La digitalizzazione continua a fare progressi nel nostro paese anche se sappiamo che c’è ancora molto da lavorare. Se facciamo riferimento agli indici statistici Europei, vediamo che l’Italia ha fatto dei passi in avanti continui rispetto agli ultimi anni avanzando a ritmi sostenuti nella graduatoria dei paesi Europei. Le questioni digitali hanno acquisito maggiore attenzione sia a livello politico che a livello di mercato. Un elemento chiave per il successo della digitalizzazione è sicuramente la presenza di competenze digitali adeguate nella forza lavoro.

In questo contesto, le aziende sono chiamate ad innovare ed investire in ricerca e sviluppo soprattutto nel contesto dell’internet delle cose (IoT) e l’intelligenza artificiale (AI) e nel 2024 stiamo già assistendo ad un aumento delle startup e delle imprese innovative nel settore tecnologico.

Cos’è la trasformazione digitale?

La trasformazione digitale rappresenta un grande cambiamento per le aziende e per i loro processi interni. Si tratta di un intervento che vede affidare a degli esperti la riorganizzazione dell’azienda partendo dall’utilizzo di nuovi strumenti digitali fino all’implementazione di una vera e propria cultura tecnologica. La trasformazione digitale nel senso più ampio del termine si può definire come il processo di implementazione delle nuove tecnologie digitali in ogni area aziendale. Queste nuove tecnologie portano cambiamenti enormi, non solo nel modo di operare, ma anche a livello culturale. Si tratta in tutto e per tutto di ridare una nuova idea gestionale alla propria azienda.

Per poter restare attivi e competitivi nel mercato del 2024 è importante aggiornarsi e adattarsi alle nuove rivoluzioni tecnologiche per poter mandare avanti un progetto o un’impresa. 

Queste soluzioni permettono di ridurre i costi, aumentare l’efficienza e la produttività, eliminare gli errori manuali e favorire lo sviluppo del talento. Per ottenere il meglio da un processo di trasformazione digitale, un’azienda deve rispettare alcune caratteristiche fondamentali, tra le quali sapersi adattare al futuro, mettere al centro dei propri processi aziendali le nuove conoscenze digitali acquisite, analizzare e tener conto di ogni informazione in suo possesso, avere l’integrità necessaria per gestire con sicurezza ed efficacia questo tipo di cambiamento.

Vediamo quali sono le nuove tendenze nell’ambito dell’innovazione digitale

Reti sempre più veloci – Parliamo della rete 5G, che porterà ad un utilizzo sempre maggiore dei dati che guideranno le imprese nel prendere le decisioni. Così, le tecnologie saranno sempre più accessibili, scalabili e replicabili.

Apprendimento costante – Ogni datore di lavoro sarà tenuto a sostenere la crescita professionale dei lavoratori, offrendo loro la possibilità di continuare ad aggiornarsi.

Intelligenza artificiale – Già presente in molte organizzazioni e in molti dipartimenti. Sappiamo che l’IA trova già applicazione in diversi settori: nel marketing, nella gestione dei talenti, della gestione dei magazzini, nell’utilizzo efficiente delle risorse, ecc…

Migliore sicurezza informatica – Solo investendo in sicurezza è oggi possibile tenere al sicuro un grande quantitativo di dati sensibili.

Più resilienza e sostenibilità – Nel 2024 dobbiamo aspettarci un’attenzione ancor maggiore verso i concetti di resilienza e sostenibilità. La prima si traduce nel mettere i lavoratori nelle migliori condizioni possibili per affrontare e adattarsi i cambiamenti. La seconda consiste nel trovare soluzioni digitali avanzate, innovative e che permettano di venire incontro all’ambiente (garantendo un risparmio energetico, meno emissioni o in generale un uso più efficiente delle risorse)

Lavoro ibrido – Sempre più organizzazioni offrono ai dipendenti la possibilità di lavorare da remoto per alcuni giorni o interamente. Questo è possibile grazie alla tecnologia che ormai permette di svolgere molti lavori a distanza.

La trasformazione digitale sta radicalmente cambiando le aziende in Italia e nel mondo. Come abbiamo visto non mancano soluzioni implementabili anche in modo semplice che permettono di iniziare in tempo brevi a migliorare l’azienda sotto più punti di vista. È solo grazie alla digital transformation che abbiamo la possibilità di affidare alla tecnologia lo svolgimento di operazioni manuali e ripetitive, di seguire al meglio i processi di crescita e di acquisizione delle competenze dei lavoratori, di gestire al meglio il tempo a disposizione e in generale di rimanere competitivi in un mercato in continua evoluzione.

Fonti:

www.factorial.it

www.economyup.it

Il grande insegnamento dei cambiamenti portati dalla digital transformation è che oggi nessun business è immune dalla discontinuità e nessuna azienda può avere diritto alla longevità se non si reinventa.
LA TRASFORMAZIONE DIGITALE: Perchè è necessaria?

I modelli di business digitali sono oramai numerosi ma per comprenderli al meglio, è bene osservare il punto di partenza della loro evoluzione, che solitamente li accomuna.

Si tratta dell’individuazione della consumer friction, ovvero l’area di insoddisfazione dell’utente finale. Suonerà strano parlare di insoddisfazione ma questa risulta essere la chiave per superare e sbaragliare i concorrenti.

Facciamo un esempio

Azienda: Uber
Uber, prima di lanciarsi sul mercato ha studiato attentamente cosa recava insoddisfazione ai clienti finali. Scopriva così che i motivi che più allontanavano i consumatori a chiamare un taxi erano: l’attesa, la poca trasparenza sul traggitto scelto per arrivare a destinazione e il costo elevato. Quello che ha fatto di seguito già lo sappiamo, ma per inciso ha iniziato ad offrire un servizio risolutorio tramite una piattaforma digitale che rispondesse all’esigenza dei clienti e, perchè no, di coloro che dispongono di un’autovettura e di tempo libero.

Uber ha così stravolto il business della mobilità, al solo prezzo di un app digitale.

Porre attenzione al consumatore (al cliente) è quindi la base di ogni strategia vincente, soprattutto quando si parla di evoluzione. Di fatto, è necessario innamorarsi del problema del consumatore, farlo proprio e pensare/agire come farebbe lui per risolverlo. Poi la fase più importante: la creazione della soluzione, meglio se non già reperibile sul mercato.

Parliamo quindi di digitalizzazione poichè è la strada più corretta per creare risposte a problemi che sono fisicamente difficili da risolvere, o quanto meno richiedono tempo e spazi più importanti. Attraverso il mondo della tecnologia invece è possibile abbattere i muri più imponenti, quelli che ostacolano l’evoluzione, e trovare escamotage innovativi, efficenti e al passo con i competitors.

LA TRASFORMAZIONE DIGITALE: Perchè è necessaria?
COME DIGITALIZZARE UN’AZIENDA not digital native
L’evoluzione verso la digitalizzazione appare più semplice per tutte le realtà già nate su di essa ma è sorprendente quanto un business tradizionale possa evolversi con successo se è in grado di trasformarsi tempestivamente. Scopriamo come può farlo.

Molte aziende tradizionali sottovalutano ampiamente quanti asset hanno rispetto ad una start up (ad es. risorse, marchi già noti e una rete di consumatori già consolidata).

Di fatto la loro trasformazione digital, se eseguita ad hoc, è molto più potente di quella di una realtà digital native ai suoi albori. Spesso però queste non sono disposte a cambiare ed evolvere il proprio modo di lavorare: il loro business model.

Ma perchè è necessaria l’evoluzione digitale?

Pensiamo al commercio: anni fa pensando all’acquisto di un televisore, si immaginava un luogo fisico, un negozio o un centro commerciale di città, oggi invece i negozi offline (quelli appunto fisici) vengono sorpassati da quelli online (gli e-commerce) che a loro volta, soprattutto nei paesi orientali, stanno subendo l’avanzare degli c-commerce (collaborative commerce), il nuovo modo di acquistare, semplicemente ‘ordinando’ ai propri dispositivi digitali cosa si desidera.

Come? Parlando! Dialogando con questi come se fossero dei commessi, suggerendo cosa si vuole acquistare e dando l’”ok” alla transazione.

Futurismo? Assolutamente no. E’ la tecnologia evoluta a disposizione dell’uomo, che nel giro di poco tempo, quello per abituarsi, farà sua anche questa modalità di gestire le proprie spese.

Facciamo un esempio di azienda tradizionale che credendo a tutto ciò, ha ottenuto risultati sbalorditivi.

Azienda: McDonald’s

Pensare a McDonald’s è pensare a qualcosa di fisico, come a delle patatine calde ed un hamburger. Nonostante ciò l’azienda ha deciso di stare al passo con l’evoluzione e di tuffarsi nel mondo della digitalizzazione. Si è così affidata all’artificial intelligence.

Come? Acquistando una piccola azienda degli Stati Uniti di intelligenza artificiale che ha lavorato e definito degli algoritmi che, in tempo reale, migliorano e personalizzano l’offerta dei McDrive e dei menù a seconda di variabili varie. Quali? Il traffico della città, le condizioni metereologiche o il giorno della settimana, proponendo così la scelta più adatta al preciso momento. Certo sembra assurdo che il traffico possa influire su ciò che desideriamo a pranzo o a cena, ma i dati lo confermano e non lasciano dubbi! Sensazionali sono inoltre i risultati, che vedono un sostanziale aumento del fatturato dei McDrive.

I colossi online hanno quindi compreso che è necessario concentrare l’attenzione sul beneficio dei servizi offerti al consumatore, oltre chè al prodotto in sè.

La trasformazione digital migliora quindi l’esperienza del consumatore e così aumenta il bacino dei clienti che, soddisfatti e svincolati da difficoltà legate a vecchi schemi, divengono promotori della crescita della rete sociale dell’azienda.

Non va poi dimenticato che più un’azienda è digitalizzata, maggiori sono i dati a cui ha accesso, dati che permettono di studiare nel dettaglio la risposta ottenuta e migliorare la propria offerta sempre più (parliamo di Big data, ovvero migliaia di milioni di data che necessitano algoritmi e tecniche di analisi adatte per leggerli e utilizzarli).

Di fatto, unito l’utilizzo dei dati con delle analisi su di essi, possiamo parlare di predictic analytics: si analizza il presente per predire il futuro.

LA TRASFORMAZIONE DIGITALE: Perchè è necessaria?

Un metodo sensazionale per limitare i fallimenti e offrire servizi/prodotti sempre più in linea con le esigenze dei consumatori.

L’innovazione digital influenza quindi tutti i campi d’azione delle aziende di oggi. Il web e gli strumenti digitali stanno rivoluzionando il modo di fare business e ciò influenza sia l’interno che l’esterno delle realtà aziendali.

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 19

E’ online il XIX numero gratuito della nostra rivista, dedicato alla TRASFORMAZIONE DIGITALE di aziende non native digitali.

#SOScongressiEconvegni

Un Ottobre difficile, che sferra una battuta d’arresto fatale alla Meeting Industry.

Il Dpcm dello scorso 24 Ottobre ha infatti sancito lo stop totale delle attività di tutti gli eventi, a prescindere dalla loro natura. Se fino al precedente rimaneva la possibilità di svolgere fiere internazionali, ora, nemmeno l’ombra.

Tutto va riprogrammato e rivestito con vesti digitali, ma si stima una lotta alla sopravvivenza del settore, che sta assistendo ad una perdita di circa 215.000 eventi, con conseguente calo dell’80% del fatturato delle aziende di settore. Un vero e proprio salasso.

Unica certezza: la digitalizzazione, che rattoppa la crepa della chiusura delle attività ma che non rappresenta una soluzione concreta.

 

PERMESSI E DIVIETI DELLA MEETING INDUSTRY

 

La Meeting Industry italiana sta quindi vivendo una fortissima crisi, forse senza precedenti, che sta spingendo i rappresentanti di settore a manifestare a gran voce. Una manifestazione per l’industria dei congressi e dei convegni si è infatti svolta nella mattinata del 27 Ottobre, davanti a Palazzo Chigi, per protestare e svelare la forte discriminazione riservata al settore, fin dall’alba dell’emergenza sanitaria.

 

Ma come risulta essere lo scenario europeo per la Meeting Industry?

 

Lo scenario sembra essere differente da quello italiano, che finora rimane leader con l’Irlanda in materia di restrizioni, anche se la Francia si sta muovendo in questo senso e la Danimarca limita i partecipanti ad un massimo di 10.

L’Austria invece, lascia aperte le porte del settore e consente gli eventi che prevedono posti a sedere assegnati, con 1000 presenze nei luoghi chiusi e 1500 in quelli aperti.

La Spagna, nonostante lo stato di emergenza ed il coprifuoco dalle 23 alle 6, consente le riunioni ad un massimo di 6 partecipanti, ed il Portogallo sposta questo limite a cinque.

Il Belgio infine, raccomanda le attività digitali, ma consente quelle in presenza, fino a d un massimo di 40 presenze, purché vengano rispettate tutte le misure igieniche e il distanziamento sociale.

 

PERMESSI E DIVIETI DELLA MEETING INDUSTRY

 

Un’industria quindi che si trova inevitabilmente in agonia e che attende soluzioni concrete, contando che le restrizioni imposte finora comprometteranno tutto il 2021 e, a tratti, il 2022.

Infine non dimentichiamo limportanza della ripresa degli eventi a carattere formativo, anch’essi coinvolti nella stretta, pur se indispensabili per il perfezionamento delle professionalità.

Ora più che mai lo sforzo dev’essere quindi rivolto alla tutela del diritto della salute, senza però dimenticare, il diritto al lavoro, indispensabile per evitare l’arresto dell’economia. L’industria degli eventi è infatti soggetto attivo nel Pil, con un impatto diretto di 36,2 miliardi di euro e oltre 569 mila dipendenti, per questo ci auguriamo che la soluzione a tutto ciò sia vicina e si possa tornare presto a vivere i nostri amati eventi in loco.

Parola d’ordine: CREATIVITA’

 

Saranno i format più creativi ed innovativi quelli con maggior successo tra i prossimi eventi. Sia quelli che prenderanno forma nel web, sia quelli in aula. La Meeting Industry deve riprendere i suoi ritmi ferrati, possiamo già decretarla una conditio sine qua non, e i suoi attori dovranno farlo sferrando le armi vincenti dell’interattività e del coinvolgimento, caratteristiche sempre più contese. 

Non solo massima attenzione ai protocolli di sicurezza per la tutela di tutti i soggetti coinvolti, ma un’attenzione ancora più profonda agli aspetti che possono differenziare un evento dall’altro. Come sempre una selezione di specie che in questo caso fa vincere chi osa nel modo giusto, superando limiti e format arrugginiti.

MEETING INDUSTRY
 
EVOLUZIONE  E ANTICIPO DEI TREND:
il post Covid-19 vuole originalità.

 

La Meeting Industry ha subito una forte crisi ed ora si richiede a gran voce una vera e propria rinascita di settore. E’ quindi fondamentale uno sforzo comune di profonda fiducia nei confronti dei protagonisti che solitamente stanno “dietro le quinte” e che in questo primo semestre 2020 hanno dovuto assistere al crollo delle loro certezze.

Sono loro infatti che hanno saputo ricrearsi e riadattarsi ai nuovi scenari, sferrando la loro più innata originalità. Ed ora, che le porte della Meeting Industry hanno riaperto avranno ancor di più l’onere di offrire i servizi di sempre con vesti nuove.

 

La crisi, a prescindere dalla sua natura, è occasione di rinnovamento e per la meeting Industry è sicuramente stato madre di nuove formulazioni ibride.

Il ciclo evolutivo degli eventi ha quindi superato un altro scaglione e ora si parla di nuovi trend.

MEETING INDUSTRY

 

Ogni evento potrà quindi assumere sia le sue vesti tradizionali sia vestirsi di una nuova realtà virtuale creata su misura. Avatar personalizzati, meeting videogames e design innovativi saranno solo alcuni tra gli strumenti protagonisti del futuro della Meeting Industry.

Lo Smart Working, come lo definisce l’Osservatorio del Politecnico di Milano, è “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Fondamentalmente cambia il rapporto tra dipendente e azienda. Ma come?

Si adotta un modello organizzativo evoluto, che prevede una maggiore autonomia nelle modalità e nei tempi di lavoro. Tutto ciò, per rimuovere i vincoli che ostacolano la personalizzazione e la flessibilità di ogni individuo.

Lo attesta la Legge 81 del 2017

“Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, che ha stabilito le modalità di realizzazione dello smart working.

Un nuova organizzazione articolata in fasi, cicli e obiettivi, ove la maggior “libertà” del dipendente accresce la sua produttività, e di conseguenza quella dell’azienda.

Un progetto quindi che si struttura in un vero e proprio cambiamento radicale delle modalità di svolgimento del lavoro ma che fa ciò, in favore di un maggiore equilibrio tra qualità della vita e produttività.

Lo Smart Working si sposa inoltre con la trasformazione digitale degli ultimi anni che, come ben sappiamo, è dotata di tecnologie così avanzate da permettere alle persone di connettersi e comunicare da ogni luogo, creando network di relazioni professionali e rendendo virtuale il luogo di lavoro.

Inoltre, l’Osservatorio Smart Working comunica che gli smart worker sono più di 570 mila e in costante aumento. Ciò genera notevoli benefici, sia riguardo il tempo libero individuale, sia dal punto di vista economico. Si stima infatti che un lavoratore dipendente arrivi a risparmiare fino a 4000 euro l’anno.

La soddisfazione quindi aumenta spesso di pari passo con la responsabilizzazione che, generando una produttività maggiore, apporta ingenti benefici anche alle aziende.

Questa, la chiave di volta per il lavoro agile, che il 10 Maggio 2017 ha assistito all’approvazione del testo del Disegno di Legge AC. N. 2233B che disciplina lo Smart Working, inteso come “l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

L’approvazione della Legge di Bilancio 2018 ha introdotto un’importante novità per gli studi medici, odontoiatrici e tutti i professionisti sanitari, cioè il passaggio alla fatturazione elettronica per tutte le operazioni effettuate siano esse in entrata e in uscita, come prestazioni eseguite sui pazienti o acquisti di forniture.
L’obbligo di fatturazione elettronica sarà ufficialmente applicato a partire dal 2019. Tuttavia, gli studi medici e odontoiatrici dovranno dotarsi degli strumenti informatici necessari con discreto anticipo, in quanto l’effettiva applicazione della norma coincide con le scadenze di gran parte degli adempimenti fiscali come l’invio al Sistema TS per il 730 Precompilato.
La gestione fiscale e normativa sarà quindi un passaggio praticamente obbligato per tutti gli studi odontoiatrici nel giro di pochi mesi. Eppure, non tutti i mali vengono per nuocere: i vantaggi nell’uso di un software gestionale avanzato possono essere molti e mantenere lo studio a norma di legge non sarà un problema.
Tuttavia, non tutti gli strumenti digitali rispondono pienamente ai requisiti imposti dalla nuova normativa, per cui occorrerà non soltanto adeguarsi prima dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica e delle nuove disposizioni in fatto di privacy, ma scegliere il software gestionale a norma di legge più avanzato.
È implicito che uno studio odontoiatrico ancorato alla gestione cartacea dovrà necessariamente conformarsi, poiché  a partire dal 2019 diverrà un vero e proprio obbligo di legge. Digitalizzare la fatturazione sarà funzionale alla lotta all’evasione, ma procurerà anche molti vantaggi agli studi odontoiatrici.

Da un punto di vista fiscale i vantaggi saranno moltissimi, tra cui è utile citare il rimborso prioritario del credito IVA entro 3 mesi dalla presentazioni della dichiarazione IVA annuale, ma anche la riduzione di un anno dei termini di accertamento fiscale e l’esenzione dall’invio dello Spesometro. I vantaggi però saranno notevoli anche dal punto di vista della gestione dello studio.
Utilizzare un software digitale permette di compilare le fatture in pochi minuti e soprattutto beneficiare di una classificazione impeccabile: uno studio odontoiatrico raccoglie sia fatture in uscita che fatture in entrata, gestire in cartaceo significa riempire scaffali e raccoglitori di fogli volanti, con il rischio permanente di perderli o confonderli.
Un software gestionale in cloud a norma di legge permette non soltanto di disporre delle fatture in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo abilitato, di conservarle in un archivio sicuro e continuamente aggiornato, ma anche di poter effettuare l’invio di tutte le fatture al Sistema TS senza bisogno del commercialista. Un vantaggio notevole, oltre che un notevole risparmio.

Come applicare l’imposta di bollo sulla fattura elettronica?
La marca da bollo sulle fatture, a partire dal primo gennaio del 2019 sparisce, ma l’imposta di 2 euro se la fattura, ancorché “elettronica”, purché di importo superiore a €. 77,47, resta. Come si dovrà fare per assolverla nella fattura elettronica? Si farà in due fasi:
Nel file xml di cui si è detto, cioè la fattura elettronica vera e propria, si dovrà inserire, quando lo si crea, oltre alla descrizione delle operazioni fatturate e gli altri dati, la dicitura “Imposta di bollo assolta ai sensi del DM 17 giugno 2014” (si tenga in mente questo decreto ministeriale, perché è la disposizione contenuta al comma 1 dell’art. 2 che, come si legge nel successivo paragrafo, risolve l’arcano);
Entro 120 giorni dalla “chiusura dell’esercizio n”, quindi di norma dal 31 dicembre anno n, il dentista dovrà effettuare un versamento con F24 telematico per l’importo complessivo dell’imposta di bollo relativamente a tutte le fatture di importo maggiore a €. 77,47 emesse nell’anno n; si dovrà usare il codice tributo 2501, facendo riferimento all’anno n. In sintesi, se prima si andava dal tabaccaio ogni tanto, per comprare le marche, dal 2019 questo non si dovrà più fare, ed entro i primi 4 mesi del 2020 si farà invece un unico versamento, comodamente seduti davanti ad un computer, per l’importo di tutte le “marche” relative alle fatture emesse del 2019 e maggiori di 77,47 euro. Ovviamente, in caso di omesso o ritardato versamento, si potrà ricorrere al “ravvedimento operoso”.

fonte alfadocs.com e odontoiatria33