Le metodologie e didattiche attive sono strategie di insegnamento che mettono l’alunno al centro del processo di apprendimento. Queste stimolano e coinvolgono la creatività e il senso di iniziativa.

Secondo gli esperti, rappresentano le pratiche più efficaci, in quanto altamente produttive per attivare negli studenti il conflitto cognitivo e la ricerca collettiva di risultati.

L’obiettivo non si limita all’acquisizione di sole competenze ma di abilità. Lo scopo è “imparare ad imparare” valorizzando il potenziale di apprendimento di ciascun studente e favorendo la sua autostima.

LE DIVERSE METODOLOGIE DIDATTICHE: L'apprendimento attivo

In elenco, le azioni strategiche di insegnamento:

1. INTERDISCIPLINARIETA’

L’interdiciplinarietà è una metodologia didattica che esamina la realtà in tutti i suoi elementi, comprese le interrelazioni tra loro. Supera così la visione tradizionale settorializzata.

Lo studente così analizza, conosce e percepisce la realtà che lo circonda nella sua interezza, favorendo una conoscenza più ampia e profonda, quindi significativa. Si cerca così di cercare e trovare un senso alla frammentarietà delle informazioni e trovare la connessione profonda tra esse.

E’ quindi una strategia didattica stimolante che allena l’intuizione e l’intelligenza degli studenti.

Il termine interdisciplinarità indica un argomento, una materia, una metodologia o un approccio, che abbraccia competenze di più settori scientifici o di più discipline di studio.

2. CIRCLE TIME

E’ una delle metodologie più efficaci e garantisce di facilitare e sviluppare la comunicazione circolare tra gli studenti, oltre a creare un clima di serenità e condivisione.

L’interazione è quindi coordinata e PARITARIA.

Nella pratica: il gruppo si dispone a cerchio e viene condotto da un conduttore che sollecita e coordina il dibattito. Di seguito, il conduttore pone domande che accendono il dibattito che sarà rigorosamente gestito rispettando la successione degli interventi secondo l’ordine del cerchio.

LE DIVERSE METODOLOGIE DIDATTICHE: L'apprendimento attivo
3. ROLE PLAYING

E’ il gioco dei ruoli (o interpretazione dei ruoli) e consiste nella simulazione dei comportamenti e degli atteggiamenti adottati nella vita di tutti i giorni.

Nella pratica: lo studente (o gli studenti in gruppo) deve assumere i ruoli assegnati dal docente, simulando pensieri e atteggiamenti.

Una vera e propria recita a soggetto che consente allo studente di comprendere a fondo alcune dinamiche proprie di determinati ruoli.

Il role-playing è uno strumento prezioso della formazione, basato sulla simulazione di qualcosa che ha o potrebbe avere attinenza con una situazione reale ed è strutturato in modo tale da essere coinvolgente dal punto di vista emozionale. Le caratteristiche di questa tecnica forniscono molteplici stimoli all’apprendimento attraverso l’imitazione, l’azione, l’osservazione del comportamento degli altri ed i commenti ricevuti sul proprio, attraverso l’analisi dell’intero processo.

4. COOPERATIVE LEARNING

Rappresenta il lavoro di gruppo inteso come insieme di:

  • responsabilità personale;
  • interdipendenza positiva;
  • rapporto face to face;
  • importanza delle competenze sociali;
  • riflessione di gruppo;
  • valutazione personale e di gruppo.

 

Con il cooperative learning, la classe è intesa come piccoli gruppi che cooperano tra loro per formare un gruppo unito e cooperante.

Esiste anche il Cooperative Learning Informale che si posiziona nel mezzo tra attività tradizionali e strutturate. Di concreto, può avvenire con la discussione a coppie prima della lezione, con la preparazione a coppie della lezione, il brainstorming a gruppi, l’auto/eterovalutazione a coppie.

LE DIVERSE METODOLOGIE DIDATTICHE: L'apprendimento attivo
5. PEER EDUCATION

E’ l’educazione tra pari, una delle metodologie di insegnamento che mirano a limitare i comportamenti a rischio, stimolando lo sviluppo delle life skills.

Nella pratica: uno spazio dove lo studente può parlare liberamente di sé e confrontare le proprie esperienze con quelle dei compagni, sempre “alla pari”.

Si punta così ad abbattere quegli atteggiamenti poco comprensivi e a stimolare la condivisione, anche di fatti e/o pensieri considerati disagevoli o motivo di bullismo.

Il PEER non è un professore ma un ragazzo comune che stimola la socializzazione all’interno del gruppo grazie alla sua notevole consapevolezza dei processi comunicativi.

6. CLASSE CAPOVOLTA (FLIPPED CLASSROOM)

Rappresenta il capovolgimento del metodo tradizionale. I ragazzi  infatti studiano prima di fare lezione in classe. E’ un approccio che consente di guadagnare tempo in aula e di fare del docente una vera e propria guida che dà supporto nel momento di apprendimento.

Nella pratica: studio a casa dell’argomento (con supporto di video presi dal web e/o materiale consigliato dal docente), esercizi in classe in gruppo o singolarmente, verifica delle competenze.

LE DIVERSE METODOLOGIE DIDATTICHE: L'apprendimento attivo
7.  DIDATTICA LABORATORIALE

Le attività di laboratorio sono da sempre attività attive.

Queste incoraggiano un atteggiamento attivo degli studenti nei confronti della conoscenza e aumentano la loro motivazione.

La didattica di laboratorio si basa sui bisogni dell’individuo e promuove l’apprendimento collaborativo e lo sviluppo delle competenze.

LE DIVERSE METODOLOGIE DIDATTICHE: L'apprendimento attivo

Le metodologie didattiche attive sono quindi le più efficaci se realizzate in un’ambiente di apprendimento flessibile.

Tali metodi didattici privilegiano quindi l’apprendimento che nasce dall’esperienza e che pone al centro del processo formativo lo studente stesso, valorizzandolo a 360 gradi.

I social media si stanno affermando come abituali strumenti di comunicazione, espressione e socializzazione, e la loro onnipresenza in ogni momento della vita quotidiana ci impone una profonda presa di coscienza sul ruolo che hanno queste nuove risorse tecnologiche.

Hanno infatti rivoluzionato il nostro modo di comunicare, comprare, scrivere e lavorare, ma resta ancora indefinito il ruolo negli ambiti educativi e formativi.

Certo, non è un’associazione spontanea quella tra social media e formazione, vista la loro associazione a marketing e pubblicità, ma negli ultimi anni il loro uso nella diffusione didattica è divenuto un tema molto discusso.

I social media sembrano infatti essere in grado di adeguarsi alle nuove esigenze e modalità di apprendimento, tipiche del 21° secolo, presentando ottime alternative alla didattica tradizionale.

 Quali sono i social media a cui ci riferiamo?
  • Facebook
  • Twitter
  • Linkedin
  • GoogleDrive
  • YouTube

 

FACEBOOK

Utilizzato sia per la produzione che per la condivisione di contenuti e conoscenze. Permette di creare gruppi di discussione e facilita lo scambio di opinioni grazie alla possibilità di commentare e chattare. In ottica formativa, può essere utilizzato per:

  • Aprire una pagina dedicata all’emittente del corso, completa di vetrina dedicata all’offerta formativa;
  • Creare gruppi di discussione fra l’organizzazione, i docenti e gli studenti, per condividere informazioni e materiali didattici;
  • Creare campagne pubblicitarie in grado di diffondere i servizi formativi proposti e oltrepassare i confini fisici del territorio;
Social Media

 

TWITTER

Utile per coordinare le attività, dare scadenze, indicare fonti (usando le liste) o ricercare informazioni seguendo un determinato topic (argomento) contrassegnato con il noto #hastag.

E’ inoltre un valido strumento per creare/partecipare a progetti collettivi.

 

Social Media

 

YOUTUBE

Conosciuta come piattaforma per la produzione e la pubblicazione di video, si dimostra performante per reperire risorse finalizzate ad approfondire determinati argomenti.

E’ inoltre uno strumento da utilizzare nella nuova metodologia didattica Flipped classroom (didattica capovolta), ove l’argomento della lezione viene studiato autonomamente attraverso il materiale suggerito o prodotto dall’insegnante, ed in classe si condivide e si discute quanto appreso.

Social Media

 

INSTAGRAM

Nota per essere un applicazione che permette di condividere foto, video, storie e che consente di gestire un’attività di business, di fatto efficace come strumento di formazione, grazie alle numerose opportunità fornite:

  • Condivisione di approfondimenti di studio contestualizzati all’immagine o video pubblicati
  • Gestione di dirette live che consentono di realizzare vere e proprie lezioni didattiche
  • Creazione di pagine dedicate ad argomenti di studio specifici
Social Media

L’importanza strategica dei social media, intesi come strumenti di formazione, è fin’ora stato affrontato da psicologi, insegnati, pedagogisti e scienziati.

La stessa Unione Europea, attraverso la rete “European Schoolnet” dei ministeri dell’istruzione europei, ha portato a termine un interessante progetto in collaborazione di Facebook: il progetto SMILE (Social Media In Learning and Education).

Progetto che mirava a capire sfide ed opportunità da affrontare nella formazione di persone costantemente immerse in un mondo in cui i social media e la tecnologia sono onnipresenti.

Infatti, se consideriamo come l’uso di Internet sia ormai consolidato in quasi tutte le realtà didattiche, il passo all’utilizzo delle piattaforme Social (che uniscono video, interattività e minor formalità) è breve.

 

I social media quindi si confermano un’aggiunta positiva agli strumenti di formazione, considerati i numerosi vantaggi, tra i quali:

  • un maggior senso di comunità educativa;
  • formazione su strumenti d’uso quotidiano, più pratici e facili da usare;
  • fluidità, costanza e la facilità di comunicazione;
  • coordinamento di un elevato numero di persone anche molto distanti tra loro;
  • socializzazione e condivisione di dati e informazioni;
  • miglioramento della produttività degli utenti.

In conclusione, la formazione in aula non va certo considerata obsoleta o inefficace, ma è innegabile che le “Social Technologies” possano dare alla formazione, all’educazione e ai processi di apprendimento formali e informali, un boost eccellente in termini di attrattiva, efficienza ed efficacia.

 

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