Lo studio del dentista può essere un luogo opprimente anche per chi non ha condizioni preesistenti, ma per le persone con iper-responsività sensoriale la sfida è amplificata.

Cosa è la sensibilità sensoriale

Possiamo classificare le difficoltà di modulazione della sensibilità sensoriale riscontrate nelle persone con autismo (Miller et al., 2007) nel modo seguente:

  • iper-responsività: reazione comportamentale esagerata, negativa o di evitamento, di repentina insorgenza e/o di durata prolungata a stimoli sensoriali quali rumori, luci e odori presenti nell’ambiente;
  • ipo-responsività: mancata o ridotta risposta a stimoli sensoriali come dolore (frequenti cadute, tagli, ecc.), temperatura (scottature, ustioni) e sapori (ridotte abilita gustative).
  • ricerca compulsiva (sensory seeking/craving) e interesse insolito, assorbente ed eccessivo per una determinata esperienza sensoriale che risulta anomala per intensità o durata (luci, movimenti, odori e consistenze tattili specifiche).
Iper- sensibilità

L’ufficio del dentista ideale cercherà di essere rilassante per soddisfare i pazienti di ogni provenienza, ma fare il possibile per aiutare coloro a cui è stata diagnosticata un’eccessiva reattività sensoriale aiuterà a fare quel miglio in più per la propria comunità.

Gli elementi essenziali da considerare per i pazienti con iper-responsività
Bilanciare  input– comfort

Uno dei modi principali per aiutare i bambini e gli adulti inclini alla sovrastimolazione a sentirsi rilassati è attraverso l’equilibrio dei sensi. Nessun senso dovrebbe essere sovraccaricato, secondo Child Mind, e questo inizia con l’ambiente fisico. Dare la priorità ad arredi e decorazioni morbidi e neutri che emanano un’aura di calma. I posti a sedere nella sala d’attesa dovrebbero essere sufficientemente distanziati per consentire ai pazienti di avere spazio, ma con abbastanza posti a sedere vicini per consentire alla famiglia di rimanere e fornire supporto e comfort. Il divano con schienale alto è un ottimo modo per raggiungere questo obiettivo in quanto fornisce abbastanza spazio comune per la famiglia e allo stesso tempo offre un ambiente confortevole e accogliente.

Riduzione al minimo del rumore

Nessun visitatore dell’ufficio del dentista vuole ascoltare le procedure in corso nella clinica stessa. Al giorno d’oggi, molti uffici sono ben isolati in termini di suono per evitare ciò e questo è particolarmente importante quando si tratta di persone con iper-reattività sensoriale.

L’ ambiente dovrebbe essere neutro in termini di rumore ambientale e, idealmente, utilizzerà la musica. La ricerca ha dimostrato che la musicoterapia può aiutare tali individui; portalo nel posto di lavoro utilizzando rumori sensibili e neutri che possono fornire una distrazione e creare atmosfera senza causare un sovraccarico sensoriale.

calma visiva

Quando si tratta dell’ufficio del dentista, è essenziale prendere in considerazione due sensi principali: vista e udito. La chiave dell’ approccio visivo riguarderà l’evitare una stimolazione eccessiva. Ciò significa evitare luci intense, cambiamenti improvvisi di colore o saturazione e utilizzare schemi di colori semplici. Molti di questi fattori sono normali nello studio dentistico, ma ci sono dei passi che si possono fare per andare un po’ oltre.

 

Per alcune persone con diagnosi di iper-reattività sensoriale, anche le forme possono avere un impatto. In realtà è abbastanza semplice creare forme e un senso dell’orientamento che sono angoscianti nello studio del dentista, come per esempio mobili di forme strane o con linee spezzate, di colori accesi e molto diversi tra loro, oppure mobili troppo grandi che riducono lo spazio e creano un senso di claustrofobia.

Anche l’uso eccessivo di cartelli e fogli che ricoprono le pareti può essere fonte di disturbo. Questi infatti sono generalmente di font, colori, dimensioni diversi e possono creare angoscia. Assicurarsi di mantenere gli spazi aperti, lineari e chiari è essenziale per evitare di creare ansia.

Questi elementi aiuteranno coloro a cui sono state diagnosticate condizioni che influiscono sulla loro capacità di elaborare gli input sensoriali. Questo può rendere più facile la loro esperienza dal dentista, che potrebbe già essere carica di ansia. È un’esperienza migliore per i clienti e un vantaggio per l’ attività.

Secondo il documento “Indicazioni per la presa in carico del paziente con bisogni speciali che necessita di cure odontostomatologiche” pubblicate dal Ministero della Salute:

“Il paziente con bisogni speciali è colui che nell’operatività preventiva, diagnostica e terapeutica richiede tempi e modi diversi da quelli di routine. Quando in condizione di “non collaborazione” necessita anche della presenza di un ambiente operativo opportunamente attrezzato e di personale medico ed assistenziale adeguatamente formato. […] Al pari di ogni altro individuo, la persona con disabilità ha il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza alcuna discriminazione”.

Mantenere una corretta igiene orale significa prendersi cura non solo di bocca e gengive, ma dell’intero organismo. Questo perché spesso i disturbi che interessano denti, gengive o cavo orale, possono avere ripercussioni sull’intera salute. Per questo motivo, è fondamentale non trascurare mai l’igiene orale, a nessuna età.

Se per la maggior parte delle persone prendersi cura del proprio sorriso è facile come bere un bicchiere d’acqua, per alcuni pazienti le cose possono essere un pochino più complicate. Nel caso dei pazienti con disabilità, infatti, le cure odontoiatriche devono tenere conto anche della loro condizione.

Ma cosa significa essere UN paziente con bisogni speciali in campo odontoiatrico?

Innanzitutto, bisogna specificare che non tutte le disabilità sono uguali e ogni situazione, così come ogni paziente, richiede un approccio personalizzato, anche in ambito odontoiatrico.

pazienti diversamente abili, infatti, possono essere portatori di disabilità motorie e fisiche, che dunque richiedono un approccio mirato nel momento in cui devono accomodarsi sulla poltrona del dentista. In altri casi, possono essere portatori di disabilità mentali, intellettuali e sensoriali e, in quel caso, l’approccio dovrà per forza di cose tenere conto anche di condizioni emotive e psichiche particolari.

È chiaro che, nel caso di pazienti disabili, l’odontoiatra avrà bisogno di essere affiancato da un team medico specializzato che si prenda cura del paziente durante tutta la durata del trattamento.

Una delle criticità maggiori che si può riscontrare in odontoiatria con un paziente disabile, infatti, è la mancanza di collaborazione dettata proprio dalle condizioni fisiche o psichiche del paziente.

APPROFONDIMENTO

Le specifiche tipologie di pazienti speciali prese in considerazione dalle “Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia

 

Il documento citato, sulla base della capacità di collaborazione e dell’autonomia del soggetto, ha suddiviso i pazienti speciali in quattro gruppi:

  1. Persone collaboranti e autonome, ma in condizioni di salute che necessitano precauzioni. La tempistica di lavoro può essere la stessa, ma l’organizzazione di alcune procedure può richiede uno spazio e una equipe attrezzata al trattamento delle possibili complicanze. È il caso di gravi  cardiopatie, patologie respiratorie e della circolazione sanguigna e tutte quelle affezioni che diminuiscono la capacità di resistenza del fisico alle conseguenze delle terapie.
  2. Persone autonome, ma scarsamente collaboranti. È il caso di pazienti odontofobici, dei cosiddetti “bambini difficili”. Questa condizione può impegnare il team odontoiatrico nelle sue capacità psicologiche e può richiedere ausili farmacologici, il ricorso a tecniche di sedazione cosciente e/o di ipnosi.
  3. Persone non autonome, sia collaboranti che scarsamente collaboranti. Sono coloro che non possono badare autonomamente alla salute della propria bocca e che dipendono da un tutore.
  4. Pazienti “non collaboranti”, persone diversamente abili con condizioni psichiche e/o fisiche che non consentono, in condizioni di veglia, di poter operare nella cavità orale (a volte neanche di eseguire una prima visita). In questo gruppo rientrano forme di grave autismo, psicosi, schizofrenia, ma anche forme spastiche con presenza di movimenti non controllati. Questi pazienti infatti necessitano generalmente di sedazione profonda o narcosi durante le sedute.
i pazienti con bisogni speciali
UNO STEP IN Più PER L’APPROCCIO AI PAZIENTI CON BISOGNI SPECIALI

Generalmente il nuovo paziente per la prima volta nello studio arriva, gli si fa compilare un’anamnesi, si ha un breve colloquio conoscitivo delle motivazioni che lo portano nello studio e si procede a stabilire il percorso di cure.

Con i pazienti disabili invece occorre aggiungere uno step a questa routine: l’appuntamento conoscitivo.

Il Primo STEP

Il primo appuntamento ha un impatto fortissimo sul paziente. La prima visita deve essere impostata sulla sua conoscenza, sul comprendere il grado di autonomia e collaborazione, sapere che farmaci assume, eventuali patologie associate, ecc.. Ma ancora più importante è ascoltare i familiari e/o i tutori! Essi sono coloro che comunicano quotidianamente con il soggetto, sanno cosa lo tranquillizza, cosa lo infastidisce e sono fondamentali per portare lo staff dentale sullo stesso piano di comunicazione, elemento di primaria importanza e di estremo aiuto.

Se e solo se il paziente risulta essere completamente a suo agio, allora si può procedere con gli esami per comprendere le condizioni dentali del paziente.

Secondo STEP

Questo è il giorno in cui hanno inizio le cure dentistiche.

E’ importante che il dentista comunichi direttamente con il paziente appena possibile per costruire attorno a lui un clima confortevole e uno stato di fiducia. Il bambino (o l’adulto) vuole conoscere cosa gli accadrà dopo, che strumenti verrano utilizzati, i rumori che sentirà.

Essi dovrebbero sentirsi in una situazione nella quale hanno il controllo di ciò che accade e devono essere consapevoli al 100% che ci si può fermare e riposare se è necessario.

Può inoltre essere utile che il care giver rimanga nella stanza durante le sedute, così che aiuti il professionista a capire che cosa motiva il paziente a collaborare e rinforzare tale azione. Talvolta una ricompensa a fine seduta, come una mascherina, possono essere la promessa che assicura la collaborazione per tutto il tempo della cura.

Curare i denti alle persone disabili oggi è possibile ed è possibile farlo con il pieno comfort per il paziente disabile. Questa condizione è assolutamente necessaria sia per il dentista, per operare in tranquillità e velocemente, sia per il paziente, che potrà ripristinare tutte le funzionalità della sua dentatura senza dolore e in completo agio.