L’estate è il periodo dell’anno durante il quale possiamo seguire una dieta ricca di alimenti alleati della salute orale. E’ stato stimato che, grazie a una dieta corretta, in un mese è possibile ridurre di ben il 40% l’infiammazione gengivale. Numerosi cibi tipicamente estivi contengono vitamine, antiossidanti e grassi insaturi e sono dunque fondamentali nella prevenzione di una problematica dalla quale possono originare patologie gravi come parodontite e perdita dei denti. Vediamo nel dettaglio.

Il ruolo delle vitamine

I dentisti consigliano un’alimentazione varia, ricca di frutta e verdura. In estate è indubbiamente più facile reperire alimenti contenenti vitamine in quantità come per esempio se parliamo di Vitamina C, abbiamo peperoni, rucola, kiwi, ribes e ananas. La Vitamina C è un vero e proprio antiossidante e protegge le cellule favorendo il rinnovamento del tessuto connettivo il cui ruolo nel cavo orale è importante perché è proprio grazie a esso che dentina e polpa dentale si formano e si mantengono in buona salute. Anche le verdure a foglia verde contengono Vitamina C. Altri alimenti molto diffusi e apprezzati nel periodo estivo, buoni e contestualmente benefici per la salute orale, sono quelli contenenti la Vitamina D. Gli esperti consigliano, in particolare, di introdurre nel proprio piano alimentare tonno, salmone, sgombri, gamberi, ostriche e funghi. La Vitamina D favorisce la salute delle ossa, dei denti e ha proprietà antibatteriche e di modulazione della risposta immunitaria.

Anche la Vitamina A e Vitamina B sono fondamentali per il benessere della nostra bocca. In particolare, la Vitamina A contribuisce a mantenere sani i tessuti epiteliali che rivestono il cavo orale e la gengiva e aiuta la produzione di saliva utile per pulire i denti dai batteri e dai residui di cibo ed è anche coinvolta nella crescita delle ossa (e quindi dei denti). Questa si trova in diversi alimenti di origine animale, come latticini, fegato, pesce e tuorlo d’uovo. Precursori della vitamina A si trovano anche nei vegetali di colore arancione o verde scuro, come carote, zucca, spinaci o mango.

Passando al gruppo vitaminico B, numerosi studi hanno evidenziato come esso svolga diverse funzioni importanti per la salute orale. Queste vitamine aiutano l’organismo a tenere sotto controllo lo stress, che può influire negativamente sulla salute dei denti e delle gengive, migliorano la salute delle mucose orali riducendo l’infiammazione della lingua e combattendo le afte. La Vitamina B12 si trovano in alimenti di origine animale come la carne, il latte e il pollame (chi è vegetariano dovrebbe assumere appositi integratori), mentre le altre vitamine del gruppo B sono invece presenti anche in alimenti di origine vegetale come i fagioli, i legumi in generale e le verdure verdi, oltre che nel lievito di birra.

Il resveratrolo è una sostanza contenuta nell’uva, nel vino, nelle mele e nelle arachidi e ricopre un ruolo importante nella prevenzione della malattia parodontale. Nel dettaglio, può contrastare l’azione dei batteri e ridurre l’infiammazione, proteggendo così i denti e contribuendo a mantenere in piena salute tutta la bocca.

Quali alimenti vanno, invece, evitati?

In linea di massima sarebbe meglio ridurre al minimo i grassi che favoriscono l’infiammazione e, di conseguenza, l’insorgenza della parodontite. Anche gli zuccheri sono negativi, poichè favoriscono la formazione della placca batterica e accelerano l’erosione dello smalto.

Soprattutto d’estate è facile alimentarsi con gusto, proteggendo i propri denti. Con piccoli accorgimenti nella propria dieta quotidiana è possibile assicurarsi una buona salute orale per tanti e lunghi anni nel futuro.

Fonte: https://primamonza.it/attualita/la-dieta-della-estate-che-fa-bene-ai-denti

In questo blog scopriremo tutti i benefici che porta la frutta secca, quando è meglio consumarla e il perchè è un toccasana per il nostro organismo.

Benefici e proprietà della frutta secca

La frutta secca è un vero e proprio mix di gusto e benefici per il nostro organismo, tanto che spesso viene considerata tra gli alimenti cosiddetti superfood, proprio perché tra le sue proprietà troviamo vitamine, minerali, acidi grassi, ecc.

La frutta secca è adatta ad essere consumata in qualsiasi momento della giornata. Pensiamo alla colazione (magari insieme ad uno yogurt), come spuntino prima di pranzo o cena, o nei pasti principali per arricchire insalate o impanare il carne e pesce.

Consumare regolarmente frutta  secca è molto importante per garantire all’organismo il giusto apporto di nutrienti e migliorare alcune funzioni vitali. Il suo contributo in un’alimentazione sana diventa fondamentale.

Quante e quali tipologie di frutta secca esistono?

La grande categoria di frutta secca comprende due tipologie di alimenti: troviamo la frutta secca (lipidica) e frutta essiccata o disidratata (glucidica). Esse sono facilmente distinguibili per caratteristiche e proprietà, vediamo quali:

  • La frutta secca lipidica è quella oleosa a guscio. Qui troviamo mandorle, pistacchi, noci, nocciole, arachidi, ecc. E’ ricca di grassi acidi monoinsaturi e polinsaturi tra cui Omega 3 e Omega 6, contiene anche un’alta percentuale di fibre insolubili e proteine.

Pur essendo molto nutriente e calorica (parliamo di 600kcal per 100gr di prodotto) si rivela molto adatta ad essere consumata anche da chi segue un regime alimentare ipocalorico perché è priva di colesterolo e ricca di vitamine e minerali. Inoltre, l’alto contenuto di fibre stimola la sensazione di sazietà e permette di arrivare al pasto successivo senza avere crampi della fame.

  • La frutta essiccata o disidratata è, invece, ricca degli zuccheri della frutta (glucosio e fruttosio) e di fibre solubili. Questa categoria comprende albicocche, prugne secche, datteri, uva sultanina, fichi secchi, ecc.

Anche questa tipologia risulta molto calorica e nutriente perché è quasi del tutto priva di acqua. Infatti, l’ideale è consumarla a colazione per fornire il giusto apporto di energia all’organismo o dopo un allenamento per aiutare il fisico a rimettersi in forze.

La frutta disidratata è ricca di fibre che aiutano la regolarità dell’intestino (soprattutto prugne e fichi secchi), vitamine e minerali.

I benefici della frutta secca

A prescindere che sia secca o disidratata, è importante che questa categoria di alimenti sia introdotta nella propria alimentazione perché porta numerosi benefici all’organismo.

È comunque opportuno consumare la frutta secca con moderazione dato l’alto contenuto calorico ed energetico, per non rischiare un effetto controproducente. Proprio per questo motivo gli specialisti ritengono che 30 grammi di mandorle, noci, pistacchi e altre varietà di frutta secca sia la quantità ideale da consumare nell’arco della giornata.

Vediamo nel dettaglio i vari benefici derivati dall’assunzione della dose consigliata:

  • Aiuta a ridurre il colesterolo cattivo, grazie all’azione degli acidi grassi Omega 3 e 6;
  • Favorisce le funzioni cardiovascolari e protegge il cuore;
  • Favorisce la regolarità intestinale grazie alla presenza di fibre solubili e insolubili;
  • Limitare lo stimolo della fame grazie al suo potere saziante;
  • Aiuta a regolare la pressione arteriosa e l’attività nervosa con benefici sulla concentrazione, l’energia e il buonumore grazie alla presenza di sali minerali come zinco, magnesio, ferro, fosforo, calcio e potassio.

Infine, frutta secca e disidratata sono ottimi alleati degli sportivi; questo perché forniscono il giusto carico di energia prima dell’attività fisica e aiutano a reintegrare sali minerali persi con la sudorazione e forniscono gli aminoacidi essenziali per la ricostruzione del tessuto muscolare dopo lo sforzo.

Fonte: https://www.nutridoc.it/articoli/frutta-secca-benefici

ZUCCHERI E ZUCCHERI NASCOSTI

Quando parliamo di zuccheri intendiamo una determinata tipologia di carboidrati a rapido assorbimento, detti anche “carboidrati semplici”. Gli alimenti che solitamente associamo a questa categoria di nutrienti sono i dolci, le torte, i gelati, le bevande gassate, gli snack, i biscotti e i cioccolatini, oltre al classico zucchero da tavola.

In aggiunta a questa, possiamo definire una vera e propria categoria di alimenti che raramente sono percepiti come zuccherini, che chiamiamo quindi zuccheri nascosti, ovvero quelli che non associamo immediatamente all’assunzione di zucchero nonostante il loro effetto metabolico sia paragonabile a quello di una caramella o di una Coca Cola. Tra questi troviamo alimenti come i cereali da prima colazione, miele, bevande vegetali, ketchup, yogurt, eccetera.

A COSA E’ DOVUTA QUESTA PERCEZIONE?

Possiamo rispondere in due modi.

Come prima cosa, è comune avere difficoltà oggettive nel leggere le etichette e riconoscere i diversi ingredienti, spesso “camuffati” attraverso l’utilizzo di diciture poco chiare. È importante sapere e ricordare che esistono nomi diversi dello zucchero anche se di fatto la sostanza è la stessa, come ad esempio lo sciroppo di glucosio/fruttosio, melassa, malto d’orzo, sciroppo di mais, lattosio… Esistono anche alimenti che possono apparire o venire percepiti più sani grazie all’accurata scelta dei termini con cui lo zucchero è inserito nelle etichette: possiamo pensare a miele, zucchero di canna, zucchero della frutta, fruttosio…

Inoltre, ci sono alimenti che di fatto sono dolci, ma che in etichetta dichiarano termini nutrizionali accattivanti (e spesso fuorvianti) come ad esempio “a ridotto contenuto in zuccheri”, “ con il 40% di zuccheri in meno”, “tanto gusto, poche calorie”, “light”.

DOLCIFICANTI

Come fa un alimento con la metà dello zucchero a essere dolce come la sua controparte zuccherata? La risposta sta nei dolcificanti. Infatti, esiste una classe di nutrienti, detta polioli, definita come “carboidrati con un ridotto apporto calorico ma con un potere dolcificante equiparabile o superiore allo zucchero comune”.

I polioli non hanno un effetto immediato sull’aumento degli zuccheri nel sangue (glicemia) ma comunque agiscono in maniera indiretta sulla insulino-resistenza – fenomeno per il quale l’organismo riuscirà sempre meno a gestire i carboidrati.

La conseguenza più comune nel breve periodo può essere l’incremento di grasso, cui si vanno ad associare seri dismetabolismi e patologie, tra cui il diabete, se non si interviene con un deciso cambio di abitudini alimentari e stile di vita.

IL MONDO DELLA FRUTTA

Nonostante la frutta sia un alimento benefico e ricco in vitamine e sali minerali, se assunta in modo eccessivo può avere lo stesso effetto di un alimento zuccherino classico.

Il fruttosio, zucchero naturalmente presente nei frutti, viene assorbito tramite una via metabolica differente rispetto al glucosio: questo, infatti, non incide in modo significativo su glicemia ma agisce sull’incremento di metigliossale. L’effetto sarà amplificato nel caso di assunzione di centrifugati o di succhi, perché si va a perdere la preziosa componente fibrosa, che rallenta la velocità di assorbimento dello zucchero. Per fare un esempio, un centrifugato con 2-3 frutti piccoli (come 2 mandarini e 1 mela) contiene l’equivalente di ben 7 cucchiaini di zucchero.

Esistono anche degli alimenti che non assoceremmo immediatamente alla categoria “zucchero o affini”, come ad esempio le salse come il ketchup, la frutta disidratata, le marmellate 100% frutta (il succo di uva è zucchero), i cereali per la prima colazione, lo yogurt alla frutta (in media 15 g di zuccheri per vasetto, ovvero l’equivalente di 3 cucchiaini), gli energy drink o le barrette per sportivi.

COSA POSSIAMO FARE

È chiaro che non è possibile arrivare a eliminare definitivamente l’assunzione di zucchero.  Un’alimentazione totalmente priva di zuccheri è controproducente, anche per la sua gestione nel lungo periodo.

È utile, però, essere informati e seguire poche regole base:

  • Inserendo l’assunzione di zuccheri in modo intelligente nel pasto, ovvero associandolo a proteine, fibre e grassi “buoni” (tale associazione permette di rallentare l’assorbimento dello zucchero, modulando il fenomeno della glicazione). Ad esempio possiamo pensare a: frutta con frutta secca, una fetta di torta al cioccolato accompagnata da uno yogurt greco, uno spritz con pezzetti di verdure crude e pezzetti di grana;
  • Conoscere le proprie caratteristiche metaboliche, infiammatorie e genetiche;
  • Misurare eventuali danni da zucchero in modo preciso è sicuramente meglio che supporre. Esistono test che consentono di identificare eventuali eccessi individuali di zuccheri e impostare una dieta personalizzata, con la giusta varietà alimentare (dolci compresi!).

Fonte: https://www.eurosalus.com/diabete/Zuccheri-semplici-invisibili-nascosti-dove-si-trovano-e-come-ridurne-gli-effetti/