possono essere definiti come amici del brand rappresentato dallo studio dentistico, quindi i Likers. Con questo non intendiamo, però, che clienti abbiano un rapporto stretto con i dentisti che operano quello studio. Al contrario, invece, il grado di soddisfazione è talmente elevato che permette loro di evitare di cercare delle alternative, anche se queste possono essere incredibilmente valide. Si tratta quindi di un tipo di clientela che tende a evitare cambiamenti non ponderati e che provano una sensazione di massima soddisfazione sfruttando quel determinato prodotto.
Infine troviamo i clienti coinvolti, gli affezionati a quel brand, i pazienti che diventano quasi dei brand ambassador dello studio dentistico. Questa è sicuramente la parte maggiormente interessante alla quale ogni studio dentistico deve ambire, in quanto non solo si tratta di clienti che amano quello studio dentistico ma che ne fanno anche una buona pubblicità. Si tratta quindi di una fetta di target che deve essere sempre trattata con attenzione in quanto anche un piccolo errore potrebbe comportare un passo indietro da parte di questa clientela, quindi una pubblicità gratuita che potrebbe essere calante.
Abbiamo visto, dunque, che la dovuta analisi e studio della clientela (che quindi permette di misurare la brand loyalty) rappresenta un aspetto fondamentale che determina il successo di uno studio dentistico nei confronti dei competitors.
Fonte: fioriblu.it
Una delle malattie e disturbi che possono interessare i denti è il granuloma dentale, chiamato anche granuloma apicale o periapicale, proprio perché interessa la parte alla radice del dente. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono i sintomi e in quali modi si può curare.

Si tratta di un’infiammazione cronica dell’apice radicale del dente (la parte più vicina alla mascella), causata generalmente da un’invasione batterica che si insidia alla radice dentale e si espande tra i tessuti circostanti fino ad arrivare all’interno del dente.
L’interno del dente, normalmente, viene irrorato dal nervo vitale che difende il dente stesso dalla presenza dei batteri, normalmente sempre presenti in bocca.
Nella sua forma semplice, il granuloma dentale non viene avvertito dal paziente perché asintomatico. Se trascurato però, esso può portare a complicazioni più serie: nei casi più gravi può essere causa di pulpiti e necrosi dei tessuti interessati, soprattutto come conseguenza di una carie non curata o di un dente devitalizzato, proprio perchè i batteri si diffondono in profondità fino a distruggere le cellule della polpa.
I. Semplice: è il tipo più diffuso, la zona infiammata – che circonda l’apice fino alla radice – appare di forma rotonda e dimensioni ridotte;
II. Suppurato: si verifica nella fase acuta dell’infiammazione. In questo caso ci può essere anche produzione di pus e presenza di ascesso;
III. Ascessualizzato: si verifica quando il granuloma al dente si cronicizza e si manifesta con un ascesso dentale. Nella maggior parte dei casi, se le condizioni dell’infezione lo permettono, il dente viene devitalizzato.
La forma più comune di granuloma può manifestarsi senza alcun tipo di sintomo. Quando, invece, è nella fase acuta, il granuloma può presentare i seguenti sintomi:
• mal di denti,
• fastidio che può diventare tormento,
• gonfiore gengivale.
Nei casi più gravi, esso può avere sintomi che coinvolgono le altre parti del volto, come:
• dolore all’occhio,
• mal di testa,
• ingrossamento dei linfonodi del collo.
Le cause che portano alla comparsa del granuloma possono essere diverse, ne elenchiamo alcune:
• carie non curata;
• dente scheggiato o rotto;
• pulpiti (infiammazioni della polpa) non curate;
• necrosi della polpa del dente non trattata;
• estrazione dentale non corretta;
• devitalizzazione non corretta;
• l’uso di materiali non completamente sterili per un intervento di otturazione.

Per curare un granuloma è necessario, prima di tutto, arrivare a una corretta diagnosi identificando la posizione esatta del granuloma e la tipologia (attraverso una radiografia endorale o una panoramica dentale).
Vediamo quali sono i diversi tipi di cura contro il granuloma dentale:
I. Devitalizzazione del dente: attraverso questo rimedio viene sterilizzata la radice apicale interessata dal granuloma, con asportazione della polpa: il dente viene pulito dai residui batterici e riempito con del materiale biocompatibile e quindi sigillato con un’otturazione temporanea. Successivamente, per evitare il rischio che il dente devitalizzato possa rompersi o andare incontro a carie, viene ricostruito e incapsulato;
II. Ritrattamento della cura canalare: questo tipo di approccio si adotta nel caso in cui il dente interessato da granuloma sia già stato devitalizzato. Con il passare del tempo in un dente devitalizzato potrebbe sviluppare un granuloma per motivi diversi: la presenza di una radice del dente troppo accentuata e ricurva, oppure per un delta apicale particolarmente diramato. In questo caso, andrà rimosso il vecchio materiale da otturazione e ripulito l’interno del dente prima di riempirlo nuovamente;
III. Apicectomia: ovvero un intervento chirurgico che prevede la rimozione dell’apice del dente. In seguito verrà poi eseguita un’otturazione della radice (se ritenuto idoneo, poiché non è sempre possibile eseguire questo genere di intervento);
IV. Estrazione dentale: questo tipo di intervento si esegue solo nei casi più gravi, come ad esempio nei casi di continue recidive nonostante le terapie intraprese. Questo trattamento è radicale e non reversibile.
Ad ogni modo, sarà sempre il medico specialista a stabilire come curare un granuloma nel modo più efficace tenendo conto delle condizioni personali del paziente.
Fonte: https://www.gvmnet.it/patologie/bocca,-denti-e-lingua/granuloma-dentale
I rimedi per il dolore ai denti, uno tra i più fastidiosi ed insidiosi di sempre, sono sempre tra i più cliccati del web.
Le cause possono essere molteplici (traumi, carie, gengiviti, ascessi, infezioni, ecc..) e per questo, agli albori della sua insorgenza, è sempre consigliato contattare il proprio dentista.

Scopriamo alcuni dei rimedi naturali, meglio conosciuti come “rimedi della nonna”.
Rappresenta il disinfettante naturale numero uno. L’acqua salata, utilizzata come collutorio, è in grado di limitare il gonfiore e purificare il cavo orale.
Per aumentare la sua efficacia nella lotta contro i batteri, si può aggiungere qualche goccia di tea tree oil, un ottimo antibatterico naturale.
Meglio conosciuto con il nome di “acqua ossigenata”, rappresenta un rimedio efficace grazie al suo potere analgesico.
Si può utilizzare come collutorio, diluendo il 3% di perossido di idrogeno con parti uguali di acqua, avendo cura di non ingerirlo.
I chiodi di garofano, una pianta appartenente alla famiglia delle Myrtaceae, originaria delle isole Molucche in Indonesia, è tra i rimedi più efficaci grazie alla presenza al suo interno di un antisettico naturale, l’eugenolo.
Si può quindi masticare un chiodo di garofano e attendere che il suo olio si liberi oppure applicare la sua polvere direttamente nel dente dolorante. Ancor meglio altrimenti, sarebbe applicare alcune gocce di olio di chiodi di garofano sulla zona interessata.
Basteranno alcune foglie di prezzemolo spezzettate, qualche cucchiaio di olio d’oliva e un pizzico di sale, per creare un composto da posizionare nel dente con una garza sterile.
La cipolla per le sue sostanze fitochimiche, colpisce i germi responsabili delle infezioni orali.
L’ideale sarebbe masticare con il dente dolorante un pezzetto di cipolla, per ottenere immediato sollievo.
Anche la papaia è utile per allietare il dolore ai denti. Contiene infatti la papaina, un enzima proteolitico in grado di diminuire l’infiammazione ed il dolore.
Il limone, da sempre conosciuto per le sue proprietà antisettiche, è utile per combattere i batteri responsabili delle infiammazioni orali.
Basterà eseguire dei risciacqui con il suo succo (senza però esagerare per non rovinare lo smalto dei denti).

E’ quindi possibile gestire e limitare il dolore ai denti in modo naturale, qualora insorgesse nel bel mezzo della notte e ci trovasse sprovvisti di medicinali adatti, ma va ricordato che tutto ciò non potrà mai sostituire la visita e le cure del dentista.
Fonte: pursu.it
E’ online il XXV numero gratuito della nostra rivista: “IL DENTISTA PERFETTO: Dettagli da osservare e domande da fare”.
