Ogni libero professionista è tenuto ad effettuare, nell’arco di un determinato periodo, una serie di attività che gli consentiranno di essere aggiornato e di svolgere al meglio la sua professione.

La formazione professionale pur essendo ormai un obbligo, non solo morale ma anche giuridico, ha costi che possono incidere notevolmente sull’attività professionale.

Proprio per questo motivo, ogni professionista (Odontoiatra, Medico, Geometra, Ingegnere, Architetto, Agronomo, Perito…), può detrarre dalle imposte i costi che sostiene per l’aggiornamento professionale.

Deducibilità e detraibilità sono la stessa cosa?

No. Da un punto di vista fiscale, le spese di formazione sono definite deducibili, piuttosto che detraibili. Questo aspetto va sottolineato, essendo i due termini tutt’altro che sinonimi. Ecco spiegata la differenza:

Le deduzioni fiscali sono delle agevolazioni che concorrono direttamente a determinare il reddito imponibile ovvero quello che verrà utilizzato nel calcolo dei tributi. La somma derivante dai vari oneri deducibili infatti deve essere sottratta direttamente al reddito complessivo: ciò che ne deriverà sarà una certa somma (il reddito imponibile) da usare come base per il calcolo della somma da versare al fisco.

Le detrazioni fiscali intervengono solo in una fase successiva: quella del calcolo effettivo dell’importo del tributo. Le detrazioni fiscali infatti non incidono sulla quantificazione del reddito, ma esclusivamente sull’esborso che deve essere corrisposto per un dato tributo. L’importo complessivo delle detrazioni fiscali può essere determinato in relazione a percentuali stabilite o sulla base di date cifre. Le detrazioni inoltre possono essere applicate per alleggerire il peso del fisco su: lavori in casa, affitto o leasing, mutui, spese scolastiche.

La L. 81/2017 annovera quindi le spese per formazione e aggiornamento professionale tra gli oneri deducibili.

La differenza tra le due agevolazioni previste dal Tuir è importante non solo al livello teorico ma può avere anche importanti ripercussioni pratiche. Le deduzioni fiscali infatti, al contrario delle detrazioni, tendono ad avvantaggiare i redditi alti. Ciò è dovuto al fatto che le deduzioni impongono una riduzione sul reddito complessivo prima che sia operato il calcolo sulla base della relativa aliquota.

Nel caso dell’Irpef infatti la tassazione è orientata ad un criterio di progressività scandito sulla base di scaglioni determinati. Per le detrazioni fiscali, invece, il risparmio fiscale che viene reso al contribuente è uguale alla percentuale detraibile dell’importo soggetto a detrazione. La normativa di legge, cd. Jobs Act autonomi che contente le nuove “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, (L. 81/22.05.2017 pubblicata sulla G.U. N. 135/13.06.2017) ha introdotto una modifica alla percentuale di deducibilità delle spese di iscrizione a master, corsi di formazione o aggiornamento, convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e di soggiorno, che passa dal 50% al 100% purchè dentro il limite annuo di 10.000 euro. Nessun limite, invece, nel caso di attività odontoiatriche in forma di SRL.

Sono integralmente deducibili, dunque, le spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità, mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro, erogati dagli organismi accreditati ai sensi della disciplina vigente.
Sono altresì integralmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà.

La deducibilità si attua solo sulla la formazione relativa alla propria attività lavorativa e in seguito alla certificazione delle spese sostenute. Pertanto sarà buona norma conservare le fatture ricevute per un corso di formazione online o frontale e gli eventuali scontrini (che dovranno riportare, ad esempio, intestazione e titolo di un libro). Naturalmente tali detrazioni riguardano tutti coloro che si trovano nel regime ordinario in quanto, coloro che si trovano nel regime forfettario o nel regime dei minimi non possono detrarre alcun costo.

E per i lavoratori dipendenti?

Per i professionisti dipendenti, purtroppo, lo scenario cambia. Se si è dipendenti di aziende pubbliche sanitarie, la legge prevede che con l’1% del monte stipendi bisognerebbe finanziare l’aggiornamento del personale; questo, in realtà, non solo non basta ma spesso il fondo è utilizzato per altre esigenze di bilancio.

In questo modo molti professionisti sono costretti a sobbarcarsi i costi di iscrizione, viaggio e soggiorno. Secondo Franco Vimercati (presidente della Federazione delle società medico-scientifiche Fism) la legge dovrebbe prevedere anche una deducibilità del costo della formazione del pubblico dipendente, in quanto, essendo l’aggiornamento obbligatorio, non dovrebbe gravare sulle risorse economiche personali dei dipendenti (praticamente costretti ad adempire di tasca propria).

Fonti:

www.informazionefiscale.it/Detrazioni-e-deduzioni-fiscali-qual-e-la-differenza

www.mpcongress.it/it/blog/formazione-ecm-deducibilit

www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/23385-spese-di-formazione-per-professionisti-deducibili-al-100-ma-con-tetto

Cos’è l’inciviltà?

inciviltà s. f. [dal lat. tardo incivilĭtasatis, der. di incivilis «incivile»]. 2.Più com., condizione di persona o di gente incivile, grossolana, maleducata

L’inciviltà racchiude in sé tanti tipi di comportamento, dal deridere o sminuire qualcuno, al fare battute offensive, al messaggiare durante le riunioni. Ma l’inciviltà non è uguale per tutti: il messaggiare mentre qualcuno vi sta parlando, per esempio, alcuni di noi lo trovano scortese, altri pensano sia assolutamente normale. Ed è questo uno dei motivi per il quale essa ha un effetto così devastante sulle persone, sui lavoratori e sulle aziende: chi è incivile a volte non si rende conto di esserlo. 

La Dott.ssa Christine Porath, professoressa di ruolo presso la McDonough School of Business della Georgetown University, dopo un’esperienza di grande inciviltà nel suo primo luogo di lavoro, si è licenziata ed è tornata a scuola per studiare gli effetti della maleducazione sulle persone e sulla performance aziendale.

Lì ha conosciuto Christine Pearson , professoressa di Leadership globale presso la Thunderbird School of Global Management. Entrambe condividevano una teoria fondamentale, secondo cui piccole azioni sgarbate possono portare a problemi molto più grandi, ma soprattutto che la maleducazione influenza la performance e il profitto.

LO STUDIO

Per provare la correttezza della loro teoria, hanno iniziato uno studio inviando un sondaggio agli alunni della business school che lavoravano in diverse organizzazioni e hanno chiesto di scrivere alcune frasi su un’esperienza in cui erano stati trattati in modo sgarbato, scortese o insensibile, e di rispondere alle domande su come avevano reagito.

Una persona ha parlato del suo capo che faceva insulti come: “Questo è un lavoro da asilo,” e un altro stracciò il lavoro di qualcuno di fronte all’intero team.

Ciò che hanno scoperto è illuminante!

La maleducazione rende le persone meno motivate:

  • il 66% degli intervistati ha ridotto l’impegno a lavoro;
  • l’80% ha perso tempo preoccupandosi per ciò che era successo;
  • il 12% ha lasciato il lavoro.

La domanda che tutti ci stiamo ponendo è: “La gente lo riporta, ma come si può dimostrarlo?

Per rispondere alla domanda, la Dott.ssa Porath e il Professor Amir Erez effettuando una serie di studi hanno comparato la performance lavorativa di coloro che avevano subito insulti a quelli che non ne hanno mai vissuti. E quello che hanno scoperto è che coloro che avevano subito atteggiamenti maleducati avevano un livello di performance lavorativa decisamente inferiore.

Si potrebbe dire che è un risultato normale, ma ecco che sorge una seconda domanda importante:

cosa succede se non si è tra quelli che vivono IL COMPORTAMENTO SCORRETTO, MA si assiste o si sente?

 

E’ stato eseguito un test in due aziende diverse, in cui cinque partecipanti assistevano a un atto di scortesia verso un collega. Quello che hanno scoperto è davvero interessante, perché anche la performance dei testimoni è diminuita e non solo marginalmente, ma in maniera molto significativa.

l’INCIVILTà RIPAGA?

Ma se l’inciviltà ha un prezzo così alto, perché se ne subisce ancora così tanta? La ragione numero uno sembra essere lo stress. Inoltre le persone sono scettiche e anche preoccupate di essere cortesi o di apparire tali. Credono infatti che essere cortesi non sia da leader. 

Beh, pare che, alla lunga, questa credenza non sia poi così veritiera. Ci sono tantissimi studi a riguardo del Professor Morgan McCall e del Professor Michael Lombardo del Center for Creative Leadership. Hanno scoperto che la prima ragione del fallimento manageriale è uno stile prepotente, insensibile e irritante. Ci saranno sempre delle eccezioni che hanno successo nonostante la scortesia, tuttavia la maggior parte di queste persone compromette il proprio successo prima o poi.

INCIVILTà IN UFFICIO
I DATI LO CONFERMANO

Quindi cosa vogliono esattamente le persone dai loro leader? La Prof.ssa Porath ha raccolto dei dati da 20.000 impiegati in tutto il mondo e ha visto che la risposta era semplice e comune: il rispetto.

Essere trattati con rispetto era più importante del riconoscimento e della riconoscenza, di un feedback utile, persino di opportunità di apprendimento. Quelli che si sentivano rispettati erano più in salute, più concentrati, con più probabilità di rimanere nell’organizzazione e molto più coinvolti.

CONCLUSIONI

Quindi la cortesia ripaga? Ebbene sì. Si possono avere delle opinioni forti, essere in disaccordo, o dare un feedback negativo, l’importante è farlo sempre con rispetto. In questo modo i colleghi o i dipendenti vi vedono come un’importante e potente combinazione di due principali caratteristiche: cordialità e competenza. Ringraziare le persone, condividere il merito, ascoltare attentamente, fare domande umilmente, riconoscere gli altri e sorridere hanno un impatto inimmaginabile sui lavoratori e sul clima del posto di lavoro.

Se i dipendenti si sentiranno ascoltati, supportati e trattati con rispetto, la loro performance aumenterà, con conseguente aumento della performance complessiva aziendale.