DA GEORGE WASHINGTON…

Oltre ad essere stato il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington fu anche una delle figure più celebri nella storia dell’odontoiatria per il suo utilizzo di protesi mobili. La sua esperienza con la perdita dentale iniziò in giovane età: già a soli ventiquattro anni aveva perso tutti i suoi denti, probabilmente a causa della malattia parodontale, una condizione che all’epoca non aveva cure efficaci e che portava alla progressiva distruzione del tessuto gengivale e osseo.

Washington soffriva frequentemente di dolori debilitanti dovuti a infezioni dentali, afte e ascessi, problemi per cui l’unica soluzione comune all’epoca era l’estrazione del dente infetto. La perdita dentale non era solo un problema di salute, ma anche un ostacolo alla sua immagine pubblica: durante la sua investitura presidenziale, per non mostrare la mancanza dei denti, si dice che abbia inserito del cotone tra le labbra per dare volume al viso. Tuttavia, le soluzioni protesiche disponibili a quel tempo erano rudimentali e spesso più dolorose che utili.

Nel corso della sua vita, il presidente consultò numerosi dentisti, ma le dentiere disponibili erano scomode e poco funzionali. Il suo punto di svolta arrivò quando conobbe John Greenwood, considerato il pioniere dell’odontoiatria scientifica negli Stati Uniti. Greenwood realizzò per lui una protesi innovativa, composta da denti in avorio di elefante e ippopotamo, montati su una struttura in oro. Rispetto ai modelli precedenti, la dentiera di Greenwood era più confortevole e meglio adattata alla bocca del presidente, che la considerava così preziosa da essere sepolto con una delle sue protesi.

A MARIA TERESA D’ASBURGO…

La condizione dentale di Washington non era un caso isolato nel passato. L‘igiene orale era un lusso per pochi e la maggior parte delle persone, anche tra i nobili, soffriva di problemi dentali gravi. Un altro esempio storico emblematico è quello dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, che aveva una grave malocclusione dentale, una caratteristica ereditaria nota come “prognatismo asburgico“. Questo problema, comune nella dinastia asburgica a causa dei matrimoni tra consanguinei, le causava difficoltà nella masticazione e nell’eloquio. Nonostante ciò, a differenza di Washington, Maria Teresa riuscì a mantenere gran parte dei suoi denti, grazie probabilmente a una dieta meno ricca di zuccheri e a una minore incidenza di estrazioni dentali radicali.

FINO AD OGGI

Le conoscenze odontoiatriche nel XVIII secolo erano ancora primitive. Non esistevano anestetici moderni, e le estrazioni venivano effettuate con strumenti rudimentali come pinze di ferro, spesso senza alcuna forma di sterilizzazione. La carie e la malattia parodontale erano problemi diffusi, ma i trattamenti erano inefficaci e spesso dolorosi. Solo con il progresso della scienza odontoiatrica nel XIX e XX secolo si iniziarono a sviluppare tecniche migliori, come le otturazioni, la fluoroprofilassi e le moderne protesi dentali in materiali più resistenti e biocompatibili.

L’evoluzione della protesi dentale ha fatto passi da gigante dai tempi di George Washington. Oggi, le dentiere sono realizzate con materiali come resine acriliche e ceramiche avanzate, e le tecnologie moderne, come gli impianti dentali, offrono soluzioni permanenti che garantiscono estetica e funzionalità ottimali. Se Washington fosse vissuto oggi, avrebbe potuto beneficiare di trattamenti minimamente invasivi e impianti che gli avrebbero evitato il disagio delle protesi mobili.

La storia della salute dentale di Washington e di altre figure storiche come Maria Teresa d’Asburgo ci ricorda quanto l’odontoiatria sia evoluta nel tempo e quanto sia fondamentale la cura dei denti per la qualità della vita, indipendentemente dall’epoca o dallo status sociale.

Fonte: dentistadicasa.it

I denti del giudizio, o terzi molari, sono gli ultimi denti a erompere nella bocca, generalmente tra i 17 e i 25 anni. Sebbene non tutti sviluppino questi denti, la loro crescita può spesso causare problemi, richiedendo l’estrazione.

Questo articolo esamina il percorso pre e post estrazione per chi deve affrontare questa procedura.

I denti del giudizio sono residui evolutivi, utili in passato quando l’alimentazione era più dura e meno raffinata.Tuttavia, con l’evoluzione delle abitudini alimentari e il cambiamento nella struttura mandibolare, molte persone non hanno spazio sufficiente per accogliere questi denti. Questo può portare a dolore, infezioni, carie, o problemi ortodontici.

Il percorso pre-estrazione

Se si sospetta un problema legato ai denti del giudizio, il primo passo è una visita dal dentista. Durante questa fase, lo specialista valuterà la situazione attraverso un esame clinico e una radiografia panoramica. Questa consente di individuare la posizione dei denti del giudizio e i potenziali rischi, come vicinanza ai nervi o inclinazioni problematiche.

L’estrazione è consigliata in diversi casi:
• Denti inclusi: quando i denti restano parzialmente o totalmente sotto la gengiva.
• Affollamento dentale: i denti del giudizio possono spingere gli altri denti, compromettendo l’allineamento.
• Infezioni o carie: la loro posizione rende difficile una pulizia adeguata, aumentando il rischio di problemi.

Prima dell’intervento, il dentista o il chirurgo maxillo-facciale discuterà con il paziente dei dettagli della procedura, dei rischi e del decorso post-operatorio. Sarà necessario informare il medico di eventuali allergie, farmaci in uso, o condizioni di salute che potrebbero influenzare la guarigione.

La procedura di estrazione e il percorso post-estrazione

L’estrazione può avvenire con anestesia locale, sedazione cosciente o anestesia generale, a seconda della complessità del caso. Durante l’intervento, il chirurgo può dover incidere la gengiva o frammentare il dente per facilitarne la rimozione.

La guarigione dopo l’estrazione dei denti del giudizio richiede attenzione. Subito dopo l’intervento, è normale avvertire gonfiore, dolore e lieve sanguinamento. Per gestire il dolore, il medico prescriverà analgesici e, se necessario, antibiotici per prevenire infezioni.

Ecco alcune linee guida per il post-operatorio:
1. Compressione con garze: aiuta a controllare il sanguinamento nelle prime ore.
2. Impacchi di ghiaccio: riducono il gonfiore nelle prime 24 ore.
3. Alimentazione morbida: nei giorni successivi è importante consumare cibi facili da masticare, evitando cibi caldi o piccanti.
4. Igiene orale delicata: evitare di spazzolare l’area interessata per i primi giorni.

Tempi di guarigione e controlli

La maggior parte delle persone recupera in circa una settimana, anche se il gonfiore e i fastidi possono persistere più a lungo. I punti di sutura, se presenti, vengono rimossi dal dentista dopo 7-10 giorni. È importante seguire scrupolosamente i controlli per garantire una guarigione ottimale.
Affrontare l’estrazione dei denti del giudizio può sembrare impegnativo, ma con una preparazione adeguata e una buona gestione del post-operatorio, il recupero è generalmente rapido e senza complicazioni.

Il team building rappresenta un concetto cruciale in ogni ambiente di lavoro, e lo studio dentistico non fa eccezione. Un odontoiatra di successo sa bene che il raggiungimento degli obiettivi non dipende solo dalle sue competenze cliniche, ma anche dalla qualità del lavoro di squadra tra tutti i membri dello staff. L’intesa tra il dentista e il suo team, composto da assistenti, igienisti dentali, segretarie e personale amministrativo, è essenziale per garantire non solo la qualità delle cure fornite, ma anche un’esperienza positiva per i pazienti.

TEAM BUILDING NELLO STUDIO DENTISTICO

Il team building è un insieme di strategie e attività volte a migliorare la collaborazione, la comunicazione e il legame tra i membri di un gruppo di lavoro. All’interno di uno studio dentistico, il team building ha l’obiettivo di creare una sinergia tra il dentista e il suo staff, in modo che ognuno conosca chiaramente i propri ruoli e responsabilità e possa collaborare in maniera fluida ed efficace. Un team unito e affiatato è capace di gestire al meglio i carichi di lavoro, ridurre i tempi di attesa per i pazienti e migliorare il servizio complessivo. Inoltre, un buon team building aiuta a prevenire tensioni e incomprensioni, che potrebbero influire negativamente sull’ambiente di lavoro e, di conseguenza, sul rapporto con i pazienti.

Scopriamo allora quali sono le cause di questo aumento dei villi, anche se possiamo anticipare che nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi transitori dell’apparato digerente.

L’IMPORTANZA DELL’INTESA TRA STAFF E ODONTOIATRA

L’intesa tra l’odontoiatra e il suo staff è fondamentale per il buon funzionamento di uno studio dentistico. Il dentista non può concentrarsi completamente sul suo lavoro clinico senza la sicurezza di poter contare su un team competente e ben coordinato. Gli assistenti, per esempio, devono conoscere perfettamente le procedure operative del dentista e sapere in anticipo di cosa ha bisogno durante i trattamenti, al fine di rendere il flusso di lavoro più efficiente e ridurre al minimo i tempi di inattività. Allo stesso modo, il personale amministrativo ha un ruolo chiave nel gestire le agende, accogliere i pazienti e rispondere alle loro domande. Un sistema di comunicazione chiaro e trasparente tra i vari membri del team permette di evitare ritardi e disguidi. Ad esempio, se l’assistente alla poltrona e il personale di segreteria collaborano in modo coordinato, i pazienti possono essere ricevuti senza lunghe attese, migliorando così la loro esperienza nello studio.

BENEFICI PER IL PAZIENTE

L’intesa tra il dentista e il suo team non ha benefici solo per l’efficienza operativa, ma anche per la qualità del servizio percepito dai pazienti. Un ambiente di lavoro armonioso e ben organizzato si riflette positivamente nell’atteggiamento del personale, che risulta più disponibile e accogliente. I pazienti si sentono più a loro agio, percepiscono un senso di ordine e competenza e tendono ad affidarsi con maggiore fiducia alle cure offerte. Inoltre, una buona comunicazione interna permette di affrontare meglio eventuali problematiche che possono sorgere durante la giornata. Un team che comunica efficacemente è in grado di risolvere prontamente piccoli disguidi, evitando che questi impattino negativamente sull’esperienza del paziente.

Il team building e l’intesa tra l’odontoiatra e il suo staff rappresentano i pilastri su cui si fonda il successo di uno studio dentistico. Investire nel miglioramento delle relazioni interpersonali e nella comunicazione tra i membri del team non solo migliora l’efficienza e la qualità del lavoro, ma contribuisce anche a creare un ambiente di lavoro sereno e collaborativo. Questo, a sua volta, si traduce in un’esperienza migliore per i pazienti, che percepiscono professionalità, competenza e un senso di cura e attenzione ai loro bisogni.

Il sorriso gengivale, chiamato anche gummy smile, è un inestetismo del sorriso in cui le gengive vengono esposte in modo eccessivo. Il rapporto tra il labbro superiore, le dimensioni dei denti e le gengive non è corretto, esponendo così una quantità eccessiva di gengiva.

La parola “Gummy” deriva dall’inglese “gums”, che significa gengive. Quali sono le cause del sorriso gengivale? Nella maggior parte dei casi, in realtà, il gummy smile è un difetto congenito e non vi sono cause generalizzate.

Ci sono, però, alcuni fattori che possono favorire un sorriso gengivale:

• Denti piccoli

• Muscolo elevatore troppo sviluppato

• Frenulo labiale troppo corto o collegamento troppo stretto tra la gengiva e il labbro superiore

Correzione del sorriso gengivale e trattamenti

Innanzitutto esiste una differenza tra la correzione gengivale e la correzione del gummy smile, questo perché le correzioni gengivali possono essere necessarie sia per ragioni estetiche che per ragioni mediche e comprendono una gamma di trattamenti piuttosto ampia alle gengive.

Il trattamento del gummy smile, invece, include soltanto una di queste correzioni e mira ad abbellire e migliorare il rapporto delle gengive con il resto del sorriso. A seconda del motivo per cui si sviluppa un gummy smile, esistono diversi metodi di trattamento, di seguito ne illustriamo le principali caratteristiche.

Correzione del sorriso gengivale e con le faccette estetiche

Si tratta della tipologia di trattamento migliore se i denti sono troppo piccoli e quindi il rapporto tra gengive e denti non è corretto.

Le faccette dentali sono degli involucri in ceramica o composito ultrasottili e sono realizzati su misura in base alle preferenze ed esigenze del paziente e possono essere applicati per ingrandire il dente (in caso di denti troppo piccoli, un trattamento con faccette viene spesso accompagnato da un trattamento laser per ottenere un risultato ancora migliore.)

Correzione con il laser

Il trattamento laser delle gengive può essere il complemento ideale per abbellire il risultato dopo aver applicato le faccette dentali: il bordo delle gengive viene delineato con precisione e la gengiva in eccesso viene rimossa.

È bene prestare attenzione ad alcuni accorgimenti quando si tratta di questo intervento: durante la prima settimana dopo il trattamento gummy smile con il laser, le aree trattate possono essere ancora un po’ sensibili ed è importante evitare una pressione eccessiva e pulire i denti con delicatezza.

È consigliato, inoltre, di evitare il fumo, l’alcol e gli alimenti piccanti. Il risultato ottenuto da questo trattamento sarà definitivo e duraturo proprio perché le gengive vengono rimosse con il laser e il trattamento non deve essere ripetuto.

Correzione con il botox

In alcuni casi, il gummy smile può essere causato dall’iper sviluppo del muscolo responsabile del sostegno del labbro superiore. Quando si ride o si parla, quest’ultimo si contrae a tal punto che il labbro superiore viene tirato molto verso l’alto fino ad esporre un’ampia zona della gengiva.

Con l’utilizzo del botox questo muscolo può essere rilassato, impedendo al labbro superiore di sollevarsi eccessivamente. Come gli altri trattamenti con botox, anche in questo caso si tratta di un periodo limitato e per un risultato duraturo, il trattamento deve essere ripetuto ogni 6 mesi.

Fonte: fioriblu.it

Una delle malattie e disturbi che possono interessare i denti è il granuloma dentale, chiamato anche granuloma apicale o periapicale, proprio perché interessa la parte alla radice del dente. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono i sintomi e in quali modi si può curare.

COS’E’ IL GRANULOMA DENTALE?

Si tratta di un’infiammazione cronica dell’apice radicale del dente (la parte più vicina alla mascella), causata generalmente da un’invasione batterica che si insidia alla radice dentale e si espande tra i tessuti circostanti fino ad arrivare all’interno del dente.

L’interno del dente, normalmente, viene irrorato dal nervo vitale che difende il dente stesso dalla presenza dei batteri, normalmente sempre presenti in bocca.

Nella sua forma semplice, il granuloma dentale non viene avvertito dal paziente perché asintomatico. Se trascurato però, esso può portare a complicazioni più serie: nei casi più gravi può essere causa di pulpiti e necrosi dei tessuti interessati, soprattutto come conseguenza di una carie non curata o di un dente devitalizzato, proprio perchè i batteri si diffondono in profondità fino a distruggere le cellule della polpa.

COME SI DIFFERENZIANO LE TIPOLOGIE DI GRANULOMA DENTALE?

I. Semplice: è il tipo più diffuso, la zona infiammata – che circonda l’apice fino alla radice – appare di forma rotonda e dimensioni ridotte;

II. Suppurato: si verifica nella fase acuta dell’infiammazione. In questo caso ci può essere anche produzione di pus e presenza di ascesso;

III. Ascessualizzato: si verifica quando il granuloma al dente si cronicizza e si manifesta con un ascesso dentale. Nella maggior parte dei casi, se le condizioni dell’infezione lo permettono, il dente viene devitalizzato.

QUALI SONO I SINTOMI? E LE CAUSE?

La forma più comune di granuloma può manifestarsi senza alcun tipo di sintomo. Quando, invece, è nella fase acuta, il granuloma può presentare i seguenti sintomi:

• mal di denti,

• fastidio che può diventare tormento,

• gonfiore gengivale.

Nei casi più gravi, esso può avere sintomi che coinvolgono le altre parti del volto, come:

• dolore all’occhio,

• mal di testa,

• ingrossamento dei linfonodi del collo.

Le cause che portano alla comparsa del granuloma possono essere diverse, ne elenchiamo alcune:

• carie non curata;

• dente scheggiato o rotto;

• pulpiti (infiammazioni della polpa) non curate;

• necrosi della polpa del dente non trattata;

• estrazione dentale non corretta;

• devitalizzazione non corretta;

• l’uso di materiali non completamente sterili per un intervento di otturazione.

QUAL E’ LA CURA PIU’ IDONEA?

Per curare un granuloma è necessario, prima di tutto, arrivare a una corretta diagnosi identificando la posizione esatta del granuloma e la tipologia (attraverso una radiografia endorale o una panoramica dentale).

 

Vediamo quali sono i diversi tipi di cura contro il granuloma dentale:

I. Devitalizzazione del dente: attraverso questo rimedio viene sterilizzata la radice apicale interessata dal granuloma, con asportazione della polpa: il dente viene pulito dai residui batterici e riempito con del materiale biocompatibile e quindi sigillato con un’otturazione temporanea. Successivamente, per evitare il rischio che il dente devitalizzato possa rompersi o andare incontro a carie, viene ricostruito e incapsulato;

II. Ritrattamento della cura canalare: questo tipo di approccio si adotta nel caso in cui il dente interessato da granuloma sia già stato devitalizzato. Con il passare del tempo in un dente devitalizzato potrebbe sviluppare un granuloma per motivi diversi: la presenza di una radice del dente troppo accentuata e ricurva, oppure per un delta apicale particolarmente diramato. In questo caso, andrà rimosso il vecchio materiale da otturazione e ripulito l’interno del dente prima di riempirlo nuovamente;

III. Apicectomia: ovvero un intervento chirurgico che prevede la rimozione dell’apice del dente. In seguito verrà poi eseguita un’otturazione della radice (se ritenuto idoneo, poiché non è sempre possibile eseguire questo genere di intervento);

IV. Estrazione dentale: questo tipo di intervento si esegue solo nei casi più gravi, come ad esempio nei casi di continue recidive nonostante le terapie intraprese. Questo trattamento è radicale e non reversibile.

 

Ad ogni modo, sarà sempre il medico specialista a stabilire come curare un granuloma nel modo più efficace tenendo conto delle condizioni personali del paziente.

Fonte: https://www.gvmnet.it/patologie/bocca,-denti-e-lingua/granuloma-dentale

Il sogno di chi ha portato l’apparecchio fisso per anni è quello di liberarsene una volta per tutte e non pensarci più. In realtà però per mantenere i risultati ottenuti una volta finita una terapia ortodontica, è necessario un altro piccolo sforzo da parte dei pazienti che dovranno portare per un certo periodo di tempo un altro tipo di apparecchio, quello di contenzione.

APPARECCHIO DI CONTENZIONE

La fase successiva alla fine della terapia ortodontica infatti è estremamente delicata perché se non si seguono alla lettera tutte le direttive dell’ortodontista rispetto alla fase di contenzione, il rischio che si verifichi una recidiva ortodontica è molto alto.

Insomma, meglio mettersi l’animo in pace e portare questo apparecchio di contenzione che vedere vanificati tutti gli sforzi fatti fino a quel momento.

Tipi di apparecchio di contenzione

L’apparecchio di contenzione può essere di due tipi:

  • Rimovibile, si tratta di una mascherina trasparente o una placca in resina e filo metallico. Viene realizzato in laboratorio in base alla nuova posizione dei denti allineati dal trattamento ortodontico. L’efficacia dell’apparecchio di contenzione rimovibile nel prevenire una recidiva ortodontica è strettamente collegata alla collaborazione del paziente.
  • Fisso, si realizza con retainer passivo cioè un archetto metallico attaccato sulla parte interna dei denti. Viene applicato da canino a canino passando per gli incisivi, il settore anteriore è quello infatti più predisposto alla recidiva. Se da un lato ha il vantaggio di non richiedere la collaborazione del paziente, dall’altro la contenzione fissa può rendere le manovre di igiene orale più complicate soprattutto perché impedisce l’uso del filo interdentale.
Per quanto tempo portare la contenzione

La fase di contenzione non ha breve durata, in ogni caso il tempo per cui il paziente dovrà portare questo tipo di apparecchio viene stabilito dall’ortodontista. In base alla situazione di partenza e alla presenza di eventuali abitudini viziate che possono incidere sul mantenimento del risultato.

In linea generale, dura almeno 2 o 3 anni durante i quali il paziente dovrà recarsi a periodiche visite di controllo per valutare la situazione. Inoltre sarebbe opportuno continuare queste visite di controllo, ogni 6 o 12 mesi, anche alla fine della fase di contenzione così da poter riscontrare subito eventuali piccoli movimenti e correggerli semplicemente rimettendo l’apparecchio di contenzione.

Fonte: studiodentisticocozzolino.it

Instagram: Applicazione ideata da K. Systrom e M. Krieger, disponibile dal 2010 per i dispositivi iOS e dall’aprile 2012 anche per gli Android. I. consente di scattare fotografie con il proprio smartphone per poi ritoccarle e pubblicarle online, condividendole anche su social network (come Twitter o Facebook) o piattaforme (per esempio Tumblr); in appena due anni ha superato i venticinque milioni di utenti e ha rivoluzionato la condivisione delle immagini via web. […] Nel 2014 ha festeggiato i 300 milioni di utenti attivi ogni mese. [Treccani]

Instagram è il social network di maggior impatto visivo, basato su immagini, foto e video, e che appunto si concentra su una nuova comunicazione, quella visiva ed efficace.

Superato il decennio di vita, conta più di 1 miliardo di utenti attivi al mese, sempre più interattivi, considerate tutte le funzioni aggiunte dopo essere stata acquisita da Facebook: filtri, messaggi diretti,video, eCommerce sono solo alcuni tra gli strumenti messi a disposizione. Ciò che ha fatto decollare l’app sono però le storie, una modalità di racconto breve per immagini/video e musica.

INSTAGRAM per lo Studio Odontoiatrico
Instagram rappresenta un social network indispensabile per gli studi odontoiatrici, soprattutto per diffondere la propria realtà. Vediamo perchè.

Se gestito in maniera professionale, con un’adeguata strategia di comunicazione ed un ricco piano editoriale, Instagram permette di raccontare e raccontarsi.

Uno strumento efficace di storytelling che, attraverso immagini, video e pochissimo testo, garantisce un approccio diretto ed immediato, con un alto tasso di coinvolgimento degli utenti. E’ per questo che anche gli studi odontoiatrici dovrebbero utilizzare questa piattaforma.

Se da una parte su Facebook si può presentare il proprio lato più professionale, dall’altra su Instagram trova ampio spazio il ‘dietro le quinte’, ovvero la quotidianità dello studio, vissuta dal suo team.

INSTAGRAM per lo Studio Odontoiatrico

Tra le numerose azioni social che si possono effettuare (tour virtuali dello studio, presentazioni del team, spiegazioni semplici delle procedure effettuate, brevi lezioni d’igiene, etc.), quelle che maggiormente colpiscono gli utenti sono le testimonianze dirette dei pazienti.

Condividere video con vere testimonianze, affidabili e sincere, rappresenta il miglior biglietto da visita. Si sà, le recensioni fanno impennare credibilità e fiducia.

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 25

E’ online il XXV numero gratuito della nostra rivista: “IL DENTISTA PERFETTO: Dettagli da osservare e domande da fare”.