La parola Team Building è generalmente usata in moltissimi aspetti della vita quotidiana e aziendale, ma a cosa ci si riferisce veramente quando la si utilizza.

Partiamo dall’origine della parola, per Team Building (letteralmente “costruzione della squadra), si intende l’insieme di attività e procedimenti che servono a far interagire un gruppo di persone allo scopo di migliorarne la capacità di lavorare in squadra.
Le attività possono essere formative ed educative, ma anche esperienziali oppure prettamente ludiche.

In breve, possono essere degli eventi anche molto brevi, della durata di un’ora/un’ora e mezza, che già contengono al loro interno lo stimolo alla costruzione del gruppo e non hanno bisogno di ulteriore riflessione.
Il loro utilizzo si sviluppa in due macro-ambiti principali:
– All’ interno di contesti aziendali per motivare un team di lavoro e migliorarne le prestazioni
– Come un premio per i partecipanti durante un viaggio “incentive”

COME ORGANIZZARE UN TEAM BUILDING

Per prima cosa, per organizzare un buon team building, dobbiamo avere chiari gli obbiettivi che vogliamo raggiungere.
Se vogliamo formare il team, integrarlo, cambiare l’atteggiamento delle persone nei confronti del lavoro di squadra e stimolare comportamenti positivi, allora il nostro sarà un training, che potrà essere svolto in aula, oppure attraverso una formazione cosiddetta esperenziale.
Se, invece, vogliamo premiare i dipendenti si tratterà di un evento incentive, adatto all’occasione di una festa o un Family Day aziendale.

Sulla base di questa prima scelta imposteremo lo stile di tutto quello che accadrà nel corso della nostra esperienza. Ecco dunque le domande alle quali dobbiamo rispondere prima di iniziare a progettare un evento di team building aziendale:

  • Quando?
    – qual è l’occasione a cui si riferisce l’evento? positiva o negativa?
    – qual è la stagione in cui si svolgerà l’evento? sarà, quindi, una location indoor o outdoor?
    – qual è il momento della giornata in cui si svolgerà l’evento
  • Chi sono i partecipanti?
    – membri del medesimo team aziendale
    – membri di più team
    – clienti esterni dell’azienda
  • Quali sono i motivi che spingono l’azienda ad organizzare il team building?
    – crescita troppo rapida dell’azienda che ha causato una crisi di mercato
    – fusione o acquisizione dell’azienda
    – meeting o convention tra diverse task force

Una volta che avremo risposto a tutti questi quesiti, potremmo definire il team building dal punto di vista dell’evento.
I fattori principali da tenere in considerazione sono i seguenti.
1. Definizione della tipologia:
– training di formazione
– azione e avventura per testare la collaborazione tra i membri
– social o creatività per sviluppare lo spirito di squadra
2. La location
– esclusiva e di lusso per impressionare i manager dell’attività
– rustica in campagna per stimolare una comunicazione informale
– un albergo in città o vicino ad un aeroporto per incentivare anche i lavoratori esterni

IN SINTESI

Possiamo quindi affermare che le attività di Team Building sono una parte fondamentale dello sviluppo aziendale, che contribuiscono a sviluppare il benessere dei dipendenti e a creare una forza lavoro più connessa e motivata.
Tra gli aspetti positivi vi sono  la comunicazione, la diminuzione dello stress e del burnout, l’aumento della fidelizzazione e la produttività nell’ ambente aziendale da parte dei dipendenti.

Fonte: https://www.teamworking.it/team-building/

https://empuls.xoxoday.com/it/glossary/team-building-events

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 57

E’ online il 57esimo numero gratuito della nostra rivista: “Da studio dentistico a “studio estetico” L’evoluzione della medicina estetica in odontoiatria”

Dopo la delibera su abbuoni, recuperi e premialità, cambia qualcosa riguardo alla mancata copertura della polizza RC professionale in caso di mancato raggiungimento dei crediti ECM necessari?

Il 31 dicembre 2025 si concluderà il triennio formativo e odontoiatri, igienisti dentali, medici e tutte le altre professioni sanitarie soggette all’obbligo di aggiornamento continuo secondo il sistema ECM dovranno aver acquisito i 150 crediti previsti (in realtà spesso molti meno, grazie ad abbuoni e premialità). Per conoscere il proprio fabbisogno formativo, è possibile accedere all’area personale sul sito del Co.Ge.A.P.S.

La vera novità di questo triennio, rispetto ai precedenti, è che chi non avrà ottenuto almeno il 70% dei crediti previsti vedrà decadere l’efficacia della propria polizza RC professionale.

Ma con le novità introdotte dalla recente delibera della Commissione nazionale ECM in merito a crediti compensativi, possibilità di recupero e premialità, cambia qualcosa?

Cosa prevede la nuova delibera

  • Recupero dei crediti pregressi: è possibile recuperare i crediti mancanti del triennio 2020-2022 entro il 31 dicembre 2025.
  • Crediti compensativi: chi non ha completato il fabbisogno nei trienni 2014/2016, 2017/2019 e 2020/2022 potrà regolarizzare la propria posizione entro il 31 dicembre 2028, acquisendo un numero di crediti compensativi pari al debito formativo.

La questione della validità della RC professionale 

Ad imporre l’obbligo di raccogliere almeno il 70% dei crediti ECM previsti è stato l’art. 38-bis del decreto-legge 06 novembre 2021 n. 152 (introdotto dalla L. 233/2021 in sede di conversione del medesimo decreto legge) che ha stabilito che “a decorrere dal triennio formativo 2023-2025, l’efficacia delle polizze assicurative di cui all’articolo 10 della legge 8 marzo 2017 n. 24 è condizionata all’assolvimento in misura non inferiore al 70 per cento dell’obbligo formativo individuale dell’ultimo triennio utile in materia di formazione continua in medicina”.

La norma fa riferimento all’ultimo triennio utile, quindi per odontoiatri e igienisti dentali è necessario aver acquisito almeno il 70% dei crediti previsti nel triennio 2023-2025.

È importante sottolineare che, sebbene la delibera consenta il recupero dei crediti fino al 2028, ciò vale solo per i trienni precedenti (fino al 2020-2022). Non è prevista, almeno per ora, alcuna sanatoria o proroga per il triennio in corso.

Dopo il 31 dicembre 2025, salvo eventuali proroghe (che il ministro Schillaci ha già escluso), non sarà più possibile recuperare i crediti mancanti. Chi non avrà raggiunto almeno il 70% del proprio obbligo formativo rischierà quindi di non poter contare sulla copertura della propria polizza RC professionale in caso di contenzioso.

Fonte: odontoiatria33.it

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 56

E’ online il 56esimo numero gratuito della nostra rivista: Garden therapy: Perché il giardinaggio fa bene. Ma anche ai denti?“.

Il 31 dicembre 2025 segnerà la fine del triennio formativo ECM. Come accade a ogni scadenza, i professionisti del settore medico si stanno mobilitando per completare il proprio percorso formativo. Quest’anno, come accaduto in passato, avranno anche la possibilità di recuperare eventuali crediti mancanti relativi ai trienni precedenti.

In una recente intervista pubblicata su Quotidiano Sanità, Roberto Monaco, presidente del Cogeaps (Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie), ha fatto il punto sulla situazione attuale della formazione continua in medicina.

Secondo Monaco, la consapevolezza degli operatori sanitari riguardo ai propri obblighi formativi è in crescita. Tuttavia, una parte ancora significativa – trasversale a tutte le professioni sanitarie – non ha completato il proprio fabbisogno formativo. Una situazione che impone una riflessione sul futuro dell’aggiornamento professionale, oggi più che mai fondamentale. Nel frattempo, il Cogeaps sta inviando alle Federazioni nazionali – le quali provvederanno a loro volta a inoltrare le informazioni ai singoli Ordini – comunicazioni personalizzate sulla posizione formativa di ogni iscritto. L’obiettivo è quello di favorire il contatto diretto tra gli Ordini e i professionisti non ancora in regola con i crediti ECM.

Questa iniziativa mira anche a ricordare che, a partire dal 2026, la mancata regolarità nella formazione potrà comportare conseguenze concrete, che vanno da sanzioni disciplinari fino all’impossibilità di ottenere una copertura assicurativa. A tal proposito, Monaco ha dichiarato:

«Dal 2026, chi non ha almeno il 70% dei crediti non potrà essere coperto da un’assicurazione professionale. È la legge a stabilirlo».

Una condizione che potrebbe compromettere l’esercizio della professione. «Oggi più che mai, formarsi non è solo un dovere etico, ma anche un obbligo giuridico», ha aggiunto. Parlando nello specifico del triennio in corso, Monaco ha chiarito: «Per questo triennio non sono previsti crediti compensativi. Il 31 dicembre 2025 rappresenta una scadenza definitiva».

Ricordiamo che, per il triennio in corso 2023-2025, è confermato l’obbligo formativo di 150 crediti ECM (salvo esoneri, esenzioni o altre riduzioni), da conseguire tra il 1° gennaio 2023 e il 31 dicembre 2025. Inoltre, grazie alla Legge n. 15 del 21 febbraio 2025, che ha convertito il Decreto-Legge n. 202 del 27 dicembre 2024, è stata prevista la proroga al 31 dicembre 2025 del termine per l’assolvimento dell’obbligo formativo ECM relativo al triennio 2020-2022.

Fonte: Dental Tribune

DIGITAL MARKETING PER LO STUDIO ODONTOIATRICO

Il digital marketing è diventato un elemento imprescindibile per lo studio dentistico moderno. In un’epoca in cui la maggior parte delle persone cerca informazioni online prima di prendere decisioni importanti, anche la celta del dentista passa attraverso Google, i social e le recensioni. Il sito web rappresenta il cuore della presenza digitale: deve essere chiaro, aggiornato, facile da navigare, ottimizzato per dispositivi mobili e ben indicizzato sui motori di ricerca. Un sito ben fatto comunica affidabilità, mostra le competenze dello studio e offre la possibilità di prenotare facilmente una visita. L’ottimizzazione SEO è fondamentale: includere parole chiave come “dentista a [nome città]”, “igiene dentale” o “sbiancamento professionale” aiuta a farsi trovare da chi cerca servizi specifici nella zona.

I social media permettono di creare un dialogo diretto e informale con i pazienti. Instagram e Facebook sono ideali per pubblicare foto dello staff, raccontare le giornate nello studio, mostrare il prima e dopo di alcuni trattamenti (sempre con il consenso del paziente) e condividere consigli sulla salute orale. Le stories e i reel sono perfetti per video brevi che spiegano procedure comuni in modo rassicurante o che sfatano paure legate al dentista. Le recensioni online, soprattutto su Google, hanno un impatto enorme sulla reputazione: uno studio con decine di recensioni positive e risposte curate trasmette fiducia e professionalità. Anche il blog può essere uno strumento prezioso, utile per educare i pazienti, migliorare la SEO e distinguersi come punto di riferimento nella prevenzione e cura dentale.

Infine, strumenti come Google Ads e le campagne sponsorizzate su Facebook e Instagram consentono di raggiungere un pubblico mirato, selezionando età, interessi e area geografica, promuovendo ad esempio trattamenti ortodontici o pacchetti di igiene a prezzo agevolato. L’email marketing può essere utilizzato per inviare promemoria automatici, richiami periodici e newsletter informative. Analizzando i dati di traffico, interazioni e conversioni, è possibile capire cosa funziona e ottimizzare la strategia. Il digital marketing non è quindi solo una vetrina, ma uno strumento attivo per costruire fiducia, aumentare la visibilità e, concretamente, portare nuovi pazienti nello studio.

Fonte: dentaltix.com

MEETINGWORKS MAGAZINE – NUMERO 55

E’ online il 55esimo numero gratuito della nostra rivista: “Come sta cambiando il mercato odontoiatrico?”.

La salute dentale non va in vacanza, anzi è proprio durante la stagione estiva che i nostri denti potrebbero soffrire maggiormente se non prestiamo loro le opportune attenzioni.

Durante le vacanze estive siamo naturalmente portati ad “allentare la presa” sulla nostra vita, sia dal punto di vista dei ritmi, che dalla disciplina con la quale organizziamo la nostra quotidianità. Di conseguenza anche la cura dentale e le accortezze che prestiamo al nostro sorriso durante il resto dell’anno potrebbero subire degli allentamenti.

Nonostante la disconnessione e il relax, prendersi cura dei denti in estate non è una missione impossibile. Ecco alcuni consigli che ti aiuteranno a prenderti cura della tua salute dentale durante il periodo più caldo dell’anno.

Porta sempre con te uno spazzolino da denti

Rendi lo spazzolino da denti un accessorio fondamentale del tuo kit estivo: asciugamano, occhiali da sole e spazzolino da denti. In estate sappiamo quando usciamo di casa ma non quando rientriamo, quindi se lo avrai sempre con te, potrai lavarti i denti ogni volta che ne avrai bisogno in qualsiasi bagno.

 

Dedica un giorno alla settimana al controllo della tua salute orale

Ti consigliamo di dedicare un giorno alla settimana a un controllo approfondito della tua igiene orale, che comprenda collutorio e filo interdentale. Il filo interdentale è consigliato tutti i giorni, ma sappiamo che in estate può essere più complicato, quindi è importante rispettare questo controllo esaustivo un giorno alla settimana, per non trascurare completamente l’igiene dei denti durante l’estate.

 

Bevi acqua: una buona idratazione aiuta i denti

L’idratazione è essenziale nei mesi più caldi dell’anno e tutto il nostro organismo ha bisogno di una buona razione di acqua per poter funzionare in modo ottimale. Anche la nostra bocca ne ha bisogno per evitare la secchezza che, oltre a essere una sensazione fastidiosa, può danneggiare le gengive.

Ci sono bevande che non sono consigliabili per i nostri denti, come il tè, il caffè o il vino, che possono macchiare lo smalto, o altre come le bevande alcoliche o zuccherate, che sono estremamente dannose per il nostro sorriso.

Mangia frutta e verdura: fanno bene alla bocca

L’estate è il periodo dell’anno in cui abbiamo più voglia di mangiare frutta e verdura fresche e leggere per placare il caldo e, in più, sono benefiche per la nostra salute orale. La frutta e la verdura, in generale, fanno molto bene alle nostre gengive e alla nostra salute in generale. Ci sono frutti, come il melone o il cocomero che, essendo ricchi di acqua, sono ottimi per mantenere la bocca idratata, e altri, come le mele, che possono aiutarci a pulire i denti in caso di necessità.

Evitare l’esposizione prolungata al cloro

L’ultimo consiglio per curare e proteggere i denti quest’estate è probabilmente il più sconosciuto: fai attenzione al cloro, può essere dannoso per i denti.

Il cloro è un prodotto chimico che viene aggiunto all’acqua per proteggerci dalle infezioni, ma può danneggiare la nostra pelle o i nostri denti. Il cloro, ad esempio, provoca il cosiddetto tartaro del nuotatore, una reazione sotto forma di macchie giallastre o brunastre sui denti che di solito compaiono sui denti anteriori. La soluzione è sciacquare accuratamente la bocca dopo ogni nuotata e non esporsi al cloro per periodi troppo lunghi.

Il sorriso è un potente strumento di comunicazione e un riflesso della nostra salute e benessere. Quando sorridiamo, trasmettiamo gioia, fiducia e apertura agli altri. Ma cosa succede quando qualcuno non è felice del proprio sorriso a causa di problemi dentali? Questo è un argomento che sta emergendo sempre di più in campo odontoiatrico: la psicologia del sorriso e come l’aspetto dei denti influisce sulla salute mentale e sull’autostima.

L’aspetto dei denti e la percezione di sé

I denti sono più di semplici strumenti per masticare il cibo. Sono un componente cruciale dell’aspetto estetico di una persona. Quando i denti sono sani, bianchi e allineati, contribuiscono a un sorriso luminoso e attraente. D’altra parte, problemi come la carie, i denti mancanti o il colore giallo possono influire negativamente sull’aspetto del sorriso e sulla percezione di sé.

Studi psicologici hanno dimostrato che l’aspetto dei denti può avere un impatto significativo sull’autostima di una persona. Le persone che non sono soddisfatte del proprio sorriso tendono a evitare di sorridere in pubblico o di mostrare i propri denti. Questo comportamento può portare a una diminuzione della fiducia in se stessi e a una minore interazione sociale. Inoltre, questa mancanza di sicurezza in se stessi, può estendersi anche ad altri aspetti della vita, come le relazioni personali e la carriera professionale.

Il ruolo dei dentisti nel migliorare la salute mentale

I dentisti non sono solo professionisti della salute dentale ma anche importanti attori nella promozione del benessere psicologico dei loro pazienti. Essi possono svolgere un ruolo fondamentale nell’aiutare le persone a migliorare la percezione di sé attraverso interventi estetici e terapie personalizzate.

Odontoiatria estetica: I trattamenti odontoiatrici estetici, come lo sbiancamento dei denti, la correzione dell’allineamento dentale e la posa di faccette dentali, possono trasformare radicalmente il sorriso di una persona. Questi interventi non solo migliorano l’aspetto fisico, ma spesso aumentano anche la fiducia in se stessi dei pazienti.

I pazienti che non sono soddisfatti del proprio sorriso potrebbero beneficiare di consulenze psicologiche. I dentisti, in particolari casi, possono collaborare con psicologi o terapisti per affrontare il problema.

Il sorriso è un elemento essenziale della nostra vita quotidiana. I dentisti hanno la responsabilità non solo di preservare la salute dentale dei loro pazienti, ma anche di contribuire al loro benessere psicologico. Se hai problemi dentali che influiscono sulla tua autostima, non esitare a consultare il tuo dentista. La tua salute mentale potrebbe trarre beneficio da un sorriso radioso e da un nuovo senso di fiducia in te stesso.

Nuove regole ECM: come gestire i crediti formativi nel triennio 2023|2025

La Commissione nazionale per la formazione continua ha recentemente annunciato importanti aggiornamenti riguardanti la gestione dei crediti ECM. Con la delibera 6/24, infatti, si apre un nuovo capitolo per i professionisti sanitari che ora avranno la possibilità di spostare i crediti formativi accumulati nel 2023 fino alla fine del 2025.

COSA CAMBIA PER I PROFESSIONISTI SANITARI

Con l’approvazione della Legge di conversione (L. n. 15/2025) del Decreto Milleproroghe (Dl n. 202/2024), è prevista la proroga del termine per il completamento dell’obbligo ECM relativo al triennio 2020|2022, adesso esteso al 31 Dicembre 2025. Eventuali crediti ECM maturati nel 2024 e 2025 potranno essere trasferiti, su richiesta del sanitario, sul triennio 2020|2022 per completare il debito formativo individuale e risultare così certificabili.

Questo significa che i professionisti che hanno ottenuto crediti entro tale data possono utilizzarli per soddisfare i requisiti del triennio precedente.

Il termine ultimo per lo spostamento dei crediti è stato esteso per offrire più tempo ai sanitari per completare la procedura e trovarsi in regola con il proprio obbligo formativo. Questa operazione potrà essere effettuata tramite il sito CoGeAPS.

Nello specifico, la normativa espone:

(L. n. 15/2025)

(Dl n. 202/2024(nuova scheda – new tab))

L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE CONTINUA NEL SETTORE SANITARIO

La formazione continua è un dovere deontologico per ogni operatore sanitario, essenziale per garantire la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti. La decisione della Commissione riflette l’importanza di essere adeguatamente formati e aggiornati, soprattutto alla luce delle dichiarazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha sottolineato il rischio di mancata copertura assicurativa in caso di contenzioso per coloro che non sono in regola con il 70% dei crediti ECM.

E I TRIENNI PASSATI?

Ampliamento del recupero crediti ECM: la certificazione dell’assolvimento dell’obbligo formativo per i trienni 2014|2016, 2017|2019 e 2020|2022 può essere conseguita, in caso di mancato raggiungimento degli obblighi formativi nei termini previsti, attraverso crediti compensativi definiti con provvedimento della Commissione Nazionale per la Formazione Continua.

FORMAZIONE ECM A DISTANZA (FAD)

Concludiamo con un accenno alla formazione a distanza. Quanti crediti ECM FAD si possono fare in un anno o nel corso del triennio? La Commissione ECM ha stabilito che per la formazione a distanza (FAD) non esistono limiti: è dunque possibile raggiungere il 100% dei propri crediti annuali e triennali attraverso dei corsi ECM FAD.

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Fonti:

nursetimes.org/nuove-regole-ecm-come-gestire-i-crediti-formativi-nel-triennio-2023-2025

Dental Tribune Italia anno XXI n.3 Marzo 2025

www.governo.it/it

Si definisce “Odontofobia”, dal greco <<odùs, odòntos e fobos>>,ed è la classica Paura di provare dolore sulla “sedia” del Dentista.

Condizione da sempre diffusa, è stata per oltre un secolo oggetto di studi in tutto il mondo, poiché ne soffrono dal 10 al 20% dei bambini e dal 5 al 20% di adulti. Avere paura del dentista può avere conseguenze negative sulla salute della bocca e di conseguenza sulla qualità della vita poiché generalmente chi ne soffre, tende ad evitare le visite di controllo dal dentista e ad ostacolare le cure odontoiatriche, incorrendo in un peggioramento della salute orale nel tempo, che si riflette in un peggioramento della salute dell’intero organismo.

Nei soggetti adulti infatti, in cui l’incidenza della malattia parodontale è pari al 50%, la paura del dentista può essere davvero pericolosa poiché, come ricordano la Società Italiana di Parodontologia (SIDP) e la Federazione Europea di Parodontologia (EFP), non curare la malattia parodontale, che è una malattia cronica, significa non soltanto aumentare il rischio di perdere i denti ma anche aumentare il rischio di problemi sistemici più gravi tra cui episodi cardiovascolari o la comparsa del diabete. Negli anni la paura di provare dolore durante le terapie è stata identificata come il principale limite alle cure nel 71% dei pazienti con malattia parodontale, ed è proprio a causa dell’odontofobia che ancora oggi, molte persone tendono a sottovalutare i segnali di sanguinamento gengivale e ipersensibilità dentale legati alla parodontite, per non doversi sottoporre a sedute di terapia effettuate con strumenti rumorosi o in anestesia, elementi questi, che innalzerebbero ancor di più i loro livelli di ansia e preoccupazione.

Non frequentare lo studio odontoiatrico influenza anche negativamente la possibilità del paziente di prendersi cura del suo sorriso in autonomia, poiché sprovvisto delle indicazioni del professionista; pertanto, vengono meno alcuni dei presupposti fondamentali per il successo della terapia parodontale.

Come nasce la paura del dentista? 

Gli studi scientifici condotti negli ultimi 40 anni su questo tema, hanno evidenziato che oltre il 70% degli adulti odontofobici hanno iniziato ad esserlo durante l’infanzia per cause diverse; il temperamento genetico, ossia una tendenza innata all’ansia e alla preoccupazione, pregresse esperienze dolorose dal dentista, racconti negativi di persone vicine e soprattutto l’influenza di un genitore con la paura del dentista. Sembra infatti esserci una forte associazione tra la paura del dentista nel genitore (soprattutto la madre) e quella nel figlio fino agli 8 anni d’età, che tende poi a diminuire negli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni di età. La promozione della salute orale inizia quindi proprio dai più piccoli e, soprattutto nel caso di bambini ansiosi, deve avvalersi della collaborazione dei genitori. L’obiettivo è far si che il bambino acquisisca sin da subito consapevolezza dell’importanza di avere una bocca sana e della prevenzione di problematiche future a denti e gengive, che riconosca l’incontro con il dentista come un’esperienza positiva e di routine durante la crescita. In questo modo da adulto, avendo a cuore la salute del proprio sorriso, sarà probabilmente determinato a seguire le indicazioni del professionista riconoscendo in lui una figura amica, mantenendo uno stile di vita corretto e delle abitudini salutari per denti e gengive.

Come vincere la paura del dentista? 

Ruolo del professionista è aiutare il paziente a superare gradualmente la paura di affrontare le terapie odontoiatriche, personalizzando l’approccio e la comunicazione in funzione del livello e della tipologia di paura espressa dal paziente, con l’obiettivo di conquistare la sua fiducia. L’empatia è alla base del rapporto odontoiatra-paziente ed è fondamentale la comprensione dei motivi che scatenano l’avversione alle cure. Esistono secondo il mondo scientifico, diverse teorie psicologiche e comportamentali a disposizione del professionista per aiutare il paziente a vincere la paura del dentista; si fondano tutte su una efficace comunicazione, che stimoli il paziente a superare il trauma e a sottoporsi nuovamente alle terapie in assenza di dolore, cosi che diventi per lui un’esperienza positiva di cui riconosca i benefici e che lo renda propenso a prendersi cura della sua salute orale negli anni a venire.

Fonte: ansa.it

DA GEORGE WASHINGTON…

Oltre ad essere stato il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington fu anche una delle figure più celebri nella storia dell’odontoiatria per il suo utilizzo di protesi mobili. La sua esperienza con la perdita dentale iniziò in giovane età: già a soli ventiquattro anni aveva perso tutti i suoi denti, probabilmente a causa della malattia parodontale, una condizione che all’epoca non aveva cure efficaci e che portava alla progressiva distruzione del tessuto gengivale e osseo.

Washington soffriva frequentemente di dolori debilitanti dovuti a infezioni dentali, afte e ascessi, problemi per cui l’unica soluzione comune all’epoca era l’estrazione del dente infetto. La perdita dentale non era solo un problema di salute, ma anche un ostacolo alla sua immagine pubblica: durante la sua investitura presidenziale, per non mostrare la mancanza dei denti, si dice che abbia inserito del cotone tra le labbra per dare volume al viso. Tuttavia, le soluzioni protesiche disponibili a quel tempo erano rudimentali e spesso più dolorose che utili.

Nel corso della sua vita, il presidente consultò numerosi dentisti, ma le dentiere disponibili erano scomode e poco funzionali. Il suo punto di svolta arrivò quando conobbe John Greenwood, considerato il pioniere dell’odontoiatria scientifica negli Stati Uniti. Greenwood realizzò per lui una protesi innovativa, composta da denti in avorio di elefante e ippopotamo, montati su una struttura in oro. Rispetto ai modelli precedenti, la dentiera di Greenwood era più confortevole e meglio adattata alla bocca del presidente, che la considerava così preziosa da essere sepolto con una delle sue protesi.

A MARIA TERESA D’ASBURGO…

La condizione dentale di Washington non era un caso isolato nel passato. L‘igiene orale era un lusso per pochi e la maggior parte delle persone, anche tra i nobili, soffriva di problemi dentali gravi. Un altro esempio storico emblematico è quello dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, che aveva una grave malocclusione dentale, una caratteristica ereditaria nota come “prognatismo asburgico“. Questo problema, comune nella dinastia asburgica a causa dei matrimoni tra consanguinei, le causava difficoltà nella masticazione e nell’eloquio. Nonostante ciò, a differenza di Washington, Maria Teresa riuscì a mantenere gran parte dei suoi denti, grazie probabilmente a una dieta meno ricca di zuccheri e a una minore incidenza di estrazioni dentali radicali.

FINO AD OGGI

Le conoscenze odontoiatriche nel XVIII secolo erano ancora primitive. Non esistevano anestetici moderni, e le estrazioni venivano effettuate con strumenti rudimentali come pinze di ferro, spesso senza alcuna forma di sterilizzazione. La carie e la malattia parodontale erano problemi diffusi, ma i trattamenti erano inefficaci e spesso dolorosi. Solo con il progresso della scienza odontoiatrica nel XIX e XX secolo si iniziarono a sviluppare tecniche migliori, come le otturazioni, la fluoroprofilassi e le moderne protesi dentali in materiali più resistenti e biocompatibili.

L’evoluzione della protesi dentale ha fatto passi da gigante dai tempi di George Washington. Oggi, le dentiere sono realizzate con materiali come resine acriliche e ceramiche avanzate, e le tecnologie moderne, come gli impianti dentali, offrono soluzioni permanenti che garantiscono estetica e funzionalità ottimali. Se Washington fosse vissuto oggi, avrebbe potuto beneficiare di trattamenti minimamente invasivi e impianti che gli avrebbero evitato il disagio delle protesi mobili.

La storia della salute dentale di Washington e di altre figure storiche come Maria Teresa d’Asburgo ci ricorda quanto l’odontoiatria sia evoluta nel tempo e quanto sia fondamentale la cura dei denti per la qualità della vita, indipendentemente dall’epoca o dallo status sociale.

Fonte: dentistadicasa.it

Le festività natalizie sono sinonimo di cene abbondanti, dolci deliziosi e momenti di convivialità. Tuttavia, tra brindisi e panettoni, è facile dimenticare quanto alcune abitudini alimentari possano influire sulla salute dei denti. Mantenere un sorriso sano durante le feste non significa rinunciare ai piaceri della tavola, ma adottare accorgimenti che aiutino a prevenire problemi come carie e sensibilità dentale.

Vediamo i più comuni pericoli per i denti durante le feste:
1. Dolci e zuccheri: Torrone, panettone, pandoro e cioccolato sono i protagonisti indiscussi del Natale. Tuttavia, gli zuccheri contenuti in questi alimenti nutrono i batteri presenti nella bocca, favorendo la formazione di acidi che possono attaccare lo smalto dei denti e causare carie.
2. Bevande alcoliche e zuccherate: Vino, spumante, liquori e bibite gassate sono un’altra insidia per la salute orale. Queste bevande non solo sono ricche di zuccheri, ma il loro pH acido può erodere lo smalto dentale, aumentando il rischio di sensibilità e carie.
3. Snack appiccicosi: I dolci gommosi e caramellati, come le caramelle o i torroncini morbidi, tendono a rimanere attaccati ai denti per molto tempo, prolungando l’esposizione agli zuccheri.
4. Cambiamenti di routine: Durante le vacanze, si tende a trascurare le buone abitudini, come lavarsi i denti dopo ogni pasto. La mancanza di costanza può aggravare i danni causati dagli alimenti consumati.

Consigli per proteggere i denti a Natale

1. Non rinunciare, ma scegli con cura
Non è necessario rinunciare ai dolci natalizi, ma è importante consumarli con moderazione e, preferibilmente, durante i pasti principali. Questo riduce il tempo di esposizione degli zuccheri ai denti, poiché la produzione di saliva aumenta durante i pasti, aiutando a neutralizzare gli acidi.
2. Idratazione costante
Bere acqua durante e dopo i pasti è fondamentale per mantenere la bocca pulita e ridurre l’effetto degli acidi. L’acqua aiuta anche a prevenire la secchezza della bocca, una condizione che può favorire la proliferazione di batteri nocivi.
3. Masticare gomme senza zucchero
Se non è possibile lavarsi i denti subito dopo i pasti, una gomma senza zucchero può essere un valido alleato. Stimola la produzione di saliva e contribuisce a rimuovere residui di cibo e zuccheri.
4. Scegliere snack alternativi
Integrare frutta fresca, frutta secca non zuccherata e verdure croccanti nei menù natalizi può offrire una soluzione più salutare per i denti. La mela, ad esempio, aiuta a “pulire” la superficie dentale e a stimolare le gengive.
5. Non trascurare l’igiene orale
Durante il periodo natalizio, è essenziale mantenere la routine di igiene orale:
• Lavarsi i denti almeno due volte al giorno con un dentifricio al fluoro.
• Utilizzare il filo interdentale per rimuovere i residui tra i denti.
• Risciacquare la bocca con un collutorio specifico.

6. Attenzione ai denti sensibili
Se soffri di sensibilità dentale, limita il consumo di cibi e bevande molto caldi o freddi. Puoi inoltre utilizzare dentifrici specifici per alleviare il problema e proteggere lo smalto.

Natale è il momento perfetto per dedicarti alla cura del tuo sorriso. Un controllo dal dentista prima o dopo le feste è un’ottima idea per assicurarti che la tua salute orale sia al massimo. Il dentista può individuare eventuali problemi e consigliare trattamenti preventivi, come la fluoroprofilassi.
Natale a tavola può essere un’esperienza straordinaria senza compromettere la salute dei denti. Con piccoli accorgimenti e una buona dose di consapevolezza, è possibile godersi i piaceri della festa mantenendo il sorriso smagliante. Dopotutto, un sorriso sano è uno dei regali più belli che possiamo fare a noi stessi!

La cena aziendale di Natale è un appuntamento annuale per molte imprese: un’occasione per celebrare i successi dell’anno, rafforzare i legami tra colleghi e ringraziare i dipendenti per il loro lavoro. Tuttavia, questi eventi possono avere un significativo impatto ambientale, derivante da sprechi alimentari, materiali monouso e viaggi.

Fortunatamente, con alcuni accorgimenti è possibile organizzare una cena che sia festosa ma anche sostenibile.

1. Scegliere il Menu con Cura

Uno degli aspetti più importanti è la scelta del cibo. Optare per ingredienti locali e di stagione non solo riduce le emissioni di CO2 legate al trasporto, ma supporta anche i produttori del territorio. Considerare opzioni vegetariane o vegane può ulteriormente abbattere l’impatto ambientale: è stato dimostrato che le diete a base vegetale consumano meno risorse rispetto a quelle a base di carne.
Per ridurre lo spreco alimentare, è utile collaborare con il catering o il ristorante per prevedere porzioni adeguate e pianificare un eventuale riutilizzo degli avanzi. Ad esempio, i resti della cena potrebbero essere donati a organizzazioni di beneficenza o trasformati in nuove pietanze.

2. Ridurre i Materiali Monouso

Decorazioni, stoviglie e imballaggi rappresentano un’altra area critica. Per un evento più ecologico, evita materiali monouso e prediligi alternative riutilizzabili o compostabili. Centrotavola naturali, come pigne, rami di pino o candele ecologiche, possono creare un’atmosfera natalizia senza l’utilizzo di plastica.
Se è necessario utilizzare bicchieri o piatti usa e getta, opta per materiali biodegradabili come bambù o carta certificata FSC.

3. Gestire i Trasporti

La location dell’evento gioca un ruolo cruciale. Scegli un luogo facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici per ridurre l’uso delle auto private. In alternativa, puoi organizzare un servizio di carpooling aziendale o offrire incentivi per chi utilizza modalità di trasporto sostenibili.

4. Regali Aziendali Sostenibili

Se la cena include la consegna di regali aziendali, orientati verso doni ecologici. Idee come prodotti artigianali, kit per ridurre i rifiuti (come borracce o sacchetti riutilizzabili) o donazioni a enti di beneficenza al posto di oggetti fisici sono soluzioni che dimostrano attenzione verso l’ambiente.

5. Compensazione delle Emissioni

Anche con tutte le precauzioni, alcuni impatti sono inevitabili. Considera di compensare le emissioni legate all’evento attraverso programmi di riforestazione o progetti certificati di energia rinnovabile. Questo gesto, oltre a ridurre l’impatto ambientale, può rappresentare un messaggio positivo per l’azienda e i suoi dipendenti.

6. Coinvolgere i Dipendenti

Infine, sensibilizzare i dipendenti sull’importanza di queste scelte è fondamentale. Coinvolgerli nella pianificazione dell’evento e nella selezione delle iniziative sostenibili può aumentare la consapevolezza e rafforzare l’impegno comune verso la sostenibilità.

La cena aziendale di Natale può essere un momento di condivisione e allegria senza pesare eccessivamente sull’ambiente. Con scelte consapevoli, come un menu sostenibile, materiali ecologici e un’attenta gestione dei trasporti, è possibile celebrare in modo responsabile. Fare piccoli passi in questa direzione può anche rafforzare l’immagine dell’azienda come realtà attenta al futuro del pianeta, ispirando dipendenti e clienti.

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