MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 49
È online il 49esimo numero gratuito della nostra rivista: “Come sviluppare una ROADMAP per l’innovazione digitale”.

È online il 49esimo numero gratuito della nostra rivista: “Come sviluppare una ROADMAP per l’innovazione digitale”.


I modelli di business digitali sono oramai numerosi ma per comprenderli al meglio, è bene osservare il punto di partenza della loro evoluzione, che solitamente li accomuna.
Si tratta dell’individuazione della consumer friction, ovvero l’area di insoddisfazione dell’utente finale. Suonerà strano parlare di insoddisfazione ma questa risulta essere la chiave per superare e sbaragliare i concorrenti.
Porre attenzione al consumatore (al cliente) è quindi la base di ogni strategia vincente, soprattutto quando si parla di evoluzione. Di fatto, è necessario innamorarsi del problema del consumatore, farlo proprio e pensare/agire come farebbe lui per risolverlo. Poi la fase più importante: la creazione della soluzione, meglio se non già reperibile sul mercato.
Parliamo quindi di digitalizzazione poichè è la strada più corretta per creare risposte a problemi che sono fisicamente difficili da risolvere, o quanto meno richiedono tempo e spazi più importanti. Attraverso il mondo della tecnologia invece è possibile abbattere i muri più imponenti, quelli che ostacolano l’evoluzione, e trovare escamotage innovativi, efficenti e al passo con i competitors.

Molte aziende tradizionali sottovalutano ampiamente quanti asset hanno rispetto ad una start up (ad es. risorse, marchi già noti e una rete di consumatori già consolidata).
Di fatto la loro trasformazione digital, se eseguita ad hoc, è molto più potente di quella di una realtà digital native ai suoi albori. Spesso però queste non sono disposte a cambiare ed evolvere il proprio modo di lavorare: il loro business model.
Ma perchè è necessaria l’evoluzione digitale?
Pensiamo al commercio: anni fa pensando all’acquisto di un televisore, si immaginava un luogo fisico, un negozio o un centro commerciale di città, oggi invece i negozi offline (quelli appunto fisici) vengono sorpassati da quelli online (gli e-commerce) che a loro volta, soprattutto nei paesi orientali, stanno subendo l’avanzare degli c-commerce (collaborative commerce), il nuovo modo di acquistare, semplicemente ‘ordinando’ ai propri dispositivi digitali cosa si desidera.
Come? Parlando! Dialogando con questi come se fossero dei commessi, suggerendo cosa si vuole acquistare e dando l’”ok” alla transazione.
Futurismo? Assolutamente no. E’ la tecnologia evoluta a disposizione dell’uomo, che nel giro di poco tempo, quello per abituarsi, farà sua anche questa modalità di gestire le proprie spese.
I colossi online hanno quindi compreso che è necessario concentrare l’attenzione sul beneficio dei servizi offerti al consumatore, oltre chè al prodotto in sè.
La trasformazione digital migliora quindi l’esperienza del consumatore e così aumenta il bacino dei clienti che, soddisfatti e svincolati da difficoltà legate a vecchi schemi, divengono promotori della crescita della rete sociale dell’azienda.
Non va poi dimenticato che più un’azienda è digitalizzata, maggiori sono i dati a cui ha accesso, dati che permettono di studiare nel dettaglio la risposta ottenuta e migliorare la propria offerta sempre più (parliamo di Big data, ovvero migliaia di milioni di data che necessitano algoritmi e tecniche di analisi adatte per leggerli e utilizzarli).
Di fatto, unito l’utilizzo dei dati con delle analisi su di essi, possiamo parlare di predictic analytics: si analizza il presente per predire il futuro.

Un metodo sensazionale per limitare i fallimenti e offrire servizi/prodotti sempre più in linea con le esigenze dei consumatori.
L’innovazione digital influenza quindi tutti i campi d’azione delle aziende di oggi. Il web e gli strumenti digitali stanno rivoluzionando il modo di fare business e ciò influenza sia l’interno che l’esterno delle realtà aziendali.
E’ online il XIX numero gratuito della nostra rivista, dedicato alla TRASFORMAZIONE DIGITALE di aziende non native digitali.

Nel mondo della meeting industry, così profondamente colpito dall’emergenza Covid-19, si sono fatte largo parole chiave che fino all’inizio di quest’anno erano utilizzate di rado dai professionisti degli eventi: tra queste ci sono sicuramente “eventi ibridi” ed “eventi virtuali”. Un modo di fare eventi non nuovo, infatti già circa 5 anni fa, queste modalità rientravano tra le soluzioni nate come conseguenza della crisi economica, che ha comportato cali nelle partecipazioni e boom dei social network.

Queste tipologie di eventi hanno conosciuto decisamente una notevole diffusione sia durante il lockdown prima, sia per la necessità del distanziamento sociale poi e si sono confermati come trend del futuro.
Di questo sembrano esserne consapevoli gli stessi organizzatori, come dimostrano ricerche recenti, secondo le quali il 63% dei professionisti prevede formule ibride per gli eventi dal vivo.
Un evento ibrido è una fusione tra un evento in cui si partecipa di persona e un evento digitale, in cui la maggior parte dei partecipanti è collegata da remoto tramite computer, telefono cellulare o dispositivi mobili.
Ciò che caratterizza gli eventi ibridi è la possibilità di partecipare virtualmente ad un evento “live” vivendo la stessa esperienza dei partecipanti fisicamente presenti. Questo significa allargamento dell’audience in misura illimitata, spettacolarità, efficienza delle risorse.
Le modalità della fruizione dei contenuti possono essere varie:

Sono tre:
EXTRA: pods, gruppi che partecipano all’evento da altre sedi attraverso il collegamento via web.
In conseguenza dell’impossibilità di realizzare eventi si è assistito a un proliferare di meeting digitali e video conferenze, sebbene sia ancora presente e ben consolidata la convinzione che gli eventi digitali non sostituiranno quelli live, perchè il contatto fisico e l’esperienza diretta sono e resteranno sempre insostituibili.
Le formule di evento digitale o evento ibrido sono adattabili a qualsiasi tipo di evento (meeting, convegni, fiere, ecc..) e possono essere modulati su soluzioni di broadcast streaming, in diretta o in differita.
Certo, la spettacolarizzazione e le emozioni che un evento in presenza può offrire in forma digitale non sono le stesse, ma nella modalità digitale al centro di tutto ci sono i contenuti. Per questo, ogni evento produce un incontro unico, che unisce le persone anche nella distanza, garantendo un’esperienza accattivante in grado di coinvolgere e divertire.

Pro eventi ibridi/eventi online:
Contro eventi ibridi/eventi online:
Altro elemento che può essere considerato un Pro tanto quanto un Contro è lo speaker. Spesso non conoscono bene il mezzo di comunicazione, sono abituati alla presenza in loco, ma non all’interazione con le persone da remoto che presenta notevoli differenze.
O lo speaker è un bravissimo oratore che riesce a riempire i secondi di ritardo oppure deve essere ben preparato preventivamente dagli organizzatori dell’evento stesso.

Criticità e timori a parte, il digitale negli eventi è largamente percepito come un vantaggio sia dagli organizzatori che dai partecipanti. Per i primi è un’opportunità per continuare a lavorare nonostante le criticità del periodo, ma è anche un’occasione per reinventarsi e differenziarsi. Per i partecipanti, questa modalità di evento è invece un’opportunità per conciliare impegni quotidiani e formazione ed è anche un veicolo di intrattenimento in un momento di restrizioni e vincoli.
L’indagine di Xing Events indica però che entrambe le parti concordano nell’affermare che in un evento è necessario un buon equilibrio fra digitale e analogico: