Il sorriso gengivale, chiamato anche gummy smile, è un inestetismo del sorriso in cui le gengive vengono esposte in modo eccessivo. Il rapporto tra il labbro superiore, le dimensioni dei denti e le gengive non è corretto, esponendo così una quantità eccessiva di gengiva.

La parola “Gummy” deriva dall’inglese “gums”, che significa gengive. Quali sono le cause del sorriso gengivale? Nella maggior parte dei casi, in realtà, il gummy smile è un difetto congenito e non vi sono cause generalizzate.

Ci sono, però, alcuni fattori che possono favorire un sorriso gengivale:

• Denti piccoli

• Muscolo elevatore troppo sviluppato

• Frenulo labiale troppo corto o collegamento troppo stretto tra la gengiva e il labbro superiore

Correzione del sorriso gengivale e trattamenti

Innanzitutto esiste una differenza tra la correzione gengivale e la correzione del gummy smile, questo perché le correzioni gengivali possono essere necessarie sia per ragioni estetiche che per ragioni mediche e comprendono una gamma di trattamenti piuttosto ampia alle gengive.

Il trattamento del gummy smile, invece, include soltanto una di queste correzioni e mira ad abbellire e migliorare il rapporto delle gengive con il resto del sorriso. A seconda del motivo per cui si sviluppa un gummy smile, esistono diversi metodi di trattamento, di seguito ne illustriamo le principali caratteristiche.

Correzione del sorriso gengivale e con le faccette estetiche

Si tratta della tipologia di trattamento migliore se i denti sono troppo piccoli e quindi il rapporto tra gengive e denti non è corretto.

Le faccette dentali sono degli involucri in ceramica o composito ultrasottili e sono realizzati su misura in base alle preferenze ed esigenze del paziente e possono essere applicati per ingrandire il dente (in caso di denti troppo piccoli, un trattamento con faccette viene spesso accompagnato da un trattamento laser per ottenere un risultato ancora migliore.)

Correzione con il laser

Il trattamento laser delle gengive può essere il complemento ideale per abbellire il risultato dopo aver applicato le faccette dentali: il bordo delle gengive viene delineato con precisione e la gengiva in eccesso viene rimossa.

È bene prestare attenzione ad alcuni accorgimenti quando si tratta di questo intervento: durante la prima settimana dopo il trattamento gummy smile con il laser, le aree trattate possono essere ancora un po’ sensibili ed è importante evitare una pressione eccessiva e pulire i denti con delicatezza.

È consigliato, inoltre, di evitare il fumo, l’alcol e gli alimenti piccanti. Il risultato ottenuto da questo trattamento sarà definitivo e duraturo proprio perché le gengive vengono rimosse con il laser e il trattamento non deve essere ripetuto.

Correzione con il botox

In alcuni casi, il gummy smile può essere causato dall’iper sviluppo del muscolo responsabile del sostegno del labbro superiore. Quando si ride o si parla, quest’ultimo si contrae a tal punto che il labbro superiore viene tirato molto verso l’alto fino ad esporre un’ampia zona della gengiva.

Con l’utilizzo del botox questo muscolo può essere rilassato, impedendo al labbro superiore di sollevarsi eccessivamente. Come gli altri trattamenti con botox, anche in questo caso si tratta di un periodo limitato e per un risultato duraturo, il trattamento deve essere ripetuto ogni 6 mesi.

Fonte: fioriblu.it

Per bruxismo si intende l’atto involontario di digrignare o sfregare i denti in maniera abitudinaria e ripetuta, specialmente mentre si dorme. Questa caratteristica fa sì che la patologia sia stata inserita tra i disturbi del sonno, ma esiste anche una forma di bruxismo che si manifesta da svegli, fenomeno conosciuto come bruxismo diurno e molto più frequente. Il bruxismo nel sonno è molto comune soprattutto in giovane età. Sono, infatti, principalmente i bambini e gli adolescenti ad essere maggiormente soggetti a questo disturbo.

SINTOMI 

Spesso le persone che ne soffrono non se ne accorgono e per questo non è facile diagnosticare il bruxismo. Una persona mentre dorme non riesce a rendersi conto di digrignare i denti ma è una condizione che rischia di provocare danni irreversibili alla dentatura e alla mandibola. Spesso sono le persone che dormono accanto a chi presenta bruxismo a notare il problema, mentre in alcuni casi ci si rende conto del disturbo solo durante una visita odontoiatrica, poiché il dentista riesce a individuare l’abrasione dei denti. I principali sintomi del bruxismo possono essere quindi sintetizzati così:

• Intenso dolore a livello mandibolare

• Indolenzimento dei muscoli masticatori

• Aumento di sensibilità dei denti dovuto alla perdita dello strato di smalto

• Lesioni a uno o più denti

• Secchezza delle fauci

• Emicrania e in genere dolori diffusi al capo

Oltre alle domande sulle proprie abitudini e oltre ad esaminare la bocca del paziente alla ricerca di segni fisici di bruxismo (come denti usurati o una linea di frattura sulle superfici dentali) potrebbe essere necessario effettuare degli esami stumentali ed in particolare una radiografia per verificare eventuali danni ai denti o alla mandibola. Per diagnosticare con esattezza il bruxismo notturno può essere utile eseguire un esame specifico come la polisonnografia, che riesce a rilevare tutti i disturbi del sonno.

CAUSE

Nella maggioranza dei casi non esiste un’unica causa scatenante il bruxismo ma questo disturbo spesso è favorito dalla concomitanza di più fattori, come lo stress, il nervosismo e l’ansia. Disturbi come l’apnea ostruttiva del sonno sembrano avere una correlazione con il bruxismo poiché il digrignamento dei denti è spesso preceduto da un aumento dell’attività cerebrale e cardiovascolare.

Tra le altre cause del bruxismo troviamo le malocclusioni dentarie, alcune malattie neurodegenerative ma anche il consumo di alcol, il fumo da sigaretta, l’assunzione di caffeina e di sostanze stupefacenti.

EFFETTI E CONSEGUENZE

Le conseguenze più comuni e visibili sono indubbiamente i danni alla dentatura, questo perchè digrignare continuamente i denti provoca l’erosione dello smalto che diventa sempre più sottile, oltre al fatto che i denti possono incrinarsi o scheggiarsi. Il bruxismo provoca anche problemi a livello articolare, poiché il continuo digrignare dei denti sollecita anche le articolazioni mandibolari, causando anche mal di testa e dolori cervicali.

CURARE E PREVENIRE

La terapia per il bruxismo dipende solitamente dalle cause e dalla gravità del disturbo. Il trattamento mira a ridurre l’attività muscolare durante il sonno e a prevenire ulteriori danni ai denti e alle articolazioni. La terapia comprende l’utilizzo di dispositivi protettivi notturni, terapia cognitivo-comportamentale, trattamenti per risolvere i problemi dentari o mandibolari e terapia farmacologica.

Di solito, si vuole iniziare il trattamento per salvaguardare la salute dei denti e dell’apparato masticatorio facendo indossare un bite, che va ad impedire il contatto tra le due arcate dentarie nel momento in cui si digrignano i denti. Chiaramente andrà personalizzato per adattarsi alle esigenze di ogni paziente. Nei casi più gravi, però, può essere necessario un intervento chirurgico per correggere eventuali malocclusioni.

In alcuni casi, anche la terapia psicologica può essere utile per ridurre lo stress e l’ansia che possono contribuire al bruxismo. In queste situazioni può essere utile ricorrere a pratiche come meditazione, yoga, massaggi o esercizi per respirare meglio.

Concludiamo con alcuni consigli utili a prevenire il bruxismo, oltre ad affermare che effettuare controlli regolari dall’odontoiatra è sempre la soluzione prima e la più indicata.

• Gestione dell’ansia

• Attività fisica

• Ridurre il consumo di alcol e di bevande eccitanti

• Dormire in un ambiente confortevole

• Controlli periodici e regolari

Fonte: https://www.sonnocare.it/bruxismo-cause-sintomi-terapie-e-prevenzione/

In questo blog andremo a ripercorrere la storia dell’odontoiatria attraverso le varie curiosità, testimonianze, aneddoti lasciati dai nostri antenati. Iniziamo la nostra ricerca dai primi ritrovamenti che testimoniano segni di cure dentistiche.

È chiaro che nell’Età della Pietra, carie e ascessi erano problemi piuttosto diffusi, e i nostri antenati dovevano fare i conti con un’alimentazione ricca di piante zuccherine. La testimonianza più antica sulla storia dell’igiene orale giunta fino a noi risale a 9000 anni fa: in un villaggio neolitico nell’attuale Pakistan furono rinvenuti diversi scheletri che contenevano alcuni molari che mostrano segni di cure dentistiche e veri e propri “fori da trapano”. Questi fori erano ottenuti dall’utilizzo di “trapani manuali” realizzati in selce, nient’altro che delle punte di dimensioni ridotte (veri e propri manufatti microlitici), ne sono stati trovati diversi resti. Allo stesso periodo risalgono anche le prime testimonianze di otturazioni dentali con composti a base di cera d’api. Alcuni recenti studi hanno rilevato che le cavità presenti nei denti ritrovati erano il frutto dell’asportazione delle parti cariate. I ricercatori hanno, infatti, attestato la presenza di strie all’interno degli incavi per poi verificarne l’origine attraverso una serie di analisi.

Leggende e dentifricio

Insieme alle prime cure, si iniziano a diffondere anche le prime leggende: probabilmente intorno al 5000 a.C. nasce nella civiltà sumera la leggenda del verme dei denti, per poi diffondersi in diverse varianti in tutte le principali civiltà del mondo (India, Egitto, Giappone e Cina).

Una tavoletta babilonese del 1800 a.C. riporta una versione di questa leggenda:

“Venuto al mondo dal fango e con un grande appetito, il verme prega gli dei di dargli la grazia di abitare tra i denti e la gengiva dell’uomo, luogo di grande abbondanza di cibo e bevande; esauditagli tale richiesta, il verme si insedia nella bocca umana dove man mano scava cunicoli e caverne, generando il tormento infernale del mal di denti.”

Tra il 5000 e il 1000 a.C., oltre alle leggende, compare anche l’antenato del dentifricio sotto diverse forme: in Mesopotamia ad esempio era composto da un miscuglio di corteccia, menta e allume, un sale minerale.

Antico Egitto, Grecia e Roma

Il dentista più antico conosciuto è Hesy-Re, medico e scriba egiziano del 2600 a.C. Sulla sua tomba si legge l’incisione: “il più grande di coloro che si interessarono ai denti e di tutti i medici”. Grazie allo sviluppo della scrittura e ritrovamenti di papiri, sappiamo che gli egizi erano a conoscenza di diverse malattie dentali come gengivite, pulpite, mal di denti e anche i rispettivi metodi di guarigione. In diversi papiri vengono raccontate e illustrate molte operazioni di fratture e lussazioni della mandibola e l’utilizzo del forcipe per le estrazioni.

Per quanto riguarda l’antica Grecia, nel 400 a.C. il medico greco Ippocrate esortava a lavarsi denti e gengive ogni giorno. Oltre a lui, anche Aristotele e in seguito Celsus, scrittore medico romano, scrissero di odontoiatria e dai loro scritti sappiamo che in Grecia e a Roma si praticavano diverse cure quasi “moderne”, come l’utilizzo di filo metallico per stabilizzare i denti mobili e le fratture della mascella.

Il Medioevo fu, invece, un periodo di decadenza per la salute dentale. Infatti, non si praticava alcuna igiene orale e il mal di denti era molto diffuso soprattutto tra i nobili, la cui alimentazione era ricca di cibi dolci. Per combattere il dolore si provavano riti magici o preghiere a Sant’Apollonia (santa patrona di dentisti, igienisti dentali e odontotecnici).

Lo spazzolino da denti

La nascita dello spazzolino da denti viene collocata intorno al 1500 in Cina, dove furono creati spazzolini con setole costruite da fibre naturali (che erano però troppo morbide e si deterioravano rapidamente).

L’invenzione dello spazzolino moderno è solitamente attribuita a William Addis nel 1780. Il manico di questo nuovo strumento era costituito da osso, con dei fori che permettevano di inserire le setole (di maiale), utilizzando poi un filamento metallico per tenerle in posizione.

Nel sedicesimo secolo si rincomincia a scrivere di odontoiatria anche in Europa, ma solo nel diciottesimo secolo nascono le cure e gli strumenti moderni e si diffonderà l’igiene orale solo tra le classi abbienti, per diventare un fenomeno di massa solamente nel secolo scorso.

Fonti:

https://mydentalfamily.it/9000-anni-di-igiene-orale-tra-leggende-e-cura-dei-denti/

https://www.focus.it/cultura/storia/lintervento-ai-denti-piu-antico-del-mondo

La dentizione nei neonati è una tappa della crescita di ogni bambino… e di ogni genitore!

Per gli stessi genitori, vedere quelle nuove puntine bianche spuntare dalle gengive è un momento emozionante, che segna la fine di un periodo difficile, caratterizzato da pianti e forte irritabilità del bambino.

Ecco cosa è importante sapere quando spuntano i primi dentini.

QUANDO SPUNTANO I PRIMI DENTINI?

E’ importante specificare che ogni bimbo è un caso a sé e non esiste un’età di dentizione sempre uguale.

Ad ogni modo, i denti decidui, o più comunemente denti da latte, sono 20.

Ogni semiarcata ne ha 5: un incisivo centrale e uno laterale, un canino, un primo molare e un secondo molare. I primi a spuntare, tra i 4 ed i 7 mesi, sono gli incisivi centrali, superiori, inferiori e laterali. Tra il primo e il secondo anno è il turno dei primi molari e dei canini. Entro i 3 anni dovrebbero essere spuntati anche i secondi molari.

Come già specificato, però, il calendario della dentizione è solo indicativo: potrebbe succedere che il primo dentino non abbia ancora fatto la sua comparsa dopo il primo compleanno, o che inizino a spuntare già a partire dal secondo mese di vita…

QUALI SONO I SINTOMI DELLA DENTIZIONE NEI NEONATI?

Nei giorni immediatamente successivi all’eruzione dei primi dentini potrebbero presentarsi episodi sporadici di febbre o di diarrea. Al contrario di quanto comunemente si pensi, non vi sono evidenze scientifiche che l’aumento della temperatura dipenda dalla dentizione.

Sintomi tipici e caratteristici sono invece:

  • Salivazione abbondante;
  • Poco appetito;
  • Eccesso di salivazione;
  • Gengive gonfie ed infiammate;
  • Tendenza a mordere;
  • Feci liquide.
COME SONO LE GENGIVE QUANDO SPUNTANO I DENTINI?

Il fastidio alle gengive del neonato è un sintomo reale, a cui il piccolo cerca di porre rimedio mettendo in bocca le manine o gli oggetti che ha a disposizione. Lo sfregamento è infatti il rimedio più efficace, quello che fornisce il maggior sollievo. Il freddo del ghiaccio è anestetizzante, ma non tutti i bambini lo gradiscono.

Esistono dei massaggiagengive appositamente pensati per la fase di dentizione: alcuni di essi possono anche essere messi in frigorifero per un maggior sollievo. In alternativa esistono anche dei gel appositamente studiati per igienizzare e alleviare le gengive gonfie ed arrossate.

E SE LA DENTIZIONE FOSSE TARDIVA?

Questo è uno dei principali dubbi del genitore: cosa fare se non spuntano i denti? Come accelerare il processo di uscita?

A dir la verità, se il bambino ha meno di un anno di vita e non ha visto uscire il primo dentino, non ci si deve allarmare.

Dopo i 12 mesi – o se ci sono problemi di salute – è consigliabile eseguire la prima visita dal dentista specializzato in Odontoiatria Pediatrica per avere un quadro della situazione.

In qualche caso potrebbero esserci dei problemi relativi alla mancanza di spazio nell’arcata per far uscire i dentini o infezioni gengivali. In ogni caso sono solo opzioni che devono essere verificate dal dentista.

Non esiste alcuna tecnica specifica per risolvere la dentizione tardiva, l’importante sarà sempre proporre un’alimentazione sana e magari aiutare la fuoriuscita dando al bambino qualcosa da mordere (anche una crosta di pane).

FARMACI E METODI PER ALLEVIARE I FASTIDI DELLA DENTIZIONE NEI NEONATI

Oltre ad i massaggia gengive ed ai vari gel, che non sempre riescono a lenire i fastidi della fuoriuscita dei denti, molti genitori vorrebbero risolvere tentando di calmare il dolore con un farmaco analgesico, come la tachipirina. E’ bene sottolineare che prima di somministrare qualsiasi tipo di farmaco a un bambino è sempre necessario consultare il proprio pediatra, che consiglierà, oltre al farmaco più adatto anche la dose indicata al piccolo.

Fonte: www.studiodentisticocozzolino.it | www.chicco.it 

Tra i disturbi e le malattie del cavo orale che coinvolgono le gengive esistono anche le recessioni gengivali, o ritiri gengivali, un problema piuttosto comune che interessa soprattutto le persone anziane e i fumatori. Il ritiro gengivale è un’alterazione anatomica caratterizzata dallo spostamento della gengiva verso l’apice della radice ed è irreversibile, ma è possibile ricorrere ad un innesto gengivale per coprire le parti scoperti delle radici e ripristinare l’estetica dei denti interessati.

Quando una parte delle radici dei denti è scoperta (ovvero quando la gengiva si è ritirata e si lasciano intravedere le radici), generalmente, è un segnale che si prospetta l’operazione. Questo è perché la condizione delle gengive ritirate può far sorgere diversi problemi: le radici dei denti non più coperte sono maggiormente soggette alle carie e all’ipersensibilità dentale, oltre a rappresentare un aspetto antiestetico.

 

Quando si parla di denti scoperti si utilizza il termine di retrazione gengivale o parodontale, poiché generalmente rappresenta l’insieme dei tessuti di supporto del dente che viene interessato e non solamente la gengiva.

CAUSE

Le cause possono essere diverse, ad esempio:

  • L’età.
  • Occlusione traumatica a causa di malocclusione.
  • Un trauma.
  • La conseguenza di un trattamento ortodontico troppo aggressivo.
  • Una scarsa igiene orale che determina una gengivite cronica.
  • Il fumo.
LA RICOSTRUZIONE

 

Prima di consigliare un’operazione gengivale e di eseguire l’intervento, il dentista esaminerà il grado di recesione gengivale e la sua possibile evoluzione nel tempo.

Nei casi in cui attorno al dente si verifichi una recessione gengivale si ricorre ad interventi chirurgici che includono le seguenti procedure:

 

  • Copertura radicolare;
  • Aumento gengivale;
  • Aumento della cresta ossea edentula;
  • Rimozione del frenulo labiale;
  • Prevenzione del collasso della cresta ossea associato all’estrazione dentale;
  • Allungamento della corona clinica;
  • Perdita della papilla interdentale che presenta un problema estetico e/o fonetico.
CI SONO CONTROINDICAZIONI ALL’INNESTO GENGIVALE?

 

Per questo tipo di intervento valgono le stesse controindicazioni relative ad ogni operazione chirurgica, ovvero possiamo stabilire che l’intervento è sconsigliato alle persone che soffrono di diabete non in cura, ipertensione e altri problemi cardiovascolari non in cura, insufficienza respiratoria. Anche il fumo rappresenta una controindicazione rilevante per questo tipo di intervento.

Questo tipo di chirurgia gengivale si svolge in anestesia locale e l’intervento è suddiviso in tre fasi:

  • Preparazione della gengiva che riceverà l’innesto, in cui il chirurgo separa la gengiva con un bisturi;
  • Prelievo del tessuto da innestare, nel caso di autoinnesto;
  • Posizionamento dell’innesto e la sutura.
  • Applicazione di una medicazione per evitare infezioni e stabilizzare i tessuti.

(Teniamo sempre presente che le tecniche sono in continua evoluzione e che gli specialisti utilizzano sempre più innesti di tessuto connettivo e cellule di biomateriale che assicurano risultati esteticamente ineccepibili e duraturi.)

E DOPO L’OPERAZIONE?

 

Dopo un intervento di questo tipo è consigliato restare a riposo, evitare gli sport violenti e assumere degli antidolorifici e/o degli antinfiammatori qualora il dolore fosse più intenso. Se la guancia dovesse apparire gonfia vi si può anche applicare del ghiaccio.

Inoltre, dopo l’intervento, il sanguinamento delle gengive è molto comune e nei giorni seguenti è necessario continuare a proteggere l’innesto evitando di mangiare e di spazzolarsi i denti dalla parte dell’intervento, ed è molto importante evitare alimenti acidi e cibi/bevande troppo calde o fredde.

Verranno programmate, infine, visite di controllo a partire da una settimana dopo l’intervento per accertarsi che l’innesto gengivale stia attecchendo correttamente e che i tessuti stiano guarendo. È bene sapere che serviranno dai tre ai quattro mesi prima che la nuova gengiva sia completamente guarita.

Fonte: https://dottordentista.com/trapianto-di-gengiva/?utm_content=cmp-true

Avere le gengive sanguinanti e/o trovare del sangue lavandosi i denti sono indicatori della presenza o dello sviluppo di malattie gengivali, favorite dal progressivo accumulo di placca sul confine tra gengiva e dente che tende a trasformarsi in tartaro, se non periodicamente rimossa con una quotidiana igiene orale.

I batteri normalmente presenti in un delicato ma sano equilibrio in bocca potrebbero iniziare a proliferare in modo eccessivo quando l’alimentazione risulta troppo ricca di carboidrati semplici e fonti raffinate (come zuccheri, pane, pasta, ecc…), arrivando così ad infettare i tessuti che circondano il dente e causando l’infiammazione.

 

Se i batteri rimangono sui denti a lungo arrivano a formare la placca (una sottile pellicola in superficie) che, se non rimossa, finisce per indurirsi e trasformarsi in tartaro.

 

Fin dove può diffondersi l’accumulo di tartaro? Fin sotto il bordo gengivale arrivando a peggiorare lo stato infiammatorio e ad ostacolare sempre di più una corretta pulizia. Esso può causare anche un aumento del sanguinamento ed una forma più avanzata di parodontite (la principale causa di sanguinamento).

Tra le possibili cause del sanguinamento dentale, troviamo anche:

 

  • Spazzolamento troppo energico (o con setole troppo dure);
  • Uso improprio del filo interdentale;
  • Utilizzo di dentiere o altri apparecchi dentali non adatti;
  • Cambiamenti ormonali durante la gravidanza;
  • Infezioni;
  • Carenza di vitamina C;
  • Assunzione di anticoagulanti;
  • Carenza di vitamina K.
RIMEDI

 

È sempre raccomandabile rivolgersi all’odontoiatra e/o igienista dentale per la periodica pulizia dentale specialmente se la causa del sanguinamento gengivale è un’infiammazione delle gengive.

È, tuttavia, possibile alleviare il problema adottando un approccio più attento all’igiene orale, in questi modi:

  • Lavare i denti delicatamente e con uno spazzolino a setole morbide, idealmente mezzora dopo la fine di ogni pasto;
  • Utilizzare un dentifricio che contenga fluoro ed evitare di risciacquare i denti dopo lo spazzolamento, limitandosi a sputare la schiuma in eccesso.
  • Utilizzare regolarmente il filo interdentale per garantire un’adeguata pulizia anche tra gli spazi in mezzo ai denti;
  • Se consigliato dal medico, praticare sciacqui con acqua ossigenata, acqua e sale o specifici collutori prescritti dal medico;
  • Seguire una dieta equilibrata e sana possibilmente povera di zuccheri semplici (come dolci e bibite dolci) e di carboidrati raffinati come pane, pasta, grissini ecc…
COSA FARE IN CASO DI SANGUINAMENTO ABBONDANTE?

 

È consigliabile applicare pressione sull’area interessata con una garza sterile o, se non disponibile, un tampone preparato con un fazzoletto di cotone pulito, arrotolato, leggermente inumidito con acqua pulita e tenerlo in posizione per 30 minuti senza rimuoverlo.

Dopo di che si può controllare se l’emorragia si è fermata e, in caso contrario, ripetere il processo e mantenere il tampone in posizione fino a visita medica. Nel frattempo si raccomanda di

  • Non sciacquare la bocca e non mettere le dita in bocca, soprattutto se non accuratamente lavate;
  • In caso di dolore acuto assumere antidolorifici;
  • Evitare sforzi fisici;
  • Evitare bevande calde e cibi duri.

Fonte: https://healthy.thewom.it/sintomi/gengivorragia/

Quando si parla si ascesso dentale si intende un accumulo di pus nei tessuti che circondano la radice di un dente, principalmente causato dalla diffusione di batteri in seguito a delle carie o delle malattie gengivali. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono le cause, i sintomi e i trattamenti.

COS’E’ L’ASCESSO DENTALE?

Come abbiamo detto, l’ascesso dentale è un accumulo di pus nei tessuti che circondano la radice di un dente. Le infezioni batteriche sono la causa di questo accumulo e arrivano a propagarsi nei tessuti come conseguenza di carie complicate, denti scheggiati o rotti.

Possiamo distinguere diversi tipi di ascessi in base alla loro sede di origine:

• Ascesso parodontale: causato da un’infezione della gengiva ma anche di tutto l’apparato di sostegno del dente come l’osso alveolare, cemento radicolare e legamenti. Questo tipo di ascesso può essere causato anche da un’infezione all’interno di una tasca parodontale (solco gengivale);

• Ascesso periapicale: questa infezione ha origine nella parte vitale del dente, cioè la polpa, come conseguenza di una carie complicata. Può essere causato anche da gravi traumi ai denti che causano necrosi della polpa dentale.

• Ascesso gengivale: esso si sviluppa nella gengiva ed è causato da processi infettivi che potrebbero seguire un ascesso periapicale.

Cause di ascesso dentale

 

Cosa causa l’ascesso dentale? La risposta è: i batteri che si diffondono alla gengiva che circonda il dente o alla polpa del dente in seguito a carie o malattie gengivali, i quali sviluppano l’infezione. Quali fattori di rischio per lo sviluppo di un ascesso dentale? Ecco elencati i principali:

• Scarsa igiene orale;

• Consumo elevato di cibi e bevande zuccherate;

• Problemi preesistenti ai denti;

• Interventi ai denti non riusciti bene (devitalizzazione, impianto, otturazione);

• Alcolismo;

• Sistema immunitario indebolito;

• Alcune patologie come diabete, cellulite batterica, reflusso gastroesofageo, ecc…;

• Fumo.

Sintomi e trattamenti dell’ascesso dentale

 

Generalmente l’ascesso dentale si presenta con:

• Dolore intenso ai denti o alle gengive, il quale è il sintomo principale e può manifestarsi improvvisamente tendendo a peggiorare;

• Gengive gonfie, infiammate e rosse;

• Gonfiore del viso;

• Ipersensibilità al freddo/caldo;

• Alitosi;

• Febbre;

• Tendenza alla caduta del dente;

• Gonfiore dei linfonodi del collo.

Il trattamento dell’ascesso dentale si basa sull’utilizzo di antibiotici, proprio per debellare i patogeni che lo hanno causato, e/o di antidolorifici per il dolore. L’intervento del dentista è importante per cercare di salvare il dente dall’estrazione attraverso la devitalizzazione (verificata in caso di ascesso periapicale). La rimozione di tartaro e placca dal dente malato può essere sufficiente, unitamente alla terapia antibiotica e antidolorifica, in caso di ascesso parodontale.

Può essere molto utile anche evitare cibi troppo caldi o troppo freddi, masticare cibi morbidi utilizzando la parte opposta della bocca, e infine utilizzare uno spazzolino morbido.

È importante prevenire e curare l’ascesso dentale dai primi sintomi. Nel caso in cui l’ascesso colpisca soggetti particolarmente fragili, se non curato, può evolvere in osteomielite, trombosi del seno cavernoso, infezione del pavimento della bocca e sepsi. Evitare la carie è essenziale per prevenire un ascesso dentale mediante una corretta igiene orale.

Ad ogni modo, la prognosi di un ascesso dentale è eccellente quando l’infezione viene immediatamente trattata attraverso drenaggio e terapia antibiotica.

Fonte: https://www.nurse24.it/studenti/patologia/ascesso-dentale.html

Il mucocele orale è un disturbo comune, benigno e trattabile che può verificarsi nella cavità orale. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, le cause  e i rimedi per prevenirlo.

COS’E’ IL MUCOCELE ORALE?

Quando si parla di mucocele orale si parla di una piccola escrescenza piena di liquido che si forma nella cavità orale, solitamente sulle labbra o sulle gengive, che appare normalmente come una pallina traslucida o biancastra generalmente indolore.  Può, però, diventare fastidiosa quando si parla o si mastica.

LE CAUSE

Il mucocele orale si può sviluppare a causa di un’ostruzione o di un trauma ai dotti salivari presenti nella bocca, i quali sono responsabili della secrezione della saliva, indispensabile per la lubrificazione e la digestione degli alimenti.

Quando uno di questi dotti viene ostruito o danneggiato, la saliva si accumula al suo interno e si crea una cisti.

Vediamo quali sono le principali cause della mucocele orale:

  1. Traumi diretti alla bocca, come ad esempio mordere ripetutamente le labbra o le guance, o grattare con i denti una zona delicata.
  2. Irritazioni croniche causate da protesi dentali mal adattate o ripetuti sfregamenti contro i tessuti orali.
  3. Blocchi del dotto salivare dovuti ad un ostacolo fisico, come un calcolo salivare o una cicatrice.
SINTOMI

Abbiamo visto che il mucocele orale può presentarsi in diverse forme e dimensioni. I sintomi più comuni per riconoscerlo includono:

  • Presenza di una piccola escrescenza traslucida o biancastra sulla bocca, generalmente sulle labbra o sulle gengive.
  • Sensazione di gonfiore nella zona interessata.
  • Fastidio durante la masticazione o a parlare, soprattutto se la cisti viene schiacciata o irritata.
  • Lieve sanguinamento, sempre se la cisti viene perforata o danneggiata.
TRATTAMENTO E CURE

Il mucocele orale è un problema temporaneo che può risolversi nel corso di alcune settimane o mesi. Nonostante questo, se il mucocele persiste o causa ulteriore disagi, è consigliabile consultare il proprio dentista.

Alcune opzioni di trattamento includono:

  1. Aspirazione o incisione: Se il mucocele è grande o causa fastidio, il dentista può decidere di aspirare il liquido dalla cisti o di praticare un’incisione per rimuoverla. (procedimento generalmente eseguito con anestesia locale);
  2. Laser o crioterapia: Il professionista può decidere di utilizzare un laser o il freddo attraverso la crioterapia per rimuovere il mucocele. Questo tipo di trattamento aiuta a distruggere la cisti e a stimolare la guarigione dei tessuti circostanti;
  3. Rimozione chirurgica: Se il mucocele continua a ricomparire o è di dimensioni considerevoli, il medico può raccomandare una rimozione chirurgica più invasiva. Questo intervento viene eseguito in anestesia locale o generale, a seconda della
PREVENZIONE

Per prevenire la comparsa del mucocele si possono adottare dei piccoli accorgimenti quotidiani: 

  • Evitare di mordere o grattare labbra, guance o lingua, specialmente in situazioni di stress;
  • Proteggere la bocca da traumi o lesioni (ad esempio utilizzando un bite durante l’attività sportiva);
  • Mantenere una corretta igiene orale per evitare l’accumulo di batteri nel cavo orale.

 

 

Come abbiamo visto, il mucocele orale può essere molto fastidioso ma nella maggior parte dei casi è una condizione benigna che scompare nel tempo. Con le giuste precauzioni e cure, esso può essere gestito in modo efficace per ripristinare il benessere orale

Fonte: https://www.zenadent.it/blog/disturbi-dentali/cosa-ce-da-sapere-sul-mucocele-orale-cause-sintomi-e-soluzioni-efficaci

L’IGIENISTA DENTALE

La figura professionale conosciuta con il nome di igienista dentale, si occupa di «prevenire le malattie ortodentali seguendo le indicazioni degli odontoiatri e dei medici chirurghi» come dice il D.M. n.137. Il suo lavoro si concentra quindi su prevenzione e terapia del cavo orale, gestione del trattamento di malattie orali e trattamenti preventivi.

IGIENISTA DENTALE

Tra le mansioni principali troviamo:

La pulizia dei denti

L’applicazione di fluoro

La cure di malattie gengivali

La gestione delle otturazioni

L’educazione sanitaria dentale

IGIENISTA DENTALE

Attività pratiche accompagnate da un impegno costante nella comunicazione di indicazioni preventive ed istruzioni igieniche.

L’igienista infatti è l’esperto in materia di igiene dentale e delle procedure e dei trattamenti clinici inerenti. Amministra le procedure di igiene orale e assiste l’odontoiatra nelle mansioni quotidiane.

Egli esamina il cavo orale nel suo complesso e riconosce eventuali malattie, noduli o gonfiori riconducibili a problematiche gengivali.

IGIENISTA DENATLE

E’ inoltre spesso consigliere riguardo le norme di buona alimentazione al fine di tutelare la salute dentale.

Non sorprende infatti che sia il responsabile delle “Lezioni di igiene orale”, appuntamenti ove l’igienista forma, informa e allena sulle corrette manovre di igiene orale e sulle tipologie di strumenti da utilizzare.